Ready or Not alla prova: uno sparatutto che mira al realismo

Andiamo alla scoperta di Ready or Not, il fenomeno del momento, nonché l'erede spirituale di SWAT 4, ora disponibile in Accesso Anticipato su Steam.

Ready or Not
Anteprima: PC
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  • Prima che gli sparatutto con visuale in soggettiva si convertissero al multiplayer online e iniziassero ad avere ritmi frenetici, la varietà di prodotti disponibili sul mercato includeva anche serie improntate sulla strategia, sulla pianificazione attenta di ogni mossa e su ritmi molto lenti. Ci riferiamo anche e soprattutto a SWAT, IP legata all'ormai defunto marchio Sierra Entertainment che ci ha regalato negli anni ben quattro capitoli, l'ultimo dei quali è stato pubblicato nel 2005 e ha ricevuto diversi contenuti aggiuntivi a pagamento.

    Ed è proprio dalle ceneri di SWAT 4 che nasce Ready or Not, shooter della software house indipendente VOID Interactive che punta ad attirare l'attenzione di tutti quei nostalgici del titolo Sierra e, più in generale, dei giochi appartenenti allo stesso filone. In occasione della pubblicazione dell'Early Access su Steam, abbiamo trascorso qualche ora in compagnia del gioco e siamo pronti a parlarvi dei contenuti attualmente disponibili.

    Obiettivo: realismo

    Proprio come SWAT 4, Ready or Not è un prodotto senza fronzoli che mira a coinvolgere il giocatore sin da subito senza ricorrere a filmati introduttivi o tutorial che lo tengono per mano nelle prime fasi. Una volta avviato il gioco, infatti, ci ritroviamo subito nella base operativa delle forze speciali e possiamo liberamente selezionare una delle otto mappe disponibili (due delle quali ancora in lavorazione). Utilizziamo il termine "mappa" e non "missione" per un motivo ben preciso: dopo aver scelto l'area in cui svolgere l'incarico, è possibile anche decidere che tipo di attività affrontare tra quelle presenti.

    Dovremo infatti provare a salvare un gruppo di ostaggi da un folle che li tiene sotto tiro, disinnescare una bomba prima che la sua esplosione provochi danni irreparabili, fare irruzione in un covo di malviventi e così via. A prescindere da quale sia l'opzione decisa dal giocatore, tutti i nemici e gli ostaggi vengono posizionati sempre in maniera casuale in giro per lo stage, così da rendere ogni partita potenzialmente diversa da tutte le altre e garantire un'elevata rigiocabilità. Va precisato che al momento non è possibile ancora testare il tanto chiacchierato livello ambientato in una scuola (il quale ha causato il divorzio tra VOID Interactive e Team17) e per quello bisognerà attendere il prossimo grande update gratuito per i possessori dell'Early Access.

    Entrati in azione con i quattro compagni di squadra, i quali possono essere controllati dall'IA o da altri utenti in carne ed ossa (il gioco supporta la coop online), si intuisce subito come l'obiettivo di Ready or Not sia quello si proporre ai giocatori un'esperienza quanto più realistica possibile. I movimenti del nostro agente sono lenti, i comandi per eseguire le varie azioni sono tanti (ma incredibilmente intuitivi) e, cosa ancora più importante, basta una pallottola per cadere al suolo senza vita.

    Dimenticate del tutto i ritmi della Caccia ai terroristi di Tom Clancy's Rainbow Six Siege: qui ogni mossa va studiata attentamente e non è possibile avanzare a testa bassa con l'arma spianata. Prima di accedere ad una stanza, ad esempio, è possibile selezionare uno tra i tanti metodi per fare irruzione, uno dei quali prevede di distruggere la serratura con un colpo d'arma da fuoco per poi gettare una flashbang e stordire temporaneamente chiunque si nasconda dall'altro lato, guadagnando qualche istante prezioso non solo per eliminare eventuali minacce, ma anche per distinguere i criminali dai civili. Una volta sgomberata l'area, occorre fare rapporto sui decessi, sugli ostaggi messi in salvo e su quelli che purtroppo non ce l'hanno fatta, assicurando che le armi utilizzate dai terroristi finiscano nella classica busta delle prove.

    Ad aiutare i nostri agenti troviamo un arsenale abbastanza ricco di gadget che possono essere equipaggiati poco prima di entrare in missione, e che in alcuni casi possono fare la differenza tra la vita e la morte: tra questi troviamo visori notturni, scudi, specchietti, granate di ogni tipo e persino dispositivi che permettono di bloccare le porte, dietro le quali spesso si nascondono anche trappole mortali. La dotazione include poi diverse tipologie di giubbotto antiproiettile e una protezione facciale, sebbene tutti questi pezzi d'equipaggiamento servano a ben poco di fronte ad una raffica di proiettili nemica.

    Le armi e gli accessori

    Le armi restituiscono ottime sensazioni quando si utilizzano e risultano ben diversificate tra loro, benché non siano moltissime. Questa versione di Ready or Not include una manciata di pistole, qualche fucile d'assalto, tre fucili a pompa e una piccola collezione di mitragliette. A compensare in parte la carenza di bocche da fuoco ci pensano i vari accessori, anch'essi non numerosissimi ma in grado comunque di garantire una certa varietà, grazie alla presenza di mirini laser, ottiche di diverso tipo, silenziatori, freni da bocca e impugnature.

    Rispettando in tutto e per tutto la volontà di creare un simulatore fedele alla realtà, non vi è alcun modo di scoprire quale sia l'impatto dei vari gadget sulle armi, lasciando così al giocatore la responsabilità di testare varie configurazioni e scoprire anche le più piccole differenze. Che si tratti di accessori, di strumenti di morte o di equipaggiamento, tutto è disponibile sin da subito e non esistono attualmente né un sistema di progressione che permetta di sbloccare armamento aggiuntivo né opzioni per la personalizzazione.

    Piccoli problemi tecnici

    Se tutto ciò che riguarda il gameplay di Ready or Not ci ha dato un'ottima impressione, è il comparto tecnico il vero punto debole della produzione. Lo sparatutto in Unreal Engine non propone un livello di dettaglio particolarmente elevato e, soprattutto, vi è una certa discrepanza tra gli ottimi modelli delle armi e degli agenti speciali e quelli di civili e terroristi, scarni e privi di particolari.

    Gli stessi ambienti nei quali si svolgono le operazioni di polizia presentano numerose imperfezioni dal punto di vista grafico e una certa carenza per ciò che concerne i più piccoli particolari. Sempre a proposito di problemi, non possiamo non citare qualche intoppo relativo all'intelligenza artificiale che, seppur si sia dimostrata quasi sempre utile e reattiva, non è esente da difetti. Basta infatti che vi sia un gradino davanti ad una porta per impedire agli agenti di fare correttamente irruzione e spesso e volentieri capita di rimanere bloccati tra i compagni controllati dall'IA negli spazi più stretti. L'ultimo aspetto ad averci provocato qualche dubbio è l'interfaccia utente, i cui elementi rendono talvolta difficile la navigazione e andrebbero pertanto rivisti, soprattutto per quello che riguarda i menu dedicati ad armi ed equipaggiamento.

    Ready or Not Al netto di una carenza di contenuti e di qualche imperfezione tecnica, la versione in Accesso Anticipato di Ready or Not si presenta come un degno erede spirituale di SWAT 4. Con un po' di lavoro di ottimizzazione e l'aggiunta di armi, missioni e attività, il gioco potrebbe trasformarsi in un prodotto di successo dedicato a quella nicchia di giocatori alla ricerca di un'esperienza altamente simulativa. Dando una rapida occhiata alla roadmap del team di sviluppo, è molto probabile che tutto ciò che ci auguriamo diverrà presto realtà, visto che in futuro non solo verranno introdotti nuovi contenuti ma anche una modalità multiplayer competitiva che potrebbe avere dei risvolti molto interessanti. Insomma, si tratta di uno sparatutto da tenere d'occhio.

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