Resident Evil 2 Remake: l'orrore cambia pelle

Siamo tornati a Raccoon City per ben quattro ore, provando con mano le campagne che comporranno il remake dell'horror di Capcom.

Resident Evil 2 Remake
Anteprima: Playstation 4 Pro
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Resident Evil 2 non è un remake tradizionale, di quelli pensati per ammodernare e tirare a lucido una pietra miliare del gaming d'altri tempi. La distanza che c'è con il titolo originale, in questo caso, è abissale da tutti i punti di vista. Non ci stiamo riferendo soltanto al comparto tecnico, che sfruttando l'engine e l'interfaccia di Resident Evil 7 dona nuova vita alle strade di Raccoon City, alle sale devastate della centrale di polizia, alle fogne luride serpeggianti sotto la città. Le novità qui interessano anche tutti gli altri aspetti del gioco: il gameplay, gli enigmi, i contenuti. Se gli ambienti che visitiamo sono molto simili a quelli scandagliati vent'anni fa, i puzzle sono tutti nuovi, la progressione segue un ritmo ben diverso, le situazioni cambiano e si espandono.

    Bisogna ammettere che la software house di Osaka era stata ben chiara fin da subito, affermando di essersi approcciata allo sviluppo del gioco come se si trattasse di un capitolo completamente inedito. La numerazione del 1998 è stata conservata perché le premesse narrative e i personaggi sono gli stessi del secondo Biohazard, ma anche la storia prende poi direzioni inaspettate. Con nuove sezioni giocabili nei panni di Ada Wong, l'orfanotrofio della città da esplorare impersonando la piccola Sherry Birkin, capitoli aggiuntivi ed enigmi integralmente riscritti, possiamo dire che l'impegno produttivo sia davvero impressionante. Quando arriverà sul mercato il prossimo 25 gennaio, insomma, Resident Evil 2 proverà non solo ad avvincere i fan di vecchia data, ma a far innamorare tutti gli appassionati di orrore videoludico, anche i meno nostalgici. Con poche concessioni all'azione pura ed una serie di trovate pensate per tenere il giocatore costantemente in tensione, Resident Evil 2 vuole rappresentare, dopo il settimo capitolo della saga, la seconda giovinezza del survival horror.

    La storia si arricchisce

    Gli antefatti del racconto, come dicevamo poco sopra, sono quelli che tutti conosciamo: due mesi dopo l'incidente di Villa Spencer, la follia batteriologica della Umbrella "infetta" l'intera città di Raccoon City. I personaggi che dovranno far luce sulle vicende nel tentativo di fuggire all'orrore sono Leon Kennedy, giovane poliziotto al suo primo incarico, e Claire Redfield, arrivata nel Midwest alla ricerca del fratello Chris. Intrecciandosi a più riprese, le loro vicissitudini formeranno l'arco narrativo del nuovo Resident Evil 2, composto insomma da due campagne separate e indipendenti. Rispetto al classico di vent'anni fa sono spariti gli scenari A e B dei due protagonisti e le loro mutue interazioni, con gli eventi delle due sezioni intrecciati a formare storie più inquadrate.
    Nel corso del lungo hands-on con la produzione, che ci ha tenuti impegnati per ben quattro ore, abbiamo avuto modo di giocare con entrambi i personaggi. Il "primo contatto" con il prodotto l'abbiamo avuto nei panni di Leon, accompagnato dalla misteriosa Ada Wong mentre esce finalmente dalla centrale che tanto crudamente lo ha accolto. I primi passi per le strade della città sono destabilizzanti. Le carcasse delle auto bruciate dalle fiamme, sparse in disordine sulla strada centrale, raccontano in maniera cruda e diretta gli attimi di panico e confusione dell'epidemia. Anche le performance del RE Engine sono estremamente esplicite: il motore di gioco ribadisce le sue doti eccezionali offrendo un'impressionante qualità di rendering nonostante il framerate si mantenga senza fatica sui 60 fps.

    Mentre la fluidità garantisce una perfetta sensazione di controllo ed un'ottima responsività, lo sguardo si posa sulla bellezza dei modelli poligonali, ben dettagliati e animati in maniera convincente, così come sull'espressività dei volti, che sfocia in cut-scene spettacolari e comunicative. Sebbene gli scenari rimangano molto statici, la resa delle texture è assai elevata, così come la quantità di oggetti e dettagli che impreziosiscono ogni inquadratura, caratterizzando in maniera perfetta gli ambienti della città e della centrale.

    Il RE Engine si distingue anche nella gestione degli effetti di luce, fondamentali per creare la giusta atmosfera. Il buio che sembra voler inghiottire il fascio di luce della torcia, i bagliori delle fiamme che si riflettono sulle superfici bagnate dalla pioggia incessante, il lampo di una granata incendiaria che divora il corpo di un Licker: tutto contribuisce a creare un ambiente oppressivo, malato e malsicuro. Il motore assemblato da Capcom, insomma, conferma una volta di più la sua malleabilità, dimostrandosi uno strumento prezioso per la software house e per il futuro del brand.

    Mentre un incontro inatteso all'interno del negozio di armi della città fa il punto sui toni del racconto, sicuramente più forte e drammatici di quelli di ogni altro capitolo della saga, la prima parte della demo ci porta all'interno delle fogne, a confronto con un enorme rettile che i fan di lungo corso ricorderanno piuttosto bene. Anche nelle situazioni più "esagerate" questo nuovo Resident Evil 2 risulta meno surreale e farsesco, mettendoci di fronte a momenti più tesi e credibili.

    Ritorno a Raccoon City

    In termini squisitamente ludici il gioco si presenta come un horror tutto giocato in terza persona, con una telecamera non troppo ravvicinata al protagonista, leggermente più ariosa rispetto a quella della saga The Evil Within. L'inquadratura si può gestire liberamente, ma al momento di fare fuoco si incolla alle spalle di Leon o Claire, mettendo al centro della scena le ripugnanti aberrazioni con cui avremo a che fare. Gli zombie sono resistenti, coriacei, nauseabondi: ad ogni proiettile a segno un fiotto di sangue scuro, come marcito all'interno del corpo redivivo, schizza assieme a brandelli di carne e cervello.

    Le munizioni non sono moltissime, vanno dosate con moderata attenzione: in giro per la mappa, oltre a erbe verdi e rosse, si trovano barattoli di polvere da sparo, che opportunamente combinati possono garantire proiettili extra. L'inventario, tuttavia, è limitato, e dovremo sempre fare attenzione a quello che decideremo di portare con noi. Un paio di assi di legno potrebbero essere utili per barricare una finestra ed evitare che gli zombi si riversino nelle strutture che stiamo esplorando, ma ovviamente occuperebbero uno slot altrimenti disponibile per kit di cura o armi. E non dimentichiamo la necessità di trasportare oggetti-chiave anche piuttosto ingombranti. Grazie al sistema di gestione dell'inventario e all'interfaccia mutuati direttamente da Resident Evil 7, tutta la componente gestionale risulta poco macchinosa e facilmente comprensibile, in un perfetto punto d'incontro fra la tradizione della saga e la modernità dello scorso capitolo.
    L'estratto della campagna di Leon è stato per altro inframezzato da una sequenza giocata controllando Ada Wong, finalmente rappresentata con il suo classico vestito rosso (visto che le prime apparizioni avevano mandato su tutte le furie gli appassionati). In questi frangenti la componente survival è addirittura più accentuata, ed il giocatore non si sente mai al sicuro. A disposizione della misteriosa spia ci sarà un congegno in grado di interagire con apparecchiature elettriche, che dovremo utilizzare per risolvere qualche puzzle ambientale. Non sappiamo che rilievo avranno questi intermezzi nell'economia del prodotto finale, e se il team di sviluppo deciderà di dare più spazio ad uno dei personaggi più affascinanti e apprezzati della serie: a giudicare dal nostro playtest, restiamo piuttosto fiduciosi sull'entità del suo coinvolgimento.

    La sezione della demo giocata nei panni di Claire è stata quella più complessa e articolata, interamente ambientata all'interno della stazione di polizia di Raccoon City. Partendo dalla rimessa delle auto che si estende al livello inferiore della centrale, infestato dai terribili Licker che strisciano sui soffitti e sulle pareti, la protagonista si è spostata finalmente nell'atrio del distretto.
    È proprio qui che abbiamo riscoperto l'anima "storica" di Resident Evil 2, fatta di meticolosa esplorazione, porte bloccate e chiavi dalle forme improbabili, enigmi e segreti da scoprire.
    La stazione, discretamente ampia, ci ha offerto un buon numero di munizioni ed oggetti curativi, facendoci sentire un po' più sicuri che in precedenza: ci siamo quindi concessi il lusso di sparare agli zombi, e fargli saltare il cervello per ripulire le stanze principali.

    Durante questa operazione ci siamo accorti che, nonostante riconoscessimo alcune aree di gioco, la mappa dell'area è più estesa ed elaborata, con alcune zone aggiuntive d'importanza fondamentale per l'avanzamento. Tentando disperatamente di raggiungere la torre dell'orologio siamo incappati in enigmi completamente inediti: ad essere cambiato non è solo il posizionamento delle chiavi, ma anche il metodo per ottenerle, ed in diverse situazioni si verificano quelli che possiamo considerare piccoli colpi di scena architettati per stupire i fan. Un corridoio sicuro del capitolo del 1998 può nascondere nuove insidie, e il blocco inaspettato di una porta può costringerci a variare i percorsi memorizzati vent'anni fa. Raramente i puzzle sono troppo elaborati, concentrati come sempre sul recupero dei giusti oggetti e sulla necessità di combinarli o trasportarli, ma la progressione ci è sembrata ispirata e soprattutto stimolante, pensata anche per giocare con le attese degli appassionati.
    L'aspetto che più ci è piaciuto, tuttavia, è stato il coinvolgimento del Tyrant T-103, che braccherà costantemente la protagonista, con ritrovata determinazione. Il terribile colosso pattuglia tutta la stazione, cerca la sua preda, prova in tutti i modi a metterla all'angolo. Se è vero che non mancano proiettili e potenziamenti per le armi, la potenziale sensazione di sicurezza data da un paio di granate incendiare nell'inventario è spazzata via dalla presenza ingombrante dell'avversario. I suoi passi rimbombano nei corridoi, avvicinandosi inesorabili. Non c'è tempo per stare fermi, per pensare, per fermarsi a valutare la situazione.

    La consapevolezza di essere sempre pedinati instilla nel giocatore quella tensione tipica degli horror degli anni '90. Non è questione di jumpscare, di trovate registiche come quelle di Outlast o Layers of Fear: in Resident Evil 2 ritroviamo quella sensazione di ansia e di inquietudine nervosa che ai tempi della prima PlayStation ci aveva conquistato senza riserve.
    La sezione di Claire, in ogni caso, si interrompe proprio quando riusciamo a raccogliere la tessera magnetica che ci permetterebbe di uscire dalla stazione.

    In quel momento, con una brillante trovata di regia, il gioco ci porta altrove, svelando una delle più intriganti novità di questo "remake". In men che non si dica siamo al controllo di Sherry Birkin, intrappolati in un inquietante orfanotrofio dal corrotto sceriffo di Raccoon City. Ci viene chiesto di lasciare il pad, proprio di fronte ad una sezione inedita che amplierà il racconto e ci farà esplorare un'area mai vista della città. Da allora, la curiosità ci perseguita alla stregua del Tyrant.

    Resident Evil 2 Remake La filosofia con cui Capcom si è approcciata allo sviluppo di questo “remake” (le virgolette sono d'obbligo) è limpida e dirompente: il team si è chiesto come sarebbe stato il secondo capitolo della saga se fosse nato, ideato e cresciuto al giorno d'oggi, con le possibilità tecnologiche delle console attuali ed una consapevolezza del medium maturata per vent'anni. Le premesse del racconto e l’ambientazione sono le stesse del 1998, ma la direzione intrapresa dalla produzione è tutta nuova. Sequenze inedite, ambienti mai esplorati, una decisa revisione delle planimetrie e degli enigmi, ed una storia più intensa e drammatica. Resident Evil 2 ha la tensione dei survival horror classici ma la mobilità e la varietà dei prodotti moderni: il risultato lascia davvero estasiati, e non solo in termini di soluzioni espressive ed impatto grafico. Oltre alle doti del RE Engine, il titolo si distingue per un gameplay ancora oggi efficacissimo. Se le due campagne di Leon e Claire manterranno per tutto il loro sviluppo la qualità delle sezioni giocate finora, non abbiamo dubbi che Resident Evil 2 possa tornare ad essere, oggi, quello che era vent'anni fa: una pietra miliare delll'orrore virtuale.

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