Pit People: il nuovo gioco dagli autori di Battleblock Theater e Castle Crashers

Pit People segna il ritorno sulle scene dei Behemoth: una frizzante e bizzarra commistione di stile e gameplay ne fanno uno degli indie più promettenti.

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  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Avete mai immaginato cosa potrebbe accadere qualora un enorme orso spaziale dovesse schiantarsi sulla Terra a mo' di asteroide? Se siete persone sane di mente, probabilmente no, ma ci sono alcuni folli figuri -sviluppatori di videogame, ovviamente- che hanno scelto di sfruttare questo bizzarro spunto per dare vita al loro ultimo, svalvolato progetto. Stiamo parlando dei Behemoth, team che probabilmente avrete sentito nominare per titoli come Battleblock Theater, Castle Crashers e Alien Hominid: perle indie che hanno fatto dello humour, del nonsense e dell'eccentricità artistica il loro cavallo di battaglia. A questo giro, però, i ragazzotti californiani hanno deciso di abbandonare la struttura arcade a scorrimento orizzontale, per buttarsi invece su qualcosa di più ambizioso: un adventure game che fosse dotato finalmente di un filo narrativo con tutti i crismi e di un battle system più corposo, oltre che corroborato dalla solita, insaziabile dose di divertimento. È nato così Pit People, un titolo con già tre anni di sviluppo sulle spalle, sebbene sbarchi proprio in questi giorni Steam in Early Access. Abbiamo avuto modo di giocare, in circa tre orette, la prima parte dell'avventura, saggiando le missioni iniziali della storyline e qualche attività secondaria. Ecco che cosa ne pensiamo.

    Pit People, mad world

    Dell'incipit narrativo di Pit People, ovvero della rovinosa caduta di un orso stellare sulla Terra, vi abbiamo già accennato, senza però raccontarvi dei disastrosi effetti collaterali che questa massa pelosa ha causato al nostro beneamato globo terraqueo. In sostanza, è successo un vero finimondo: faglie aperte ovunque, gente impazzita che ha deciso di imbracciare le armi per assaltare villaggi e città, creature bizzarre a popolare le valli, e persino delle continue piogge battenti di sangue verdastro; il tutto accompagnato da un clamoroso abbassamento generale del quoziente intellettivo. Insomma, se prima il mondo aveva una parvenza di sensatezza e stabilità, ora la cosa più normale che si possa incrociare sono due cupcake -sì, i tortini- che si consolano a vicenda perché tutti vogliono inzuppare il proprio ditino nelle loro testoline cremose per assaggiarli. Ma i problemi non finiscono certo qui: l'orso -ancora lui- ha deciso di autonominarsi nemico del mondo e commentatore fuori campo dell'avventura. Per tutto il racconto, infatti, si prenderà gioco di noi tristi e inermi esseri umani, punzecchiandoci a più riprese per via della noia che permea le nostre misere esistenze. Tra tutti, però, il suo bersaglio preferito è Horatio, l'anti-eroe dell'avventura, un coltivatore di mirtilli che vive in una catapecchia fuori città. Nello scoppiettante incipit del racconto, durante un assalto alla sua fattoria da parte di alcuni guerrieri con le rotelle fuori posto, il piccolo Hansel -suo figlio- viene rapito. Horatio, che durante la sua vita ha sempre pensato non potesse esserci niente di più entusiasmante dello zappare la terra alle sei del mattino, si ritrova d'improvviso costretto a imbracciare spada e scudo per partire alla ricerca del suo piccolo erede. È quindi così che inizia la sua stravagante odissea lungo le caotiche e bizzarre vie della "nuova" Terra, con quel simpaticissimo -e non lo diciamo in maniera sarcastica, eh: fa proprio ridere! - orso stellare. È una scelta narrativa che convince fin dai primi minuti dell'avventura: il tono sprezzante e sarcastico della bestiola (doppiato dal meraviglioso Will Stemper, già presente in Battleblock Theater) fa da perfetto contraltare alle voci cartoonesche e incomprensibili dei protagonisti, creando un quadretto sempre esilarante e coinvolgente. A tutto questo, si aggiunge una miriade di situazioni al limite della logica, così fresche e frizzanti che permettono di instaurare immediatamente un rapporto di assoluta familiarità con gli accadimenti.

    Ma l'aspetto più brillante di Pit People è certamente la cricca di personaggi folli e completamente fuori contesto -rispetto alla normalità, s'intende- che incontreremo nel corso dell'avventura, sia dalla parte degli alleati che da quella dei cattivi: oltre al povero Horatio, avremo modo di incrociare, infatti, anche Pipistrella, una guerriera il cui castello è stato assaltato da alcuni ribelli che hanno anche giustiziato il re, suo padre, e Sofia, una conquistatrice spagnola che brama scoprire tutte le nuove terre createsi con la catastrofica caduta dell'orso stellare. Il racconto procederà sfruttando l'espediente del viaggio, con un susseguirsi di missioni principali e secondarie mai banali. È chiaro che, per entrare completamente in sintonia con l'anima del titolo, bisognerà soddisfare un requisito imprescindibile: essere estimatori di una certa "filosofia della leggerezza". Questo perché Pit People è un prodotto spensierato, che non si prende mai sul serio: un'opera d'intrattenimento che fa della goliardia e del buon umorismo la sua arma più efficace.

    Metro dopo metro, un turno alla volta

    Ma Pit People non è solo briosa narrativa e oasi del trastullamento: c'è infatti un gameplay solido e curato, che vive di una doppia anima. La prima è quella degli spostamenti sulla mappa del mondo di gioco. Questi avverranno a bordo di una bizzarra carovana, con la quale potremo muoverci tra i vari punti di interesse e raggiungere quelle location (riprodotte in versione miniaturizzata, come nei vecchi capitoli di Final Fantasy) ove si svolgeranno le varie quest. Lungo i diversi tragitti, invece, troveremo appostati numerosi nemici (umani e non), pronti a balzarci addosso per dare il via al combattimento. Al fine di evitare lo scontro ci basterà fare lo slalom tra di essi, oppure stordirli con i missili di cui è dotata la carrozza; altre volte, invece, non potremo sottrarci in alcun modo alla battaglia, soprattutto in occasione dei duelli di fine missione.
    Dopo circa mezz'ora di gioco, raggiungeremo la prima, bizzarra città di Pit People, che fungerà da vero e proprio hub. Qui potremo gestire l'equipaggiamento dei nostri guerrieri, comprare utili consumabili, assoldare dei mercenari e accettare diverse missioni. Avremo inoltre l'opportunità di guadagnare qualche gradita ricompensa prendendo parte ai combattimenti nell'arena, dove sfidare sia l'intelligenza artificiale (anche in co-op) sia altri giocatori online in baruffe all'ultimo sangue.
    La seconda anima di Pit People è naturalmente quella dedicata agli scontri. I Behemoth, come già accennato in apertura, hanno scelto di abbandonare la struttura beat'em up dei loro precedenti lavori, optando invece per un'impalcatura a turni. Una volta entrati in rotta di collisione con un nemico, infatti, verremo immediatamente teletrasportati sul campo di battaglia, che sarà suddiviso in caselle esagonali, come nei grandi classici della strategia. Da una parte troveremo il nostro team (che potrà essere composto da un massimo di sei guerrieri), dall'altra quello avversario. Il tutto funzionerà all'incirca come in Disgaea , pur con le dovute ed evidenti semplificazioni: durante il nostro turno, ci è data la facoltà impostare i movimenti di tutti i nostri personaggi, visualizzandone immediatamente l'anteprima sul terreno. Terminati gli aggiustamenti, ci basterà premere un tasto per fargli eseguire all'unisono tutti gli spostamenti. Non potremo però mai impartire alcun ordine d'assalto: in Pit People, infatti, ogni nostro alleato attaccherà a suo piacimento uno dei nemici posizionati in una delle caselle adiacenti; mentre nel caso di un singolo nemico a tiro, concentrerà i suoi sforzi direttamente su quello.

    L'ispirazione della fossa

    Inutile girarci intorno: uno dei punti forti di Pit People, così come dei passati lavori realizzati dai Behemoth, è senza ombra di dubbio la direzione artistica. Al di là degli ottimi dialoghi, che -pur inseguendo un minimalismo estremo- riescono a miscelare sempre con efficacia freschezza e umorismo, il team di sviluppo californiano è riuscito a dare una profonda coerenza all'insensatezza della "nuova" Terra, grazie a personaggi e situazioni con cui entreremo in sintonia nel giro di pochissimi istanti. Anche il character design è assolutamente ispirato, capace di caratterizzare anche solo con minimi dettagli ogni singolo esponente della vasta pletora di creaturine che incontreremo nell'avventura (i cupcake sono eccezionali!). Menzione di merito altresì per lo stile bizzarro delle armi e degli elmetti, con cui potremo equipaggiare i nostri eroi e personalizzare la loro estetica.

    Di primo acchito, questa scelta potrebbe sembrare troppo casuale, o comunque potenzialmente in grado di nuclearizzare il tessuto strategico offerto dai combattimenti. In realtà, già dopo pochi scontri, ci accorgeremo che, alla luce di questa semplice regola, la pianificazione accurata degli spostamenti sarà vitale per riuscire ad avere la meglio. Bisognerà infatti ragionare secondo una filosofia alla "divide et impera", isolando i mostri più pericolosi per poterli poi attaccare con più personaggi contemporaneamente.
    Vanno poi considerati sia il sistema relativo alle angolazioni da cui potremo bersagliare gli sfidanti (colpirli alle spalle ci permetterà di raddoppiare il danno, mentre attaccarli dal fianco ci garantirà un boost del 50%), sia la strategia in stile "morra cinese" che regolerà i rapporti di forza durante le battaglie. Quest'ultima, in particolare, sarà determinante per pianificare lo spostamento e la composizione del nostro party. Ogni personaggio, infatti, a causa del limite imposto al peso complessivo trasportabile, potrà equipaggiare solamente una configurazione di armi e armature, che gli conferiranno abilità differenti. La combo spada e scudo piccolo, ad esempio, rappresenta un buon compromesso tra difesa e attacco, permettendo al personaggio di rivestire il ruolo del difensore secondario. Indossare uno scudo grande, invece, gli consentirà di ridurre notevolmente gli attacchi nemici, soprattutto quelli dalla distanza, con conseguente riduzione dell'output dei danni. A impreziosire ulteriormente il sostrato tattico degli scontri ci penseranno le differenti classi nemiche (con maghi e curatori al seguito) e gli effetti di alterazione del terreno di gioco (come il fuoco), capaci di causare un buon quantitativo di danno a chiunque passi sopra a una casella affetta da uno status negativo.

    Vanno infine considerate le importanti dinamiche relative al reclutamento e al potenziamento dei guerrieri. Per ottenerne di nuovi, non dovremo fare altro che combatterli al termine di alcune chain quest secondarie. In questi duelli, prima di poter procedere alla cattura del malcapitato (lanciando una rete a mo' di Poké Ball), dovremo eliminare tutti gli altri contendenti presenti sul campo di battaglia. Per quanto concerne il sistema di progressione, invece, ogni personaggio potrà guadagnare esperienza eliminando un nemico, subendo danno in combattimento, oppure ancora esplorando nuove zone della mappa, le quali doneranno a tutto il team qualche XP aggiuntivo.
    È dunque chiaro che, pur non trovandoci di fronte alla maestosa complessità di un XCOM 2, i Behemoth sono riusciti a trovare la giusta amalgama tra un battle system curato e divertente e una buona dose di accessibilità. Come ciliegina sulla torta, inoltre, l'intera avventura potrà essere affrontata in cooperativa (locale e online), così da cimentarsi in compagnia nelle schermaglie più ostiche (per i più temerari c'è anche la modalità "insane difficulty" ) e condividere le ricompense ottenute.

    Pit People Con Pit People, i Behemoth continuano la loro tradizione di opere fresche e scintillanti, condite con quel pizzico di follia che non guasta mai. L'odissea del povero Horatio ha saputo intrattenerci fin dai primi minuti della nostra prova. Il merito è di una cricca di personaggi tanto bizzarri quanto splendidamente empatici, le cui linee di dialogo sono quasi sempre intelligenti e mai banali. Certo, avendo potuto giocare soltanto le prime missioni della storyline, non siamo ancora in grado di valutarne la tenuta a lungo termine, eppure il potenziale del prodotto è, già da ora, parecchio evidente. Anche il gameplay si è mostrato quantomai efficace, con una proposta ben bilanciata tra profondità del tessuto strategico e accessibilità. Non ci resta quindi che aspettare l'evolversi di questa preziosissima produzione, la cui release definitiva -a detta degli sviluppatori- dovrebbe giungere entro la fine del 2017. Restate quindi sintonizzati sulle nostre pagine, in attesa di nuovi aggiornamenti.

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