Outriders

Outriders: prime ore alla conquista di Enoch, aspettando la recensione

In attesa della recensione vi raccontiamo le prime ore passate in compagnia di Outriders, il nuovo sparatutto di Square Enix e People Can Fly.

Outriders: impressioni prima della recensione
Anteprima: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • ll primo impatto con Outriders non è dei più incoraggianti. Lo sparatutto ideato da People Can Fly sembra concentrarsi, per diverse ore, su aspetti che avrebbero potuto rimanere in secondo piano, sovrastati dal canto metallico e cadenzato delle armi. E invece no: l'incipit di Outriders è parecchio verboso, lento e claudicante, ostinato nel presentarci un'ambientazione sci-fi che proprio non ce la fa a "bucare lo schermo". Sembra quasi che il team di sviluppo si sia convinto di voler assemblare una grande epopea fantascientifica, un racconto grandioso ed elaborato che possa fare da cornice al suo shooter chiassoso e frenetico. E quello che lascia un po' disorientati è che Outriders non avrebbe bisogno di tutta questa enfasi sulla trama, per reggersi in piedi dignitosamente. Procedendo spediti lungo l'avventura principale, ve lo anticipiamo, si capisce benissimo che le fondamenta del gioco sono rappresentate dal gameplay rissoso e dinamico, più che dall'operazione di world building.

    Un mondo da esplorare

    Per raggiungere il punto in cui quel gameplay comincia finalmente a mostrare le unghie, c'è da sorbirsi un'introduzione che più confusa e generica non si può. Nell'ambientazione di Outriders sembra esserci davvero di tutto: un pizzico di Avatar, una dose di Gears of War, un tocco di Destiny, qualche traccia del vecchio Bulletstorm (una delle più riuscite opere dello studio, se volete approfondire ecco la nostra recensione di Bulletstorm), e persino qualche frammento di Alien.

    È un miscuglio disorganico di fascinazioni strappate a decenni di science fiction cinematografica e videoludica, che stanno insieme a fatica e proprio non ce la fanno a conquistare il giocatore. Non aiuta la regia poco virtuosa e la scarsa espressività degli "attori" digitali: due dettagli che rendono il racconto zoppicante oltre che un po' pretenzioso. Ecco: a meno che le cose non cambino in maniera drastica con il passare delle ore, basta una lunga giornata di gioco per poter affermare che Outriders non è da consigliare per il fattore trama, a meno che non siate degli irriducibili appassionati di specifiche tematiche (leggi: la colonizzazione spaziale e il racconto di frontiera). La prima impressione è che tutti i looter shooter arrivati sul mercato negli ultimi anni, persino quelli finiti male se non malissimo (sì, persino Anthem) avessero una marcia in più sul fronte dell'atmosfera, dello stile e dell'ambientazione. Sia chiaro che Enoch, il pianeta su cui si ambienta Outriders, sembra bello vasto e potenzialmente molto ricco di sorprese, quindi sarà necessario verificare queste impressioni preliminari dopo qualche giorno di gioco, ma per il momento è bene mettere le mani avanti.

    Un gioco al massacro

    Se l'impatto con il racconto è destabilizzante, per fortuna le cose vanno meglio quando si passa all'azione. Anche in quel caso, a dirla tutta, c'è da avere un po' di pazienza perché il gioco sveli tutte le sue carte. Nelle prime fasi dell'avventura, quando le armi di bassa rarità non hanno caratteristiche extra e l'albero delle abilità è ancora spoglio, si fa strada l'idea che Outriders sia uno "sparamuretto" di quelli fin troppo classici.

    Entri in copertura, fucili tutto quello che ti si avvicina, cerchi di muoverti da un riparo all'altro per evitare i colpi dei nemici, che tendono a far pesare in maniera ben avvertibile il fatto di essere sempre in sovrannumero. Proprio quando un filo di preoccupazione comincia a emergere, si innesca qualcosa. Si iniziano a utilizzare le abilità con più cognizione di causa, si interiorizzano i ritmi degli assalti, si trova un paio di armi giuste per rifinire la propria strategia d'attacco.

    E allora si capisce che, proprio come giuravano gli sviluppatori, Outriders è propriamente un gioco al massacro, uno sparatutto dall'indole squisitamente blastatoria: una giostra furiosa che sa mettere alla prova prontezza e nervi del giocatore.

    Il particolare sistema di recupero della vita, che permette di curarsi infliggendo danno agli avversari, costringe ad adottare uno stile molto diretto, e il fulcro della produzione sta tutto lì: bisogna arrecare più ferite di quante se ne ricevono, fare di tutto per avere un "bilancio" positivo.

    Adottare una strategia attendista porta inevitabilmente alla morte, e allora è meglio correre come forsennati su e giù per le arene, sfruttare i ripari solo quando serve e per pochi secondi: quel tanto che basta per ricaricare un'abilità con cui per esempio infiammare i nemici e vederli bruciare lentamente.

    Avrete capito che per la nostra prima run abbiamo scelto di impersonare un Piromante, classe basata sulla possibilità di infliggere stati alterati, lasciando gli avversari coperti da uno spesso strato di cenere oppure completamente avvolti dalle fiamme. Dopo un po' di prove tecniche con diverse build siamo riusciti a trovare il giusto equilibrio fra vampe e proiettili, capriole evasive e colpi corpo a corpo, seminando il panico tra le fila nemiche. E finalmente, superati i primi accampamenti di predoni tutti uguali, ci siamo imbattuti anche in brulicanti sciami di alieni, imponenti creature volanti, bestioni vulcanici dall'indole particolarmente aggressiva, riscoprendo così quel pizzico di varietà che ci ha spinti ad avanzare con curiosità.

    Difficoltà modulare

    Uno degli elementi che più ci ha convinto, in questa prima giornata in compagnia del gioco, è la difficoltà realmente modulare: più nemici si uccidono in sequenza, più aumenta una barra che indica il "livello del mondo". Una volta riempita le minacce di Enoch passano, ovviamente, al grado successivo, diventando progressivamente più letali ma garantendo anche ricompense migliori.

    In ogni momento si può abbassare questo livello per facilitarsi la vita, magari impostarlo al minimo se vogliamo soltanto vivere la storia degli Outriders. Noi abbiamo puntato per un approccio dinamico, così da tenere la difficoltà sempre stimolante: nei momenti in cui il gioco cominciava a diventare frustrante, magari perché ci mancava qualche pezzo di equipaggiamento per migliorare la difesa, abbiamo abbassato la cattiveria degli avversari, per poi ripartire con la scalata del "World Rank" una volta assemblata la build adeguata.

    Una bella idea che rende il prodotto fruibile da un ampio spettro di giocatori, dai più hardcore sempre alla ricerca di sfide apparentemente insuperabili, fino a quelli che invece vogliono soltanto divertirsi sparando un po' (possibilmente in compagnia di amici). C'è da dire che nelle prime quattro aree di gioco Outriders non ha evidenziato prodezze dal punto di vista strutturale. L'avventura è divisa in macro-livelli che rappresentano i punti d'approdo del blindato con cui si procede nell'esplorazione di Enoch. Questi "stage" sono strutturati in maniera piuttosto lineare ma risultano comunque sufficientemente estesi, costellati di checkpoint che una volta raggiunti permettono di effettuare un viaggio rapido. In ogni area ci sono personaggi che sbloccano missioni opzionali, ambientate in strutture o zone secondarie. Un'impostazione del genere risulta a tratti un po' costrittiva, ma se non altro il team ha lavorato bene sul design delle arene, che garantiscono una buona varietà anche sul fronte visivo.

    Outriders Chiaramente è troppo presto per dire quali dei vari elementi risulteranno preponderanti nell'esperienza con Outriders: la furia della battaglia o la linearità? L'intensità del gameplay o una trama che stenta a decollare? Prima di dare un giudizio definitivo ci sarà da aspettare qualche giorno, anche per capire se i server si stabilizzeranno (molto spesso siamo incappati in fastidiose disconnessioni) e fare un'approfondita analisi relativa alle prestazioni del gioco sulle diverse piattaforme. Restate da queste parti, per seguire il nostro "diario di viaggio" e accompagnarci sul sentiero che porterà alla recensione.

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