PlayerUnknown's Battlegrounds Xbox One: quanto è migliorato con la prima patch?

Abbiamo provato PlayerUnknown's Battlegrounds per Xbox One dopo il lancio della prima patch: scopriamo insieme quanto è migliorato l'FPS di Bluehole.

provato PlayerUnknown's Battlegrounds Xbox One: quanto è migliorato con la prima patch?
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  • Playerunknown's Battlegrounds può essere considerato, a torto o a ragione, il fenomeno videoludico del 2017. Il titolo ha debuttato in versione Early Access sulla piattaforma Valve la scorsa primavera e, da allora, è stato un susseguirsi di successi e commenti lusinghieri da parte della critica specializzata e, soprattutto, del pubblico. È stato proprio quest'ultimo, infatti, a premiare la fatica del developer coreano Bluehole Studio Inc., portandolo velocemente a infrangere una quantità impressionante di record, finiti tutti nel Guinness dei Primati. Playerunknown's Battlegrounds ha anche ricevuto una grande quantità di premi, venendo addirittura insignito del titolo "miglior gioco dell'anno". Un traguardo senza precedenti nella storia, tanto più se si considera che il titolo non era nemmeno completo. Con grande umiltà, un pizzico di scaltrezza e giusto un po' di sano realismo, il creatore Brendan Greene ha persino dichiarato che il titolo non meritava di vincere. Su questo, probabilmente, la maggior parte di voi si troverà d'accordo. Ciò non toglie che PUBG (per comodità, consentiteci l'acronimo) è comunque riuscito a catalizzare l'attenzione dell'intera industria. I suoi meriti, al netto delle canoniche discussioni sulla sua qualità sotto il profilo tecnico e stilistico, sono molti e il fermento creatosi in questi mesi lo dimostra in modo lampante.

    L'imitazione è la più alta forma d'adulazione

    Come abbiamo già ampiamente analizzato in altri articoli, organizzatori di eventi, piattaforme di streaming, squadre professionistiche e, soprattutto, i competitor diretti si sono gettati in una gara senza esclusone di colpi che ha visto l'improvviso fiorire di titoli simili, tornei esport, leghe, eventi dedicati con pool prize addirittura milionari. I colossi dell'industria, vecchi (come Epic, con Fortnite) e nuovi (come Tencent, con l'acquisto dei diritti da Bluehole e lo sviluppo di titoli che ne ripresentano la filosofia), si sono affrettati a cavalcare l'onda lunga del successo di PUBG. Persino Valve sta pensando di introdurre una modalità dedicata in CS:GO. Segno che l'aforisma "l'imitazione è la più alta forma di adulazione" è sempre molto attuale.
    Microsoft, però, è stata l'unica a garantirsi l'esclusiva (temporale?) per la pubblicazione sulla propria console casalinga. Un gran bel colpo per la casa di Redmond, non c'è che dire. Tra l'altro, stando alle dichiarazioni di questi mesi Microsoft sembra crederci parecchio, tanto da trattare PUBG alla stregua di un titolo first party. Ora, finalmente, dopo tante speculazioni il Battle Royale targato Bluehole ha debuttato nel servizio Game Preview, con tutto ciò che ne consegue. I primi giorni di vita di PUBG su Xbox One, infatti, non sono stati dei migliori, come vedremo. Noi abbiamo atteso - mai come in questo caso, con ansia - la tanto agognata prima patchcorrettiva, per darvi conto di come si comporta il titolo su console.

    Sino all'ultimo sangue

    Prima di cominciare, è bene fare una piccola introduzione per tutti coloro che ancora non conoscono le dinamiche del titolo. La filosofia che sta alla base di PUBG è, in realtà, estremamente semplice e la possiamo ridurre all'osso con ciò che segue: cento giocatori, catapultati su un'isola senza alcun equipaggiamento, si sfidano in scontri senza quartiere per la sopravvivenza. I giocatori devono raccogliere ciò che trovano sul campo, per difendersi e sperare di durare il più a lungo possibile. A intervalli regolari un "blue circle" restringe l'area di gioco costringendo i giocatori a convergere in un territorio sempre più ristretto, per l'escalation finale. Dei cento contendenti iniziali, infatti, ne uscirà vincitore soltanto uno. Come vi abbiamo detto in altre occasioni il plot non è nuovo.

    In molti si ricorderanno dell'indimenticabile film di culto di Kinji Fukasaku Battle Royale, pellicola tratta dall'omonimo romanzo di Koushun Takami. Possiamo anche citare l'occidentale Hunger Games, anche se la saga di Suzanne Collins parte da premesse - e si conclude - in modo del tutto differente.
    Lo stesso mondo videoludico non è rimasto estraneo alle affascinanti dinamiche del battle royale. Nonostante la filosofia che sottende al genere si possa riassumere in poche parole, l'esperienza di gioco si dimostra tutt'altro che superficiale. Le sessioni di gioco sono sempre diverse, mai ripetitive e con un range di emozioni molto variegato. L'ansia iniziale di correre verso un posto sicuro, una volta toccata terra, e la ricerca compulsiva dell'equipaggiamento lasciano presto campo libero a un approccio più strategico e ragionato.
    Gli scontri a fuoco - ancorché poco frequenti nelle fasi iniziali - riescono comunque ad essere nervosi e fulminei. Pochi scambi in cui ci si gioca il tutto per tutto, pena l'eliminazione.

    La sensazione è esattamente quella di giocarsi la possibilità di sopravvivenza: per questo di tende spesso l'orecchio, in ascolto di possibili passi ostili, oppure ci si stende nell'erba alta, magari all'ombra di un albero, per osservare da lontano i movimenti di un avversario. Persino fogli svolazzanti, se visti di sfuggita possono far sobbalzare il giocatore poco attento. La versione console, ovviamente, non si discosta di una virgola dall'esperienza già ampiamente testata su PC nel corso di questi mesi. Una volta avviato il titolo, il giocatore può avviare direttamente una partita scegliendo tra tre differenti modalità: singolo, duo (chiaramente assieme a un amico) o squadra. Una lobby ospita i cento partecipanti che dovranno affrontarsi di lì a poco sulla vastissima mappa di gioco perpetrando l'iter che vi abbiamo descritto poco fa.

    Prima e dopo "la cura"

    Una volta messo piede sulla mortal isola, abbiamo testato a fondo il titolo nelle sue due "versioni" (ovvero prima e dopo la patch intervenuta sulla build) evidenziando diverse criticità a nostro avviso comprensibili data la natura "work in progress" del titolo. Iniziamo dai controlli. Il titolo Bluehole nasce, ovviamente, come un prodotto PC e, come tale, adagiato sul duo delle meraviglie mouse e tastiera. Gli utenti console, però, sono da sempre abituati a utilizzare il pad e per questo il team di sviluppo ha cercato di inserire nei pochi tasti del controller l'intera mappatura dei comandi del titolo. In questo caso, il lavoro di ottimizzazione deve essere leggermente rivisto. Non fraintendete: in generale i comandi sono abbastanza intuitivi.

    Tranne che per alcuni casi come, ad esempio, quando ci si trova a prendere la mira. Forse è solo questione d'abitudine ma dover premere due volte il grilletto sinistro per mirare ci è parso abbastanza farraginoso e poco immediato, soprattutto in fasi concitate in cui la reattività segna il sottile confine tra la vita e la morte. Il medesimo discorso può farsi anche con riferimento alla gestione dell'inventario e all'interfaccia di gioco. Queste ultime rimangono ancorate all'impostazione PC. Le shortcut poste sulla croce direzionale (ad esempio per utilizzare i medikit o altri oggetti), ad ogni modo, ne mitigano (almeno in parte) la farraginosità.
    Sotto il profilo squisitamente tecnico, invece, il titolo soffre di alcune vistose criticità che hanno portato buona parte della community a infiammare la rete con commenti feroci, spesso dimenticando che il servizio Game Preview propone titoli in via di sviluppo e serve proprio a migliorarli. Vero è che, nelle nostre lunghe sessioni pre-patch, PUBG ha sofferto di pesanti cali di framerate, di una qualità visiva sporca e sgranata e degli elevati tempi di caricamento delle texture e degli elementi ambientali. Abbiamo provato a disattivare la funzione GameDVR, ottenendo solo un minimo miglioramento all'esperienza di gioco.
    La prima patch correttiva (la prima di una lunga serie) dal peso decisamente generoso (circa 5GB) è andata a sistemare alcuni dei problemi appena accennati (nonché alcune frasi della localizzazione in lingua italiana, davvero terribili). Pur permanendo i cali di framerate (comunque più contenuti rispetto ai giorni scorsi), l'esperienza di gioco ha tratto giovamento da questa prima cura preliminare.

    L'engine, in generale, pare essere più fluido e meno in affanno, mentre i tempi di caricamento degli elementi ambientali e delle texture si sono accorciati. Piccole modifiche, inoltre, sono intervenute anche all'HUD e alla mappa, con un'icona che mostra la posizione del giocatore finalmente in modo più chiaro e leggibile. Di sicuro la situazione sembra essere migliorata rispetto ai critici giorni successivi al lancio. La speranza è che il team di sviluppo continui a supportare il titolo aumentando la cadenza degli aggiornamenti i quali, dopo il debutto ufficiale della versione 1.0 su PC, almeno in teoria dovrebbero farsi più frequenti. Non ci resta che seguire con grande attenzione l'evoluzione del titolo su console. Siamo convinti che PlayerUnknown's Battlegrounds possa rappresentare una grande esclusiva per Microsoft e per il mercato console. Il titolo si trova ancora in uno stadio preliminare, questo è sempre bene tenerlo a mente.

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