Shenmue 3: ultimo viaggio con Ryo Hazuki in vista della recensione

A meno di un mese dal lancio abbiamo potuto provare nuovamente la demo di Shenmue 3: ecco il resoconto della nostra esperienza.

provato Shenmue 3: ultimo viaggio con Ryo Hazuki in vista della recensione
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  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Secondo un celebre adagio, pare non esserci un due senza tre. E finalmente, dopo qualche lustro di estenuante attesa, questo detto vale anche per Shenmue, leggendaria saga firmata da Yu Suzuki. Tra meno di un mese, infatti, stringeremo tra le mani il terzo (e probabilmente non ultimo, con Yu Suzuki già proiettato verso lo sviluppo di Shenmue 4), atto a ben 18 anni di distanza dal predecessore, e a 4 da quell'annuncio all'E3 2015 che fece tremare l'imponente L.A. Memorial Sports Arena per le urla di giubilo dei presenti. Al contempo, però, si tratta anche del terzo incontro ravvicinato col gioco in un anno, che corrisponde a un'altra occasione mancata - e duole dirlo - per convincere la stampa della bontà di Shenmue 3.

    Il problema non sta tanto nella scelta, discutibile, di mostrare la stessa medesima demo (quella dei backer, ma in versione 1.02), un breve frammento che ci ha visti cercare indizi sul padre di Shenhua, tassello sempre più importante nell'epico racconto di Suzuki. Il problema è che quel che non funziona in Shenmue 3 difficilmente verrà risolto in tempo per il lancio del gioco, già rinviato dopo l'annuncio di un data di uscita che ha reso l'attesa ancor più insopportabile per i fan, o subito dopo attraverso ormai immancabili patch post-lancio. Al di là della natura tecnica di certe criticità, è la sensazione costante di avere tra le mani un prodotto fuori tempo massimo a impietrire, potenzialmente, anche i cuori dei supporter più fedeli. Anche se l'amore è cieco, soprattutto quando è il faro della nostalgia a renderlo tale.

    Il dragone e la fenice

    Questo terzo atto riprende in mano la storia di vendetta bruscamente interrotta nel predecessore, con il protagonista Ryo Hazuki finito dal Giappone alla Cina alla ricerca di Lan Di, lo spregevole criminale colpevole di aver ucciso suo padre.

    Avevamo lasciato il nostro eroe alla fine di Shenmue 2 in quel di Bailu (per rinfrescarvi la memoria vi rimandiamo alla recensione di Shenmue 1 e 2), tra le montagne di Guilin: è qui che incontra e salva Shenhua, la cui famiglia è connessa a doppio filo con gli altrettanto misteriosi specchi al centro della storia. I due si recano in una caverna poco lontana dalla casa della ragazza alla ricerca di suo padre, il signor Yuan, per proseguire nella ricerca, ma ciò che trovano all'interno, oltre alle effigi raffigurate sugli specchi (un dragone e una fenice) è un criptico messaggio. È così che ha inizio la nostra demo e, con molta probabilità, lo stesso Shenmue 3, con nuove indagini da condurre e indizi da cercare, nel nome della verità, ma anche per chiudere un conto in sospeso.
    Ys Net ci prova subito a stupire con un colpo d'occhio davvero impressionante, merito di un panorama sorprendentemente suggestivo, che si estende quasi a perdita d'occhio, nonostante le dimensioni minute di Bailu e dei dintorni. L'architettura squisitamente cinese del Verdant Bridge e del suo maestoso arco è un biglietto da visita d'effetto, così come la rigogliosa vegetazione di un verde intenso, smorzata solamente dai colori del tramonto.

    Sembra quasi un modo per ribadire quanto bene abbia fatto lo step tecnologico in avanti alla serie, ma basta poco per spezzare l'incantesimo di un'atmosfera indubbiamente ben confezionata: dalle animazioni tremendamente goffe del protagonista al montaggio confuso delle cutscene, passando per i dialoghi robotici, tanto nella recitazione (in un inglese sin troppo composto e surreale per uno sperduto angolo di Cina) quanto nelle espressioni dei volti o nelle ripetizioni innaturali, paradossalmente molto più evidenti e sgradevoli nel protagonista che nei numerosi NPC incontrati, tanto adulti quanto bambini.

    Una legnosità onnipresente, per nulla ammorbidita nemmeno nei movimenti, con un'esplorazione sin troppo meccanica e rigida, mutuata, forse in un eccesso filologico, dai primi due capitoli, ed estremizzata in ogni singola azione e interazione eseguibile nel gioco: per raccogliere una piantina, o per controllare il contenuto di un cassetto, ad esempio, sono necessarie delle pressioni di troppo, a causa della possibilità di eseguire uno zoom con il grilletto sinistro, utile per perlustrare al meglio l'ambiente circostante, che si tramuta in una necessità quando si vuol semplicemente raccogliere qualcosa che basterebbe afferrare con un solo tasto.

    Nella casa di Shenhua si possono perdere tranquillamente 5 o più minuti con una semplice sbirciata nei suoi cassetti, senza cavare un ragno dal buco ma assaporando la realistica sensazione di aver, appunto, buttato del tempo prezioso.

    Back to the future

    Non si tratta dell'unica zavorra ereditata dal passato, tanto che viene da sospettare che ogni inutile macchinosità sia una folle, precisa scelta di riportare memoria, cuore e polpastrelli a epoche confortevoli, sicuramente, ma che ci eravamo anche gettati alle spalle e per ottimi motivi. Il che è forse anche peggio di qualsiasi imperizia frutto di development hell o di soli sfiorati da ambiziosi Icaro moderni.

    Ad essere rimasto al suo posto è sicuramente il fascino che Suzuki e soci hanno sempre saputo infondere nelle ambientazioni e nella narrazione, tra decine di dettagli forse fini a se stessi, ma utilissimi a immergere il giocatore nelle tappe dell'epico viaggio di Ryo: lavoretti e attività manuali fanno il loro ritorno, così come mini-giochi di ogni genere, ben presenti sin dalle prime battute del gioco e ormai trademark della serie, con somma gioia dei super-fan. Oltre a offrire scuse ulteriori per passare quanto più tempo tra le fitte trame di pixel di Shenmue, queste attività si traducono in denaro extra (quando si tratta di gioco di azzardo o di sfide peculiari come la corsa tra tartarughe) o in migliorie per la forma fisica del protagonista (come il muk yan chong, il "tronco" su cui allenare stance e mosse premendo a tempo sequenze di tasti).

    E nel caso dei job, è anche un modo per guadagnare la fiducia dell'interlocutore, così da spillargli qualche preziosa informazione sull'indagine in corso da annotare sul fido taccuino di Ryo, l'unica "bussola" a disposizione del giocatore, essendo assenti, anche questo come da tradizione, indicatori utili a segnalare la prossima meta del viaggio. Shenmue 3, e questo è un bene, continua a pretendere dal giocatore tutta l'attenzione del mondo da riservare a ogni singolo dialogo, a ogni frase pronunciata anche dal più "inutile" degli NPC (con l'unica concessione rappresentata dal "Jump System", che ci fa teletrasportare al luogo e all'ora del prossimo obiettivo quando c'è del tempo da attendere).

    Ogni infimo dettaglio viene registrato sull'agenda, da utilizzare insieme alla mappa per cercare punti di riferimento e un nuovo sospetto da interrogare, in un dedalo di "tizio ha detto che" o di "ho visto quello lì fare questo" che attira il giocatore, come il suadente canto di una sirena, verso un nuovo, soddisfacente snodo narrativo.

    È presto per sbilanciarsi, o anche solo per affidare le sorti del gioco intero a questa componente, perché da un così breve frammento è impossibile valutare la qualità generale della storia o dell'intreccio, ma è stato sicuramente piacevole e coinvolgente notare la struttura "a domino" della produzione, con un concatenarsi di eventi e sottotrame che portano il giocatore ad addentrarsi e ad appassionarsi a dettagli anche apparentemente inutili, ma che si rivelano tasselli di un mosaico molto più ampio, complesso, denso di vicende.

    Densità e cazzotti

    Nel caso specifico della demo l'indagine ci ha portati a indagare sul padre di Shenhua, fondamentale per capire qualcosa di più su ciò che è accaduto a quello di Ryo. Ma per arrivare a lui ci siamo dovuti documentare su dei teppisti che hanno infranto l'idillio di Bailu, e prima ancora, per scovarli abbiamo dovuto rintracciare un fantomatico allibratore, contraddistinto da una cicatrice, che ci ha sfidati a combatterlo prima di spifferare qualcosa (salvo poi vedere la demo interrompersi, lasciandoci col desiderio di sapere assolutamente di più).

    Non prima però di aver notato il suo nome tra gli iscritti al dojo locale, dove era divenuto una figura prominente, salvo poi darsi al gioco d'azzardo e a dubbie frequentazioni. Una goccia in un mare densissimo di vicende e informazioni: una ramificazione capillare che rappresenta il fiore all'occhiello della serie e, presumibilmente, di questo terzo capitolo. E forse, uno dei pochi elementi in grado di salvarlo.
    Facendo domande a destra e a manca agli abitanti del villaggio per carpire indicazioni e informazioni, abbiamo notato qualche scricchiolio nell'Affinity System (ovvero tutto il sistema di conquista della fiducia degli NPC), con personaggi disponibili e generosi di informazioni, che il giorno dopo ci danno dello straniero e si rifiutano di aiutarci. Un bug (abbastanza grave) o una forzatura necessaria per l'avanzamento della trama? In ogni caso, parliamo di un elemento abbastanza preoccupante a meno di un mese dal lancio, quasi quanto l'intero combat system, messo davvero male.

    Il nemico principale è l'input lag, con i comandi di pressoché ogni singolo attacco (tranne i pugni veloci) massacrati da un ritardo che rende complessa l'esecuzione delle combo più potenti, aggirabile dalla possibilità di associare ai grilletti delle combinazioni predefinite ma non per questo giustificabile o ammissibile. È legnoso, tanto quanto le singole animazioni e i movimenti dei contendenti, che ha ben poco da condividere con l'eleganza e l'armonia del kung fu. Zero fisicità, zero tattica, solo un button mashing furioso, da accompagnare, non dovesse essere sufficiente, a sparring e allenamenti nel dojo, con cui aumentare salute e potenza degli attacchi.

    Shenmue 3 Questo incontro con Shenmue 3, nuovo dal punto di vista della versione della build proposta, ma pressoché identico nei contenuti, getta ben più di un'ombra su un progetto attesissimo ma palesemente fuori tempo massimo. Le capacità narrative di Yu Suzuki e co., e il fascino che riescono a infondere nelle loro opere, sembrano essere ancora ben saldi al proprio posto, ma lo stesso vale per una profonda legnosità e macchinosità nei comandi, nei movimenti, nel combat system rinnovato, ma per nulla divertente. Il desiderio di sapere come proseguirà l'odissea di Ryo è forte, e il rispetto per la saga resta, per ora, inalterato, ma a un mese dal lancio, fissato per il 19 novembre su PC (in esclusiva su Epic Games Store) e PlayStation 4, è davvero difficile sperare in qualche miracolo che riporti il gioco in questa generazione di console. Non perché moderno e tradizione non possano convivere, ma semplicemente perché the times they are a-changin', e con essi il gusto dei giocatori. E certe macchinosità, certi anacronismi, rischiano di essere davvero intollerabili. Il consiglio, mai quanto in questi casi, è di attendere le recensioni, per capire cosa salvare e quali compromessi dover accettare sul lungo termine.

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