Pro Evolution Soccer 2019: Difesa e Contropiede, provato il nuovo PES

A distanza di poche settimane dal primissimo contatto siamo tornati a destreggiarci con il calcio secondo Konami con maggiore tranquillità...

Pro Evolution Soccer 2019
Anteprima: PlayStation 4 Pro
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Che la situazione di PES 2019 non sia esattamente semplicissima può essere considerato un dato di fatto piuttosto incontrovertibile: il rivale di sempre è in una posizione di egemonia ormai consolidata negli anni, con addirittura una licenza di prestigio assoluto come la Champions League passata nelle mani di Electronic Arts e pronta a siglare il potenziale colpo del KO. Non una condizione invidiabile, sulla carta. Eppure, al di là di tutto, Konami non molla, e anzi sembra intenzionata a provarci comunque, come accade certe volte sul rettangolo verde, quando davanti ti trovi uno squadrone all'apparenza invincibile pronto ad annientarti. E allora ti arrocchi in difesa, ti compatti saldando i ranghi e dai tutto quello che hai in corpo - se non addirittura un po' di più - per provare a sovvertire un pronostico che pare già scritto. Detto che, comunque vada, quando succede così alla fine è difficile che i tuoi tifosi non ti tributino comunque scroscianti applausi, al di là del risultato al 90'.

    PES si evolve

    Ecco, durante la prova negli uffici milanesi di Digital Bros, PES 2019 mi ha dato proprio questa impressione: l'idea di un gioco che nonostante tutto non soltanto non si arrende, ma che anzi prova a reggere ai micidiali assalti dell'agguerritissimo competitor con un contropiede fulminante, senza accontentarsi nemmeno di un pareggio che per certi versi potrebbe già risultare tra l'insperato e il miracoloso.

    Beata incoscienza, come si suol dire. La stessa incoscienza e la leggerezza che si intravede nelle giocate tipiche di uno dei volti dell'edizione 2019 del calcio secondo Konami, quel Philippe Coutinho che con i suoi prodigi con la casacca del Liverpool è riuscito a stregare il leggendario "més que un Club" blaugrana" - finalizzando lo scorso gennaio un corteggiamento durato un'estate e oltre.
    Come si diceva nell'anteprima losangelina a cura dal collega Giuseppe Arace, PES 2019 riparte da quattro elementi cardine: l'abbandono delle console della passata generazione, l'uscita anticipata al 30 agosto, l'aggiunta di licenze riguardanti sette nuovi campionati e l'enfasi sull'inclusione delle leggende. L'idea di concentrarsi solo su PS4, Xbox One e PC nasce dalla voglia di sfruttare al massimo gli hardware moderni, senza scendere a compromessi: una dichiarazione d'intenti che si traduce nell'Enlighten, un software per l'illuminazione che punta al massimo del realismo (e che dà il meglio di sé all'imbrunire, quando sole e ombra si alternano coesistendo), oltre che nelle animazioni e nelle espressioni facciali dei giocatori, particolarmente convincenti nel caso dei campioni più celebri.

    L'uscita alla fine di agosto è invece una manovra al 100% commerciale: come sostengono alcuni allenatori la miglior difesa è l'attacco, e dunque PES 2019 prova ad aggredire FIFA giocando d'anticipo e concedendosi un intero mese di permanenza sul mercato in totale solitudine (il rivale EA Sports debutterà soltanto il 28 settembre). Basterà per solleticare la fame dei malati di calcio in piena astinenza? Difficile capirlo ora, anche se si tratta di un azzardo che almeno in teoria potrebbe ragionevolmente pagare. Meno convincente invece, almeno dalle nostre parti, l'inclusione di sette nuovi campionati minori tipo la Serie A brasiliana o la massima lega belga, con la Russian Premier League in esclusiva assoluta: PES 2019 sarà anche l'edizione con il maggior numero di acquisizioni su licenza nella storia della saga, eppure è dura pensare di poter arginare così l'abbandono a una competizione prestigiosa come la Champions League (e francamente poco cambiano un torneo pre-stagionale come la misconosciuta International Champions Cup o leggende quali Beckham e Romario non disponibili altrove).
    Ma, alla fine, controller alla mano, com'è questo PES 2019? A giudicare dal clima festoso, dagli schiamazzi e dalle esultanze difficili da contenere mie e dei colleghi presenti al piccolo evento-anteprima, direi decisamente godibile. Quello che mi ha impressionato maggiormente è la fluidità delle azioni, lo sviluppo della manovra con un ritmo credibile, la sensazionale naturalezza con cui certe animazioni si adattano al contesto, con un'evoluzione del sistema First Touch Impact già visto nel predecessore che consente di controllare il pallone non solo con i piedi ma anche con altre parti del corpo, a seconda di come si arriva sulla palla.

    Capita così di assistere a contrasti battaglieri (con forse ancora qualche "fagiolata" di troppo, specie se i contendenti come nel mio caso non sono esattamente dei pro player...), a spettacolari tocchi di fino, a esplosive conclusioni da fuori area e a titaniche parate rese ancor più incredibili dai replay. Il tutto sotto l'occhio di un arbitro di certo non particolarmente severo, ma per fortuna ben più presente che in passato.

    Pro Evolution Soccer 2019 Con un myClub completamente rivisto sia in termini estetici che di meccaniche, animazioni che mostrano la stanchezza degli atleti legate a doppio filo con le nuove sostituzioni “al volo” - ovvero senza mettere l'azione in pausa, appena la palla esce dal campo - e il ritorno della neve come condizione meteo destinata ad avere un notevole impatto sui match (peccato che però il campo non si imbianchi via via...), PES 2019 potrebbe avere tutte le carte in regola per proporsi come un'alternativa di lusso allo status quo brandizzato EA Sports. Sarà sufficiente a resistere agli attacchi corali di un concorrente forse a questo giro più determinato che mai? Non lo so, eppure io, dovessi basarmi sull'esperienza avuta in Digital Bros, mi farei comunque più di qualche altra partita.

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