E3 2019

Mega Drive Mini: un tuffo nel passato con i classici giochi SEGA a 16-bit

Direttamente dagli anni '90, SEGA ripropone una delle sue console più amate di sempre con una riedizione in miniatura che include tantissimi giochi.

SEGA Mega Drive Mini
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La parola d'ordine che emerge con forza dopo aver speso mezz'ora in compagnia di SEGA Mega Drive Mini è "autenticità". Una sensazione inequivocabile, che si afferma a più riprese: dai materiali alle forme, passando per i menu interni e il packaging della console, tutto in questa riedizione denota una cura per i dettagli decisamente sopra la media. Del resto, dopo aver concesso in passato a diverse terze parti la possibilità di replicare il suo hardware, SEGA ci teneva a fare finalmente la differenza, scendendo in campo in prima persona con un prodotto che non ammettesse repliche di sorta.

Furore a 16-Bit

Osservando dal vivo la console, non possono ovviamente non saltare all'occhio tanto le dimensioni contenute (la macchina è grande il 55% del modello originale, poco più di un controller) quanto le eccellenti rifiniture.

Il lavoro svolto in questo senso è davvero maniacale: visto accanto a un "vero" Mega Drive, le differenze tra i due oggetti appaiono pressoché indistinguibili. Le plastiche - sia quella nera opaca con cui è fatto lo chassis che quella lucida dell'iconico anello nella parte superiore, quello che per intenderci "abbraccia" la scritta 16-Bit diventando uno dei simboli per antonomasia della console - appaiono in tutto e per tutto le stesse di un tempo. Sono ad ogni modo certi piccoli particolari a mandare in brodo di giuggiole. Per intenderci, lo slot delle cartucce è reale, con i due sportellini che si abbassano con la stessa identica resistenza di sempre.

Il pacchetto include due controller, perché il multiplayer è fondamentale. Anzi, obbligatorio nel caso di Toejam & Earl

E poco importa che quello slot non serva fondamentalmente a nulla, perché i giochi sono già comodamente precaricati all'interno della console: l'intenzione è quella di essere fedeli al millimetro, e dunque SEGA si è premurata di rimpicciolire in scala anche quel particolare all'apparenza insignificante. Così come è persino possibile rimuovere dal fondo della macchina uno sportellino che negli anni '90 serviva per l'espansione di memoria (e che qui diventa un mero pezzetto di plastica comunque separabile dal corpo centrale, perché sì). O, ancora, così come non esista sulla scocca un tasto che non sia effettivamente funzionante, a cominciare dal pulsante Reset che permette di far partire una comoda schermata di sistema per la gestione di varie operazioni.

A proposito di menu di sistema: una simile cura è stata riposta anche in termini di interfaccia, rendendo prezioso persino l'impalpabile cuore digitale del prossimo nascituro.

Basti menzionare una chicca tanto per dare un'idea, a prescindere dalle musiche e dagli effetti sonori ripresi dal meglio di Yuzo Koshiro (compositore di Streets of Rage e The Story of Thor): se si seleziona la lingua italiana, la lista dei giochi - presentati attraverso un elenco di artwork dal poderoso fascino retro - mostra le copertine delle cartucce com'erano all'epoca, accompagnate da una breve ma lo stesso pratica descrizione del titolo.

Optando invece per la lingua americana, il Mega Drive diventa un Genesis, con conseguente trasformazione di tutte le copertine in formato NTSC US (e aggiornamento della data di lancio dei vari titoli). Il trionfo della filologia che manderà in estasi i veri intenditori sta comunque nel vedere l'aspetto dell'interfaccia in formato giapponese, con le sue linee fuori dal tempo e gli inconfondibili toni rossoverdi.

L'uscita HDMI permette di collegare la console alle moderne Smart TV. Il filtro che simula le scanline consente di riproporre l'effetto dei vecchi schermi a tubo catodico.

A prescindere dagli elementi di contorno che fanno la differenza tra un prodotto fatto come si deve e un termine di paragone, è scontato che l'operazione nostalgia regga in gran parte soprattutto sui giochi. Da questo punto di vista, lo sforzo della Grande S è lodevole: 40+2 titoli in memoria (un catalogo non espandibile in alcun modo), con classici che spaziano dagli evergreen marchiati SEGA alle grandi produzioni delle terze parti.

Su Everyeye.it trovate la lista dei giochi del Mega Drive Mini, ma vale lo stesso la pena di spendere qualche menzione esplicita: tra le gemme immortali dello storico rivale di Nintendo troverete Sonic the Hedgehog, Golden Axe, Comix Zone e Streets of Rage 2, mentre Street Fighter 2: Special Champion Edition, Probotector e il mio adorato Earthworm Jim fanno parte del secondo gruppo. Impossibile non sottolineare poi la presenza di due giochi - rispettivamente Tetris e Darius - che dopo conversioni travagliate mai portate a termine vedono per la prima volta la luce nel 2019, proprio grazie all'operazione SEGA Mega Drive Mini.

Sulla scia del successo di altre piattaforme d'epoca riproposte in formato extra small, SEGA Mega Drive Mini si ripresenterà sugli scaffali - con quantitativi almeno in apparenza abbastanza limitati - a partire dal prossimo 19 settembre, al prezzo di 79,99 euro. Un'opportunità irrinunciabile per i maniaci di una delle colonne del videogioco.

SEGA Mega Drive Mini Nell'ottica della riproposizione nostalgica dei gloriosi tempi che furono, SEGA Mega Drive Mini potrebbe probabilmente arrivare ai nastri di partenza con un certo ritardo rispetto ai concorrenti di una vita. A fare da contraltare a una tempistica non così impeccabile, ecco tuttavia una cura invidiabile nell'intera operazione Amarcord: l'investimento diretto del colosso giapponese in questo caso c'è e si vede fino in fondo. I fan di una vita potranno insomma verosimilmente trovare un'occasione perfetta per rispolverare con evidente praticità una fettina di passato rimasta nei cuori di tantissimi.