PS Experience 2016

Resident Evil 7: provata la demo Midnight

Abbiamo provato per voi il Midnight Update, l'ultimo corposo aggiornamento della demo The Beginning Hour di Resident Evil 7.

provato Resident Evil 7: provata la demo Midnight
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • È indubbio che Resident Evil 7 non assomigli ad un classico capitolo della serie made in Capcom: il cambio di prospettiva dalla terza alla più claustrofobica prima persona ha, del resto, spaventato gli appassionati di lunga data molto più di quanto non abbia fatto il teaser trailer di presentazione o la demo giocabile The Beginning Hour. In tanti hanno creduto, infatti, che l'originalità e l'anima propria della saga fossero andate perdute in favore di un approccio all'horror più canonico, seguendo le ultime conquiste di titoli survival come Outlast e altri numerosi cloni che divorano il mercato senza alcuna pietà. Ad un mese dalla release finale, Capcom non si è impegnata abbastanza per tranquillizzare le paure della fanbase, né per smentire le sue teorie: si è limitata soltanto ad aggiungere indizi su indizi alla versione di prova, con lo scopo di ampliare il background narrativo del settimo episodio, senza però mai mostrare la concreta essenza ludica della produzione. Al termine della conferenza d'apertura del PlayStation Experience 2016, invece, è stato a sorpresa annunciato l'ultimo aggiornamento di The Beginning Hour che, dopo la deludente Twilight Version, scombina le carte in tavola e lascia intravedere, una volta per tutte, in che modo questo Resident Evil 7 cerca di recuperare e rinnovare i capisaldi del celebre brand orrorifico nipponico. Dopo il crepuscolo, non a caso, sopraggiunge la mezzanotte. Ed è nel buio che il terrore, quello vero, prende forma.

    Dal tramonto all'alba

    L'aggiornamento della demo di Resident Evil 7 si è reso disponibile per il download proprio ieri notte: un orario perfetto - si può dire - non solo per il nome in codice "Midnight update" ma anche per l'atmosfera, lugubre e silenziosa che si è creata quando abbiamo provato di nuovo il settimo incubo di casa Capcom, nel torpore ansiogeno della mezzanotte. A prima vista, tutto è rimasto identico a come lo ricordavamo: il risveglio in un salotto poco illuminato, il gracchiare di una vecchia televisione, la VHS recuperata in un armadio incatenato, la cucina putrida, indecente, piena d'insetti e interiora. Seguendo l'iter che già conoscevamo, abbiamo riposizionato il fusibile ed attivato la corrente: una volta saliti in soffitta, dopo aver recuperato la chiave dello scantinato, siamo tornati indietro ed abbiamo potuto finalmente aprire la porta prima sigillata da una strana sostanza gelatinosa. È il tragitto che ci conduce verso il seminterrato, precluso da un cancelletto rugginoso: dinanzi a noi si palesa un'area inedita, sede di chissà quali indicibili orrori, nella quale muoverci con attenzione, scrutando ogni minimo anfratto ombroso. Dal soffitto pendono carcasse (di cadaveri umani - con ogni probabilità) avvolte da un lenzuolo bianco, il cui sudicio candore rifulge nell'oscurità circostante; casse di legno sono sparse ovunque e delimitano una zona dalla mobilità evidentemente ridotta. Prima di proseguire oltre nell'esplorazione, notiamo due nuovi oggetti: un piccolo grimaldello e una manopola circolare. Colti da una salvifica intuizione, fuggiamo a gambe levate verso il piano di sopra che, nelle versioni precedenti, abbiamo analizzato al millimetro: ecco che in cucina, con la nostra piccola, adorata forcina, possiamo quindi aprire il cassetto prima bloccato, nel quale si cela una rudimentale, ma sempre efficace, ascia di ferro.

    Tiriamo pertanto un sospiro di sollievo, perché ci sentiamo un tantino meno inermi dinanzi alle ignote minacce che ogni angolo della casa sembra nascondere. Brandendo l'arma con fare spavaldo e smargiasso, allora, iniziamo a distruggere qualche scatola di legno sparsa qua e là: in alcune di esse si nascondono alcune munizioni per la pistola, le stesse che possiamo recuperare sotto un letto lercio e schifoso, nella sala superiore dell'abitazione maledetta. Pieni della speranza di riuscire ad imbracciare una tanto agognata bocca da fuoco, continuiamo a guardarci intorno con attenzione. Lungo il corridoio che porta allo scantinato, notiamo d'un tratto, sulla destra, l'ingresso ad un bagno disgustoso e incrostato: qui, oltre ad ulteriori proiettili, accanto ad una vasca troviamo un tubo dell'acqua, nel quale inserire la manopola rivenuta poco prima. Ruotandola, dallo scarico del WC otturato da sangue puzzolente, emerge infine una provvidenziale pistola. La equipaggiamo immediatamente, e ci prepariamo ad esplorare lo scantinato un po' più sicuri di noi: mai scelta fu più sciocca. Nel sotterraneo, infatti, dimora una creatura abnorme, infida, pericolosissima, forse persino immortale. Ci coglie di sorpresa, mentre si annida paziente in qualche angolo buio, e ci lascia poco tempo per scappar via: prese le opportune distanze, le riversiamo addosso l'intero caricatore, ma non facciamo altro che rallentarla, guadagnando qualche secondo prezioso per acciuffare la chiave dell'attico, con cui evadere da quell'inferno. Prima di tutto, però, dobbiamo liberarci del mostro: se il piombo non ha effetto, non crediate di ottenere grossi risultati aggredendolo con l'accetta. Un conflitto troppo ravvicinato vi farà soltanto avere la peggio, e gli artigli dolorosi della bestia vi lacereranno le carni in men che non si dica. È in questi frangenti di sconforto e terrore che capiamo di poter sfruttare, anche solo parzialmente, l'ambiente a nostro vantaggio: Resident Evil 7 si trasforma quindi survival horror con tutti i crismi, in cui la fuga resta pur sempre la soluzione migliore, ma nel quale la minaccia si può fronteggiare, ostacolare, arginare anche con mezzi di fortuna. Ci facciamo inseguire dall'abominio nella stanza piena di carcasse penzolanti, e con un colpo le scuotiamo in moto tale che l'essere informe ci urti contro, cadendo goffamente al suolo e dandoci il tempo di correre verso la salvezza. Peccato solo che la porta dietro di noi sia stata magicamente bloccata, e che ci sia bisogno di un paio di calci ben assestati prima di riaprirla, mentre l'ansia sale, senza tregua, al solo al sentire il fiato del mostro dritto sul nostro collo.

    Ci rendiamo conto, in momenti di tal genere, come le hitbox e gli input di comando debbano essere necessariamente perfezionati prima della release finale: è vero che la precarietà e la non immediata apparizione dell'icona d'azione aiutano ad immedesimarsi in una sensazione di inquietudine e panico costante, ma l'eccesso di ritardo nella responsività potrebbe facilmente indurre più rabbia e frustrazione che paura e tachicardia. Dopo esserci allontanati dalle grinfie della belva, corriamo a perdifiato verso il piano superiore, dove una scala a pioli ci conduce verso una finestra che irradia una luce di speranza, da spalancare con la chiave appena raccolta. Immersa in una luminosità quasi paradisiaca, la demo giunge al termine, ricordandoci che l'incubo, tuttavia, deve ancora iniziare. Esistono due conclusioni in questo update di The Beginning Hour: la prima, che vi abbiamo appena descritto, rappresenta il "true ending" della versione di prova, mentre la seconda, chiamata "Infetto", è decisamente più meschina, cattiva, beffarda. In sostanza, se il mostro vi colpirà più volte, sulla vostra pelle inizierà a diffondersi un fluido nerastro, simile al viscidume del petrolio, che si estenderà in modo implacabile, mentre la vista si affievolirà e l'affanno prenderà il sopravvento. Anche se riuscirete a scampare agli assalti della creatura, e a raggiungere la scala in soffitta, purtroppo, l'infezione si sarà propagata a tal punto da privarvi di tutte le forze: vi accascerete così al suolo, oramai perduti, ad un passo dalla salvezza, mentre davanti a voi comparirà una figura familiare, la cui identità preferiamo non rivelare, per lasciarvi il crudele piacere di scoprirla di persona.

    Resident Evil 7 Biohazard Il Midnight update mostra finalmente la vera natura di Resident Evil 7: un survival horror puro, dove la minaccia è tangibile, reale e quasi imbattibile, ma che può essere lo stesso affrontata con qualunque strumento a nostra disposizione. In Resident Evil 7, nonostante il tanto discusso passaggio alla prima persona, serpeggia ancora lo spirito tipico della saga Capcom, sotto certi aspetti anche più di quanto emerso dagli ultimi due capitoli canonici: il terrore e l’insicurezza predominano in tutti i passi che compiamo, in ogni rumore che avvertiamo sulla distanza, in quei minimi, impercettibili scricchiolii ansiogeni e raccapriccianti. E se è vero che in molti riscontrano tante (troppe?) similitudini con altri esponenti del genere come Outlast o Amnesia, d’altra parte l’anima della serie riaffiora nel riconoscibile uso dell’inventario, negli enigmi ambientali, nella gestione delle risorse e nella possibilità di maneggiare armi di diverso tipo, dalle asce alle pistole, passando persino per oggetti scenici che potrebbero, all’occorrenza, fungerci da comodo supporto. Ormai manca poco all’uscita di quest’ultimo, rivoluzionario episodio: dopo il crepuscolo e la mezzanotte, del resto, non ci resta che attendere l’alba di un nuovo inizio, nel cui chiarore, forse con la stessa perfidia delle origini, tornerà a risiedere il male.

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