Metal Gear Survive: provato il nuovo spin-off della serie Konami

Siamo volati a Parigi per provare con mano Metal Gear Survive, spin-off dell'omonima serie in uscita a febbraio su PlayStation 4, Xbox One e PC.

Metal Gear Survive
Anteprima: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Va molto di moda, ultimamente, prendersela con Metal Gear Survive. Fin dal suo annuncio lo spin-off di Metal Gear Solid è stato il bersaglio di critiche durissime, piovute sul team di sviluppo non sempre per i giusti motivi. Se, da una parte, c'è chi proprio non riesce a mandar giù la deriva action e la contaminazione "zombesca" che porta il titolo lontanissimo dall'immaginario della serie principale, bisogna ammettere che su Survive si sono sfogate tante delle tensioni legate alla chiusura del rapporto tra Hideo Kojima e Konami. Una vicenda gestita in maniera sicuramente spiacevole, ma che non dovrebbe affatto influire sul giudizio dell'opera.
    Chi critica ferocemente il progetto solo perché alla direzione non c'è Kojima-San si dimentica per altro che la saga di Metal Gear Solid ha spesso e volentieri espresso capitoli totalmente indipendenti dal brillante game designer che l'ha ideata.
    E non serve andare a recuperare i due Metal Gear Ac!d: si potrebbe invece puntare il dito su quel Portable Ops uscito sulla sfortunata PSP, che è stato uno dei capitoli ludicamente più originali della serie. Molte delle meccaniche di gioco che sono filtrate, attraverso Peace Walker, fino a The Phantom Pain, arrivano proprio da lì: da un episodio, cioè, in cui Kojima non ha praticamente messo mano, e che espandeva in maniera brillante anche la continuity narrativa della saga (salvo poi essere "rigettato" - per motivi piuttosto fumosi - dal buon Hideo, che l'ha velatamente bollato come "non canonico").
    Un altro fatto importante da considerare è che il producer di Metal Gear Survive è lo stesso di Revengeance. O meglio: Yuji Korekado è colui che Metal Gear Rising l'ha letteralmente salvato, riacchiappando un titolo che sembrava non avere né capo né coda, abbandonato dal precedente incaricato, Shigenobu Matsuyama (attenti tutti: quello di Silent Scope!), dopo un'evidente crisi creativa.
    Nella lunga storia di Metal Gear, insomma, di prodotti "apocrifi" ce ne sono un bel po', e tutti hanno sempre avuto un loro perché. I due Ac!d sono ottimi card game, e Rising è un action game davvero eccezionale. Potrebbe darsi, allora, che Metal Gear Survive sia un buon Survival Game?
    Il nuovo titolo Konami ha ovviamente tutto da dimostrare, e anche dopo una prova approfondita di single e multiplayer restano alcuni dubbi importanti. Ma quello che conta è avvicinarsi al titolo a mente aperta, consapevoli che le operazioni di questo tipo non necessariamente ledono la dignità della saga, e che i confini delle proprietà intellettuali sono, da sempre, molto labili.

    Uno spin-off infernale

    Le premesse narrative di Metal Gear Survive sono inaspettatamente articolate, spiegate nel corso di una lunga parte introduttiva che rischia, in qualche caso, di diventare persino prolissa. Il titolo inaugura una storyline parallela e alternativa a quella principale, che da essa si separa proprio dopo l'attacco alla Mother Base da parte dei soldati della XOF (in pratica, alla fine di Ground Zeroes). Durante l'attacco si materializza, proprio sopra alla piattaforma di Big Boss, un varco dimensionale che risucchia materiali, soldati e cadaveri, tranne il protagonista dell'avventura (creato dal giocatore grazie ad un editor decisamente complesso e colmo di opzioni).
    Si scopre che lo wormhole conduce in una dimensione parallela, in cui la terrà è completamente abitata da Vaganti: creature infettate da un misterioso virus, che li trasforma in esseri aggressivi e brutalmente deturpati.

    Il primo contatto con i Vaganti è avvenuto durante la Guerra del Vietnam, ma solo grazie all'apertura della nuova singolarità è stato possibile mappare le coordinate della dimensione alternativa e inviare una squadra d'assalto a studiarne le peculiarità, nel tentativo di raccogliere le informazioni necessarie a prevenire l'apertura dei portali e, eventualmente, a contenere il morbo.
    Dietro alle operazioni della Sezione WardenClyffe, l'organizzazione segreta che ci spedisce "dall'altro lato" potrebbero esserci anche interessi economici, dal momento che i cristalli che spuntano sulla testa dei Vaganti sono pieni di energia Kuban, una risorsa il cui controllo potrebbe cambiare per sempre l'assetto politico del paese.
    Al netto dell'integrale stravolgimento dell'immaginario classico di Metal Gear Solid, la trama sembra avere qualcosa di interessante, ma è purtroppo raccontata in maniera poco convincente. Al di là di un ritmo davvero troppo lento, sembra che Konami sia andata spesso al risparmio, sacrificando le cut-scene animate in favore di lunghi dialoghi accompagnati da sfondi statici.
    Le (poche) scene di intermezzo restano comunque in linea con lo stile di The Phantom Pain: sequenze estese e inquadrature quasi "soffocanti", gesti plateali, un'ossessione quasi morbosa per le armi ed i feticci dei corpi militari.
    Ma quello che più stuzzica l'interesse dei giocatori attenti, è il continuo parallelismo fra il viaggio del nostro soldato e l'immaginario infernale cristallizzato da Dante nel suo capolavoro letterario. La dimensione alternativa popolata dai Vaganti viene indicata come un luogo di eterna perdizione, e la zona in cui saremo chiamati a costruire il campo base viene chiamata Dite, come la città bruciata che nella Divina Commedia troneggia nel sesto cerchio. La squadra speciale inviata ad indagare prima del nostro protagonista, di cui ovviamente si è persa traccia, è indicata come i "Corpi di Caronte", e l'intelligenza artificiale che prende il controllo delle operazioni porta il nome di Virgilio.

    Non si dica, insomma, che l'immaginario di Metal Gear Survive è costruito in maniera superficiale, perché la cura per i dettagli non manca. Il titolo dovrà dimostrare di poter capitalizzare questi buoni spunti, lavorando in maniera convincente sullo sviluppo dei personaggi e del racconto.

    Sopravvivere all'orrore

    Metal Gear Survive è chiaro fin da subito: una delle prime cose che il gioco vi chiede di fare è quella di recuperare acqua, cibo e risorse. Ci sono due indicatori sempre ben visibili sull'interfaccia di gioco che indicano il livello di fame e di sete del vostro personaggio. Questi valori finiscono anche per regolare l'energia vitale del protagonista e la sua resistenza, quindi tenerli sempre pieni diventa una necessità piuttosto pressante.
    Le risorse servono invece per costruire armi, gadget, oggetti curativi nelle apposite stazioni, posizionate al centro di un campo base piuttosto cadente.
    Le meccaniche di gioco ed il sistema di progressione sono insomma quelli tipici di un survival: si raccattano materie prime di ogni genere, si costruisce qualche arma rudimentale, si va a caccia di animali per mettere da parte una piccola scorta di cibo.

    Successivamente, e con calma, si comincia a seguire le missioni della trama principale, che nel corso delle prime ore di gioco ci chiedono soltanto di recuperare i dati raccolti dai Corpi di Caronte, sparsi qua e là in una mappa di gioco che sembra decisamente vasta. Bisogna stare attenti ai Vaganti, colpirli con mazze improvvisate o con le frecce dell'arco. Recuperare i dati permette non solo di far avanzare la storia, ma anche di sbloccare nuove ricette: lacci emostatici con cui fermare le emorragie, oppure antiemetici per combattere le intossicazioni (il sistema di cura sembra uscito da Snake Eater); e ancora le prime pistole e le bombe molotv, con cui liberarsi di folti gruppi di nemici.
    A livello di gameplay, il nucleo ludico di Survive è sostanzialmente identico a quello di The Phantom Pain. Qui mancano diversi tocchi di classe legati all'intelligenza artificiale del quinto Metal Gear Solid ed agli oggetti in dotazione a Venom Snake. Mancano le scatole di cartone, le sagome per attirare gli avversari, la possibilità di interrogarli, e la capacità delle guarnigioni di adattarsi alle strategie del giocatore. Il tutto è virato più in direzione dell'azione, e per il genere d'appartenenza va benissimo così. Resta, in sottofondo, anche la possibilità di aggirare le orde di Vaganti, e dedicarsi allo stealth quando vogliamo eliminare qualche nemico isolato, ma di certo non è l'opzione a cui ricorrete più spesso.

    D'altro canto le meccaniche di gioco sono vivacizzate dalla possibilità di costruire e piazzare strutture difensive, come grate, recinzioni e barricate, che serviranno non solo nelle fasi multiplayer e quando dovremo difendere la base, ma anche per cavarsi d'impaccio da qualche situazione d'emergenza.
    È difficile dire, dopo una prova di qualche ora, quanto diversificato sarà l'avanzamento nella campagna, ma francamente speriamo in qualche sorpresa a livello di struttura delle missioni, dal momento che le prime che abbiamo affrontato si limitavano a spedirci in una determinata zona della mappa per scaricare le informazioni di un terminale.
    Abbiamo intravisto comunque la possibilità di migliorare il proprio campo base, costruendo ad esempio delle piantagioni e dei depuratori per diventare autosufficienti sul fronte della produzione di viveri.
    Uccidendo i Vaganti è anche possibile raccogliere energia Kuban, con cui salire di livello potenziando le statistiche di base o sbloccando nuove combo e abilità.
    C'è poi un'area misteriosa da esplorare completamente coperta dalla Polvere: un pulviscolo irrespirabile che ci costringe a procedere equipaggiati di una bombola d'ossigeno, tenendo d'occhio le riserve d'aria. Metal Gear Survive fa insomma di tutto per mettere pressione al giocatore, lo tiene sempre sull'attenti, e gli chiede di stare costantemente attento al suo stato di salute.
    É vero, d'altro canto, che nelle prime ore di gioco le questioni legate al "mantenimento" del protagonista e delle strutture spezzano un po' il ritmo di gioco, ma è questa una caratteristica comune a molti survival (un genere, per altro, che su console deve ancora trovare un esponente di spicco). Per esprimerci in maniera definitiva dovremo quindi vedere in che modo l'esperienza di gioco sarà bilanciata, e come si evolverà la campagna single player, ma l'impalcatura ludica messa in piedi da Konami sembra capace di reggersi, se non altro, dignitosamente.

    In quattro è meglio

    Tutti i progressi compiuti nella campagna, nonché gli oggetti costruiti e infilati nel deposito, vengono poi traslati nella modalità multigiocatore (che sarà possibile provare grazie alla beta).
    La struttura delle missioni cooperative prevede che un quartetto di giocatori si impegni a difendere un "estrattore", intento a raccogliere energia Kuban dal terreno. L'obiettivo è quello di resistere a a tre ondate di nemici progressivamente più agguerriti. I giocatori possono posizionare attorno all'area di gioco torrette automatiche, postazioni di fuoco fisse, mine ad innesco e una tutti gli oggetti che saranno riusciti a costruire grazie alle risorse raccolte.

    Oltre a sparare come forsennati quando i Vaganti si avvicinano all'obiettivo è possibile allontanarsi dal campo-base per svolgere delle rapidissime missioni secondarie, che garantiscono qualche vantaggio, come ad esempio la possibilità di ricaricare le munizioni, o l'accesso ai letali mech bipedi visti anche in The Phantom Pain.
    L'operazione, soprattutto per merito di un livello di difficoltà non certo banale, richiede attenzione e coordinazione. Il reparto online si presenta quindi come quello di uno shooter co-op con elementi da tower defense, impegnativo e tutto sommato stimolante.
    Al termine della missione, oltre a incamerare l'energia Kuban raccolta, un sistema di loot attribuisce ai giocatori (anche a seconda della loro competenza) oggetti di varia rarità, costruendo un endgame fatto di missioni gradualmente più complesse e di una corsa agli equipaggiamenti unici e leggendari.

    Durante la nostra prova, in ogni ogni caso, siamo rimasti un po' interdetti da un paio di dettagli. Da una parte ci siamo accorti che le missioni multiplayer sono incredibilmente più remunerative rispetto a quelle giocate in singolo. È vero che la campagna è in qualche modo "propedeutica", dal momento che gli schemi per forgiare le armi e le difese vanno recuperati durante l'avventura principale, ma d'altro canto è possibile buttarsi online e resistere a qualche ondata (anche con esito infausto) per trovarsi con le risorse energetiche necessarie a salire di parecchi livelli. In questa maniera sarebbero a rischio gli equilibri della produzione.
    Un altro elemento potenzialmente critico è la presenza di microtransazioni, che permettono di fatto di accelerare l'accumulo di risorse. In un titolo survival, in cui il processo di acquisizione delle materie prime e dell'esperienza costituisce di fatto il perno della produzione, i boost pack e le lootbox potrebbero stonare più che altrove.

    Metal Gear Survive Come molti spin-off, Metal Gear Survive è un titolo a tratti derivativo. Ricicla in maniera esplicita asset grafici estratti da The Phantom Pain, inventando una continuity alternativa a quella del capitolo regolare senza preoccuparsi di rivendicare una propria identità dal punto di vista del look e delle atmosfere. Anche il nucleo del gameplay è quello che abbiamo imparato a conoscere nei panni di Venom Snake: manca l'attenzione meticolosa per lo stealth, sostituita qui da un'impronta più action e dalla possibilità di giocare con le strutture difensive. Al netto di queste similitudini, e delle sue bizzarrie narrative, questo Metal Gear “apocrifo” sembra avere le doti per rivelarsi un buon survival. Si presenta con un comparto multigiocatore impegnativo, un senso di progressione stimolante, un setting inaspettatamente curato. D'altro canto resta da valutare la varietà degli incarichi principali e, soprattutto, il bilanciamento complessivo e la quantità di contenuti. Speriamo che Konami sappia valorizzare questa impalcatura potenzialmente molto solida, costruendoci attorno un'esperienza sfaccettata e duratura. Sia mai che persino qualche scettico arrivi a ricredersi...

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