Shadow Point per Oculus Quest: un puzzle game fatto di luci e ombre

All'evento londinese dedicato ai visori di Oculus, abbiamo potuto provare una demo dell'avventura ad enigmi di Coatsink in realtà virtuale.

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  • Forse il nome Coatsink potrebbe non dirvi molto, eppure il team ha alle spalle un curriculum composto da un nutrito numero di produzioni indipendenti, tra cui andrebbe ricordato quantomeno il pregevole Kingdom Two Crowns. Dopo qualche esperimento in VR, lo studio ha scelto ora di fare il salto di qualità proponendo un gioco pensato appositamente per sfruttare le potenzialità di Oculus Quest: come ci è stato rivelato durante l'evento londinese in cui abbiamo potuto provare i nuovi headset della casa californiana, Coatsink ha sviluppato Shadow Point per trarre beneficio dalla mobilità e dalla semplicità d'approccio che il visore "all-in-one" è in grado di offrire.

    Questa leggiadra avventura di stampo story-driven, d'altronde, si presenta sin da subito come un racconto dai toni tenui e fantasiosi, che nell'arco di circa 5 ore dovrebbe condurci ai titoli di coda. E quale modo migliore per fruire di un simile software, se non quello di giocarlo con l'immediatezza e l'accessibilità garantite da Quest? Coatsink è chiaramente della medesima opinione, ed infatti durante l'hands-on con il caschetto di Oculus ci è stato caldamente consigliato di testarne le qualità in compagnia di una brevissima demo di Shadow Point. Dal canto nostro, abbiamo accettato di buon grado il suggerimento, e ci siamo immersi nel primo capitolo di una gradevole favola in realtà virtuale, che mescola la delicatezza del sogno con un pizzico di mistero.

    Non c'è ombra senza luce

    Sin dall'inizio, Shadow Point mette subito in chiaro lo stile sognante che incornicerà la produzione: una calda voce narrante - nientemeno che quella dell'attore Patrick Stewart - ci racconta della missione che muove le fila della vicenda.

    Seguendo il diario di Edgar Mansfield, il nostro obiettivo sarà quello di scoprire dov'è finita la giovane Lorna McCabe, scomparsa il 25 giugno del 1996: tramite un portale azionato dalle nostre mani, come se fosse la leva di un carillon, attraverseremo un varco che ci condurrà all'interno di un magico Osservatorio, immerso in un candore luminoso. Qui vedremo la fanciulla mentre si allontana dal nostro sguardo, e spetterà a noi pedinarla passo passo, cercando al contempo di sbloccare tutte le porte che ci separano da lei. Shadow Point si presenta insomma come un'avventura in prima persona che ricorda l'approccio rilassato di esperienze come The Witness e RiME: dal primo recupera l'avanzamento a suon di puzzle ambientali, mentre dal secondo un'estetica accattivante e minimale, di stampo palesemente low-poly e dalle forme tanto semplici quanto evocative. Sul versante grafico, l'opera di Coatsink non fa certo gridare al miracolo, né diviene un banco di prova per testare le potenzialità tecniche del Quest.

    Ciononostante, la limpidezza della risoluzione e l'efficacia della direzione artistica concorrono a creare un colpo d'occhio davvero piacevole. Fermarsi ad ammirare qualche farfalla svolazzante proprio sotto al nostro naso sarà di certo un'attività che solleticherà le attenzioni degli utenti più interessati all'aspetto visivo che ludico. Questo non significa, tuttavia, che Shadow Point si limiti a far leva esclusivamente sulla grazia della sua art design che - sebbene appaia a tratti un po' derivativa - sembra capace di regalare qualche piacevole sorpresa.

    Il cuore dell'opera batte con forza negli enigmi che costellano la progressione, la maggior parte dei quali sarà basata sul corretto posizionamento degli oggetti allo scopo di generare le ombre con cui sbloccare alcuni interruttori. Mentre ci muoveremo liberamente nello spazio, potremo infatti utilizzare i controlli Oculus Touch per avvicinarci agli elementi interattivi dello scenario, afferrarli e posizionarli nell'inventario.

    Dopodiché avremo la facoltà di estrarli a nostro piacimento ed utilizzarli nel modo più opportuno con le varie strumentazioni che ci circondano: si tratta di marchingegni che - quantomeno nei primi minuti di gioco - fanno tutti leva sulla necessità di posizionare correttamente gli artefatti così che la luce si rifletta su di loro e ne generi l'ombra. Allontanandoci, avvicinandoci e spostandoci lateralmente, potremo diminuire ed aumentare il riflesso per centrare nella maniera corretta i vari oggetti in base al punto di partenza del fascio luminescente.

    Ci toccherà pertanto leggere adeguatamente l'ambiente e comprendere quali siano le distanze giuste per azionare gli interruttori: sulle prime, Shadow Point imbastisce una serie di puzzle indubbiamente elementari, ideati perlopiù con l'obiettivo di aiutare l'utente a familiarizzare con il sistema di locomotion e con quello di interazione. Ma con il passare del tempo, il team promette una buona varietà di rompicapo, la cui complessità si farà via via sempre più considerevole.

    Nei pochi minuti a nostra disposizione, d'altronde, abbiamo avuto un assaggio - seppur assai breve - delle logiche più complesse che ci attenderanno nella versione finale.

    Ad esempio, è stato necessario combinare ed allineare contemporaneamente due oggetti di dimensione e forma differenti: nulla di troppo arduo, anzi, ma il concept lascia intuire la presenza di puzzle in cui dovremo spremere leggermente in più le meningi. Dal canto nostro, non ci aspettiamo un livello di sfida particolarmente elevato.

    La natura Story-driven di Shadow Point, del resto, ci induce a pensare che lo studio non abbia intenzione di mettere duramente alla prova l'intelletto del giocatore, col rischio di distrarlo dalla componente narrativa. Stando a quanto confermato dal Coatsink, nel gioco troveranno posto più di ottanta puzzle, legati non solo alla dicotomia luce-ombra, ma anche alla manipolazione della gravità ed all'apertura di portali verso realtà alternative.

    In ogni caso, nell'edizione definitiva sarà comunque necessario bilanciare a dovere difficoltà ed accessibilità, variando i meccanismi di risoluzione per non scadere in una dannosissima ripetitività. In un prodotto del genere, fondato sullo stimolo al proseguimento e sulla voglia di scoprire il mistero della storia, trovare un corretto equilibrio tra i due fattori si rivelerà essenziale per la riuscita del progetto, senza che nessuno di questi aspetti prenda il sopravvento sull'altro.

    Allo stato attuale, purtroppo, della trama e dei metodi di narrazione sappiamo ancora molto poco. Abbiamo intuito che la chiarezza potrebbe non essere il mantra seguito da Coatsink, e che lo studio abbia optato per uno storytelling a metà strada tra il criptico e l'onirico.

    Quando Shadow Point arriverà sul mercato, in contemporanea con l'avvento di Oculus Rift S e Quest, scopriremo insomma quali sono tutti i lati più luminosi e quelli più oscuri di questo puzzle game, con la speranza che le pari irradiate dalla luce non vengano soverchiate dai punti d'ombra.

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