E3 2018

SoulCalibur 6: provato il nuovo picchiaduro di Bandai Namco

Dopo aver riportato in vetta la serie Tekken grazie al settimo capitolo, Bandai Namco si appresta a rispolverare anche la serie SoulCalibur.

provato SoulCalibur 6: provato il nuovo picchiaduro di Bandai Namco
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Dopo aver rilanciato alla grande la saga di Tekken, con un Tekken 7 che ha messo d'accordo nuovi e vecchi fan, Bandai-Namco rispolvera anche Soul Calibur. E se è vero -come insegna la saggezza popolare- che "squadra che vince non si cambia", è normale che sia proprio Motohiro Okubo, producer dell'ultima iterazione dell'Iron Fist, ad occuparsi dei lavori su Soul Calibur VI.
    Il fatto che il titolo sia ambientato nel sedicesimo secolo, subito dopo le vicende "raccontate" nel primo capitolo, rappresenta a conti fatti una specifica dichiarazione d'intenti. Il team di sviluppo conferma di volersi riavvicinare alle origini del brand, ma anche di dare un tocco nuovo all'impostazione di gioco, quasi come se volesse inaugurare un inedito percorso di sviluppo.
    Soul Calibur VI è insomma fedele alle sue radici, ma sicuramente più moderno e dinamico in quanto a ritmo del gameplay, immediatezza e profondità del combat system.

    Lottiamo nell'arena

    Selezionato il personaggio fra i tredici disponibili (nella versione finale ce ne saranno 23), si scende in campo per assistere, subito prima del match, alle sequenze filmate in cui i due contendenti si lanciano il guanto di sfida. Basta un attimo per rendersi conto che il passaggio all'Unreal Engine ha fatto bene anche al picchiaduro di cappa e spada. Benché la gestione dei riflessi luminosi sia a tratti eccessiva, dando ai modelli poligonali sembrino in qualche caso un po' artificiali (come se fossero stati "plastificati"), la quantità di dettagli che impreziosisce personaggi ed ambienti rapisce lo sguardo dell'utente.

    I colori sono molto sgargianti (Soul Calibur 6 non è certo uno degli episodi più cupi della serie), e la scena si riempie in fretta di scintille, detriti, effetti speciali, senza che questo abbia un impatto percepibile sulle performance. A giudicare dai tempi di caricamento e dalla fluidità sempre garantita, sembra che il livello di ottimizzazione del gioco sia già superiore a quello che Tekken 7 aveva al momento del lancio.
    Ma veniamo alla battaglia: nelle sue fondamenta, il combat system di Soul Calibur VI è quello di sempre. Un tasto per la parata, due per gli attacchi verticali e orizzontali, uno altro pulsante che regola l'uso dei calci, solitamente meno prevedibili rispetto ai colpi d'arma bianca.
    Utilizzando qualche vecchia conoscenza (nella demo erano presenti anche Kilik e Xiangua, che tornano ad affiancare Mitsurugi, Zasalamel, Sophitia, Siegfried, Ivy), ci si accorge che il team ha semplificato l'esecuzione di certe combinazioni, adesso più facili da realizzare anche senza passi laterali e modificatori direzionali. In un certo senso si potrebbe vedere questa scelta come un impoverimento, ma in verità i moveset restano comunque abbastanza vari e ben caratterizzati.
    Che Soul Calibur 6 abbia fatto un passetto in direzione dell'accessibilità resta comunque innegabile: il picchiaduro di Bandai-Namco vuole essere un po' più essenziale e spettacolare, permettendo anche ai neofiti di togliersi qualche soddisfazione grazie alla possibilità di eseguire mosse altamente coreografiche senza troppo sforzo. A questa esigenza risponde ad esempio la Reversal Edge, un attacco attivabile con il dorsale destro al costo di una barra di energia, che coinvolge i combattenti in uno scontro al rallentatore.

    L'esito del duello dipenderà dalle tecniche scelte dai due contendenti, con un sistema che ricorda quello della morra cinese: l'attacco verticale batte sempre quello orizzontale, che invece intercetta il passo laterale, a sua volta vincente sul colpo verticale.
    Anche in questo caso i puristi storceranno la bocca, anche perché il Reversal Edge introduce un elemento di fortuna in un genere che dovrebbe essere interamente basato sull'abilità del giocatore. Il producer resta convinto dell'efficacia di questa scelta, anche perché questa tecnica è molto prevedibile e nei match giocati ad alto livello raramente verrà utilizzata come uno strumento efficace.
    Non si dica, per il resto, che Soul Calibur 6 è un picchiaduro poco tecnico. Non mancano infatti diverse opzioni che saranno utilizzate da chi padroneggia al meglio il gameplay, a partire dal Guard Break, che in questo caso sostituisce il classico Guard Impact e che si può sfruttare in qualsiasi momento, visto che non intacca più la barra di energia. Tornano insomma i duelli di tempismo, in cui con una parata ben temporizzata è possibile disinnescare l'attacco dell'avversario, spingerlo indietro e portarsi in una posizione di relativo vantaggio.
    In questo episodio trova spazio che anche la "Soul Charge", una modalità potenziata con cui si può intensificare il pressing nei confronti dell'avversario. In questa stance gli attacchi producono chip damage e infliggono danni maggiorati. È inoltre possibile inanellare particolari combo che richiederanno una certa familiarità con il moveset del personaggio.
    Tornano anche le Critical Edge, anch'esse semplificate nell'esecuzione ma non nella sostanza. L'insieme complessivo di tutte queste tecniche, unito ovviamente alle caratteristiche tipiche della saga (come la possibilità si spedire l'avversario fuori dal ring a suon di Juggle) crea un impasto ludico diretto ed efficace. Il ritmo delle battaglie è martellante ed intenso, i vari personaggi hanno un moveset ben caratterizzato, e Soul Calibur sembra aver ritrovato, con questo sesto capitolo, la verve che un tempo lo ha reso un mostro sacro del genere di appartenenza. La nostra prova ci ha permesso per altro di testare i due nuovi combattenti aggiunti al roster. Il team aveva annunciato qualche tempo fa l'arrivo di Geralt di Rivia, la "guest star" di questo capitolo: lo Strigo si distingue per un set di mosse dirette ed efficaci, adeguate ad un combattente rodato ed esperto. L'utilizzo dei Segni è stato ben contestualizzato, sia quando Quen viene utilizzato per impattare gli attacchi avversari, sia quando Aard permette di allungare le combo aeree.

    L'altra new entry di Soul Calibur 6 risponde al nome di Grøh, un guerriero nordico dalla stazza imponente, che utilizza una doppia lama molto simile ad una versione medievale della lightsaber di Darth Maul. Oltre a sfruttare un rapido teletrasporto per coprire le distanze in un lampo, Grøh è in grado di dividere la sua lama e mutare repentinamente il set di mosse, alternando attacchi a breve distanza a colpi a medio raggio.
    Per valutare l'efficacia di questo nuovo combattente e la piacevolezza del suo stile dovremo giocare il titolo più approfonditamente; al momento ci limitiamo a dire che il character design ci è sembrato un po' generico, e forse meno ispirato rispetto a quello di altri personaggi aggiunti nelle ultime iterazioni del franchise. Purtroppo per il momento le informazioni sul titolo finiscono qui: non sappiamo ad esempio nulla sulle modalità che saranno disponibili e più generalmente sulla quantità di contenuti. Sarà inoltre importante capire come il team vorrà gestire l'online, e soppesare attentamente la qualità dell'infrastruttura, del matchmaking e del netcode.

    SoulCalibur 6 Soul Calibur 6 è in arrivo sul mercato il prossimo 19 ottobre: nei pressi del lancio vi aggiorneremo su questi dettagli. Per il momento ribadiamo che questo capitolo ha le carte in regola per bissare il successo di Tekken, anche al netto di qualche semplificazione che potrebbe far storcere il naso ai più intransigenti. Vedremo fra qualche mese se il team di sviluppo saprà sfruttare al meglio questo opportuno cambio di passo.

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