Mafia Definitive Edition: il remake messo alla prova in una lunga demo

A 18 anni dal lancio, Mafia torna con un remake: siamo tornati a Lost Heaven, provando una demo in attesa della versione completa in uscita a settembre.

Mafia Definitive Edition: la prova della demo
Anteprima: Multi
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Rimettere piede a Lost Heaven dopo 18 anni fa sicuramente un certo effetto. Tra quelle strade, dove si respirava un'aria aromatizzata al profumo di alcool di contrabbando, abbiamo del resto vissuto una delle più belle epopee criminali mai rappresentate nel panorama videoludico, come già sottolineato nel nostro speciale sulla storia di Mafia. A distanza di tanto tempo, quel fascino elegante e violento è rimasto praticamente immutato, e anzi ha beneficiato di un considerevole ammodernamento visivo, capace di massimizzare a dovere il piglio da gangster movie d'alta scuola che permeava l'opera originale. Reinterpretato con riverenza e rispetto da Hangar 13, il primo Mafia torna quindi con un remake dal grande carisma visivo e narrativo. Indossando un soprabito e imbracciando un Thompson, siamo stati "onorati e gratissimi" di aver potuto provare una lunga porzione di gioco non ancora definitiva, che - al netto di qualche ruvidezza ludica - ci ha ricordato quanto coinvolgente sia l'ascesa di Thomas Angelo nella famiglia Salieri.

    Quel bravo ragazzo di un tassista

    Gli scagnozzi del clan di Hangar 13 non si sarebbero mai permessi di mancare di rispetto al primo Mafia: ecco perché hanno scelto di mantenere (quasi) del tutto inalterato lo svolgersi degli eventi raccontati nel titolo originale. Nella Lost Heaven degli anni '30, in sostanza, seguiremo le vicende del tassista Tommy Angelo, che per sua (s)fortuna, una sera come tante, durante un turno di lavoro, si trova costretto a dare un "passaggio" a Paulie e Sam, due membri della famiglia Salieri aggrediti a suon di piombo dagli aguzzini del clan Morello.

    Da quel momento in poi, la tentazione della bella vita, fatta di donne, alcool e denaro, inizia a impossessarsi di Angelo, che finisce per entrare a far parte di una delle organizzazioni malavitose più temibili dell'intera Lost Heaven. Esattamente come nell'edizione del 2002, la scalata del tassista che diventa un "bravo ragazzo" ha l'afflato epico delle grandi storie criminali: Hangar 13 ha ricostruito le scene di intermezzo originali con un tocco classico e moderno al tempo stesso, ha ampliato alcuni frangenti della sceneggiatura e in generale ha rivisitato in maniera apparentemente soddisfacente il canovaccio del racconto. La vicenda resta dunque sempre la stessa, ma a cambiare è il modo in cui è raccontata. Ancora una volta, la trama resta il pilastro portante di Mafia, il perno primario sul quale converge l'esperienza. E per ora possiamo ammettere che la maniera con cui il team ha riscritto la sceneggiatura ci è parsa decisamente convincente. Il team di scrittori si è anche preso la responsabilità di attuare dei piccoli ma percettibili cambiamenti alla storia, così da dare ad Angelo una personalità leggermente diversa da quella che abbiamo conosciuto nel primo Mafia.

    È evidente sin dall'inizio dell'avventura: nel remake, anzitutto, è il detective Norman a raggiungere il protagonista per ascoltare il racconto della sua vita, mentre nell'edizione originale era Thomas ad avvicinarsi al poliziotto, intento ad attenderlo comodamente seduto nella tavola calda. In secondo luogo, nella Definitive Edition Angelo sembra più titubante e spaventato: la soffiata che sta per fare potrebbe costargli la vita, e la sua espressività e la sua reticenza iniziale - subito notata dal detective - gli donano connotati più realistici e umani.

    Nel titolo d'esordio, invece, l'ex tassista appariva più sicuro di sé, profondamente desideroso di svelare a Norman tutti i segreti della famiglia Salieri. Simili, lievi mutamenti alle sfumature comportamentali e caratteriali dei personaggi, quantomeno nella porzione di gioco da noi provata, donano al remake una personalità al contempo nuova e famigliare: un ibrido tra fedeltà e originalità che, sulle prime, sembra funzionare a dovere, merito anche di una regia rigorosa e pulita, nobilitata da un colpo d'occhio assai rispettabile.

    Lost Heaven più bella che mai

    Uno dei grandi protagonisti di Mafia è ovviamente il suo contesto storico: Hangar 13 sembra averlo digitalizzato con molta accuratezza, restituendo ai giocatori una rappresentazione eccellente degli anni '30. La nuova veste grafica colpisce a prima vista, e la città ci travolge con tutto il suo fascino vintage, soprattutto di notte, quando le luci dei lampioni e delle auto tratteggiano il profilo di una Lost Heaven a metà strada tra il paradiso e l'inferno, ora culla di un'eleganza dimenticata, ora covo di una guerra criminale senza quartiere.

    La cornice visiva della Definitive Edition raggiunge (e a tratti supera) quella di Mafia 3, ma ne eredita anche qualche difetto: anzitutto le animazioni appaiono ancora a tratti abbastanza grossolane, specialmente durante la corsa, e l'espressività facciale non dà sempre il meglio di sé nelle sequenze in game. La linea dell'orizzonte non risulta sempre ben definita, e di tanto in tanto si incappa in alcune incertezze nel reparto texture: niente comunque che possa in alcun modo indebolire profondamente un comparto tecnico piacevolissimo da vedere, ricostruito da zero e in grado di catapultarci indietro nel tempo di quasi un secolo. Nella Lost Heaven di Mafia si respira l'aria di un'epoca lontana ma dannatamente accattivante, tra le insegne al neon che illuminano il cielo notturno, la raffinatezza estetica dell'abbigliamento e un corredo sonoro semplicemente eccezionale.

    Meno convincente, a nostro personalissimo avviso, risulta la nuova modellazione dei volti dei personaggi, tra cui proprio Tommy Angelo, caratterizzato da un aspetto più anonimo in rapporto a quello originale. Altalenante, invece, il doppiaggio in italiano: mentre alcune voci sono perfettamente in parte, in altre occasioni si assiste a una recitazione molto enfatica, a tal punto da sfociare persino nella caricatura, come nel caso, fin troppo evidente, dell'eccentrico Paulie.

    Corse, scazzottate e pallottole

    Al netto della sua natura da free roaming, oggi come ieri Mafia non stimola l'utente a gironzolare senza meta per la bellissima Lost Heaven. L'opera propone del resto una struttura ludica fortemente dipendente dalle esigenze della narrazione: per mantenersi fedele alla visione originale, Hangar 13 non ha cambiato le carte in tavola, e con questo remake ha preservato i ritmi dell'avanzamento dettati dalla trama, non dimenticando però di inserire qualche trovata aggiuntiva volta a rendere il tutto maggiormente dinamico in rapporto al passato.

    E così la fuga in macchina nella prima missione ha subito qualche variazione con l'introduzione di ostacoli ambientali, e più in generale i giri in automobile beneficiano di un modello di guida al passo coi tempi, ancora un po' scivoloso ma sicuramente più godibile rispetto al vetusto driving system del 2002. Il modello fisico delle vetture ogni tanto mostra qualche cedimento, e il sistema di danni è appena abbozzato, eppure nell'insieme girovagare per le vie della città si dimostra più gradevole di quanto assaporato, ad esempio, in Mafia 2.

    L'indovinata aggiunta delle motociclette offre infine ovviamente una mobilità più snella e scattante, nonché un feeling tutto nuovo con cui approcciarsi all'esplorazione di Lost Heaven.

    A tal proposito, proprio come nel 2002, dovremo prestare attenzione al modo in cui viaggeremo all'interno della città, utilizzando una guida il più pulita possibile, non superando i limiti di velocità, né tantomeno dandoci alla pazza gioia come in un qualsiasi GTA, altrimenti finiremo per allertare le forze dell'ordine, col rischio concreto di dover pagare una multa o, nella peggiore delle ipotesi, di finire crivellati di colpi. Soprattutto se selezioneremo la difficoltà Classica - che propone un'esperienza maggiormente hardcore - la polizia si dimostrerà più sveglia e intransigente, e lo stesso si può dire per i nemici, la cui mira nel corso delle sparatorie sarà più precisa e letale. Rimanendo in tema di fasi di shooting, chiaramente in questo remake l'anima action è stata interamente ricalibrata per renderla più vicina a quella saggiata in Mafia 3. Durante gli scontri a fuoco dovremo accuratamente passare da una copertura all'altra, raccogliere i medikit quando necessario, e imparare a prendere bene la mira, dal momento che Thomas, non essendo un militare esperto come Lincoln, non brandisce le armi alla perfezione: un'incertezza che, di tanto in tanto, si riflette volutamente in un mirino un po' meno stabile, un dettaglio capace di rendere le sparatorie alquanto intense e meno automatiche.

    A modernizzare ancor di più la struttura ludica ci pensa anche il rinnovato level design, completamente riscritto per adattarsi alle esigenze del nuovo sistema di mira: le aree si fanno più ampie, gli elementi scenici sono posizionati lungo l'ambiente in maniera funzionale, gli sbocchi da cui agire si fanno più numerosi, e qualche volta alcune zone nascondono anche dei collezionabili da recuperare. Bisogna ammettere però che, per quanto le sequenze di shooting sappiano essere adeguatamente viscerali e sostanziose, è proprio nelle fasi d'azione che sopraggiungono i problemi più evidenti del remake.

    Prima di tutto, come già accennato nel paragrafo precedente, la gamma di animazioni mostra qualche volta il fianco ad alcuni inciampi: di conseguenza, gli avversari non sempre reagiscono con il dovuto realismo all'impatto dei colpi, riducendo la qualità delle hitbox. Inoltre, l'intelligenza artificiale obbedisce a script spesso imprecisi, con nemici che restano immobili in bella vista, pronti a farsi crivellare di colpi, e che non adottano con arguzia strategie di accerchiamento sufficientemente letali.

    Se chiudiamo un occhio su questi problemi, anche i momenti Thompson alla mano si rivelano alquanto soddisfacenti: quello che Mafia Definitive Edition cerca di riproporre è un feeling vibrante e coinvolgente, non certo impeccabile ma solido quanto basta per invogliarci a bucherellare i nostri avversari al grido di: "Don Salieri manda i suoi saluti".

    Mafia Definitive Edition Dopo circa tre ore di gioco, possiamo confermare che Mafia Definitive Edition sembra un omaggio all’opera di partenza realizzato con rigore e riverenza. Le atmosfere indimenticabili di Lost Heaven e quel respiro da grande gangster movie interattivo sono stati riprodotti in modo piuttosto convincente, con un tocco di modernità registica e visiva che in alcun modo svaluta l’impronta originale, ma che anzi a tratti riesce persino a valorizzarla. L’impatto grafico, per quanto non clamoroso, possiede comunque una sua forte personalità, e lo svecchiamento delle dinamiche di shooting ci è parso solido a sufficienza, anche se non esente da alcuni spigoli come un feedback dei colpi non del tutto appagante e un’intelligenza artificiale un po’ zoppicante. Per ora il giro di prova con il remake, pur dinanzi a visibili incertezze, non ha fatto altro che aumentare il nostro desiderio di tornare presto tra le strade di Lost Heaven il prossimo 25 settembre.

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