Oculus Rift S: il primo passo verso il futuro della realtà virtuale

Volati a Londra, abbiamo indossato la versione migliorata di Oculus Rift, atteso per la primavera: eccovi le nostre impressioni preliminari.

Oculus Quest e Oculus Rift S
Speciale: PC
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Le grandi conquiste si ottengono a piccoli passi: l'evoluzione richiede pazienza, costanza e consapevolezza delle proprie ambizioni. Oculus - che ha funto da pioniere per lo sviluppo della realtà virtuale - conosce perfettamente le incredibili potenzialità di questa tecnologia, ma sa anche che non bisogna affatto accelerare i tempi. Prim'ancora di settare nuovi standard qualitativi in termini di immersività, l'obiettivo dell'azienda è quello di rendere sempre più accessibile la VR al grande pubblico, e per farlo cerca di minimizzare non soltanto la spesa richiesta per l'acquisto del visore, ma anche la complessità dei settaggi e dell'installazione.

Sotto alcuni aspetti, insomma, oltre alla potenza bruta dell'headset, Oculus cerca di rendere più immediato il suo utilizzo, così da attirare il grande pubblico con maggiore facilità. Come potete leggere nella nostra prova di Quest, il caschetto all-in-one rappresenta la massima espressione di questo concept: uno strumento che smette di essere periferica per farsi hardware autonomo, pienamente funzionale senza alcun elemento esterno. Ma anche con il "fratellone" Rift il colosso americano cerca di seguire la strada della semplificazione, incrementando la qualità del visore ed al contempo facilitandone l'uso. Da questo scopo nasce Oculus Rift S, non una "nuova generazione" di headset, quanto un piccolo ma valido upgrade di quella attuale.

S come Semplicità

Iniziamo con lo specificare che una delle caratteristiche primarie che differenziano la versione S dal suo predecessore consiste nella maggiore ergonomia: la collaborazione con Lenovo ha dato forma ad un visore indubbiamente leggero, dal comfort palpabile, facile da indossare e da regolare grazie ad una rotellina posteriore con la quale adattarlo alle dimensioni della testa.

Ovviamente, è stata migliorata anche la risoluzione, che raggiunge le vette di 1280x1440p per occhio. Volendo fare un rapido paragone, vi basti sapere che Rift base proponeva 1080x1200p: una superiore qualità dell'immagine, in sostanza, che perfeziona la pulizia visiva, garantendo un senso di immersività più tangibile. Con i titoli dalla resa grafica più evoluta - come Asgard's Wrath - l'impatto è davvero da mozzare il fiato. C'è da specificare, tuttavia, che rispetto alla concorrenza di HTC Vive Pro (1400 x 1600p per occhio), la risoluzione è comunque inferiore.

In confronto al modello precedente, in ogni caso, l'edizione S monta lenti fisse ad una distanza di 64 mm, senza la possibilità di modificarle se non tramite un software IPD (interpupillary distances). Il Rift originale, invece, permette di settare le lenti in un intervallo che varia tra i 58mm e i 72mm: a causa di questa differenza, il co-fondatore di Oculus, Palmer Luckey - ormai non più nell'azienda- ha di recente sostenuto che il modello S non sarà fruibile dal 30% degli utenti.

Di pronta risposta, Jason Rubin di Oculus ha ribadito che simili stime non lo preoccupano affatto. Da un lato è impossibile garantire una piena compatibilità con tutti i fruitori, e dall'altro il software di IPD adjustment - a suo dire - sarà sufficiente per colmare il divario e garantire alla maggioranza un'esperienza interamente godibile. Per vedere verso chi dei due pende la bilancia della ragione, occorrerà però effettuare prove più dettagliate.

Passando agli altri dati tecnici, la variante S presenta un refresh-rate pari a 80 Hz, un valore di 10 Hz in meno in rapporto al Rift tradizionale. Inoltre, grazie al cosiddetto Oculus Insight, sono scomparsi i sensori da montare, sostituiti da 5 telecamere poste all'interno del visore, che permettono un ottimo tracciamento anche senza l'ingombro di elementi esterni.

Questo, nei piani dell'azienda, è un fattore cruciale per l'accessibilità dell'headset, tale da indurre i giocatori ad indossare il visore anche nei ritagli di tempo più rapidi, non più scoraggiati dall'obbligo di allestire un elaborato setup. A braccetto con Oculus Insight si muove la feature del Passthrough+: in pratica, le telecamere interne ci danno l'opportunità di osservare il mondo reale (in bianco e nero) senza toglierci il caschetto, così da delimitare il nostro spazio di manovra con maggior comodità.

Brandendo i controller Touch, del resto, potremo letteralmente tracciare i confini l'area di sicurezza nella quale muoverci, lasciando il resto al sistema Guardian, che ci avviserà ogni qual volta saremo in procinto di uscire dalla safe zone. Per connettere il caschetto al PC ci sarà infine un singolo cavo lungo cinque metri: chiunque preferisse un'esperienza del tutto avulsa da collegamenti di sorta potrà sempre approcciarsi al Quest, che non ha bisogno di hardware esterni, a patto di voler scendere a qualche palese compromesso sul versante della potenza.

Rift S avrà poi un catalogo differente da quello del suo fratellino stand alone, ma il team assicura che buona parte dei software - limiti tecnici permettendo - sarà disponibile per entrambi gli headset, grazie anche alla funzione cross buy e cross platform, che mira a costruire un ecosistema unico. Insomma, tutti i giochi acquistati in precedenza per Rift potranno essere utilizzati - com'è logico che sia - anche sull'edizione S, e lo stesso si può dire per i prodotti comprati nel negozio di Quest.

Benché i miglioramenti sul piano dell'ergonomia, della qualità complessiva e della fruibilità siano evidenti, il salto in avanti tra il Rift standard e l'upgrade S non risulta ampio a tal punto da indurre i possessori della versione base a valutare l'acquisto ad occhi chiusi del suo successore.

Oculus Rift S - in arrivo in primavera al prezzo di 449 euro (al pari di Quest) - sembra pensato soprattutto per quei curiosi che ancora devono mettere un piede nei territori della realtà virtuale high-end: invogliati da una semplicità d'approccio più marcata e da un costo non troppo proibitivo, gli utenti potrebbero quindi decidere di affrontare il grande passo scegliendo proprio Rift S come porta d'ingresso verso un mondo di meraviglia dal quale sarà difficile uscire.