Oxygen Not Included: provato il nuovo gioco degli autori di Don't Starve

Dallo studio canadese Klei Entertainment (team noto per Don't Starve) arriva Oxygen Not Included, ora in accesso anticipato su Steam.

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Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Da quando giochiamo a Oxygen Not Included, non riusciamo più a cucinare, a farci una doccia, a lavorare al computer, insomma, buona parte delle nostre attività quotidiane, senza che non ci vengano delle strane paranoie in testa. E sapete perché? I germi, signori miei, piccoli, schifosissimi germi. Di quelli che si insinuano dappertutto e che, dall'alba dei secoli, costringono l'uomo ad affrontare una serie di problematiche igienico-sanitarie più o meno gravi. Una maledizione perpetua, che un po', in realtà, ci siamo dimenticati nel cassetto, complici le numerosi "armi" di cui siamo tutti dotati per combatterla. Ma lontano dalla nostra, amata Terra, magari su un corpo celeste completamente sconosciuto, basta un solo granellino infinitesimale di una qualsiasi sostanza astrusa per rimanerci secchi. È proprio in questo scenario "alieno" che Oxygen Not Included catapulta il giocatore, ponendolo di fronte a una simulazione spaziale con una forte componente survival e qualche contaminazione da titolo gestionale. Sedetevi, dunque, e preparatevi un bel po' di detergente: Klei Entertainment sta per spedirci su un ignoto asteroide, dove dovremo tentare di sopravvivere alla minaccia rappresentata dai germi e da moltissime altre, pressanti problematiche.

It is not just about oxygen

Negli anni, Klei Entertainment ci ha abituato davvero benissimo, balzando da un genere videoludico all'altro con una naturalezza a tratti sorprendente. Li abbiamo conosciuti con Eets, un puzzle 2D molto spedito e intuitivo, per poi ritrovarceli in pista con un beat-em-up di puro carattere, Shank. Dopodiché, ci hanno fatto innamorare con Mark of the Ninja, un action side-scroller con una forte impronta stealth, per poi darci il colpo di grazia con uno spettacolare survival open world dalle atmosfere Burtoniane, Don't Starve. Infine, dopo averci traghettato in splendide dinamiche strategiche con Invisible INC. e fatto assaggiare due dei loro prossimi progetti, Hot Lava e Griftlands, sono usciti in Early Access su Steam proprio con Oxygen Not Included, ennesima dimostrazione di come il team canadese abbia sempre voglia di mettersi in gioco con qualcosa di originale e dall'alto (altissimo!) valore artistico.

In Oxygen Not Included ci ritroviamo abbandonati su uno strano asteroide sperduto nello spazio. Non sappiamo come ci siamo arrivati, né quale sia il vero scopo della nostra visita. Quel che è certo, però, è che non abbiamo abbastanza tempo per arrovellarci su questi dilemmi esistenziali, dato che sotto il nostro controllo ci ritroviamo con 3 umani da gestire e, possibilmente, da far sopravvivere nel pericoloso mondo alieno che si estende tutt'intorno a noi. Come riuscirci? Semplice: costruendo, pezzo dopo pezzo, una piccola colonia dotata dei servizi e dei comfort necessari a non lasciarci la pelle già dopo pochi minuti di gioco.
Prima di entrare nel vivo del gioco, tuttavia, Oxygen Not Included ci pone di fronte alla creazione dei 3 "duplicanti" iniziali (così si chiamano i tenerissimi esseri umani sotto il nostro controllo), che avviene, un po' come in RimWorld, in maniera completamente casuale, tramite l'assegnazione di un archetipo che ne influenza, nel bene o nel male, le 10 statistiche principali di cui sono dotati (atletica, forza, cucina, riparazione, scavo, medicina e via discorrendo). Potremmo, per esempio, trovarci tra le mani un body builder, estremamente forzuto (quindi più abile nel combattere le creature aliene) e molto resistente alle malattie, oppure un architetto, dotato di grande creatività e rapidissimo nel costruire qualsivoglia oggetto o struttura. Volendo, sempre come in RimWorld, è possibile rimescolarne più e più volte i valori, fino all'ottenimento di un duplicante con un mix di statistiche più adatto alle proprie esigenze. Essi, inoltre, possiedono uno o più tratti positivi e negativi, che funzionano un po' come delle abilità passive. A volte, ad esempio, uno di essi potrebbe avere il tratto "decoratore", che ne affligge l'umore se nella colonia non vige un decoro (ovvero il valore di "godibilità" estetica e igienica dell'ambientazione) almeno pari a quello da lui richiesto, oppure essere "narcolettico", cioè potrebbe addormentarsi nei momenti e nei luoghi più disparati, anche nel bel mezzo di un'attività.
Una volta realizzati i primi 3 duplicanti, ci si ritrova finalmente sulla superficie dell'asteroide.

Quest'ultimo non è nient'altro che un'ambientazione 2D generata proceduralmente, che si estende in ogni direzione. La sua principale peculiarità, tuttavia, è il fatto di essere completamente costituita da riquadri frangibili di diverso materiale, che possono essere scavati o minati semplicemente marcandoli con l'apposito strumento di scavo; in questo modo i duplicanti si metteranno subito al lavoro senza che sia necessario controllarli uno ad uno.
La raccolta di minerali grezzi, composti organici, sabbia e quant'altro rappresenta, di fatto, la priorità assoluta di una partita, fondamentale per avere a disposizione i materiali necessari alla costruzione di una struttura, macchinario e oggetto della colonia, ma anche proprio per fare spazio alle stanze che, via via, andranno a ospitare i nuovi duplicanti in arrivo, ognuno dei quali verrà generato ogni 3 cicli, ovvero ogni tre giorni "asteroidali" (anche se ci viene dato modo di rifiutare la duplicazione e aspettare il turno successivo).
Non appena scavati, i riquadri vengono ridotti in piccoli mucchietti di materiale, che possono subito essere sfruttati per costruire i primi oggetti indispensabili alla vita quotidiana della nuova colonia.
Toilette, lavandini, fornelli, letti: sono tutti strumenti fondamentali per il sostentamento dei duplicanti, i quali, come in ogni survival che si rispetti, hanno dei bisogni fisiologici e mentali da soddisfare.
Tra questi, naturalmente, al primo posto assoluto troviamo la salute, che viene influenzata principalmente da 3 elementi: ossigeno, stress e, come accennato nell'incipit, germi.

Per quanto riguarda il primo, in ogni momento, tramite una sorta di mappa termica, è possibile verificare quanto ossigeno è presente in ogni singola location della colonia, così da capire in quale di queste convenga costruire un ossigenatore per migliorare la qualità dell'aria respirata.
Anche per i germi l'analisi avviene in modo molto simile: tramite una rappresentazione grafica piuttosto funzionale, è possibile localizzare le principali fonti contaminanti presenti nella colonia (solitamente sono i servizi igienici e i depositi di materiali), così da ordinare a un duplicante di disinfestarla; oppure basta impostare una soglia che li spinga ad agire in maniera autonoma ogni qual volta il livello dei germi su un singolo oggetto diventa troppo elevato. Talvolta, tuttavia, le fonti contaminanti saranno rappresentate dagli stessi duplicanti, i quali, mangiando, lavorando, spostandosi su e giù per le scalette, non faranno altro che spargere germi in lungo e in largo. Per aiutarli, è necessario fargli costruire dei servizi igienici adeguati, con i già citati lavandini, le docce, e alcuni marchingegni un po' più sofisticati, come le cabine lavatrici automatizzate e le sterilizzatrici per le mani.

Per quanto concerne lo stress, invece, il parametro è influenzato da tutti quegli aspetti della colonia che non funzionano al meglio. La mancanza di cibo (o la consumazione di sostanze nutritive poco tollerabili), la presenza di aria malsana, l'assenza di letti o di toilette, una spiccata insufficienza di decoro, ma anche un semplice pavimento lasciato bagnato (d'acqua o di urina): sono tutti inconvenienti che vanno risolti al più presto, o, ancora meglio, anticipati.
Man mano però che la colonia comincia a espandersi, la curva della difficoltà di Oxygen Not Included mostra i suoi affilatissimi artigli.
Innanzitutto, presto o tardi le risorse più comuni iniziano a scarseggiare, poiché allontanandosi dallo spawn iniziale, i materiali si fanno via via sempre più specifici, oltre che maggiormente contaminanti. Non va poi sottovalutata la scarsità d'acqua, dato che le riserve idriche (così come quelle dell'ossigeno) presenti sulla mappa sono estremamente limitate. Anche l'ottimizzazione e la disposizione adeguata dei sistemi elettrici e di ventilazione, con centinaia di cavi e tubi costantemente sollecitati da sovraccarichi e pressioni, occupa un ruolo assolutamente fondamentale nella sopravvivenza della colonia, dato che influiscono sulle temperature e il decoro delle stanze. Per quest'ultimo problema, in realtà, basta avere la fortuna di generare un duplicante particolarmente dotato nella statistica "creatività", così da poterlo assegnare alla realizzazione di dipinti o sculture che aumentano la godibilità complessiva della base.
Per tutte le altre problematiche, tuttavia, oltre a poter contare sullo sviluppo delle abilità di ogni personaggio (che funziona esattamente come in Skyrim: più si esegue una determinata azione, più si migliora in quel determinato ramo), è vitale portare avanti un costante e determinato sviluppo scientifico e tecnico, effettuando progressivamente tutte le diverse ricerche presenti nell'apposito albero, che si sblocca costruendo il primo computer.
Le ricerche toccano naturalmente ogni campo: gas, liquidi, igiene, cibo, agricoltura, allevamento (sì: delle creature aliene), ma anche la possibilità di muoversi più rapidamente da un'area all'altra della colonia (ci sono anche i tubi a "risucchio").

Mai arrendersi ai germi!

Prima dei bisogni dei duplicanti e della raccolta delle risorse, però, la cosa più importante da fare è non gettare la spugna dopo le prime, brucianti sconfitte che arriveranno. Oxygen Not Included è un titolo che si impara giocando, partita dopo partita. Segue le medesime regole punitive di Don't Starve, massacrandoti quando tutto sembra andare bene, ma anche offrendoti qualche nuova conoscenza a ogni giro di giostra. Bisogna imparare a ottimizzare la raccolta dei materiali, la costruzione degli oggetti, i pattern di progresso tecnologico, ma anche ad assegnare a ogni duplicante i ruoli e le attività a lui più congeniali.

È inoltre fondamentale scegliere con saggezza la miglior direzione verso cui espandersi, individuando le sacche d'ossigeno e le riserve d'acqua più vicine e visibili, oppure scavando, dove possibile, per raggiungere le zone ancora celate dalla "nebbia di guerra".
Anche per noi è stato tutto molto difficile agli inizi. Nella nostra prima colonia, ad esempio, la fine è giunta nei modi più tristi: alcuni sono morti affogati nella loro stessa urina (le toilette si rompevano in continuazione); altri si sono sfondati la testa contro le pareti per il troppo stress accumulato; mentre altri ancora sono rimasti intrappolati in una caverna sommersa che si era ricoperta con della sabbia caduta da uno scavo superiore. La seconda colonia, invece, è scomparsa dopo ben 35 cicli, poiché non avevamo calcolato bene la differenza tra l'ossigeno prodotto e la quantità di CO2 prodotta dai generatori elettrici e immessa nel sistema di ventilazione, cosa che ha portato al terribile soffocamento di tutta la popolazione. Già dalla terza partita le cose sono andate molto, molto meglio, sebbene ci fosse un duplicante che teneva tutti svegli di notte con il suo ronfo apocalittico (c'è un tratto negativo dedicato!), che ha ridotto progressivamente la produttività di tutti i suoi simili. Per ovviare al problema è bastato distruggere il letto del "russatore" incallito e costruirgliene un altro in un'apposita stanza lontana dagli altri.

Ultimo, ma non per questo meno importante, è il comparto grafico del gioco.
I Klei non sono famosi solo per il loro lampante eclettismo di gameplay, ma anche per quel sublime tocco artistico che contraddistingue ogni loro opera, tanto nel colpo d'occhio generale quanto nelle splendide animazioni.
Pur trattandosi di un titolo tra il simulativo e il survival, dove certi aspetti sono decisamente collaterali, in Oxygen Not Included questi pregi sono presenti in quantità industriali: sia su ogni duplicante, ognuno dei quali si distingue dagli altri anche in aspetti secondari, come la camminata, sia su ogni oggetto, tanto essenziale nello stile quanto riconoscibile. Certo, le prestazioni sono ancora da rivedere, come capita comunemente nella maggior parte dei titoli in Early Access, con cali di framerate talvolta ingiustificabili.

Oxygen Not Included Oxygen Not Included potrebbe essere l'ennesima perla dei ragazzi canadesi di Klei Entertainment. A differenza di molti dei loro precedenti lavori, quest’opera è molto più focalizzata sulla difficoltà che sulla godibilità globale dell'esperienza di gioco. Non si respira quell'intimismo cosmico che permea ogni esperienza vissuta in Don't Starve; non c'è nemmeno quel tessuto narrativo che sospinge le gesta degli agenti di Invisible INC.; manca anche, seppur solo in parte, la caratterizzazione “ambientale” di Mark of the Ninja. Eppure, è un titolo che, oltre a quelle più canoniche, prova a proporre qualche meccanica survival più fresca. La gestione dei liquidi e dei gas, la minaccia dei germi, una progressione tecnologica che sfrutta al meglio il vasto pool di materiali recuperabili: piccoli pregi che sospingono la simulazione oltre al solito crafting, ne inaspriscono la difficoltà, ma ne aumentano anche di conseguenza le soddisfazioni derivate da una sopravvivenza sempre più lunga ed efficiente.

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