Red Dead Redemption 2: cavalcando nel vecchio West in esclusiva italiana

Abbiamo trascorso un'intera giornata a galoppo tra gli orizzonti del west come reinterpretato da Rockstar Games: ed ecco il racconto della nostra epopea.

Red Dead Redemption 2
Anteprima: Playstation 4 Pro
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Un vento sferzante solleva la neve che imbianca la città fantasma di Colter, insediamento minerario nascosto tra le foreste inospitali delle Grizzly Mountains. La visibilità è scarsa, i cavalli arrancano stremati dalla fatica e dal freddo, ma Dutch non vuole sentire ragioni: sprona la sua banda, ferita, ad andare avanti; a procedere senza curarsi dei geloni e della tempesta, finché non si troverà riparo per tutti. Il colpo a Blackwater è andato male, peggio del previsto: le furie della Pinkerton hanno fatto fuori un paio di membri della gang, e inseguito tutti gli altri fino alle pendici delle montagne. L'unica speranza di sopravvivere, adesso, è quella di improvvisare un accampamento, far riposare i feriti, trovare le provviste e il denaro necessari per ripartire.

    Red Dead Redemption 2 comincia così, con una lunga sequenza interattiva che introduce i protagonisti e spiega gli antefatti del racconto, lasciando a bocca aperta per la qualità registica, la potenza dell'atmosfera e la meraviglia del colpo d'occhio. Nel corso delle prime ore di gioco sembra di essere davanti alle scenografie del magnifico The Hateful Eight, e quasi si respira la stessa tensione: stavolta non è quella di un gioco al massacro fra briganti e sceriffi, bensì il nervosismo di una banda che si sente arrivata alla fine, braccata senza pietà, e le cui convinzioni iniziano a vacillare. La scrittura di Rockstar è ficcante ed efficace, la caratterizzazione dei personaggi impeccabile: la voce rotta di Dutch, l'obbedienza risoluta di Arthur, la sconsiderata sfrontatezza di John Marston. È chiaro fin da subito che il racconto avrà un ruolo prioritario, in Red Dead Redemption 2, che la storia della banda e dei suoi fondatori sarà di quelle feroci e dolorose; un dramma corale interpretato da uomini senza futuro.

    L'attenzione per la dimensione narrativa, tuttavia, non è legata soltanto alla storia principale, e in qualche modo "contamina" tutto il gioco. Che si decida di cacciare un predatore leggendario, o di inseguire un imbonitore sulla cui testa è stata messa una taglia, o ancora di avvicinarsi ad una carrozza che trascina un prigioniero urlante, saremo sempre e comunque accompagnati dalla mano degli autori: l'attenzione ai dettagli di cui si è parlato nei precedenti articoli, lo studio delle animazioni, le scene d'intermezzo, le piccole trovate del gameplay, i dialoghi curati anche quando si attiva una semplice side quest, sono elementi necessari per immergere completamente l'utente nel contesto di gioco. Spesso e volentieri si è detto che l'ambizione del gioco di andare "oltre gli Open World", e non c'è cosa più vera: Rockstar non vuole costruire un mondo aperto, che punti tutto sulla vastità; i valori della sua frontiera sono invece legati alla densità, alle credibilità delle varie situazioni, alla possibilità di fonderle e mescolarle, passando agilmente dall'una all'altra. Insomma: tutti gli sforzi tecnici, creativi e produttivi sono stati portati avanti con l'obiettivo di costruire un grande spettacolo interattivo, una storia dinamica e in continua evoluzione. Da questo punto di vista Red Dead Redemption 2 può dirsi la definitiva consacrazione di un team impareggiabile e della sua poetica.

    Un mondo in fermento

    Uno degli strumenti indispensabili per rendere così partecipe il giocatore è senza ombra di dubbio la musica. La colonna sonora è potente quando serve, trottante durante le cavalcate che precedono un assalto al treno, rigonfia di archi che invadono lo spazio sonoro. Fedele ai canoni del genere si appoggia sulle note vibrate del clavicembalo, e persino sulla voce dei tenori che all'improvviso irrompe durante una cut-scene. Proprio durante le prime ore di gioco c'è una sequenza da brividi: il viaggio indolente di un'intera carovana accompagnato da un coro inaspettato, capace di far venire la pelle d'oca come ai tempi del primo Red Dead fu per lo sconfinamento in Messico. La musica, tuttavia, non è efficace soltanto durante le cinematiche: è un accompagnamento onnipresente, che sembra in qualche modo reagire alle azioni del giocatore così come a decine di altri fattori. Una nota di violino che rompe il silenzio subito prima di un duello, un accordo malinconico che spunta al tramonto, un rullare costante di minacciose percussioni che accompagna una tempesta passeggera. Il lavoro svolto sul comparto musicale appare a tratti miracoloso, e resta uno degli aspetti più sorprendenti della produzione. E poi c'è il colpo d'occhio. Su PlayStation 4 PRO ci sono certi momenti in cui sembra di essere di fronte ad una cartolina. Il valore scenico e paesaggistico di Red Dead Redemption 2 è impressionante, soprattutto perché ogni singola area sembra meticolosamente assemblata a mano. È come se tutto lo sconfinato mondo di gioco fosse stato realizzato con una pazienza artigianale, controllando l'inclinazione degli alberi, la disposizione dei guadi, degli avvallamenti e delle gole. Ovviamente di tanto in tanto si nota qualche texture meno definita, e in certi momenti piccole compenetrazioni poligonali o oggetti che compaiono all'orizzonte infrangono un incanto altrimenti perfetto, ma il rapporto fra vastità, varietà e dettaglio è inarrivabile per ogni altra produzione open world.

    A colpire è anche la gestione delle luci, i raggi del sole che filtrano attraverso le nubi, il tramonto ocra che uccide il giorno con i suoi raggi obliqui, le ombre delle sequoie proiettate da una luna pallida e distante. Assieme alla realizzazione degli effetti atmosferici (si va dalle tormente di neve alle piogge torrenziali, dalle grandinate improvvise alle tempeste di fulmini), questo è uno degli aspetti che permette a Red Dead Redemption 2 di distinguersi dalla concorrenza.

    Altre cose importanti da ribadire: le situazioni generate dalla combinazione di questi fattori (magari l'apparizione improvvisa di un arcobaleno diafano dopo uno scroscio violento, oppure l'arrivo di nuvole rapide e mutevoli spazzate dal vento) potrebbero comparire dopo decine di ore di gioco, passare inosservate per buona parte dell'avventura. Ed è proprio questo il loro valore: la capacità di essere unici, di manifestarsi quasi per caso, lasciando una traccia nella memoria del giocatore, per poi tornare chissà quando.

    Red Dead Redemption 2, su PS4 PRO, gira fluido e generalmente senza inciampi (con cali tutt'altro che regolari e percepibili da un occhio molto allenato) e, vista la qualità delle texture e la quantità dei dettagli, il risultato ci pare straordinario. Rimane inoltre strabiliante la qualità con cui sono stati realizzati gli interni, in larga parte esplorabili nelle cittadine di frontiera, e tutto sommato presenti in gran numero anche nei centri più popolosi. Sappiate ad esempio che ci sono diverse case da derubare, tutte attentamente arredate, con la possibilità di rovistare negli armadi e nei singoli cassetti delle dispense.
    E visto che siamo in tema, parliamo anche di grandi città. L'avventura di Arthur e della banda di Dutch comincia nei pressi di Valentine, un villaggio a est di Blackwater, oltre le già citate Grizzly Mountain. Decidendo di procedere ancora oltre, spostandosi dunque verso la costa orientale degli Stati Uniti, ci si imbatte in Saint Denis, una vera metropoli liberamente ispirata alle atmosfere di New Orleans. La città è enorme, un gorgo indistricabile di strade e vicoli, di giardini e fabbriche. Nelle zone centrali, mentre dame imbellettate si affacciano ai balconcini del quartiere francese, ci si può addirittura imbattere in uno dei tram connettono i vari distretti. L'area portuale, invece, è sozza e malfamata, e si affaccia sulla acque torbide e limacciose del fiume (che può essere attraversato con una barca a remi o un natante a motore, da "requisire" al legittimo proprietario).

    Ci sono zone povere in cui si nascondono i lavoratori neri, non ancora sfuggiti alle memorie dolorose della schiavitù, e gli immigrati creoli, e aree che rifioriscono al calar delle tenebre, riempiendosi di ballerine, musica e spettacoli. Ci sono enormi farmacie, empori pieni di merci, negozi di vestiti in cui comprare un panciotto colorato e un paio di stivali da signorotto. Saint Denis, da sola, permette di girovagare per ore, parlando con venditori ambulanti e dame in pericolo, oppure attardandosi a guardare uno spettacolo di teatro. Durante quello che abbiamo visto, il magico Mr. Lazarus ci ha chiesto addirittura di alzarci in piedi e sparare un colpo diretto al suo volto, convinto di riuscire a fermare il proiettile con i denti. Non vi raccontiamo com'è andata a finire per lasciarvi il piacere della scoperta, ma ci limitiamo a dire che situazioni come queste hanno accompagnato tutta la nostra lunga prova con in titolo Rockstar.

    In oltre sei ore di gioco Red Dead Redemption 2 si è rivelato una cornucopia inesauribile di sorprese, di trovate inaspettate, di scorci sempre diversi.
    A tal proposito, a livello di varietà ambientale il titolo conferma la volontà di trasformarsi in una grande enciclopedia del west, ben più di quanto non lo fosse il primo capitolo. Oltre alle montagne innevate, oltre ai canyon brulli e rocciosi, oltre alle valli verdeggianti di Horseshoe Overlook, verso Est si trovano i pantani paludosi del Bayou, mentre a Sud ci sono le distese aride traboccanti di cactus e sterpaglie, in cui per il momento è meglio fermarsi per non rischiare di rovinare qualche bella sorpresa.Replay valueProprio come succedeva in GTA V, tutte le missioni della storia potranno essere rigiocate singolarmente, dopo averle selezionate dal menù "progressione". Ogni incarico ha anche degli obiettivi speciali (svelati dopo il primo completamento) che permettono di guadagnare medaglie d'oro e d'argento. Spulciando fra le altre voci del menù si scopre che per "esaurire" completamente il gioco è necessario anche scovare tutte le voci del compendio (che includono flora e fauna della sconfinata mappa di gioco), superare sfide da tiratore, cacciatore ed esploratore, uccidere un buon numero di prede leggendarie, lavorare alacremente come cacciatore di taglie e recuperare tesori segreti. Ci sarà insomma un bel da fare!

    Restando in tema di varietà, ma spostandoci su un fronte diverso da quello tecnico, bisogna ammettere che ci aspettavamo un po' di più dal nuovo sistema di interazione con i cittadini. È davvero possibile dialogare e interagire con qualsiasi NPC, ma spesso e volentieri molti passanti ci permettono solo di scambiare un saluto, innescare una rissa o avviare una rapina. Sia chiaro: il nuovo sistema ha i suoi bei momenti, e dopo Red Dead Redemption 2 sarà difficile tornare indietro. Quando si riesce a contrattare con uno sceriffo di paese e ci si allontana senza sparare un proiettile, o quando fare la voce grossa ci permette di dissuadere un testimone oculare, si capisce quanto importante questo meccanismo sia per l'immersività. Più che di una massiccia rivoluzione in termini di IA, come ci era stata presentata inizialmente, si tratta però di un passo in avanti in termini di scrittura (i dialoghi sono moltissimi, e molto spesso contestuali, legati quindi alla situazione, all'aspetto di Arthur, agli oggetti o ai compagni che si porta dietro).
    Resta da valutare, invece, il peso delle scelte morali compiute dal giocatore, e la loro capacità di influenzare i rapporti con i personaggi e forse persino gli esiti di alcune missioni. Durante le sue scorribande quotidiane, lo abbiamo già ribadito, Arthur può trasformarsi in un balordo senza scrupoli o in un fuorilegge onorevole, e questo determina diverse reazioni da parte di cittadini e sceriffi. Ci sono però alcune situazioni in ci ci viene chiesto esplicitamente di prendere una decisione importante, che potrebbe avere notevoli ripercussioni in futuro. Ovviamente il peso di queste scelte ed il loro rilievo nell'economia di gioco potremo valutarlo soltanto di fronte alla versione finale.

    Interazione totale

    Nei lunghi paragrafi che avete appena letto non si parla mai, perlomeno in maniera esplicita, di gameplay. Ed il motivo è presto detto: l'essenza stessa di Red Dead Redemption 2 è rappresentata dall'interazione con il mondo di gioco e con le sue personalità. Certo, ci sono le sparatorie e le corse a cavallo, ma anche quelle fanno parte di un'esperienza fluida e continua. Il momento in cui si spara segue in maniera armonica una lunga chiacchierata con un membro della gang, e precede a sua volta un'indagine all'interno dell'area che abbiamo appena liberato. È una sensazione difficile da spiegare (e chissà se rimarrà inalterata anche sulla lunga distanza), ma la storia di Arthur non ha soluzione di continuità: scorre senza fermarsi, coesa e coerente, in uno spazio che è al contempo spettatoriale e interattivo, ludico e visivo.
    Adesso il controllo delle inquadrature è in mano al giocatore, ora invece se ne impossessa la regia orchestrata dal team di sviluppo. E così per i dialoghi: ogni tanto si ascoltano durante le scene d'intermezzo, ogni tanto seguono invece il capriccio dell'utente, che può focalizzarsi su un compagno di squadra e impartirgli un ordine, oppure interrogare un bandito acchiappato con il lazo. È un passaggio di consegne costante e calcolatissimo, tanto da diventare praticamente "invisibile". Ogni situazione (sparatorie, dialoghi, cavalcate, interazione ambientale) ha ovviamente i suoi meccanismi specifici, e per questo il sistema di controllo non è semplice da assimilare: i tasti da utilizzare sono tanti, perché molteplici sono le azioni a disposizione del giocatore.

    Scivolare in copertura, correre a testa bassa contro un nemico per placcarlo e finirlo con un colpo ravvicinato, oppure attivare il deadeye; o ancora sparare in aria, cadenzare i colpi per alternare la pressione del grilletto all'innesco del proiettile in canna. E ancora attivare l'Occhio dell'Aquila, unica (dolce) concessione al realismo della produzione, così da seguire le tracce di una preda e tenere d'occhio la direzione in cui il vento sospinge il nostro odore. Parlare con uno sceriffo, oppure minacciarlo puntandogli una pistola.
    Accarezzare il cavallo, dargli un tonico per rimetterlo in forma, aprire la sacca in cui infiliamo provviste e oggetti. Serve un po' di tempo per mandare a memoria tutte le combinazioni di tasti, anche seguendo le indicazioni che compaiono su schermo.

    Sottotitoli in italianoOltre a confermare la presenza di molte opzioni per personalizzare l'esperienza di gioco e minimizzare (o addirittura far scomparire) l'interfaccia, confermiamo con piacere l'aumento della dimensione dei sottotitoli (presenti solo in inglese nella nostra build). Al di là della grandezza del carattere, ogni linea di testo appare sopra ad una piccola banda nera, che rende le parole molto più leggibili.

    Dopo qualche ora si capisce però che pure su questo fronte le scelte di Rockstar sono più che intelligenti. Quello che inizialmente sembra un control scheme macchinoso diventa uno strumento indispensabile per gestire la pluralità di azioni a nostra disposizione. Ad aiutare i giocatori c'è anche una sequenza introduttiva davvero perfetta, che gradualmente li mette di fronte le varie situazioni-tipo.
    Il primo capitolo dell'avventura non serve soltanto per presentare ambientazione e personaggi, ma anche per spiegare i tasti e le loro funzioni contestuali. Un tutorial perfettamente integrato con gli eventi, che dimostra una volta di più quale sia l'obiettivo di Rockstar: quello di garantire un forte senso di presenza e partecipazione, per fare in modo che chi stringe il pad non si senta "di fronte ad un videogame", bensì parte del mondo che questo videogioco gli presenta.

    Red Dead Redemption 2 In un'intera giornata di gioco non abbiamo neppure scalfito la superficie di quel colosso videoludico che risponde al nome di Red Dead Redemption 2. Pur correndo come pazzi verso Est e verso Sud siamo riusciti a calcare una porzione molto ridotta della mappa di gioco, e la storia principale non era neppure entrata nel vivo. Nella lunga giornata passata in compagnia del titolo ci siamo però presi il tempo per esplorare a fondo alcune novità della produzione: l'interazione con i cittadini (molto interessante ma meno sostanziale di quanto ci aspettassimo), la scrittura delle missioni secondarie, la qualità del colpo d'occhio, le dinamiche di caccia, lo sviluppo dell'accampamento. Ci siamo accorti, ad un certo punto, di essere letteralmente assorbiti dal gioco, magnetizzati dalla sua mole sconfinata. La sensazione più bella è stata quella di avere per le mani un prodotto che spinge ad andare davvero in profondità: ogni dettaglio innesca una nuova curiosità, ogni orizzonte nasconde un nuovo stimolo. Mentre interiorizzavamo il sistema di controllo, riscoprendoci poco a poco pistoleri più abili, ci siamo lasciati trasportare dalla corrente, travolti da una quantità impressionante di attività, personaggi, cose da fare. Red Dead Redemption 2 è un titolo che ci è apparso inesauribile: un ambiente interattivo coerente, credibile, seducente. Forse per Arthur Morgan e Dutch Van Der Linde il mito della libertà integrale che la frontiera ha sempre rappresentato è destinato a sfiorire, ma per il giocatore questa sensazione di totale padronanza delle proprie azioni e del proprio destino è ancora viva e pulsante. E, assieme alla scrittura evocativa e viscerale, rappresenta la ricchezza più grande di Red Dead Redemption 2; un titolo che lascerà un segno profondo sul mercato, e nel cuore di chiunque lo giocherà.

    Quanto attendi: Red Dead Redemption 2

    Hype
    Hype totali: 622
    92%
    nd