Raiders of the Broken Planet: Provato il nuovo gioco di Mercury Steam

Abbiamo provato Raiders of the Broken Planet, il nuovo gioco di Mercury Steam, autori di Castlevania Lords of Shadow.

Raiders of the Broken Planet
Anteprima: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Dopo aver sviluppato la trilogia di Castlevania: Lords of Shadow, per i ragazzi di Mercury Steam era arrivato il momento di prendere una nuova direzione. Sia dal punto di vista creativo che per quanto riguarda il modello di business: così tanti anni in compagnia dei vampiri di Konami hanno fatto intravedere al team spagnolo tutti i limiti del sistema di publishing classico, e li hanno quindi convinti a puntare su un progetto indipendente. Un titolo pensato per durare nel tempo, evolvere grazie ai feedback della community, e soprattutto dare sfogo a tutte le energie dello studio. Ne è nato Raiders of the Broken Planet, un progetto complesso e interessante, con il potenziale per creare una solida community ed incuriosire anche quei giocatori che ormai guardano con sospetto gli sparatutto in terza persona.
    A presentarci il gioco, durante la nostra visita negli uffici di Madrid, è Enric Alvarez, direttore creativo e capo dello studio. "Raiders of the Broken Planet è un titolo molto difficile da spiegare. Nel calderone ci sono tante idee, una componente cooperativa, un multiplayer asimmetrico ed una storia importante, visto che lo sviluppo narrativo vuole rappresentare un elemento fondamentale dell'insieme". Lo ascoltiamo con interesse, mentre ci presenta i personaggi ed il contesto della produzione.

    Raiders of the Broken Planet, ci dice, è ambientato su un misterioso pianeta nella costellazione di Lira, a diversi anni luce dalla terra. Nelle viscere di questo corpo celeste si produce, in maniera naturale, una risorsa energetica davvero unica, l'Aleph: un minerale che può essere sfruttato per ridurre drasticamente i tempi dei viaggi interstellari, rappresentando quindi una risorsa preziosissima. Lo sfruttamento incondizionato dell'Aleph ha portato ad un impoverimento dei giacimenti, così che le squadre di mercenari inviati dalle corporazioni terrestri a supervisionare le operazioni di estrazione si siano trovate di fronte ad una situazione di emergenza. Costretti a raccogliere le ultime riserve per sperare di tornare a casa, i mercenari si sono divisi in quattro fazioni, che adesso si contendono il controllo dei punti caldi del pianeta.
    Alvarez ci conferma che il setting si ispira per alcuni tratti a quello del mitico Dune, e che l'obiettivo del team di sviluppo era quello di pensare ad una storia di frontiera ambientata però nello spazio profondo. Nel corso della presentazione salta fuori il nome di un capolavoro della cinematografia western: I Magnifici Sette. A livello di situazioni, tensione narrativa e costruzione dell'immaginario, Raiders of the Broken Planet compie del resto un'operazione analoga a quella del lungometraggio di John Sturges. I personaggi che ci troveremo a controllare hanno tutti i propri tratti distintivi, in fatto di personalità, look, e ovviamente abilità. Ciascuno ha motivazioni ben precise, un approccio riconoscibile allo scontro, ed un character design che non esitiamo a definire sopra le righe.

    Sebbene il gioco possa essere affrontato anche in solitaria (approccio fortemente sconsigliato, se non per prendere dimestichezza con qualche nuovo eroe), generalmente gli utenti dovranno formare un team di quattro eroi ed affrontare le missioni della trama principale.
    Anche in questo caso ci sono però delle novità: Raiders of the Broken Planet sarà suddiviso in quattro campagne, ciascuna dedicata ad una delle fazioni presenti. Non si tratta di un gioco episodico, ci spiega Enric: piuttosto di un titolo modulare. Le campagne possono infatti essere affrontate nell'ordine che si preferisce, e la "frammentazione" dello story mode è legata soprattutto alla volontà di creare un business model virtuoso. I singoli pacchetti avranno un costo molto basso, così ogni giocatore potrà investire nel prodotto quanto più riterrà opportuno, avvicinandosi magari per curiosità e poi ampliando invece la base di contenuti a propria disposizione.
    Ogni campagna sarà in ogni caso costituita da quattro missioni, tutte molto ben diversificate in quanto ad ambientazioni e obiettivi. Ogni incarico è strutturato in varie fasi, e presenta quindi uno svolgimento ben delineato: ci sono combattimenti contro enormi boss tentacolari, missioni di recupero, immancabili sezioni ad ondate, ed altre trovate che vivacizzano l'azione e stimolano la cooperazione fra i giocatori.
    Il nucleo ludico di Raiders of the Broken Planet, del resto, è quello di uno sparatutto in terza persona che recupera molti elementi dagli "hero shooter" che stanno spopolando online. Se il sistema di copertura (automatico) e quello che regola gli attacchi corpo a corpo sono identici per ogni personaggio, infatti, ciascun Raider ha armi e abilità distintive, che modificano in maniera radicale il feeling delle sparatorie e le possibilità di approccio allo scontro. Anche in questo caso la parola d'ordine è varietà: già con gli (anti)eroi disponibili al lancio (acquistare le campagne vi permetterà di sbloccarne alcuni, mentre gli altri andranno ottenuti grazie ai crediti in-game) la situazione è discretamente complessa.
    C'è ad esempio un cecchino, Harec, il cui fucile funziona un po' come quello di Widowmaker (il moltiplicatore del danno cresce gradualmente mentre lo zoom è attivo), e che può anche sfruttare la sua skill per proiettarsi in qualsiasi angolo della mappa, restando addirittura appeso alle pareti per sorprendere i nemici. Oppure un furioso bandito, Lycus, che predilige gli scontri ravvicinati: è dotato di pistole tonanti a corto raggio, e di uno scudo cinetico che può schermarlo dai proiettili, permettendogli così di avvicinarsi alle vittime.
    Anche nel caso in cui riesca a raggiungere gli avversari, comunque, Lycus dovrà dimostrarsi più astuto di loro, dal momento che in Raiders of the Broken Planet gli scontri corpo a corpo vengono gestiti con un meccanismo simile a quello della morra cinese: i giocatori coinvolti possono infatti eseguire una presa, un colpo oppure una schivata, e ciascuna mossa è in grado ovviamente di disinnescarne un'altra. Un meccanismo che probabilmente deve ancora essere bilanciato a dovere, dal momento che l'elevata letalità degli attacchi ravvicinati li rende in certi casi un po' frustranti per chi li subisce all'improvviso, senza avere il tempo di reagire.

    Fra gli altri personaggi che abbiamo provato, in ogni caso, ci sono Raider veloci e scaltri in grado di creare un proprio doppione e scambiare all'occorrenza la propria posizione con il doppelganger, magari per sfuggire di colpo ad una brutta situazione; e poi ancora massicci soldati corazzati dotati di una mitragliatrice a canne rotanti, che deve essere mantenuta in funzione anche quando non si spara, per ridurre i tempi morti.
    La gamma di Raider che ci è stata presentata, insomma, è più che sufficiente a garantire un elevato replay value, rendendo le partite sempre ben diversificate.
    Ovviamente, lo stimolo a giocare e rigiocare le varie missioni arriva anche da un sistema di drop che permette di guadagnare gli schemi per costruire armi progressivamente più potenti, caratterizzate da un design unico e da una serie di bonus passivi che le rendono più utili in battaglia. Ci sono anche dei perk che è possibile attivare prima dello scontro: in Raiders of the Broken Planet assumono la forma di carte speciali, ed hanno ovviamente un certo livello di rarità ed efficacia. Per completare i mazzi legati ai vari personaggi ed alle fazioni ci sarà insomma da faticare un bel po', anche se il team promette che il sistema non sarà eccessivamente basato sul grinding come, ad esempio, quello di Warframe. Niente crafting, insomma, ed un buon grado di rispetto anche per quei giocatori che decideranno di giocare con meno continuità.
    All'appello delle feature distintive di Raiders of the Broken Planet manca però l'ultima e più importante trovata del team di sviluppo. Ovvero l'introduzione di una componente competitiva asimmetrica. Tutte le volte che un gruppo di giocatori si lancerà in missione, potrebbe succedere che un altro utente, pronto a vestire i panni di un "antagonista", invada la loro partita. Se il 4vs1 vi fa pensare subito ad Evolve, siete fuori strada: qui non ci sono mostri giganti, ma semplicemente un Raider che cambia schieramento, sfruttando semplicemente le proprie capacità. Ovviamente il disertore sarà aiutato dall'intelligenza artificiale: una buona conoscenza della missione e dei suoi obiettivi sarà quindi importante, così da anticipare le mosse degli avversari e mettergli i bastoni fra le ruote.
    Per quanto abbiamo avuto modo di provare, il sistema funziona più che bene soprattutto in relazione alla varietà di abilità di cui dicevamo poco sopra. A seconda dell'antagonista che il team si troverà davanti, dovranno cambiare drasticamente le strategie di approccio. Visto che le missioni sono suddivise in fasi, ci saranno momenti in cui un antagonista sarà più a proprio agio, ed altri in cui invece dovrà faticare alla grande. Il suo obiettivo, in ogni caso, sarà quello di uccidere gli avversari riducendo il pool di vite a loro disposizione, cercando poi di nuclearizzare tutto il team mentre queste si ricaricano.

    Se giocare nella parte dei buoni ci darà accesso a risorse, crediti in-game e blueprint, impersonare il ruolo di Antagonisti ci permetterà di guadagnare dei marchi speciali, con cui scalare poi le classifiche dei migliori villain della community. Il team di sviluppo ha già previsto degli eventi stagionali, promettendo agli antagonisti più competitivi una serie di premi e ricompense di tutto rispetto.
    Dopo aver giocato qualche ora a Raiders of the Broken Planet (i curiosi potranno farlo durante la Closed Beta che si terrà il 13 e 14 maggio), dobbiamo ammettere che il meccanismo funziona alla grande, in maniera persino più intrigante rispetto a quanto non succedesse nel già menzionato Evolve ed in tanti altri shooter competitivi asimmetrici.
    Ovviamente la build a nostra disposizione era ancora acerba sotto diversi aspetti: l'idea è quella che ci sia da lavorare un po' per semplificare l'interfaccia di gioco, ma anche per migliorare il feedback complessivo di certe armi, e soprattutto la leggibilità degli scontri corpo a corpo. I ragazzi di Mercury Steam lo sanno bene, e proprio per questo aspettano i primi riscontri da parte della community.
    La scelta di puntare su un progetto indipendente, del resto, sottende alla volontà di restare focalizzati sul prodotto per lungo tempo: da questo punto di vista, sia Enric Alvarez che Dave Cox (producer strappato a Konami, anche lui precedentemente al lavoro su Castlevania) ci sono sembrati di una lucidità quasi disarmante: ci hanno parlato subito della sostenibilità del progetto, della consapevolezza che Raiders of the Broken Planet sarà un titolo che partirà lentamente, e che costruirà la sua fanbase nel tempo. Il lancio delle quattro campagne (iniziali?) sarà quindi un punto di partenza, l'esordio di un prodotto destinato a cambiare nel tempo, evolvendosi grazie al supporto della community.
    Avvicinarsi al titolo in queste fasi preliminari, e magari già a partire dalla beta, potrebbe essere un'ottima occasione per vederlo crescere gradualmente, e supportare con il proprio feedback un team volenteroso e di talento.
    In attesa di scoprire informazioni più dettagliate sul prezzo d'ingresso di Raiders of the Broken Planet, e magari di poter dare un'occhiata a tutti quegli eroi che non erano presenti nella prima build, vi invitiamo a seguirci se volete tenere d'occhio il progetto.

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