NBA 2K20: provata una nuova demo prima della recensione

A pochissimi giorni dall'uscita di NBA 2K20, abbiamo calpestato il parquet un'ultima volta prima della recensione.

provato NBA 2K20: provata una nuova demo prima della recensione
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il publisher 2K ci tiene a mettere sin da subito le cose in chiaro: questa nuova edizione di NBA è lo sportivo più ambizioso che sia mai stato realizzato. Nessuno, nel settore videoludico, ha provato a spingersi così in avanti per equilibrare simulazione e divertimento, complessità e accessibilità, cura per il dettaglio e densità di contenuti. Dopo una nostra rapida prova, possiamo confermare che le dichiarazioni del team non sono poi così lontane dalla realtà. A livello puramente ludico, NBA 2K20 è un vero spettacolo: non rivoluziona, ovviamente, l'essenza dei capitoli precedenti ma la rifinisce in vari aspetti, dalla grafica al gameplay, passando per la mole di opzioni, personalizzazione e modalità. Prima di fornire un'opinione definitiva sulla produzione, e valutare quanto l'impatto delle tanto odiate microtransazioni rischino di frantumare la piacevolezza del gioco palla alla mano, ci siamo involati sotto canestro per testare un titolo che, anche senza il fiato sul collo dei una concorrenza inesistente, continua a non adagiarsi sulle panchine, mettendo in campo tutto l'impeto che merita una licenza di tale portata.

    Una nuova simulazione

    Nella splendida cornice della sede londinese della NBA, abbiamo incontrato Eric Boenisch, senior producer della serie, che mai come quest'anno sembra totalmente fiero della sua creatura: dopo averci brevemente descritto le aggiunte operate dallo studio, ci ha lasciato la possibilità di testare con mano le sue promesse, mettendoci dinanzi ad un gioco assolutamente eccellente. Il gameplay non ha subito un drastico mutamento, ma una limatura ai pochi spigoli che contraddistinguevano gli scorsi capitoli.

    Le animazioni di intercetto, recupero, passaggio e tiro sono state acuite notevolmente, presentando un numero maggiore di variabili: sembrano piccolezze di poco conto, ma osservarle in azione dona all'insieme una fluidità molto più evidente, caratterizzato da una naturalezza introvabile altrove. Anche i passaggi, questa volta, hanno beneficiato di una cura superiore, dal momento che il margine di errore involontario si è ridotto drasticamente.

    Nella versione di prova, infatti, indirizzare la palla verso il compagno desiderato garantisce una percentuale di successo maggiore in rapporto alla scorsa edizione, così da evitare fastidiosi imprevisti in fase di costruzione dell'azione. Ogni tanto si nota qualche piccola incertezza sotto canestro, quando i giocatori iniziano ad affollarsi, ma il passo in avanti risulta comunque abbastanza tangibile.

    Di spessore è anche il lavoro svolto sulla fisicità degli atleti: i cestisti si muovono con una verosimiglianza senza pari e si scontrano con altrettanto realismo, dando vita a contrasti decisamente pi concreti, un dettaglio, quest'ultimo, che impatta anche sulla gestione dei falli, adesso più meticolosa.

    Non tutte le collisioni appaiono in linea con gli standard che il gioco intende raggiungere, e non è mancata qualche sporadica occasione nella quale i giocatori rimanevano impassibili al contatto con la sfera lanciata sulla loro schiena. Si tratta però di particolari davvero minimi a fronte di una pletora di animazioni e micro-movimenti tutti nuovi, che in modo sottile ma pregevole rendono NBA 2K20 uno sportivo bellissimo da vedere e da giocare. A proposito di grafica, il team ha insistito nel ribadire quanto il ruolo dei riflessi di luce sia fondamentale ai fini del realismo visivo: sudore, riflettori, espressioni e venature della pelle toccano vette altissime, sporcate in parte solo dalle scenette a bordo campo, in cui pubblico, allenatori e mascotte continuano ad essere modellati in maniera un po' statica ed approssimativa. Il motore di gioco, chiaramente, non è sfruttato soltanto per massimizzare la riproduzione digitale dei visi gli atleti più importanti, ma anche per ricreare a dovere le loro corporature, con ovvie ripercussioni in termini di movimento e controllo palla. Il motion system imbastito da Visual Concepts offre un maggiore libertà d'azione sia in termini offensivi che difensivi, con o senza palla, in modo tale da architettare una simulazione in cui l'utente possiede pieno controllo di ciò che accade in campo.

    Tramite determinati badge legati ad alcuni atleti, inoltre, potremo osservare una percentuale ai piedi dei giocatori: questa nuova feature identifica il grado di probabilità che si compia una specifica azione, a seconda della posizione del cestista. In pratica, un giocatore avrà maggiori o minori possibilità di mettere a segno un tiro in base al suo stato fisico o al suo posizionamento in campo, e l'apposita infografica contribuirà ad informarci in tempo reale sulle sue condizioni. Così facendo, mentre strutturiamo l'azione, abbiamo l'opportunità di scegliere a chi passare il pallone per valorizzare al meglio le probabilità di successo, il tutto in nome di una gestione a 360 gradi della partita.

    L'arrivo della WNBA

    Tra le novità più succose di NBA 2K20 trova spazio, prevedibilmente,, l'inserimento delle squadre appartenenti alla WNBA, ossia il basket femminile: una simile aggiunta, a detta di Eric Boenisch, è stata concepita non solo per aumentare il grado di completezza della serie, ma anche perché giocare nei panni delle atlete della WNBA modifica lievemente il gameplay, fornendo nuovi stimoli agli utenti. Sono state introdotte 12 squadre e digitalizzate fin nel minimo dettaglio ben 140 giocatrici, all'insegna di una cura per l'aspetto estetico e ludico pari a quella investita per il campionato maschile.

    Se la giocabilità non ha subito stravolgimenti, la diversa fisicità delle cestiste dona comunque alla partita un ritmo più lento, meno atletico e ruvido, che lo stesso Boenisch non esita a definire "più tattico". Nel corso del nostro test, ha saputo dimostrarsi insomma un'alternativa sufficientemente diversificata da incuriosirci, senza però restituire un feeling troppo lontano da quello a cui siamo abituati. Sempre in nome della vastità di contenuti, allo scopo di scrivere la Bibbia del Basket virtuale, in NBA 2K20 sono contenuti anche 12 team classici, persino quelli delle decadi degli anni '50 e '80, per celebrare al meglio la grande storia di questo sport.

    Dentro e fuori dal campo

    Come abbiamo già accennato nel precedente paragrafo, l'obbiettivo di Visual Concepts è anche quello di fornire un'esperienza che sia quanto più completa possibile. Ecco perché la modalità Carriera torna con un'impronta sempre più cinematografica, in cui troveremo attori del calibro di Idris Elba e Rosario Dawson: come sostiene Boenisch, d'altronde, il basket è anche una forma di "spettacolo", e questa rinnovata Carriera intende farcelo comprendere a suon di cinematiche dallo spiccato gusto filmico, con una storia meno elementare.

    Se le parole del senior producer corrispondono a verità, non ci è ancora dato saperlo, ma le premesse sono comunque più che promettenti. Non poteva mancare poi un quantitativo spropositato di personalizzazione, dalle fattezze del nostro avatar fino alla customizzazione estetica, senza contare i parametri fisici e le skill in dotazione: saranno presenti più di 100 archetipi e 50 badge, per una creazione che - al pari di quanto avviene nella gestione dell'azione in campo - offre una libertà integrale.

    Persino la progressione del nostro cestista ha subito un significativo cambiamento: una volta raggiunto il livello 95, infatti, avremo modo di progredire ulteriormente fino al grado 99, ma non in modo uniforme, poiché il nostro valore salirà o scenderà in un range tra 95 e 99 in base alle prestazioni sul terreno di gioco.

    Infine, mentre lo studio ha avuto la bocca cucita sulle novità della modalità MyTeam, Boenisch ha rivelato una delle maggiori introduzioni de Il Quartiere: oltre alle sfide giornaliere, a segnare lo scorrere del tempo sarà anche il cambiamento stagionale e climatico, che avvolgerà l'area di gioco con un manto di neve, oppure priverà gli alberi delle foglie durante l'autunno. Il senior producer ha affermato poi che queste modifiche saranno solo visive, e quindi non avranno alcun impatto sul gameplay, volte come sono perlopiù a favorire un maggiore senso di immersività.

    NBA 2K20 Anche dopo una breve prova, è difficile non pensare a NBA 2K20 come una delle più grandi simulazioni sportive mai realizzate, esattamente come lo sono stati i suoi predecessori. Le modifiche al gameplay si avvertono e si vedono, mentre la mole contenutistica, tra personalizzazioni e modalità, lascia davvero senza fiato. Certo è che per formulare un giudizio complessivo c'è bisogno di attendere la versione definitiva, se non altro per valutare nel dettaglio la qualità della Carriera e la struttura del MyTeam, su cui aleggia lo spettro delle temutissime microtransazioni. L'appuntamento per l'inizio del match con NBA 2K20 è fissato per il 6 settembre, e noi di Everyeye abbiamo già iniziato a prendere la mira verso il canestro.

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