Ni No Kuni 2 Il Destino di un Regno: una vita da sovrano

Siamo volati a Londra per provare Ni No Kuni 2, il nuovo GDR di Bandai Namco e Level-5, uno dei titoli più attesi di questa prima parte dell'anno.

Ni No Kuni 2: Il Destino di un Regno
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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ni No Kuni 2 è un sequel che si distanzia in maniera netta e decisa dal primo capitolo. Un nuovo protagonista, nuove meccaniche di gioco, ed un impasto narrativo che esplora tematiche inedite allontanano questo Revenant Kingdom dal titolo uscito su PlayStation 3 la bellezza di sei anni fa. Uno dei pochi elementi di continuità con il predecessore è rappresentato dallo stile artistico e visivo della produzione, che adopera un cell shading a tinte pastello brioso ed espressivo, molto vicino, in quanto ad immaginario e influenze estetiche, alle opere dello Studio Ghibli. Il fatto che i creatori di Porco Rosso e La Città Incantata non siano stati direttamente coinvolti nella creazione di questo secondo episodio ha fatto storcere il naso a tanti vecchi fan, ma non deve trarre in inganno: i nomi che la produzione ha tirato in ballo sono quelli di artisti che, con la casa che ha dato vita alle opere di Miyazaki, collaborano tuttora o hanno avuto a che fare. Tanto che l'allontanamento pare essere solo "formale": a conti fatti in Ni No Kuni 2 si riscoprono spesso e volentieri le stesse vibrazioni dei grandi capolavori dell'animazione giapponese, tra selvaggi che sembrano usciti dalle foreste di Mononoke, piccole creature invisibili che abitano un mondo minuscolo e segreto, bestie leggendarie e città semoventi (o sarebbe meglio dire "erranti"?).
Se la vostra preoccupazione era quella di trovare un titolo artisticamente e visivamente più spuntato del predecessore, insomma, sembra che possiate dormire sonni tranquilli. Pure le tecniche di rendering sono quelle che hanno incantato i fan del primo capitolo, con modelli poligonali che paiono quasi disegnati a mano, animati con meticolosa precisione, trasformati in piccole meraviglie che di tanto in tanto sembrano perdere la terza dimensione e farsi sagome tratteggiate con matite e chine.
Gli unici dubbi che rimangono, sul fronte visivo, sono relativi ad alcuni scenari che meno di altri si amalgamano con lo stile dei personaggi, spezzando l'incantesimo anche per colpa di qualche texture meno definita e certi elementi caricati in ritardo. Il codice a nostra disposizione non era ovviamente quello completo, e su questi aspetti dovremo tornare quando avremo per le mani la versione definitiva, ma dobbiamo anche ammettere che Ni No Kuni 2 si è fatto perdonare i piccoli inciampi di cui sopra grazie ad una fluidità eccezionale, con un framerate inchiodato a 60 fps e poche incertezze.
Ultima nota di merito, chiudendo il quadro della componente artistica, va alle musiche di Joe Hisaishi (il compositore che ha lavorato ai migliori lungometraggi dello Studio Ghibli), che ha svolto ancora una volta un lavoro monumentale, componendo brani potenti, comunicativi, avvolgenti. Le tracce orchestrate grazie all'aiuto della filarmonica di Tokyo fanno molto di più che sottolineare in maniera efficace i momenti d'azione: servono invece a caratterizzare un mondo, a concretizzare le atmosfere misteriose di una foresta o a riempire le gorgoglianti strade di una città in festa, rivendicando cristalline influenze dai grandi autori di musica classica, nonché una vivacità e una diversità senza pari. Dopo il colpo d'occhio che riesce a replicare l'espressività tipica della grande animazione nipponica, è proprio l'accompagnamento sonoro a rappresentare l'elemento più sorprendente di Ni No Kuni II.

Voglio diventar presto un Re

Le premesse del racconto di Revenant Kingdom sono ormai chiare a tutti. Il protagonista Evan è il legittimo erede al trono del regno di Ding Dong Dell, deposto dopo un colpo di stato e sfuggito miracolosamente alla congiura. Dopo i rocamboleschi eventi dei capitoli introduttivi il compito del nostro eroe sarà quello di costruire un nuovo regno, imparando le virtù di un buon sovrano, ed al contempo cercando appoggio politico presso i regni vicini. È ovviamente difficile, dopo una prova preliminare, dar conto delle qualità narrative di un RPG che durerà decine di ore, ma la sceneggiatura di Ni No Kuni 2 ci è sembrata, per il momento, piacevole e divertita.

Pur volendo affrontare tematiche importanti, in quello che sarà a tutti gli effetti un viaggio di formazione per il protagonista, il racconto non dimentica quell'incantevole leggerezza che ha reso grandi anche le opere di Miyazaki. La chiave di volta del racconto è la caratterizzazione dei personaggi e delle civiltà che incontreremo, ardita, curiosa e sempre sopra le righe.
Finiti nella città di Goldpaw per cercare sostentamento economico, ad esempio, scopriremo una metropoli dai tratti orientaleggianti, muovendoci fra pagode e insegne al neon. Nonostante l'ostentazione di una ricchezza sfarzosa, capiamo subito che c'è qualcosa che non va, dal momento che la vita dei cittadini, dai processi alla tassazione, viene interamente regolata dal caso, attraverso tiri di dadi e rischiose scommesse. Da qui in avanti il racconto prenderà una piega inaspettata, tra solenni canidi baciati dalla fortuna e truffe sventate grazie agli appiccicosi residui nasali di Lofty, la piccola creatura che qui fa le veci del vecchio Lucciconio.
Nonostante i tempi molto dilatati, in linea con una tradizione narrativa squisitamente nipponica, la storia ha saputo strapparci qualche sorriso e incuriosirci a sufficienza per spingerci a proseguire. Resterà ovviamente da valutare la tenuta sulla lunga distanza, e soprattutto la capacità di coniugare in maniera efficace le missioni principali e quelle secondarie.

In battaglia

Per quanto riguarda il gameplay, Ni No Kuni 2 opera un altro taglio netto con il passato. Dimenticatevi gli scontri a turni, le creature da catturare in stile Pokémon, i menù da GDR anni '90: il team di sviluppo sembra quasi "ossessionato" dall'urgenza di rendere il suo prodotto più moderno e dinamico. Le battaglie di Ni No Kuni 2, quindi, si svolgono tutte in tempo reale, e questo secondo capitolo si può ascrivere senza colpo ferire nel genere degli Action RPG.
L'azione non è tecnica e ritmata quanto quella di altri esponenti della categoria (e pensiamo ad esempio ai Tales Of), ma risulta comunque vivace e piuttosto varia.
Gli scontri possono avvenire sulla world map, molto vasta e a conti fatti non proprio dissimile a quella di Final Fantasy IX, oppure nei dungeon che la costellano, dove spesso dobbiamo recarci per superare gli incarichi.

Ingaggiati gli avversari prendiamo il controllo di uno dei tre membri attivi del party, decidendo poi come interpretare la battaglia. Abbiamo a disposizione un paio di attacchi corpo a corpo, oppure la possibilità di colpire i nemici a distanza (ogni personaggio avrà almeno un'arma ravvicinata e una da tiro), consumando però le preziose riserve di mana. Queste ultime servono anche per eseguire le tecniche speciali, mosse particolarmente potenti o magie protettive che possiamo assegnare ai quattro tasti del pad.
C'è inoltre la possibilità di schivare e parare. Con un rapido tocco del d-pad possiamo cambiare il personaggio che stiamo controllando, ed è anche possibile cambiare al volo l'arma impugnata, scegliendo fra le tre che abbiamo in precedenza equipaggiato. Quest'ultima possibilità aiuta non poco il dinamismo dello scontro, e ci permette per altro di scegliere in un lampo uno strumento con caratteristiche elementali più adatte allo scontro che stiamo affrontando.

Nel campo di battaglia ci sono anche gli Higgledies, piccole creature che possono supportarci in varia maniera: raggruppandosi in specifiche sezioni dell'area di gioco, ci permettono di lanciare attacchi devastanti, evocare strani macchinari che bombardano i nemici, o eseguire rituali di cura per rimpinguare le riserve di vita dei compagni. Anche gli Higgledies - dopo averli recuperati esplorando il mondo di gioco e completando quest principali e secondarie - vanno "equipaggiati" nell'apposito menù, così da decidere che tipo di supporto vogliamo avere.
Complessivamente, avrete capito, il sistema di gioco è piuttosto diversificato e interessante, ma qualche dubbio rimane per quel che riguarda il senso di sfida. Nella build che abbiamo provato nessuno scontro è riuscito davvero ad impensierirci, neppure quelli con gli enormi boss di fine capitolo. Le battaglie minori, per altro, non permettono di apprezzare tutte le sfumature del combat system: sono talmente rapide e indolori che si esauriscono in un rapido button mashing, senza richiedere cambi di armi o tecniche avanzate. Speriamo vivamente che Ni No Kuni 2 non sia rinunciatario dal punto di vista della difficoltà, altrimenti rischia di essere troppo incolore dal punto di vista dell'azione e del gameplay.
Passando rapidamente al sistema di sviluppo del party, ad ogni level-up le statistiche dei protagonisti aumentano in maniera automatica, ma i punti esperienza accumulati possono essere spesi in un menù molto particolare, insolito per questo tipo di produzioni. È possibile infatti accedere ad un paginone riassuntivo che evidenzia tutte le affinità del party, e cambiarle in un lampo.
Lasciando tutto come sta potremo mantenere bilanciati i valori di attacco e difesa, ma sarà possibile ad esempio modificare l'affinità con certi elementi, così da massimizzare ad esempio i danni inferti con magie di fuoco e la resistenza alle fiamme. Questo, ovviamente, ci renderebbe meno efficaci nell'uso di magie "acquatiche".
Le affinità non si fermano a quelle elementali: potremo anche incrementare l'efficacia dei nostri colpi contro alcuni tipi di nemici, con un sistema simile a quello appena descritto, e avremo a disposizione delle tattiche specifiche per preferire, ad esempio, gli attacchi pesanti alla mobilità.

Tutto questo sistema di statistiche è un elemento con un certo grado di originalità, che potrebbe rendere più interessante il profilo tattico della produzione. Nello stesso menù, per inciso, c'è anche la possibilità di personalizzare le ricompense ottenute a fine battaglia, aumentando l'esperienza a sfavore dei soldi, o incrementando il numero di oggetti a dispetto della quantità di materie prime. Un "esperimento" interessante, la cui efficacia andrà però soppesata attentamente.
Le abilità dei protagonisti e le loro affinità, in ogni caso, non sono gli unici parametri che cresceranno nel corso dell'avventura: la vita del Re è dura, faticosa e piena di impegni, e sarà quindi impossibile mettere da parte il processo di sviluppo del regno e del proprio esercito.

Strategie gestionali

Una volta fondato il proprio castello (evento che si verificherà dopo il terzo atto del gioco) sarà possibile prendere parte alle cosiddette battaglie skirmish, scontri dal piglio strategico in cui dovremo gestire drappelli di soldati. Non aspettatevi una complessità esagerata: prima di avviare le operazioni possiamo "equipaggiare" quattro manipoli di uomini, che finiranno per circondare il Re collocandosi in formazione attorno a lui. L'obiettivo, in queste fasi, è quello di spostarsi con attenzione, facendo in modo che le nostre truppe entrino in collisione con quelle nemiche.

Ovviamente bisogna tenere conto di un sistema di forze e debolezze, per cui far scontrare fanti leggeri contro soldati corazzati potrebbe risultare in una sonora sconfitta. Possiamo quindi far ruotare la nostra formazione, in modo da avere di fronte a noi la squadra che più ci serve, e magari nelle retrovie un plotone di arcieri pronti ad infliggere qualche danno in più.
È possibile inoltre investire un certo quantitativo di forza militare per richiedere supporto da squadriglie di bombardieri o eseguire altre azioni speciali.
Allo stato attuale dei fatti le battaglie Skirmish ci sono sembrate non perfettamente integrate con il resto degli elementi di gameplay. Si tratta, probabilmente di un diversivo pensato per rendere più diversificate le lunghe sessioni di gioco, ma è anche un'attività molto distante dalle altre e decisamente particolare, che potrebbe non essere gradita proprio a tutti i palati. Vedremo quindi quale sarà il suo peso nell'economia di gioco, valutando quante battaglie dovremo affrontare per avanzare, e quante invece invece saranno opzionali, rappresentando magari una distrazione dopo tanti scontri più classici.
Ben più interessante è invece la possibilità di creare il proprio regno: una feature che sembra estratta direttamente dallo storico Dark Cloud (sviluppato proprio da Level-5 e ricordato dagli utenti PS2 come uno dei migliori giochi dell'epoca). Dal castello di Evermore (questo il nome del nuovo regno di Evan) potremo impartire ordini affinché si costruiscano negozi, laboratori di ricerca e strutture. Investendo le risorse cittadine (generate ovviamente dalla tassazione del popolo) ci troveremo a tirar su un insediamento decisamente operoso, con tanto di negozi, botteghe alchemiche, scuole di arti magiche e accademie militari. Ad ogni edificio andrà assegnato il giusto personale, reclutato ai quattro angoli del mondo di gioco grazie al superamento delle quest secondarie.
Il sistema di sviluppo prevede la possibilità di far salire di livello le varie strutture, una volta ottenuti certi requisiti, oppure di impiegarle per fare ricerche di vario genere. Il fabbro potrebbe ad esempio lavorare ad armi più potenti di quelle che abbiamo, mentre dai banchi del mercato potremmo trovare qualche ingrediente raro da usare come consumabile in battaglia. Il centro di ricerca sugli Higgledis avrà invece il compito di migliorare l'efficacia delle piccole creature durante le battaglie, mentre l'accademia di arti magiche potrebbe scovare nuovi incantesimi, alcuni dei quali indispensabili per raggiungere nuove zone della world map. E ancora: vi serve una nave per solcare i mari ed esplorare nuove aree dell'arcipelago? Costruire un cantiere sarà l'unico modo per assemblarla.

Il meccanismo di sviluppo del proprio regno sembra in grado di veicolare un ottimo senso di progressione, creando un legame molto forte tra il giocatore e la cittadina fondata da Evan. L'integrazione con tutti gli aspetti del gameplay, dal combat sistem all'esplorazione, e la capacità di dare un senso anche alle side quest meno creative (grazie alle quali reclutare comunque nuovi cittadini) potrebbero essere una trovata vincente per scandire in maniera più intrigante l'avanzamento e dare un carattere molto forte al prodotto.

Ni No Kuni 2: Il Destino di un Regno Il primo incontro veramente approfondito con Ni No Kuni 2 ha messo in mostra un titolo molto promettente. L'allontanamento dalla formula del predecessore non andrà giù ai fan degli RPG "old school", ma per fortuna sul mercato attuale non mancano i prodotti con cui anche loro possono sfogarsi. Il gameplay integralmente reinventato dal team di sviluppo ci ha lasciati sorpresi su più fronti, grazie ad elementi inediti e interessanti come la gestione del proprio regno e la varietà di opzioni tattiche nella gestione della propria squadra (e dei propri Higgledies). Anche se lo Studio Ghibli non è stato formalmente coinvolto, inoltre, i talenti in ballo sul fronte artistico sono quelli che hanno lavorato a stretto contatto con il team di Miyazaki, ed il risultato, in quanto a stile e colpo d'occhio, è ancora una volta delizioso. Speriamo che tutto funzioni anche sulla lunga distanza, e soprattutto che la versione finale del prodotto si dimostri più stimolante in quanto a difficoltà. Restate con noi per scoprirlo qualche giorno prima dell'uscita ufficiale, fissata per il prossimo 22 marzo.

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