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Shadow of the Tomb Raider: una lunga prova della nuova avventura di Lara Croft

Sperduti fra le foreste amazzoniche, abbiamo provato per cinque ore l'action adventure di Eidos Montreal. Scopriamo assieme la nuova avventura di Lara

Shadow of the Tomb Raider
Anteprima: Xbox One X
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Shadow of the Tomb Raider ci fionda nel cuore verde dell'America Centrale, nell'abbraccio inospitale di un'Amazzonia bella da vedere ma colma di pericoli in agguato. Un corpo vivo e pulsante, rigoglioso teatro di quella sfida per la sopravvivenza che da sempre divide prede e predatori, punto di arrivo di quello che per Lara è un viaggio iniziatico a tutti gli affetti, intrapreso nel 2013 con il reboot della serie e proseguito tra i ghiacci di Rise of the Tomb Raider. Una "discesa nelle tenebre" che rappresenta una delle colonne tematiche di una storia dalle tinte cupe, riflesso dei tomenti di una protagonista costretta a fare i conti non solo con le oscure mire di un antico ordine, ma anche con tutti i dubbi e le paure che le affollano l'animo. Lara sente il peso di una responsabilità irrazionale ma palpabile, di una profezia apocalittico che lei stessa potrebbe aver innescato, e teme che la lotta con la Trinità possa trasformarla in una sua proiezione distorta, modellata sulle crudeli fattezze del nemico. Alle prese col capitolo più drammatico delle sue avventure, l'archeologa sarà finalmente costretta a lasciare la lunga ombra del padre e gli strascichi ossessivi della sua dipartita, e ad affrontare quella inevitabile presa di coscienza che da sempre accompagna l'età adulta: ognuno è responsabile delle conseguenze generate dalle proprie azioni. Le cinque ore di gioco accumulate nel corso dell'ultimo evento dedicato al gioco, nella cornice della sede milanese di Microsoft, sono sicuramente poche per capire se l'intreccio narrativo tessuto da Eidos Montreal si confermerà all'altezza delle premesse, ma la prova ha sicuramente titillato i nostri appetiti videoludici in vista del prossimo 14 settembre. Un piacevole languore scatenato anche dalle conferme offerte sul fronte ludico dall'ultima build, che ci ha permesso di approfondire spetti del gameplay che non avevamo ancora avuto l'occasione di testare a fondo, come crafting e progressione.

    Anima da predatore

    Per non incorrere nel rischio di rovinarvi l'appetito con dettagli indigesti sulla nuova avventura di Lara, ci limitiamo a confermare le impressioni maturate nel corso dei primi incontri col titolo, che dipingono un prodotto solido, che ambisce a perfezionare la sua formula senza allontanarsi mai troppo dalle basi ludiche apprezzate dal pubblico nei due precedenti capitoli. Un percorso evolutivo che segue passo passo quello della nostra audace esploratrice, verso la maturazione dei suoi istinti predatori, della sua capacità di utilizzare la foresta come una micidiale estensione di sé stessa. Se da un lato, infatti, le dinamiche di movimento e le interazioni con l'ambiente ricalcano in larga parte quelle già viste nelle passate spedizioni dell'archeologa, dall'altro gli sviluppatori hanno provveduto ad affinare alcune delle meccaniche del gioco per sottolineare le nuove inclinazioni del personaggio. Muovendosi silenziosamente nel fitto sottobosco amazzonico, Lara può ora prepararsi a ghermire gli avversari nascosta -schiena contro il muro- fra i rampicanti di una parete rocciosa, magari dopo essersi cosparsa il corpo di fango per potenziare le proprie doti mimetiche. Sfruttando la paura come un efficace strumento strategico, il giocatore può anche decidere di fare di un mercenario un terrificante monito per i suoi compagni, attaccandolo dall'alto con una freccia legata a una corda e lasciandolo esanime a dondolare in bella vista.
    La sensazione è che il team di Eidos abbia lavorato per garantire all'utenza una maggiore varietà di situazioni, in un contesto che spinge a sfruttare le abilità di Lara per imporre il proprio ritmo a ogni scontro. Non si tratta più solo di reagire alle circostanze ostili, di sopravvivere facendo uso delle risorse presenti in loco per seminare il caos tra i nemici, ma di portare il gioco della caccia a un livello superiore. Tutt'uno con il proprio istinto predatorio, l'esploratrice può quindi prepararsi a sterminare i propri avversari pianificando ogni assalto, in modo da ottimizzare la propria dotazione per rispondere a qualsiasi minaccia con la massima efficienza mortale.
    Un cambiamento che si riflette nelle meccaniche di crafting del gioco, ampliate in maniera consistente. Nella relativa sicurezza di un accampamento improvvisato, i giocatori saranno quindi chiamati a produrre sieri per potenziare le capacità di Lara o trappole da disporre sul campo. Un'evoluzione tattica che, prevedibilmente, coinvolge anche un sistema di progressione ampliato, sebbene non troppo lontano da quello del precedente capitolo. Ora le abilità di Lara sono disposte su tasselli che compongono una sorta di murale inca, suddiviso in tre rami di specializzazione legati alle diverse nature che convivono nel cuore della protagonista, al contempo esploratrice, saccheggiatrice e guerriera.

    Un sistema che si presta a una certa plasticità, utile ad assecondare lo stile personale dei giocatori. Nel caso preferiate lanciarvi nel combattimento a testa bassa, potreste quindi optare per le abilità guerriere legate all'uso delle armi da fuoco e, più in generale, all'aumento della resistenza di Lara nel mezzo di una feroce sparatoria. Gli appassionati di furtività e approcci ragionati preferiranno invece aggiungere al proprio arsenale, tanto per fare un esempio, un certo tipo di freccia avvelenata capace di suscitare nei bersagli una dose insopportabile di angoscia e paranoia, tale da costringerli a far fuoco su nemici e amici, indistintamente.

    Vestita per uccidere

    A rinfoltire la varietà di approcci c'è anche un nuovo sistema di gestione del vestiario, ora in grado di garantire benefici i ben più concreti rispetto al passato della serie. Nei due slot riservati a questa categoria d'equipaggiamento i giocatori potranno disporre abiti capaci di ridurre al minimo il rumore dei passi di Lara, o di aumentare l'efficacia delle sue abilità. Si tratta di una revisione intrigante, che promette di influire positivamente sulla profondità generale del gameplay, ma di stimolare il giocatore ad approfondire i rapporti con gli altri personaggi. Nel corso della nostra prova, infatti, ci siamo trovati ad attraversare Kuwaq Yaku, una comunità rurale immersa nel cuore dell'Amazzonia che offriva diverse opportunità per migliorare l'attrezzatura della nostra mortifera beniamina, sia approfittando delle scorte dei mercanti locali, sia completando alcuni incarichi secondari. Cercando di sottrarre uno degli abitanti dal giogo di una cricca di manigoldi ci siamo spinti oltre i confini del villaggio, dove abbiamo utilizzato i nostri talenti per dissuadere in fil di lama le canaglie in questione. Una missione secondaria che, seppur non particolarmente memorabile, ci ha permesso arricchire l'armamentario di Lara con una nuova pistola calibro 50, apparentemente incompatibile con il silenziatore nel quale avevamo appena investito tutto l'oro accumulato. Il sistema di potenziamento delle armi è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al capitolo precedente, anche se abbiamo avuto l'impressione che questa volta potremo contare su un numero più abbondante di bocche da fuoco. Una possibilità senza dubbio appetitosa, pur tenendo conto dei problemi di un sistema di puntamento che, ancora una volta, si è dimostrato fin troppo nervoso, quasi ingestibile negli scenari più concitati. A maggior ragione considerando che il grado di sfida medio si attesta su livelli superiori rispetto al recente passato della saga, al netto di un'intelligenza artificiale non particolarmente sviluppata, che anima nemici con una certa attitudine alla carica indiscriminata.
    Il livello di difficoltà risulta comunque ben equilibrato, anche in virtù di alcuni interessanti accorgimenti. La disposizione delle risorse presenti in ogni sezione della mappa, ad esempio, cambia dinamicamente per sopperire ad eventuali mancanze dei giocatori sul fronte della microgestione delle proprie scorte. Una scelta di design intelligente, utile a non lasciare i giocatori in balia degli eventi dopo un combattimento particolarmente intenso. Chiaramente il team di sviluppo punta ad offrire al pubblico un prodotto adatto a tutti i giocatori, dai veterani più incalliti agli esploratori alle prime armi. Un obiettivo che Shadow of the Tomb Raider cerca di raggiungere anche introducendo un livello di difficoltà triplice, con selettori che vanno a influire singolarmente su ognuno degli aspetti principali del gioco, ovvero combattimento, esplorazione e puzzle. Uno sforzo decisamente apprezzabile, anche perché permette di modellare l'esperienza in base alle proprie preferenze, magari riducendo il peso delle fasi action in favore di quelle esplorative, con annessa risoluzione d'enigmi. Fronte, quest'ultimo, sul quale la squadra di Montreal pare aver investito una mole consistente delle proprie risorse creative.

    Macchine mortali

    Affrontando le prime ore di Shadow of the Tomb Raider, ci siamo trovati ad attraversare scenari rigogliosi e suggestivi, composti da macroaree ben più ampie rispetto a quelle cui eravamo abituati. Fedele alla sua impostazione, il gioco non ha ceduto alle lusinghe dell'open world, ma la sensazione è quella di avere per le mani un mondo con una mole nettamente più consistente di cose da fare e segreti da scoprire. Una sensazione supportata dalle modifiche radicali apportate a cripte e tombe, ora investite di un ruolo molto più importante nel quadro del gameplay. Se da una parte le cripte hanno abbandonato la loro sostanziale linearità in favore di una struttura più complessa e appagante, dall'altra le tombe sono state completamente rivoluzionate e trasformate in mortali scatole cinesi caratterizzate da una varietà all'apparenza sorprendente. Attraversando le labirintiche distese verdi del gioco, siamo incappati in tre di queste trappole fatte di enigmi e cattiveria, ognuna dotata di una forte identità, sia dal punto di vista estetico che da quello ludico. Nel cortile interno di una ziqqurat in rovina ci siamo trovati a dover attivare - tra salti e frecce scoccate - un sistema di pesi e pulegge per conquistare un tesoro fatto d'oro e conoscenza, guadagnando una ricetta utile per migliorare l'efficienza combattiva di Lara. In un altro caso, il premio era nascosto nelle profondità di una caverna, ma raggiungibile solo superando una lingua di roccia lambita dalle fiamme. Per portare a casa il malloppo abbiamo dovuto lavorare d'ingegno per neutralizzare i diversi trabocchetti, rischiando la pelle per raggiungere e attivare una sequenza di interruttori. Per superare la terza tomba, collocata all'interno di una torre piena di meccanismi rotanti, abbiamo dovuto usare corde e rampino per muoverci tra i diversi livelli e bloccare le piattaforme in modo da garantirci un passaggio sicuro. Si tratta di una revisione assolutamente efficace, basata sul desiderio di offrire alla platea dei giocatori un elemento di gameplay impegnativo e stimolante, nel quale non potrete fare a meno di riconoscere forti richiami agli albori della serie. Vista la mole di lavoro necessaria a comporre una tale varietà di enigmi (che speriamo si mantenga fresca anche sulla lunga distanza), gli sviluppatori hanno voluto svincolare queste sfide dalla sola esplorazione, trasformando alcune tombe in passaggi obbligati sulla strada della progressione. Una scelta più che sensata, visto che molte delle ricompense offerte da queste sfide hanno un peso rilevante nell'economia del gameplay, senza considerare il contributo prezioso alla definizione di quell'affresco di misteri e mitologia precolombiana che fa da sfondo alle vicende del gioco.

    Di contro, alcune di queste tombe saranno più difficili da trovare, e magari potremmo aver bisogno di interagire con alcuni npc per ottenere indicazioni del tipo "quella montagna nasconde grandi pericoli, alla mia gente è proibito avventurarsi lì". Rinforzando le aspettative con fare sornione, gli sviluppatori ci hanno suggerito che in alcune tombe Lara potrebbe anche trovarsi costretta a fronteggiare oscure presenze. In attesa di conoscere le implicazioni di questi misteriosi incontri, possiamo già dirvi che il redesign delle tombe rappresenta senza dubbio la novità più promettente di questo Shadow of the Tomb Raider, nonché la migliore aggiunta sul fronte della varietà ludica.

    I due ritmi del cuore amazzonico

    Come preannunciato, questo nuovo viaggio tra spire avvolgenti della foresta peruviana ci ha lasciato sapori decisamente gradevoli, anche per quanto riguarda il level design delle macroaree che compongono il mondo di gioco. È sicuramente presto per sbilanciarsi sulla qualità complessiva del ricco bioma ricreato dai ragazzi di Eidos Montreal, ma il colpo d'occhio è sicuramente notevole. L'Amazzonia di Shadow of the Tomb Raider è un mosaico di panorami mozzafiato, esaltati da una gestione dell'illuminazione eccellente e da una direzione artistica che indirizza abilmente lo sguardo verso grandiosi complessi monumentali, rovine che riecheggiano delle mille leggende di una storia millenaria. Una composizione scenica a tratti abbacinante, che però comincia a mostrare cedimenti qualitativi piuttosto evidenti. Anche su Xbox One X, con la risoluzione sparata a 4K, capita di notare texture in bassa definizione ed elementi poligonali tutt'altro che convincenti, a fronte di un frame rate che a volte fatica a mantenere la soglia dei 30 fps. Optando per i 1080p, invece, il conteggio dei frame a schermo si avvicina invece a quota 60, ma il sacrificio in termini di dettaglio pesa sugli occhi e sul cuore, mentre il mondo di gioco perde parte del suo splendore. Altre note dolenti sono quelle che riguardano le animazioni dei personaggi, ancora piuttosto rigide, e una dotazione di shader che, specialmente durante le scene d'intermezzo, tradiscono una certa piattezza. Di contro, abbiamo apprezzato l'inserimento di una componente piuttosto marcata di esplorazione subacquea.

    Un altro gradito ritorno alle origini della serie, che contribuisce positivamente alla varietà delle ambientazioni, e inspessisce il gameplay aggiungendo un ulteriore substrato alle meccaniche di spostamento. La maggiore quantità di aree sottomarine, giustificata dal nuovo contesto naturale, risuona inoltre con i temi cardine della produzione: la discesa verso l'ignoto, la sensazione di soffocare sotto il peso di forze incontrollabili. Un'ultima nota, piuttosto amara in effetti, riguarda un doppiaggio italiano che spesso inciampa in grosse fluttuazioni qualitative. Note stonate che in parte inficiano l'efficacia delle sequenze cinematografiche, colpite tra l'altro da evidenti problemi di lip sync.

    Shadow of the Tomb Raider Il nostro ultimo incontro con Shadow of the Tomb Raider ci ha permesso di farci un'idea più chiara del quadro ludico offerto dal terzo atto delle nuove avventure di Lara Croft. Sebbene il lavoro di Eidos Montreal condivida con i predecessori una gran parte delle meccaniche di base, le modifiche apportate risuonano fortemente, e in maniera funzionale, col percorso evolutivo di una protagonista che, di fronte al capitolo più cupo delle sue vicende personali, si è consacrata ai propri istinti più feroci. L'anima predatoria di Lara si riflette in tutta una gamma di piccole modifiche che interessano le dinamiche di progressione e crafting, alla base di uno spettro ampliato di approcci al combattimento cui fa eco una maggiore diversità situazionale. Peccato solo per un sistema di puntamento ancora fin troppo inaffidabile, che inficia in maniera consistente la qualità degli scontri. La novità più sorprendente è sicuramente legata a una revisione radicale delle tombe, ora diventate delle vere e proprie trappole mortali. Per raggiungere i tesori nascosti in questi sepolcri dimenticati, i giocatori saranno chiamati ad affrontare sfide di riflessi e d'ingegno che, stando alle premesse, dovrebbero rimpolpare - e non poco - la varietà generale del gameplay, oltre a offrire un ottimo invito all'esplorazione degli splendidi scenari che compongono il mondo di gioco. La nuova versione dell'engine di Crystal Dynamics comincia un po' a mostrare i segni del tempo, ma la qualità complessiva si mantiene su livelli più che soddisfacenti, specialmente in 4K. L'ultima prova con Shadow of the Tomb Raider, in definitiva, conferma l'impressione di avere per le mani un titolo solido che, pur non aggiungendo particolari guizzi al proprio costrutto ludico, pare avere tutte le carte in tavola per soddisfare le aspettative dei fan, e concludere più che degnamente il ciclo delle origini dell'archeologa più famosa al mondo.

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