E3 2019

Sayonara Wild Hearts, provato il pop album di Annapurna per Nintendo Switch

Sayonara Wild Hearts è un progetto visionario e potente, malgrado la semplicità di un comparto ludico tutt'altro che centrale nel bilancio dell'esperienza.

provato Sayonara Wild Hearts, provato il pop album di Annapurna per Nintendo Switch
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  • Sebbene l'E3 di quest'anno non sia certo stato uno dei più abbondanti in termini di annunci tripla A e prove su strada, l'appuntamento di Los Angeles è stata un'occasione eccellente per mettere le mani su un buon numero di produzioni indie traboccanti di originalità e stile. Rientra sicuramente in questa categoria anche Sayonara: Wild Hearts, opera ultima di un team, gli svedesi Simogo, con un ricco curriculum di titoli mobile di altissima qualità, da Year Walk a Device 6.

    Sogno (digitale) di una notte di mezza estate

    Come spesso succede per i titoli cresciuti nell'incubatore creativo di Annapurna Interactive, anche Sayonara: Wild Hearts è un prodotto cui è difficile attribuire una definizione univoca e perfettamente calzante. La migliore è probabilmente quella coniata dallo stesso team di sviluppo, che descrive il suo esordio su Switch come un album pop in versione videoludica.

    Un'etichetta che, dopo aver passato una decina di minuti in compagnia del titolo di Simogo, appare tanto particolare quanto calzante, in linea con le sensazione evocate da questo coacervo di stile e influenze musicali. Il gioco si apre con la protagonista che, strappata al riposo notturno, si ritrova a volteggiare in un flusso di note synth pop e colori accesi, trascinata dal richiamo di una misteriosa farfalla iridescente. Il suo compito è quello di riportare all'ordine un mondo un tempo dominato da un terzetto di entità divine, e ora precipitato in un vortice di caos a tinte neon. Il primo contatto col gameplay proietta i giocatori sulla via per questo bizzarro universo: un'autostrada cangiante e ondosa, da cavalcare in groppa a uno skateboard. In un caleidoscopio di richiami al miglior pop elettronico degli anni ‘70 e ‘80, questa fase assume i tratti di un endless runner con elementi da rhythm game, con il giocatore chiamato a muoversi orizzontalmente tra diverse corsie per conquistare punti bonus raccogliendo cuori luminosi. Qualche istante dopo assistiamo alla trasformazione della protagonista in The Fool, l'eroina incaricata di restaurare gli equilibri di questa ispiratissima dimensione onirica.

    La sezione seguente, che ripropone senza particolare scossoni la formula della precedente, ci vede sfrecciare sul dorso di una carta dei tarocchi tra portali a forma di cuore sospesi nello spazio, in un tripudio di rimandi alla gloria vettoriale dell'indimenticato Rez (qui la recensione di Rez HD). Lo spessore ludico del titolo, in questa fase, è però decisamente diverso da quello dell'opera di Tetsuya Mizuguchi, e va a braccetto con un livello di difficoltà sostanzialmente inesistente.

    Simogo pare infatti aver strutturato il gameplay come un semplice catalizzatore per il coinvolgimento: uno strumento totalmente subordinato alla fruizione multisensoriale del suo concept artistico, caratterizzato da un'estetica tanto essenziale quanto incantevole. Considerazioni che possiamo tranquillamente estendere anche al segmento successivo, che si apre con l'incontro tra la protagonista e la sua prima nemesi: un gruppetto di motocicliste chiamato Dancing Devils.

    Alla guida di una potente due ruote, ci ritroviamo quindi a schivare ostacoli tra le strade di una sobborgo metropolitano, tentando di raggiungere il terzetto motorizzato ed evitando al contempo gli attacchi delle accanite centaure, tramite una serie di semplici quick time event che sfociano poi in danze combattive meravigliosamente coreografate. Il tutto nell'abbraccio avvolgente di una soundtrack d'eccezione, che passa fluidamente da un brano all'altro a ogni transizione di livello, in perfetta armonia con una regia che asseconda con grande efficacia ogni cambio di ritmo, ogni piccola variazione del gameplay. Tocchi di stile che rendono piacevolmente unico un prodotto che affonda le radici in un immaginario sfavillante e ricchissimo, sostenuto da un gameplay che racchiude in sé frammenti familiari del buon arcade di una volta, da F-Zero a Space Harrier, adagiati tra gli orizzonti digitali di un Tron in versione rockabilly.

    Come detto, però, abbiamo avuto la netta impressione che l'impianto ludico sia soltanto un pretesto per dare maggior vigore a un'esperienza paragonabile a un video musicale interattivo, priva di un fattore di sfida consistente. Tratti che fanno di Sayonara Wild Hearts un titolo non certo adatto a tutti i palati, per quanto la produzione mostri già una personalità dirompente.

    A fare la differenza sarà ovviamente la capacità del team di offrire al pubblico stimoli audiovisivi sempre nuovi, in coro con una varietà situazionale in grado di sostenere l'interesse dei giocatori.

    Sayonara Wild Hearts Seppur caratterizzato da un comparto ludico “d’accompagnamento”, difficile da identificare come il nodo centrale dell’esperienza, Sayonara Wild Hearts si conferma come un prodotto artisticamente eccellente, capace di travolgere i sensi dei giocati con un tornado di influenze musicali e stilistiche. Il titolo di Simogo è a tutti gli effetti un album pop in forma videoludica, definizione che lo rende un progetto difficile da collocare nel grande mercato. Eppure il gioco di Annapurna Interactive ha tutte le carte in regola per offrire al pubblico momenti di pura meraviglia audiovisiva, e trascinarlo sulle note synth pop di una dimensione onirica che trabocca stile e fascino.

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