Project REsistance Beta: prime impressioni sullo spin off di Resident Evil

Abbiamo passato diverse ore con la Closed Beta di Project REsistance, e abbiamo intravisto tutte le meccaniche dello spin-off della serie Resident Evil.

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  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • La leggenda narra che l'araba fenice rinasca dalle sue ceneri ogni volta in cui sopraggiunga la morte, per tornare a solcare i cieli con le sue ali infuocate. In un certo senso, la creatura mitologica ci ricorda Capcom che, negli anni passati, si era smarrita, persa tra i meandri dell'industria. C'è stato un tempo in cui la fine si è avvicinata pericolosamente per lo studio di Osaka, e il simbolo di questa parabola discendente era il brand di Resident Evil: l'orrore aveva lasciato spazio all'azione sfrenata, e i personaggi coinvolti, da sopravvissuti disperati dell'incubo, erano diventati superuomini in grado di sconfiggere qualsiasi minaccia. Il settimo capitolo ha avuto dunque bisogno di un "individuo comune" per tornare a instillare la giusta tensione nel giocatore, dando forma ad uno degli episodi più amati della saga.

    Come abbiamo visto nella nostra recensione di Resident Evil 2 Remake, inoltre, l'enorme abilità dell'azienda di ricostruire la formula dell'avventura di Leon e Claire ha permesso alla serie di tornare in via definitiva sulla cresta dell'onda. Poi, d'improvviso, c'è stato l'annuncio inaspettato di Project Resistance, uno spin-off multiplayer che agli occhi di alcuni utenti è sembrato un piccolo passo falso da parte di Capcom dopo una sequela di successi, riportando alla mente produzioni non certo indimenticabili quali Umbrella Corps e Operation Raccoon City. Senza troppi pregiudizi, abbiamo trascorso un intero week end nel tentativo di sfuggire dal Mastermind grazie ad una versione beta del gioco, e siamo pronti a darvi le nostre impressioni preliminari sull'opera firmata NeoBards Entertainment.

    Quattro sopravvissuti, sempre pronti, sempre all'erta

    Dalla nostra precedente anteprima di Project Resistance, sappiamo già che il titolo è a cura del team dietro Onimusha Warlords e l'HD Collection di Devil May Cry. Questa volta i ragazzi taiwanesi sono alle prese con un'opera inedita, un multiplayer 4 vs 1, ambientato nella cittadina del procione sorridente e della carne decomposta.

    È qui che un gruppo di ragazzi viene catturato e sottoposto ai test della malefica Umbrella, rappresentata dal "nuovo arrivato" Daniel Fabron, collegato ad Alex Wesker e allo stesso fondatore della compagnia. Lo scopo dei giovani è di fuggire indenni dalla struttura, mentre quello del Mastermind è di impedire che ciò accada, utilizzando ogni mezzo a sua disposizione.

    Elemento imprescindibile in questa lotta senza quartiere è il tempo, scandito da un timer che, a ogni azione, aumenterà o diminuirà la sua durata: subire danni, ad esempio, toglie preziosi secondi, mentre l'abbattimento di un mostro rimpinguerà la clessidra.

    Ne consegue che i quattro giovani devono cercare, nei limiti del possibile, di agire velocemente e senza incassare troppe ferite. In caso di "morte", la vittima tornerà al primo checkpoint utile, ma toglierà all'intero team un ammontare di ben trenta secondi.

    Il tutto si snoda attraverso una mappa divisa in tre aree e intervallata da alcuni obiettivi necessari per la fuga, tra cui terminali d'accesso o bio nuclei dell'Umbrella da distruggere.
    Questo primo aspetto pone immediatamente al centro dell'esperienza la rapidità d'azione: è vitale, infatti, agire tempestivamente. Occorre quindi che il gruppo si divida autonomamente per battere palmo a palmo la zona, altrimenti il rischio è quello di fornire una comoda finestra al Mastermind per piazzare le sue unità. Ci troviamo di fronte a un prodotto che, allo stato attuale, non riprende la furtività propria di Dead By Dailight, bensì la frenesia vista in giochi come Evolve. Nonostante il riutilizzo degli assets visti in Resident Evil 2, i nostri match sono stati talmente fulminei e caotici da non generare alcun senso di paura. L'atmosfera generale, pertanto, è ben lontana dall'angoscia provata in compagnia di Leon e Claire.

    Lavoro di squadra

    I sopravvissuti devono far fronte comune agli abomini che si frappongono tra loro e l'uscita. A tal proposito, c'è tutto un sistema di classi da sfruttare per salvare la pelle: Samuel, ex pugile, è quello preposto ad abbattere più velocemente le creature; A seguire Tyrone, il "tank" che può potenziare la difesa degli alleati, è dotato di una forza non lontana da quella del compagno; concludono il quartetto January e Valerie, preziosissime nell'equilibrio generale dei match.

    La prima è infatti un hacker che può disattivare le telecamere del Mastermind e aumentare il "costo" delle sue truppe per una quindicina di secondi; la seconda è invece un "supporto" in grado di curare le ferite dei compagni, e ha in dotazione un comodo scanner per sondare l'area in cerca di oggetti chiave e altri gadget.

    Insieme, i quattro possono guardarsi le spalle a vicenda, eliminare più facilmente le schiere di mostri e disinnescare le trappole preparate da Fabron. Il Mastermind, che tutto vede grazie alle sue telecamere e a una comoda mappa, deve approfittare subito degli errori del team: ci è capitato per esempio di ritrovarci, soli e disarmati, chiusi in una stanza in compagnia di un licker, o con le spalle al muro di fronte al cinereo viso di Mr. X.

    Esistono poi altri elementi non esplicitati direttamente dal gioco, ma che vanno tenuti in considerazione durante la selezione del sopravvissuto: è questo il caso delle porte sbarrate, che richiedono alcune spallate per essere abbattute. I due membri maschili del gruppo possono risolvere la situazione in pochi secondi, mentre le donne al confronto perdono più tempo.

    Dato questo squilibrio in termini di forza, al gentil sesso viene data subito un'arma da fuoco per la propria difesa, mentre i due uomini hanno solo oggetti contundenti (a rischio rottura) all'inizio del match. Oltre a munizioni ed erbe è possibile raccogliere dei crediti per acquistare altri gadget presso alcuni fabbricatori, solitamente distribuiti a coppie per ogni area.

    In termini generali, l'idea dietro Project Resistance funziona, ma con "molte" riserve. Se il sistema di shooting non si discosta da quello del recente remake, a convincere meno sono gli inediti scontri corpo a corpo: animazioni e hitbox sono chiaramente disorganizzate, e il risultato è un continuo susseguirsi di colpi scagliati nella speranza di beccare il bersaglio. Un aspetto che riguarda tanto i sopravvissuti, quanto le creature dell'Umbrella (il Mastermind, d'altronde, può prendere il controllo dei non morti). Ne consegue che, quando la situazione si fa burrascosa, con un numero elevato di nemici e tutto il team umano presente, si scatena un caos totale e poco piacevole.

    Contribuisce alla confusione anche l'HUD del gioco, che pone troppi elementi su schermo (come il timer, che risulta gigantesco), e non comunica alla perfezione informazioni vitali, come ad esempio il momento in cui la maggior parte del team è pronta per fuggire da un'area, in modo da avvertire i "ritardatari" di affrettarsi.

    Dalla parte del male

    Se in tutti questi anni avete fatto il tifo per l'Umbrella, in Project Resistance avrete a disposizione tutto il suo capitale biologico. Il Mastermind, infatti, deve agire tempestivamente per impedire che i sopravvissuti abbiano la meglio, e per farlo è obbligato a prevedere ogni loro mossa: prima di iniziare il match, per esempio, si possono selezionare alcuni schemi per distribuire gli oggetti chiave e le creature. Nella beta ne erano presenti alcuni di default, ma ipotizziamo che, nella versione finale del titolo, verrà data la possibilità di generare offline le proprie disposizioni.

    Una volta entrato in azione, il Mastermind ha la facoltà di selezionare qualsiasi telecamera della zona, mentre la sopracitata mappa mostra i movimenti delle cavie. Le azioni disponibili sono diverse: rinforzare porte, staccare la corrente e attivare interruttori, ma l'offesa principale è rappresentata dalle truppe. Attraverso una barra di energia che si rigenera col tempo, Fabron può piazzare sul campo trappole ed abomini.

    Quelli più potenti, come il licker, hanno un costo molto alto, mentre un innocuo zombie strisciante sarà praticamente gratuito. Gettare nella mischia unità a casaccio è tuttavia deleterio, dato che a ogni abbattimento gli umani guadagneranno secondi preziosi. Ne deriva quindi la necessità di valutare attentamente quali minacce contrapporre ai sopravvissuti.

    Inizialmente, il primo impatto con Project Resistance è stato traumatico: ogni sessione si trasformava in un puro macello di carne infetta e fluidi corporei. Una volta che i giocatori hanno preso confidenza con l'unica mappa disponibile, però, l'esperienza ha iniziato a trovare un proprio equilibrio.

    Il turno di Nemesis?Prima di iniziare la partita, si possono gestire i propri mazzi di unità (nella beta questa funzione purtroppo era bloccata). Prima di arrivare a questi menu, però, è richiesto di selezionare sia il Mastermind che l'Ultimate. Tutto ciò ci suggerisce che in futuro il team potrebbe introdurre altri villain celebri, nei ruoli di "mente e braccio". Proseguendo nella nostra ipotesi, c'è il margine per inserire personaggi appartenenti al primo capitolo, ma se si pensa alle dimensioni di Mr.X, oltre al precedente modello di Tyrant, c'è solo un titano che ben si presterebbe a questo ruolo...

    Di fronte a un team rapido e organizzato, il Mastermind può essere messo in difficoltà, anche se alcuni elementi hanno ancora bisogno di essere bilanciati al meglio. Uno di questi è il celebre Tyrant visto con gli occhi di Leon e Claire. La creatura rappresenta l'Ultimate di Fabron, e viene resa disponibile casualmente solo nelle zone avanzate. Una volta schierato, avremo un minuto nei panni dell'energumeno che, di fatto, è invulnerabile a qualsiasi danno e, anche se piuttosto lento, è in grado di rispedire chiunque al Creatore con una presa. La durata della mossa in questione è di una decina di secondi, e in tale frangente i compagni possono tentare di salvare il malcapitato.

    Si tratta di un elemento da ricalibrare al meglio all'interno dell'impasto ludico, dato che certe zone della mappa, anguste e ristrette, facilitano molto la vita di Mr.X. Diminuire leggermente il suo tempo a disposizione, per esempio, potrebbe dare un maggior equilibrio nei match. Basta infatti un singolo errore grave per macchiare inevitabilmente la partita, senza grandi chance di recupero.

    I margini per perfezionare l'esperienza sono in definitiva ben visibili: per garantire a questo spin off una lunga vita è ovviamente fondamentale un buon piano di supporto da parte di Capcom, nella speranza che le criticità riscontrate nella beta vengano smussate nel tempo che ci separa dalla data d'uscita.

    Resident Evil Project Resistance Project Resistance è un esperimento che non ci sentiamo di bocciare a priori. Gli elementi del secondo capitolo sono stati riutilizzati al meglio, e in questa fase preliminare sono altri aspetti a convincere meno: parliamo nello specifico del combattimento melee e del bilanciamento generale. Allo stesso modo, l’HUD dovrebbe essere quantomeno ridotto, e col giusto supporto e un prezzo favorevole potremmo trovarci di fronte a una piacevole esperienza a tinte horror. In tutto ciò, non bisogna dimenticare che troveremo anche una componente single player ad accompagnare la modalità multigiocatore: restiamo dunque in attesa di ulteriori dettagli per comprendere fino in fondo quali sono i piani di Capcom.

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