Pokémon Mystery Dungeon Squadra di Soccorso DX per Switch: provata la demo

Dopo il Direct, ci siamo fiondati sulla versione demo di Pokémon Mystery Dungeon Squadra di Soccorso DX. Ecco com'è andata.

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  • Switch
  • Il mondo Pokémon, dal lontano 1996 ad oggi, è cresciuto a dismisura, diventando un universo costellato di esperienze adatte a ogni tipologia di utenza: dalle carte alle serie animata, passando per i manga, le lotte competitive e gli spin-off. Tra questi troviamo la serie Mystery Dungeon, con decine di corridoi traboccanti di creature in miniatura. Una saga parallela particolarmente cara al pubblico degli appassionati, che ora si appresta a fare il suo esordio sull'ibrida di Nintendo con Squadra di Soccorso DX, il remake del primo episodio pubblicato su Game Boy Advance. Senza indugiare, subito dopo l'annuncio durante l'ultimo Direct (che ha anticipato il Pass Espansione di Spada e Scudo), abbiamo dunque vestito i panni del pocket monster nella demo disponibile per Switch, e le sensazioni preliminari sono state decisamente positive.

    Come prima, più di prima

    Per chi non avesse mai giocato al titolo del 2006, si tratta di una particolare avventura in cui il protagonista, un essere umano, si risveglia nel mondo Pokémon con le fattezze di una delle celebri creature. Prima di dare inizio alla propria storia, però, il giocatore si troverà a rispondere alle domande di una misteriosa entità luminescente, che in base alle risposte gli assegnerà la forma più adatta alle sue caratteristiche (nel nostro caso un Totodile ingenuo e sorridente); fatto questo, e scelto il compagno che ci farà da spalla nelle fasi iniziali del gioco, potremo quindi muovere i primi passi nel mondo di Mystery Dungeon.

    Le ragioni per cui il corpo del protagonista è stato trasformato sono ignote. Dopo aver ripreso i sensi, senza grandi preamboli narrativi, il nostro avatar comprende di essere diventato un pocket monster in una terra abitata solo da altri "suoi simili". Neanche il tempo di fare mente locale insieme al primo pokémon incontrato, che una signora Butterfree invoca il nostro aiuto: il suo piccolo Caterpie è precipitato in una delle buche che, da un po' di tempo, hanno cominciato ad apparire un po' ovunque nella zona, e ha quindi bisogno di essere salvato. Nasce quindi la "Squadra di soccorso", un team con lo scopo di aiutare chiunque si perda nei numerosi dungeon che costellano il mondo di gioco.

    Qualsiasi possessore di Game Boy Advance potrebbe già essere stato colpito da una forte sensazione di dejà vu, e a ragion veduta: il plot, così come le scene descritte poc'anzi, sono le medesime del capostipite commercializzato quattordici anni fa.

    Nulla è cambiato, perfino i dialoghi col futuro compagno di scorribande che ci prende in giro per il "nostro buffo nome"; a mutare è esclusivamente il comparto tecnico, che ora presenta luoghi e personaggi modellati con uno stile piacevole e coloratissimo, che offre la sensazione di muoversi in un enorme disegno dai toni pastello.

    Quattro Squirtle all'orizzonte

    Il cuore dell'esperienza, come intuibile, sono i dungeon: luoghi generati proceduralmente in cui si aggirano pokémon aggressivi, da affrontare contando sulle capacità del proprio team. I labirinti - probabile retaggio dell'edizione originale - hanno dimensioni modeste ma sono suddivisi in più livelli, pertanto, soprattutto nelle prime fasi, l'esplorazione di questi luoghi richiede una manciata di minuti, il tempo necessario a trovare la creatura bisognosa di soccorso.

    A differenziare Mystery Dungeon dalla serie principale sono i sistemi di movimento e combattimento: il protagonista e i compagni si muovono "in linea retta", seguendo il leader alla testa del gruppo. Girovagando per i corridoi e le stanze si incontrano varie tipologie di nemici, da fronteggiare adottando sin da subito un corretto posizionamento: per attaccare è dunque necessario direzionarsi verso l'avversario, cercando di sfruttare la conformazione della mappa per massimizzare i vantaggi del nostro team. È ad esempio buona norma attirare un gruppo di ostili verso una strettoia, in modo da trovarsi a gestire un solo combattimento alla volta, oppure sfruttare i colpi a lungo raggio per mantenere una distanza di sicurezza e, soprattutto, fare il possibile per mettere i compagni (che agiscono in automatico rimuovendo molti fastidi lungo il cammino) nella condizione di sfruttare al meglio le proprie capacità.

    Sono tutti meccanismi fondamentali che il gioco permette di apprendere nel giro di una manciata di minuti e, sebbene il livello di sfida non sia particolarmente elevato, vi consigliamo caldamente di dedicare il giusto impegno all'assimilazione delle basi. Morire in Mystery Dungeon, infatti, comporta la perdita immediata di tutto il denaro e degli oggetti raccolti. L'unico aspetto che, ad ora, risulta un po' impacciato è la gestione del movimento: date le performance di Switch, il gameplay è tendenzialmente più rapido rispetto alla versione originale per GBA, tuttavia la "griglia" invisibile ereditata dall'edizione originale porta a spostamenti un po' macchinosi che sembrano sposarsi male col ritmo più elevato di DX.

    Nonostante la semplicità iniziale, Squadra di Soccorso nasconde una profondità di tutto rispetto, che nella demo si lascia solo intravedere, ma che potrebbe arricchire non poco l'avventura: ad esempio, dovremo fare attenzione al livello di "sazietà" mostrato sullo schermo, che si consuma lentamente man mano che si compiono azioni e, una volta azzerato, può lasciare il nostro alter ego debilitato (un aspetto che si farà sicuramente più importante nei dungeon avanzati).

    Per evitare di mettere a rischio la nostra squadra, dovremo dedicare una certa cura anche anche alla selezione delle mosse pokémon, che si aggiornano con l'aumentare del livello nello stesso modo della serie principale, ma con la possibilità di combinare diversi attacchi dopo aver speso denaro presso un preciso NPC. Nella migliore tradizione della serie, insomma, anche Mystery Dungeon lascia progressivamente spazio a una complessità ludica decisamente piacevole.

    Shopping

    Superate le prime quest, che permettono di prendere confidenza con un paio di labirinti, si avrà accesso al rifugio e alla Piazza Pokémon: il primo è il punto da cui comincia la "giornata lavorativa" del team di soccorso, tra un controllo alla casella di posta, rimpolpata sistematicamente da un puntuale Pelipper, e le visite mattutine del proprio partner, mentre il secondo funge invece da hub centrale, il luogo dove organizzare il proprio team e fare acquisti. Qui troveremo ad esempio il Gulpin esperto di mosse che può "associare" due attacchi per combinare i danni (aumentando però il consumo di cibo), o il Deposito Kangaskhan, dove vengono recapitati automaticamente i premi raccolti in coda alle missioni.

    Nell'ora disponibile nella demo, a ricoprire un ruolo fondamentale sono l'ufficio postale dei Pelipper, in cui sono disponibili diverse quest da accettare (divise in livelli di difficoltà) e il Dojo Makuhita, in cui spendere ticket allenamento per addestrarsi e potenziare ulteriormente il proprio roster. Nel primo caso, è possibile affrontare più di un incarico alla volta presso il medesimo labirinto, in modo da completare diverse missioni in un solo viaggio, ottimizzando così le giornate lavorative.

    L'offerta è pertanto potenzialmente vastissima, tra le numerose quest secondarie e la generazione procedurale dei dungeon. Fra un salvataggio e l'altro, dovremo inoltre occuparci di risolvere il mistero centrale dell'avventura, e scoprire perché abbiamo perso il nostro corpo.

    Pokémon Mystery Dungeon: Squadra di Soccorso DX Questo breve assaggio di Pokémon Mystery Dungeon Squadra di Soccorso DX ci ha lasciato sensazioni più che positive: nonostante gli anni sulle spalle, la struttura ludica nata su Game Boy Advance sembra aver retto più che egregiamente al passare del tempo, anche se qualche ruvidità sembra persistere (specialmente per quanto riguarda il sistema di movimento). Nonostante ciò, questo remake, oltre a un comparto artistico incantevole, ha tutte le potenzialità per garantire ore e ore di avventure, a fronte di una complessità “sottocutanea” di tutto rispetto. Non dovremo comunque attendere molto, perché il 6 marzo scopriremo quanto è profonda la tana dei pikachu.

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