Project xCloud arriva in Italia: Microsoft sfida Google Stadia

Abbiamo provato la beta di Project xCloud, finalmente giunto in Italia: la battaglia per il futuro dello streaming ha inizio!

Project xCloud arriva in Italia
Anteprima: Xbox One
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Dopo diversi mesi di test nei primi Paesi selezionati, arriva anche in Italia la beta ad accesso limitato di xCloud, il servizio di gioco in streaming che rappresenterà un tassello fondamentale delle future strategie di Microsoft. L'apertura per gli utenti dello stivale e più in generale per diversi giocatori europei può essere letta come un passo deciso in direzione della definitiva commercializzazione del servizio, che vuole agire in sinergia con il Game Pass così da distinguersi per quel che riguarda offerta economica e libreria.

Bisogna ammettere tuttavia che la prima giornata di prove non ci ha lasciati pienamente soddisfatti: la qualità dello streaming griffato Microsoft è molto altalenante, sul fronte dell'esperienza utente, della pulizia visiva e persino della riduzione della latenza, campo in cui altri concorrenti già presenti sulla piazza sembrano primeggiare senza fatica. Come avremo modo di ribadire più volte nel corso dell'articolo, i problemi potrebbero essere legati al sovraffollamento dei server o al carico di accessi che, complice la legittima curiosità del pubblico, l'infrastruttura deve sopportare. Tuttavia ci sembra che la tecnologia impiegata dal colosso di Redmond per xCloud non sia ancora allo stato dell'arte, e che un aggiornamento di tutto l'impianto - già promesso da Microsoft - sia necessario prima far uscire il servizio dalla fase di test.

Un catalogo immenso

L'applicazione Game Streaming, disponibile su Android e iOS, si presenta con un'interfaccia semplice e minimale. Dopo l'immancabile schermata Xbox, in cui il logo della console troneggia su sfondo verde, veniamo proiettati nell'homepage. Con un paio di tocchi è possibile passare da xCloud alla cosiddetta funzione Console Streaming, che come il nome lascia intendere permette di eseguire lo streaming su mobile utilizzando direttamente la propria console e i titoli in essa installati, magari per liberare lo schermo della TV o per giocare nella stanza accanto.

In questo caso ci interessa però il Cloud Gaming, che ci permette invece di utilizzare il piccolo schermo dello smartphone per giocare, senza nessun hardware aggiuntivo, a tutti i titoli inclusi nella libreria. Quando Project xCloud sarà lanciato ufficialmente sarà possibile giocare a tutti i prodotti inclusi nel Game Pass, avendo accesso ad una mole impressionante di videogame.

Anche adesso che bisogna mettere in conto qualche assente illustre (come ad esempio il recentissimo Ori and the Will of the Wisps), il catalogo che xCloud propone è semplicemente gigantesco.

Oltre alle principali esclusive Xbox (tra cui Forza Horizon 4 e Gears 5, punte di diamante dell'offerta Microsoft) troviamo interessanti titoli multipiattaforma come Ace Combat 7, Hellblade, Darksiders 3, Destiny 2, l'ultimo Just Cause. Il catalogo, che sarà accessibile pagando un abbonamento mensile, stacca di diverse lunghezze quello di Stadia, il servizio di Google che in molti hanno già identificato come il principale concorrente di xCloud. La verità è che per il momento l'offerta commerciale e le piattaforme di destinazione dei due prodotti sono molto diverse, ma è innegabile che l'idea di Microsoft risulti in potenza estremamente più allettante. Ricordiamo in ogni caso che il colosso di Redmond dovrà lavorare molto sull'accessibilità, se davvero vuole combattere sugli stessi territori che il colosso di Mountain View sta provando a colonizzare: del resto xCloud è attualmente un servizio destinato solo alle piattaforme mobile, e sarebbe interessante vederlo approdare anche sugli schermi delle TV o su quelli dei computer meno performanti.

La qualità dell'esperienza

Si diceva che l'interfaccia dell'app è semplice e immediata: sono poche le schermate per le opzioni o la personalizzazione dell'esperienza, e il contatto con la libreria passa da un lungo elenco di icone, al vertice del quale troviamo una sezione con i giochi avviati di recente. Per ogni titolo è disponibile una descrizione con le caratteristiche principali, e cliccando sul tasto avvia si può cominciare a giocare.

Tuttavia, la fluidità e la "morbidezza" dell'esperienza non sono proprio il massimo. Al netto di qualche bug che costringe a chiudere l'applicazione e ripartire, i tempi d'accesso al gioco possono essere molto estesi: si va da una trentina di secondi di caricamento fino ad un paio di minuti di attesa. Di tanto in tanto capita di rimanere bloccati nella schermata di caricamento, senza sapere se si tratta di tempi tecnici per l'accesso ai server o se il problema è legato all'instabilità dell'applicazione.

La meravigliosa immediatezza di Google Stadia sembra davvero impossibile da raggiungere, al momento, anche per un'altra questione: i tempi di caricamento del software, paragonabili a quelli della console "liscia" di Microsoft. Se è vero che i server di Stadia sono meno prestanti di quanto Phil Harrison avesse lasciato intendere in origine, bisogna ammettere che le schermate di loading sono quasi fulminee, impressionanti soprattutto per chi viene dall'ambito console.

I server di xCloud sono, allo stato attuale dei fatti, equiparabili all'hardware di Xbox One S, con tutto quello che ne consegue: loading time estesi, e qualche singhiozzo per i giochi più elaborati. Al momento non si pone il problema della risoluzione, dato che si gioca su uno schermo dalla diagonale molto piccola, ma se xCloud vorrà espandersi in altri ambienti, anche questo fattore andrà messo in conto.

Veniamo infine alle prestazioni visive e alla latenza. I test sono stati condotti in condizioni ottimali, in ambiente Wi-Fi a 5Ghz e con una connessione a banda larga di 1Gbps. Il ping misurato su Milano è sempre stato inferiore a 4 millisecondi, mentre sale a 9 millisecondi se effettuiamo un test su Parigi, a 18 su Londra e Amsterdam. In questa situazione, dobbiamo ammettere di essere rimasti un po' delusi sia dalla responsività dell'esperienza, sia dalla pulizia visiva globale.

Gli artefatti legati alle operazioni di compressione e decompressione dati sono in molti casi estremamente visibili, nonostante le ridotte dimensioni dello schermo. Si notano pixel bene in vista, macchie di colore, e di tanto in tanto cala anche la pulizia audio (le tracce gracchiano o addirittura saltano per un istante). Sensazioni non positive anche per quel che riguarda l'input lag, che si fa sentire in ogni situazione. In titoli come Ori and the Blind Forest o come Sea of Thieves si riesce a giocare senza troppi problemi, ma diventa difficilissimo gestire sparatutto in prima persona come Destiny (a tratti ingiocabile anche in pattuglia, figurarsi online) e picchiaduro come l'ultimo Tekken. Da notare che nelle stesse condizioni di connessione e latenza, l'esperienza con Stadia (a volte persino sullo stesso gioco, come Destiny 2) non evidenziava nessun problema di input lag, distinguendosi anche per un'immagine estremamente più nitida e pulita.

Torniamo a ribadire che i test non propriamente esaltanti possono dipendere in parte anche dal gran numero di giocatori europei che proprio in queste settimane stanno accedendo al servizio per la prima volta, ma ci aspettavamo qualcosa di meglio soprattutto sul fronte della compressione video. Importante specificare, prima di chiudere, che i requisiti di banda di xCloud sono estremamente bassi.

Stando alle dichiarazioni dell'azienda, il minimo indispensabile per far funzionare il servizio è una connessione a 4.75 Mbps, anche se il suggerimento è quello di arrivare almeno a 9Mbps Un requisito sicuramente meno esoso rispetto a quello di Stadia, che potrebbe rendere xCloud appetibile anche a chi ha una connessione non propriamente guizzante.

Project xCloud La prima prova con xCloud evidenzia qualche inciampo che Microsoft dovrebbe provare a correggere nel tempo che ci separa dal lancio ufficiale. Lavorare sulla riduzione della latenza e sulla qualità della compressione video è imperativo per avere un servizio competitivo sul fronte prestazionale e non solo su quello della libreria e dell'offerta commerciale. Del resto, diciamo la verità: appoggiandosi sul catalogo del Game Pass e proponendosi come servizio in abbonamento, xCloud ha un vantaggio sensibile sulla concorrenza, ma in pochi saranno davvero interessati a sfruttare un prodotto che mostra gli stessi limiti che lo streaming videoludico aveva fino a qualche anno fa, in termini di pulizia visiva e responsività. È necessario un investimento sull'infrastruttura server, che permetta al servizio di funzionare bene anche su altri schermi oltre a quelli degli smartphone, riduca i tempi di caricamento e di avvio dei prodotti, e migliori la qualità complessiva di xCloud. Microsoft ha promesso che arriverà, e noi speriamo davvero che l'azienda mantenga questa promessa entro breve tempo. È forse l'unico modo per concretizzare le potenzialità del servizio.