Mario + Rabbids Sparks of Hope: come cambia il gameplay? Ci abbiamo giocato

Abbiamo giocato le prime tre ore dell'atteso sequel di Kingdom Battle: Mario + Rabbids Sparks of Hope è più ambizioso che mai!

Mario + Rabbids Sparks of Hope
Anteprima: Nintendo Switch
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  • Switch
  • Siamo entrati in contatto con una demo di Mario + Rabbids Sparks of Hope, atteso sequel del sorprendente Kingdom Battle (eccovi la nostra recensione di Mario + Rabbids Kingdom Battle) realizzato dal talentuoso team di Ubisoft Milano. La nuova avventura crossover tra gli sgangherati conigli della compagine francese e i personaggi targati Nintendo saprà confermare il successo del suo amato predecessore? E come cambierà la formula di gameplay rispetto al primo capitolo? In attesa di mettere le mani sul gioco completo possiamo darvi una risposta preliminare. E, prima di cominciare, possiamo dirvi che sì, le potenzialità che Sparks of Hope si riveli un'altra grande hit per lo staff guidato da Davide Soliani ci sono tutte.

    Una storia più ambiziosa: salviamo la Galassia!

    Non sono poche le novità della formula ludica di Mario + Rabbids Sparks of Hope. Prima di sviscerarle, però, vogliamo raccontarvi alcuni aspetti della componente narrativa, produttiva e artistica del titolo.

    Come preannunciato in occasione del reveal della data di uscita di Mario + Rabbids Sparks of Hope, l'incontro tra arte videoludica occidentale e orientale che permeava la filosofia di sviluppo del primo episodio è ancora più evidente grazie alle nuove e prestigiose collaborazioni in ambito musicale: alle melodie coinvolgenti e giocose dell'ottimo Grant Kirkhope, infatti, per questo sequel Nintendo e Ubisoft si sono avvalsi di altri due nomi di assoluto rilievo. A supportare Kirkhope nella realizzazione della colonna sonora del gioco troviamo Gareth Coker - noto per aver firmato le OST di Ori and the Will of the Wisps e di Halo Infinite - e la leggendaria Yoko Shimomura, passata alla storia per aver lavorato alle sonorità di saghe come Kingdom Hearts, Xenoblade e alcuni capitoli della serie di Super Mario. In effetti dobbiamo ammettere che il commento musicale di Sparks of Hope ci ha sorpreso in positivo, con brani coinvolgenti e talvolta persino epici soprattutto durante le battaglie.

    Passando alla trama, il team di Ubisoft Milan ci ha confessato di aver voluto alzare non poco l'asticella del racconto, in termini di respiro e di scrittura del crossover. Se in Kingdom Battle ci si trovava prevalentemente nel Regno dei Funghi, questa volta l'avventura di Mario e dei suoi amici - inclusi i simpaticissimi Rabbids - si sposta nello spazio profondo, in una vera e propria Odissea che porterà i nostri eroi a visitare svariati pianeti della Galassia per fronteggiare una temibile minaccia cosmica.

    Il malvagio Cursa, una misteriosa entità divorapianeti, sta infettando i mondi che incontra al suo passaggio con una sostanza mortifera e, quando questa travolge anche il castello di Peach, i protagonisti del racconto danno inizio a un pericoloso viaggio per dare la caccia alla temibile creatura. I nostri eroi avranno al loro fianco gli Sparks, degli esserini nati dalla fusione tra Luma e Rabbids, alcuni dei quali sono stati imprigionati dallo stesso Cursa.

    In più, oltre a diversi nuovi e improbabili alleati come il malvagio Bowser, nel team imbastito da Mario, Luigi e compagni ci sarà spazio per un eroe originale: parliamo di Edge, una misteriosa Rabbid dall'aspetto punk e munita di un grosso spadone.

    Non sappiamo quale sarà effettivamente il suo ruolo nella trama, ma il team ci ha garantito che le motivazioni di questa tenace guerriera sono molto forti, e che scoprirle sarà una delle principali rivelazioni per i giocatori di Sparks of Hope. Per adesso non siamo in grado di dirvi altro, se non che la storia del nuovo Mario + Rabbids si diramerà attraverso cinque macro-pianeti, oltre il prologo e l'epilogo, e che il viaggio partirà da un incipit ambientato proprio nel castello di Peach, che fungerà da tutorial per le battaglie. Successivamente l'epopea degli eroi si sposterà verso il primo regno, la Spiaggia Luminosa, e il secondo, il Passo Immacolato, un sentiero innevato ai piedi di un'imponente magione infestata da spettri e creature mostruose. Sono i segmenti di gioco che abbiamo analizzato nella versione di prova che vi stiamo raccontando, che ci hanno fornito diversi spunti interessanti sulle novità legate al gameplay, all'esplorazione e alla componente ruolistica del gioco.

    Combattimento ed esplorazione: i due pilastri di Sparks of Hope

    Nel realizzare Sparks of Hope, gli addetti ai lavori si sono concentrati sul rinnovare il combattimento e le dinamiche di esplorazione. Chi ha giocato Kingdom Battle ricorderà che l'avanzamento in ciascun regno era sostanzialmente lineare, con pochissime deviazioni secondarie destinate perlopiù all'ottenimento di oggetti ed equipaggiamenti inediti.

    In questo sequel invece il movimento attraverso i vari livelli sarà totalmente libero, coi protagonisti che potranno esplorare delle piccole mappe aperte, disseminate di punti di interesse e missioni secondarie. Anche gli incarichi opzionali rappresentano una feature del tutto nuova. Per quel che abbiamo visto, nella maggior parte dei casi questi contenuti richiederanno di cimentarsi in battaglie utili a sgomberare alcune aree specifiche dai seguaci di Cursa e inoltre potrebbero rivelarsi fondamentali per due motivi: accrescere il livello del proprio party ed estendere la longevità dell'avventura, che stando alle parole del team dura almeno quanto Kingdom Battle per quanto concerne la storyline principale. Se invece deciderete di perdervi nelle numerose secondarie, suddivise in livelli di difficoltà (al punto da dovervi eventualmente rinunciare per tornarvi in seguito), il conteggio delle ore potrebbe aumentare sensibilmente.

    Insomma, se nel primo capitolo la progressione narrativa procedeva sostanzialmente su binari, intervallandosi spesso e volentieri con sessioni di combattimento, stavolta l'esplorazione verrà lasciata alla discrezione di chi gioca e alla volontà di scoprire ogni singolo anfratto dei cinque pianeti disponibili nel corso della storia.

    "Libertà" è il termine giusto per definire il combat system di Sparks of Hope. Quello che nel primo episodio veniva classificato - non in senso dispregiativo - come un emulo di XCOM a base di Mario e Rabbids assume adesso un'identità propria, più definita e votata tanto al dinamismo quanto alla spettacolarità.

    Il primo e più evidente cambiamento rispetto a Kingdom Battle nella sua cornice strategica è la rimozione della griglia sul terreno di scontro, con la conseguente possibilità di muovere i membri del party in tempo reale. Le battaglie si svolgono comunque seguendo la regola dei turni, un elemento su cui il team di sviluppo si è mantenuto intransigente perché il nuovo Mario + Rabbids mantenesse intatta la sua anima squisitamente tattica. Potrete spostare i personaggi a completo piacimento nell'arena, ma sempre entro i loro rispettivi raggi di movimento. Le meccaniche a disposizione dei nostri guerrieri sono più variegate che mai: oltre al comando votato al semplice attacco, e all'innesco di abilità speciali in grado di provocare effetti attivi o passivi a seconda dell'Eroe selezionato, è ora possibile equipaggiare i combattenti con gli Sparks, che se attivati garantiscono particolari potenziamenti elementali da combinare con altre azioni. Peraltro, sulla scia del precedente capitolo, esistono nemici vulnerabili a un elemento o resistenti a un altro, per cui sarà necessario aggiornare costantemente l'assetto offensivo del team di battaglia.

    Vi facciamo un esempio: tra i personaggi selezionabili all'interno della demo - oltre a Mario, Luigi, Peach, Rabbid Mario, Rabbid Luigi, Rabbid Peach e Rabbid Rosalinda - c'era anche Edge. Abbiamo inserito nello slot Sparks di quest'ultima una creaturina di tipo elettrico, che se attivata garantisce di fulminare gli avversari in scivolata.

    O ancora, abbiamo assegnato al nostro idraulico preferito uno Spark venefico, che ha sprigionato una nube tossica. Considerato, peraltro, che ogni guerriero può essere munito di due Sparks per volta, le possibilità di personalizzazione delle skill di ciascun Eroe si preannunciano importanti.

    Il team ha lavorato anche sulla diversificazione degli stili di combattimento di ogni Eroe. Mario, ad esempio, è in possesso di una doppia pistola, che gli permette di eseguire due attacchi consecutivi anche su bersagli diversi; Luigi, dotato di arco e frecce, è un lottatore insidioso dalla distanza, al pari della sua controparte Rabbid che invece è armata di boomerang. Peach e Rabbid Peach, invece, offrono diverse soluzioni di sparo a dispersione, ,mentre Rabbid Rosalinda possiede bocche da fuoco rapide e Rabbid Mario è un vero e proprio tank a corto raggio grazie ai suoi guantoni metallici.

    Edge, infine, è capace di lanciare il proprio spadone per colpire un numero elevato di nemici. A supporto di una simile varietà c'è anche un semplice sistema di progressione GDR, basato essenzialmente sull'ottenere ricompense e spendere punti abilità nei vari skill tree. Ogni albero propone perk che si sono rivelati in linea con lo stile adottato dal rispettivo Eroe, e siamo stati chiamati a personalizzare ulteriormente le capacità offensive di ciascuno di essi. Se Luigi è abile negli scontri a lungo raggio, ad esempio, è opportuno migliorare il danno che può infliggere dai punti sopraelevati, mentre nel caso di Rabbid Mario - specializzato nella breve distanza - abbiamo ritenuto conveniente espandere il più possibile il suo raggio di movimento.

    Andranno poi valutati altri fattori che preferiamo analizzare meglio in fase di recensione. Il passaggio a un gameplay più dinamico e spettacolare, ad esempio, ha richiesto il sacrificio di una componente insidiosa come il fuoco amico, che in Kingdom Battle aumentava esponenzialmente l'afflato strategico della produzione. Ciò non toglie che alcuni scontri, in particolare certe boss fight, non si siano rivelati impegnativi persino durante queste prime tre ore di gioco.

    Tra l'altro, le novità del combat system riflettono il notevole sforzo produttivo di Ubisoft Milan, che per questo sequel si è avvalso della collaborazione degli staff francesi, cinesi e indiani dell'azienda. Ogni elemento dell'esperienza, dal respiro delle ambientazioni alla cura degli intermezzi narrativi, inclusi il già citato comparto musicale e le animazioni in-game, è stato finalizzato con evidente dedizione. Un inizio decisamente incoraggiante, che non può che trasmetterci fiducia in vista del risultato finale.

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