Rustler Grand Theft Horse: GTA nel medioevo

Il prologo di Rustler ci ha offerto un assaggio del potenziale di un produzione con limiti evidenti, ma comunque piuttosto promettente.

Rustler Grand Theft Horse
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  • Dopo il successo della campagna Kickstarter all'inizio di quest'anno, gli sviluppatori di Jutsu Games hanno da poco reso disponibile su Steam (gratuitamente) la demo prologo di Rustler, un titolo che ambisce a riportare sugli schermi dei giocatori lo spirito scanzonato dei primi due Grand Theft Auto, il tutto all'interno di una cornice medievale tanto improbabile quanto esilarante. Dopo aver passato un po' di tempo a maltrattare mucche e incendiare villaggi, possiamo dirvi che la produzione sembra aver imboccato la giusta rotta, lungo un percorso disseminato di battute da osteria e caos ricreativo. Iniziamo bene, insomma.

    Medioevo criminale

    Bastano pochi istanti, il suono echeggiante di un gorgheggio gastrico, una carrellata sulle improbabili conseguenze di una notte alcolica, per cogliere l'essenza profonda di Rustler, la colonna portante del concept ideato da Jutsu Games: giocazzeggio allo stato brado.

    D'altronde le fonti d'ispirazione del titolo parlano chiaro: Rustler (per gli amici "Grand Theft Horse") è un'accorata - e sboccatissima - lettera d'amore ai primordi di GTA, ai tempi in cui la serie di punta di Rockstar Games era ancora in mano agli autori di Lemmings, gli scozzesi DMA Design (ora Rockstar North). A partire da queste solide basi "old school", il team polacco ha costruito un gameplay semplice ma efficace, che invita i giocatori a dare il peggio di sé nella cornice di un mondo medievale pieno di anacronismi e citazioni pop, dove la legge è sempre e solo un blando suggerimento, e ogni occasione è buona per seminare un po' di sana superviolenza. Il gioco ci cala nei panni di Guy, uno scagnozzo di bassa lega "i cui genitori sono stati così pigri da non trovargli nemmeno un nome decente". Dopo aver ripreso i sensi in coda all'ennesima una notte brava, il primo incarico del nostro beniamino sarà quello di riportare le sue membra avvinazzate verso la catapecchia della madre, per concedersi un po' di sollievo dai postumi.

    Questo non prima di aver regolato i conti con un contadino del luogo, il padrone della mucca che, in seguito ai nostri bagordi notturni, si ritrova ora a pascolare sul tetto della sua fattoria. Il tempo di una veloce scazzottata, seguita dal furto di un calesse malmesso, e ci ritroviamo alla guida di un aratro, impegnati a disegnare un enorme "baccello" (ammicca, ammicca) sul campo di fronte alla nostra magione.

    Avanti veloce, ed eccoci pronti a compiere il nostro primo crimine - della giornata - sottraendo un destriero al suo legittimo proprietario, per poi raggiungere il più vicino "Acchitta il tuo cavallo" per dare una mano di vernice al fiero quadrupede, in modo da confondere i gendarmi alle calcagna di Guy. Il passo successivo? Una balestrata a tradimento tra gli occhi di un povero scudiero, seguito a stretto giro dal suo cavaliere, subito consegnato a un becchino stranamente entusiasta.

    Da lui veniamo a sapere che la raccolta dei cadaveri è un business in piena espansione, pronto ad accogliere - come attività secondaria - nuove leve con un buon fiuto per gli affari... e la putrescenza. Dal canto nostro, però, preferiamo dedicarci alle arti marziali miste del medioevo, che comprendono un ricco bouquet di spadate, mazzate, affondi di lancia e fendenti d'alabarda, senza troppe regole a interrompere il flusso delle batoste. L'unico dogma, in effetti, è il caro, vecchio "chi mena per primo, mena due volte". Altri dieci minuti di battutacce e malefatte, e ci troviamo a difendere John il bardo da una lapidazione estemporanea innescata dai sottintesi blasfemi del verso "imagine there's no heaven", forse un po' troppo troppo progressista per i canoni dei secoli bui.

    Dopo aver silenziato la platea reazionaria a suon di legnate, il nostro nuovo amico ci porta a fare la conoscenza di un falsario d'eccezione, l'unico in grado di contraffare l'attestato nobiliare che ci serve per partecipare al Gran Torneo del regno, e avviare così la nostra scalata ai vertici della società feudale.

    Come avrete intuito, insomma, il prologo di Rustler (ora disponibile gratuitamente su Steam) lascia trasparire chiaramente le finalità del progetto di Jutsu Games: offrire al pubblico un prodotto leggero e divertente, che non si prende mai troppo sul serio puntando tutto su una comicità piacevolmente pacchiana e su un gameplay "vecchia scuola". Scuola di ladri, ovviamente.

    Grand Theft Horse

    Prendendo in esame tutti gli elementi appena citati, appare subito evidente come Rustler sia un titolo a basso budget ma con un buon potenziale, sostenuto da una visione creativa che sembra bilanciare adeguatamente i limiti e le ambizioni della produzione.

    La visuale isometrica, talvolta alternata con una classica prospettiva top-down, riesce a nascondere piuttosto bene gli spigoli di un comparto tecnico non certo mirabolante, ma comunque capace di valorizzare un'identità fieramente sopra le righe. Anche dal punto di vista artistico, Rustler non risulta particolarmente brillante (anche per quel che riguarda i ritratti dei personaggi), eppure ogni elemento si dimostra nel complesso funzionale a quelli che sono i tratti distintivi del gioco, al suo carattere ridanciano e fracassone. Una personalità che emerge con forza grazie a una scrittura spassosa e irriverente, che talvolta dà vita a sequenze "nonsense" in stile Monty Phyton, spesso sfruttando le inesattezze storiche dell'ambientazione per massimizzare gli effetti comici. A questo proposito, la traduzione in italiano dei dialoghi ci ha sorpreso in positivo, con alcuni passaggi in cui l'adattamento riesce perfino ad amplificare l'efficacia delle battute, accompagnate da una serie di vocalizzi sconnessi che ricordano il linguagio dei Sims, ma in versione post sbornia.

    Va da sé che al momento è difficile valutare la "tenuta" a lungo termine di questo aspetto della produzione, così come quella di una formula che, per funzionare a dovere, deve poter contare su una buona varietà situazionale, su trovate in grado di mascherare la ripetitività del gameplay.

    Parlando del comparto ludico, il gioco rielabora fedelmente tutte quelle presenti nel GTA classici, tra cavalli - e carrozze - da rubare, gendarmi all'inseguimento (con tanto di livelli di sospetto), pedoni da travolgere, mischie all'arma bianca, scontri in punta di dardo e crimini a vari livelli di efferatezza. Se il sistema di guida ci è parso un po' impacciato ma tutto sommato efficace, il sistema di combattimento ha ancora bisogno di qualche ritocco significativo, specialmente per quel che riguarda la gestione del puntamento e la reattività dei controlli.

    La breve durata del Prologo non ci ha permesso di approfondire più di tanto il sistema di progressione del buon Guy, che può spendere il denaro e i punti accumulati di incarico in incarico per potenziare elementi come salute, resistenza e danno (corpo a corpo e a distanza), oppure sbloccare abilità aggiuntive, come la capacità di raccogliere gli oggetti senza scendere da cavallo. In generale, ci è sembrata una componente secondaria ma stimolante, che potrebbe essere ulteriormente ampliata di qui al lancio, previsto per il primo quadrimestre del 2021. Considerate le dimensioni ridotte della mappa di gioco, a tutti gli effetti un piccolo open world, siamo inoltre molto curiosi di scoprire quanto ampia sarà la gamma delle attività (principali e secondarie) proposte dal titolo, così come quella degli scenari che faranno da teatro alle nostre bricconate.

    Non ci aspettiamo ovviamente una longevità da record, anche perché lo studio deve fare il possibile per ottimizzare le risorse e mantenere intatta la qualità complessiva dell'esperienza. Un risultato che ci auguriamo venga raggiunto appieno, anche perché non vediamo l'ora di scoprire quale grandioso destino attende il prode Guy al termine della sua epopea malavitosa. In chiusura, merita sicuramente una menzione d'onore la colonna sonora del titolo, che si muove agilmente tra rap polacco e melodie medievali per alimentare l'esilarante dissonanza della cornice narrativa di Rustler.

    Rustler Grand Theft Horse Il prologo di Rustler ci ha offerto un primo assaggio della peculiare visione creativa di Jutsu Games, che punta ad offrire al pubblico una rivisitazione in chiave moderna del gameplay dei primi due capitoli di GTA, il tutto tra le maglie di un medioevo strapieno di anacronismi e bizzarrie. Un mix di elementi piuttosto intrigante, che nel giro di poche decine di minuti ha saputo catturare in nostro interesse con contributo di una scrittura piacevolmente sboccata, capace di sfruttare in maniera efficace le caratteristiche del contesto “storico”. Ci sono ancora delle storture ludiche da correggere, ma se al lancio il gioco si dimostrerà in grado di offrire al pubblico una buona varietà di situazioni, riuscendo a limitare la ripetitività con una dose abbondante di siparietti comici e gag, allora potremo trovarci tra le mani un piccolo must have per gli estimatori della follia “made in Rockstar”. Teniamo le dita incrociate.

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