Provato Mario Party 10

Dadi, tabelloni e amiibo

provato Mario Party 10
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Quella di Mario Party, nonostante un certo immobilismo e qualche capitolo non riuscitissimo, resta una serie decisamente particolare ed interessante; una delle poche a non aver subito, nel bene e nel male, gli effetti dell'avvento del gioco online e della conseguente crisi del multiplayer locale. Il party game targato Nintendo è un'opera focalizzata quasi esclusivamente sull'interazione tra giocatori, insolitamente privilegiata rispetto a quella strettamente ludica. Anche Mario Party 10, come tutti i capitoli precedenti, si dimostra da subito fortemente indirizzato verso l'utilizzo in compagnia, lasciando pochissimo spazio a quel gioco in solitaria che mal si sposa con la natura da party game del titolo.
La vera novità di spicco di questo capitolo, oltre ai vari minigiochi tarati sulle specifiche del pad Wii U, è l'integrazione - a dire il vero piuttosto scontata - degli amiibo, le statuine collezionabili munite di tecnologia NFC che da qualche tempo stanno facendo la fortuna di Nintendo. Niente di eclatante, ma pur sempre un'interessante - e fresca - aggiunta ad una formula ormai più che collaudata e stagnante. In attesa della recensione vera e propria, per la quale ci sarà da aspettare ancora qualche settimana, siamo finalmente pronti a parlarvi in modo approfondito, pad e telecomandi Wii alla mano, del decimo capitolo di un party game che sembra voler continuare a nuotare controcorrente.

UN DIVANO COME SERVER

Mario Party 10 prosegue diligentemente lungo la strada tracciata a colpi di dadi virtuali dai capitoli precedenti, che da anni tengono compagnia agli appassionati dell'universo Nintendo. Senza scossoni particolari, e senza cambiamenti radicali che ne mettano a soqquadro l'ordine e la semplicità. Contrariamente a quanto ci saremmo aspettati da un titolo in uscita al termine del primo trimestre del 2015, non è presente alcuna modalità online. Molti forse criticheranno questa - apparentemente - gravosa assenza, ma noi, dopo aver provato il titolo sia da soli che in compagnia, dobbiamo ammettere di essere fondamentalmente d'accordo con la scelta della casa di Kyoto: una modalità online, in un titolo del genere, non aggiungerebbe davvero niente alle dinamiche di gioco. L'interazione limitata e la risicata complessità dei minigame renderebbero le partite con sconosciuti quasi identiche a quelle contro i bot, per altro in grado di districarsi con sufficiente disinvoltura tra le semplici regole del party game dedicato all'idraulico più famoso del mondo dei videogiochi.

L'interazione diretta con il gioco rappresenta del resto soltanto una minima parte delle dinamiche che coinvolgeranno i giocatori, mentre la maggior parte del divertimento sarà frutto di sensazioni che esulano dal gameplay. Mario Party, ancora una volta, è poco più che uno strumento nelle mani dell'utente, una scatola piena di personaggi ispirati al mondo di Mario, dadi virtuali e regole ben precise ma estremamente semplici, alla portata di tutti. Un gioco da scoprire e riscoprire nelle serate tra amici, capace di avvicinare e divertire più persone (un massimo di cinque, per essere precisi) riunite nella stessa stanza, ma completamente privo di appeal per il giocatore singolo.
Quella proposta da Mario Party resta insomma una visione diversa del videogioco, sempre più rara e, proprio per questo, da preservare: il titolo Nintendo è una creatura a rischio d'estinzione che tutti dovremmo sforzarci di preservare.
A margine di queste doverose considerazioni, dobbiamo però ribadire quanto questo tipo di produzione sia particolare e, in quanto tale, non adatta a tutti. Mario Party 10 va trattato alla stregua dei migliori giochi da tavolo, capaci di regalare tante soddisfazioni in compagnia di amici ma inevitabilmente condannati a finire in soffitta a fine serata. Certo, c'è la possibilità di giocare da soli contro i bot, ma il piglio incerto con cui il gioco (non) riesce ad intrattenere il giocatore in tali circostanze rende il prodotto decisamente inadatto ad un utilizzo prolungato da parte dei più solitari.


A COLPI DI DADO

L'impianto ludico alla base della produzione è piuttosto rigido e visibilmente schiavo del proprio passato, che ne tiene imbrigliata la struttura e ne mantiene pressoché inalterata l'esperienza. Mario Party 10 aggiunge alla formula numerosi contenuti di tutto rispetto e ne espande sensibilmente l'offerta, ma il valore complessivo dell'opera ci è sembrato fondamentalmente lo stesso di sempre. La decima iterazione del party game continuerà ad allietare, per altro con rinnovato vigore, le allegre adunate dei fan di Nintendo e dei vecchi capitoli della serie, ma al tempo stesso potrebbe risultare troppo fiacca e anacronistica per attrarre nuovi giocatori.
Ad attenderci nel menu principale troveremo la classica modalità Mario Party e l'inedita Bowser Party, curiosa variante 4 contro 1 (quattro giocatori "standard" contro Bowser, che li inseguirà lungo il tabellone) strettamente legata all'utilizzo del peculiare sistema di controllo dell'ultima arrivata di casa Nintendo. I menu interni di entrambe le modalità, oltre a permetterci di selezionare uno dei tabelloni per iniziare una nuova partita, ci consentiranno anche di accedere a tutti i minigiochi presenti nelle stesse, in modo tale da fare pratica o, volendo, divertirsi per qualche minuto con le curiose meccaniche di gioco che questi propongono.
Quelli che ci sono piaciuti di più sono stati sicuramente i minigiochi di Bowser, gli unici a sfruttare le potenzialità del pad di Wii U. Non che gli altri siano brutti, ma ci sono sembrati meno freschi e più legati al passato. Le loro meccaniche sono particolarmente semplici e basate su dinamiche già viste e riviste, che sfruttano le frecce direzionali del Wiimote o, nel migliore dei casi, il sensore di movimento integrato nel telecomando. Muovere il controller per colpire una pallina da golf ci ha riportati con la mente nella generazione precedente, e questa non è sicuramente una cosa positiva.

La vera novità di spicco di Mario Party 10, però, sembra essere rappresentata dall'introduzione nel mix degli amiibo, finalmente capaci di esprimere al meglio anche il loro potenziale ludico. La modalità "Amiibo party", purtroppo l'unica in cui questi saranno utilizzabili, ci permetterà di utilizzare i nostri personaggi come se fossero vere e proprie pedine. L'idea di far sedere quattro giocatori attorno al pad Wii U, ciascuno con il proprio amiibo preferito (ovviamente sono compatibili solo quelli legati al mondo di Mario) ed un Wiimote, ci è sembrata davvero azzeccata e perfettamente in linea con la natura del gioco.

Mario Party 10 Mario Party 10 è l'ennesima rivisitazione di un concept dal processo evolutivo lento, che prosegue per la sua strada con sguardo nostalgico e sempre rivolto verso il passato. Di novità ce ne sono diverse, ma a conti fatti l'unica che ci ha davvero convinti - almeno concettualmente - è la modalità amiibo Party. Per il resto, c'è davvero poco da aggiungere: Mario Party 10 è un gioco pensato e plasmato attorno ad un particolare tipo di giocatore, e fa perfettamente tutto ciò che un titolo del suo genere deve fare: allietare con spensierata immediatezza le serate tra amici. Ma basterà questo a rendere il gioco appetibile per il giocatore medio moderno? Difficile dirlo, vista la natura fortemente divisiva e settoriale del brand.

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