Rainbow Six Extraction: uno sparatutto tattico coop difficile e promettente

Il nuovo evento dedicato a Rainbow Six Extraction ci ha permesso di approfondire alcuni aspetti essenziali di un'offerta piuttosto promettente.

Rainbow Six Extraction
Anteprima: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Mancano ormai un paio di settimane all'esordio Rainbow Six: Extraction, lo sparatutto tattico annunciato durante la conferenza di Ubisoft all'E3 del 2019. Nato da una costola di Siege, il titolo propone intense battaglie tattiche che vedono un gruppo di tre giocatori (è anche possibile giocare in solitaria) fronteggiare un'oscura minaccia aliena, determinata a travolgere l'umanità con una cupa marea di orrori proteiformi.

    Lo scorso giugno avevamo potuto saggiare la solidità delle colonne portanti di un gameplay intenso ed impegnativo (qui potete leggere il nostro provato di Rainbow Six Extraction), e di recente siamo tornati a vestire i panni degli operatori dell'iniziativa React nel corso di una sessione di prova che, tra un'incursione furtiva e un assalto al cardiopalma, ci ha dato l'opportunità di testare alcuni aspetti inediti dell'impasto ludico, come ad esempio il sistema di progressione del gioco. Anche questa volta siamo riemersi dal territorio degli Archei con una certa soddisfazione in corpo, sebbene non tutti gli aspetti della proposta ci abbiano convinto appieno.

    Progressione tattica

    Come anticipato, l'ultima sortita tra le maglie dell'apocalisse aliena messa in scena da Extraction ci ha permesso di approfondire uno degli aspetti cardine dell'offerta, ovvero le meccaniche di progressione che scandiranno l'ordalia balistica dei giocatori.

    A questo proposito, lo shooter tattico di Ubisoft mette in campo due sistemi paralleli e complementari, il primo dei quali definisce lo stato d'avanzamento generale e la quantità dei contenuti a disposizione degli utenti. I punti esperienza accumulati durante le missioni (uccidendo nemici, eseguendo azioni di supporto e completando obiettivi) contribuiranno infatti ad accrescere il livello React di ciascun giocatore, innescando lo sblocco di mappe e operatori, elementi cosmetici aggiuntivi e nuovi congegni da sfruttare sul campo. Questi potranno essere acquisiti singolarmente spendendo i React Token guadagnati di livello in livello, e contribuiranno ad inspessire l'assetto strategico del gameplay aumentando la gamma degli strumenti in dotazione ai commilitoni. L'elenco completo (almeno per il momento) spazia dalle classiche granate a frammentazione a diverse tipologie di ordigni incapacitanti, come bombe stordenti, fumogene o capaci di espellere una sostanza collosa e bloccare temporaneamente gli Archei.

    Non mancano ovviamente dispositivi tattici come il classico drone da ricognizione (lo stesso di Siege), sacche di munizioni e corazzature supplementari, kit medici per riprendersi da un abbattimento e mine che, una volta attivate, ci forniranno informazioni sulla posizione dei nemici nelle vicinanze. In linea con la natura prettamente cooperativa dell'esperienza, è chiaro che per massimizzare le nostre possibilità di successo avremo bisogno di concertare le sinergie del gruppo proprio a partire dalla selezione del loadout, scegliendo con criterio anche la formazione degli operatori.

    Il secondo sistema di progressione interessa proprio gli specialisti che compongono il roster di Extraction, interamente ereditato da Siege: i punti esperienza guadagnati ci permetteranno infatti di migliorare le capacità distintive di ognuno dei 18 soldati d'elite presenti nel gioco (un numero destinato a crescere nel tempo).

    L'ex Spetsnaz Finka, ad esempio, sarà in grado di utilizzare la sua Scarica di adrenalina (un'abilità che cura e potenzia l'intero team) anche se atterrata, e così facendo potrà perfino rianimarsi autonomamente, senza alcun intervento da parte dei compagni. Allo stato dei fatti le dinamiche di progressione messe a punto da Ubisoft Montreal - costruite sulla base di quelle di Rainbow Six: Siege - risultano nel complesso ben congegnate, sebbene sia ancora difficile valutare la tenuta dei sistemi coinvolti, sia per quel che riguarda il bilanciamento generale della proposta, sia per ciò che concerne il coinvolgimento a lungo termine della platea.

    Bisogna anche considerare che mancano ancora all'appello informazioni chiave come l'effettiva mole e la varietà dei contenuti disponibili al lancio, l'eventuale presenza di un Battle Pass e la solidità delle modalità aggiuntive che dovrebbero scandire il percorso post lancio di Extraction. Tra queste spiccano gli Eventi Crisi, modalità a tempo limitato che segneranno l'esordio di contenuti tematici inediti, nuovi operatori e nemici da sconfiggere. Di settimana in settimana, gli sviluppatori arricchiranno inoltre l'offerta con gli Incarichi, modalità con regole speciali pensate per aggiungere una nota di varietà alle routine ludiche del gioco, ad esempio eliminando del tutto l'hud e implementando il fuoco amico.

    In attesa di testare con mano queste variazioni sul tema del massacro tattico, nel corso dell'evento organizzato da Ubisoft abbiamo avuto modo di passare qualche ora tra le spire di Protocollo Maelstrom, la modalità che al momento rappresenta la colonna portante dell'endgame di Rainbow Six: Extraction.

    Un assaggio dell'endgame

    L'assetto di Protocollo Maelstrom è sostanzialmente sovrapponibile a quello di una comune incursione, ma con alcune importanti differenze. Tanto per cominciare le sezioni da affrontare in sequenza non sono tre ma nove, caratterizzate da un livello di difficoltà medio tendenzialmente più elevato rispetto a quello delle missioni standard: non solo i nemici in agguato per la mappa si faranno via via più feroci, ma il tempo per portare a termine gli obiettivi di ciascuna zona sarà ridotto progressivamente e i giocatori potranno contare su un numero di risorse (munizioni, cure e quant'altro) progressivamente più esiguo.

    Bisogna poi considerare che Protocollo Maelstrom limita a sei la selezione degli operatori da impersonare: una rosa ridotta che verrà aggiornata ogni settimana assieme allo scenario della modalità e alle sfide proposte. Per il resto, l'attività segue le stesse regole alla base del gameplay di Extraction, e pertanto per portare a casa il risultato non sarà strettamente necessario completare tutte e nove le porzioni della mappa, visto che i giocatori avranno comunque la possibilità di richiedere l'estrazione ad ogni tappa del percorso, e ottenere così un punteggio proporzionato alle imprese compiute.

    In base ai risultati ottenuti, gli utenti potranno scalare più o meno velocemente i ranghi di un sistema di classificazione del tutto simile a quello di Siege (da Rame a Diamante), ed ottenere ricompense estetiche da sfoggiare con orgoglio per affermare il proprio status tra le file della community.

    All'atto pratico, Protocollo Maelstrom si dimostra più che coerente con le sue aspirazioni da attività endgame, amplificando in maniera netta e percepibile il grado di sfida - già considerevole - che caratterizza il gameplay di Extraction. Per sopravvivere alla minaccia degli Archei è infatti necessario sfruttare al meglio le sinergie cooperative al centro dell'impianto ludico, comunicando costantemente con i compagni per stabilire strategie corali efficaci, e facendo il possibile per ridurre al minimo lo sperpero di risorse. Se la furtività è di base un fattore importante per il successo in Extraction, a braccetto con una buona conoscenza del terreno di scontro e degli strumenti in dotazione agli specialisti, in Protocollo Maestrom agire di soppiatto è spesso l'unico modo per sfuggire alla supremazia battagliera degli alieni, specialmente considerando quanto è facile scatenare un assalto massivo, spesso guidato da una torma di Archei d'elite decisamente duri da abbattere. Per quanto l'esperienza modellata da Ubisoft sia in grado di offrire notevoli dosi di appagamento ai giocatori più smaliziati, il bilanciamento del gameplay mostra talvolta fluttuazioni significative, con la complicità di un'intelligenza artificiale non ancora tarata a puntino, che genera qualche dissonanza nel livello di sfida complessivo.

    Abbiamo poi riscontrato qualche problema nella gestione delle hitbox, in particolar modo con alcune categorie di nemici (in primis i melmosi Sludge) che sembrano non registrare correttamente i colpi subiti, con conseguenze potenzialmente infauste sulle sorti della squadra. Parlando del ricco bestiario che popola le zone di contenimento di Extraction, rispetto all'ultima prova abbiamo registrato qualche guizzo stilistico in più nella caratterizzazione degli Archei.

    Sebbene il design delle sottospecie inferiori continui a sembrarci alquanto generico e uniforme, la nuova build ci ha permesso di adocchiare creature decisamente più ispirate ed intriganti, come l'ignobile Lurker - che può rendere invisibile sé stesso e gli abomini nelle vicinanze - o il temibile Tormentor, capace di immergersi nell'Archeloma (la melma nera che ricopre le aree contaminate) per allontanarsi dagli operatori e tornare a bersagliarli dalla distanza.

    Particolarmente interessante - nonché infame - è poi il Protean, una tipologia di Archeo che può assumere le fattezze, opportunamente distorte, di uno degli specialisti e replicare le sue abilità combattive.

    Gli scenari dell'apocalisse

    Durante l'evento digitale organizzato da Ubisoft abbiamo inoltre avuto l'opportunità di visitare diverse location inedite ambientate tra le rovine infestate di New York e San Francisco, due delle quattro mappe composite che dovrebbero comporre il pacchetto di lancio di Extraction.

    In entrambi i casi abbiamo davvero apprezzato la cura riposta dal team nella realizzazione degli scenari, ricchi di dettagli e ben caratterizzati, nonché capaci di sostenere egregiamente il senso di tensione innescato dal gameplay col contributo di un ottimo comparto sonoro. Sebbene la qualità degli ambienti non sia del tutto uniforme, il level design continua a sembrarci uno degli aspetti più promettenti della proposta di Ubisoft Montreal, sia in termini puramente strutturali sia per quel che riguarda la resa estetica del titolo. L'assetto delle varie sottomappe è infatti pensato per offrire una buona diversità situazionale e per accordarsi con il carattere tattico del gameplay, valorizzando la gamma delle possibilità d'approccio concesse agli utenti tanto sul versante del loadout quanto su quello della pianificazione.

    Ci sentiamo comunque in dovere di ribadire che, per quanto efficace, il comparto tecnico di Rainbow Six: Extraction evidenzia chiaramente la natura derivativa della produzione, nata da una costola di Siege e pertanto radicata nella scorsa generazione. Rispetto all'ultimo incontro con il gioco abbiamo notato qualche miglioramento sul fronte dell'effettistica - che resta uno degli aspetti più convincenti dell'insieme - mentre la modellazione poligonale, le animazioni e lo shading continuano a mostrare qualche flessione significativa.

    Seppur funzionale, anche l'interfaccia risulta a volte un po' sovrabbondante e confusionaria, ma in questo caso parliamo di inciampi di valore relativo. In definitiva, insomma, le ore trascorse in compagnia della nuova build di Extraction ci hanno permesso di saggiare ancora una volta il potenziale di un'offerta sfaccettata, impietosa e avvincente, forte dell'esperienza maturata dal team con il popolarissimo Rainbow Six: Siege.

    Allo stato dei fatti restano però i dubbi circa l'effettivo richiamo del titolo nel quadro di un mercato sempre più affollato di produzioni multiplayer di valore, comprese quelle provenienti dal panorama indipendente (a questo proposito, avete letto la nostra prova del brutale sparatutto GFTO?). L'inclusione al day one nel catalogo di Xbox Game Pass rappresenta di certo un buon incentivo a provare con mano la proposta di Ubisoft, ma non è detto che questo basti a decretare il successo del gioco.

    Dal canto nostro, possiamo confermarvi che Rainbow Six: Extraction sembra avere tutte le carte in regola per regalare ai giocatori ore e ore di divertimento "hardcore", e speriamo che la versione finale si liberi delle incertezze tecniche e ludiche riscontrate nel corso degli hands-on preliminari.

    Rainbow Six Extraction Ora come sei mesi fa, Rainbow Six: Extraction si dimostra un titolo con un potenziale da non sottovalutare, sostenuto da un gameplay sfaccettato, appagante e fieramente hardcore. Il nuovo shooter tattico di Ubisoft Montreal, nato da una costola di Siege, non è certo un titolo per tutti i palati, ma il suo carattere impietoso e il profilo strategico delle dinamiche cooperative contribuiscono a definire i tratti di un’offerta ludica di spessore. Anche il sistema di progressione e la modalità endgame Protocollo Maelstrom, due nodi cardine dell’ultima prova, risultano nel complesso ben congegnati, sebbene si tratti di una valutazione preliminare che richiede una più attenta verifica. Lo stesso discorso riguarda anche il bilanciamento generale della proposta, a tratti un po’ altalenante, così come un comparto tecnico che mostra ancora qualche evidente asperità. Incertezze che speriamo di poter fugare una volta che avremo messo le mani sulla versione finale del gioco, in arrivo il prossimo 20 gennaio.

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