SoulCalibur 6: il ritorno del picchiaduro all'arma bianca

Durante un recente evento stampa abbiamo potuto approfondire alcuni aspetti legati al nuovo SoulCalibur, in uscita a ottobre su PC, PS4 e Xbox One.

SoulCalibur 6
Anteprima: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Basta passare qualche ora in compagnia di Soul Calibur VI per capire che l'ambizione di Bandai-Namco è quella di replicare anche con il suo picchiaduro "di cappa e spada" la riuscita operazione di rilancio effettuata con Tekken 7. Le strategie e gli obiettivi sono sostanzialmente identici: da una parte c'è il passaggio all'Unreal Engine 4, un motore solido e malleabile che permette di coniugare un buon impatto visivo ad una discreta semplicità di utilizzo.
    Dall'altra c'è un gameplay che conserva i tratti distintivi delle origini, ma rende gli scontri molto più spettacolari, tesi e dinamici. In questo caso, tuttavia, la "ripartenza" è ancora più netta, e il taglio con il passato davvero integrale: mentre Tekken 7 portava avanti la storia della famiglia Mishima e raccontava l'evoluzione di vecchi e nuovi personaggi, Soul Calibur 6 è una sorta di reboot, che reimmagina le vicende del primo episodio, arricchendo la storia originale con nuove linee narrative, retroscena inediti e comparse inattese.
    Nel corso di un evento stampa organizzato da publisher abbiamo potuto approfondire proprio le questioni inerenti al racconto, giocando alcune missioni della storyline principale, che seguirà le gesta dei vari combattenti (Chronicles of Souls), e di quella lasciata completamente in balia della fantasia del giocatore (Libra of Soul), che invece includerà alcuni elementi di stampo ruolistico e permetterà all'utente di creare il proprio personaggio.

    In punta di spada

    La demo approntata da Bandai-Namco era incentrata sulle due modalità che vi abbiamo appena descritto, ma questo non ci ha impedito di dare un'altra volta un'occhiata al gameplay.

    Testanto, per altro alcuni stili di combattimento tipici di personaggi rientrati nei radar da poco tempo (ci riferiamo a Cervantes e Raphael). Senza entrare troppo nel dettaglio, in attesa di un playtest più esteso che ci permetta di valutare il bilanciamento complessivo del gioco e i moveset dei vari combattenti), ci limitiamo a riconfermare le impressioni positive avute durante i precedenti incontri con la produzione. Soul Calibur VI è un picchiaduro fedele alle sue radici, ma sicuramente più moderno e dinamico in quanto a ritmo, immediatezza e profondità del combat system. Nelle sue fondamenta il gioco è quello di sempre: un tasto per la parata, due per gli attacchi verticali e orizzontali, un altro pulsante che regola l'uso dei calci. Sebbene si registri una lieve riduzione della complessità, legata alla semplificazione di certe combinazioni e del sistema di spostamenti laterali, gli scontri sono sufficientemente tecnici e serrati, e una buona strategia si basa sempre e comunque sulla prontezza, sull'imprevedibilità, sulla gestione del posizionamento (non vorrete mica perdere con un Ring Out?).

    L'aggiunta di tecniche molto coreografiche come la Reversal Edge (uno scontro al ralenty che funziona come la morra cinese) viene bilanciato dalla presenza del Guard Break e dell'importantissima "Soul Charge", una modalità potenziata con cui si può intensificare il pressing nei confronti dell'avversario: in questa stance gli attacchi producono chip damage e infliggono danni maggiorati. È inoltre possibile inanellare particolari combo che richiederanno una certa familiarità con il moveset del personaggio.
    L'insieme complessivo di tutte queste tecniche, unito ovviamente alle caratteristiche tipiche della saga crea un impasto ludico diretto ed efficace. Il ritmo delle battaglie è martellante ed intenso, i vari personaggi hanno uno stile di lotta molto distintivo, e Soul Calibur sembra aver ritrovato, con questo sesto capitolo, la verve che un tempo lo ha reso un mostro sacro del genere di appartenenza.

    Cronache perdute

    Ma veniamo alla storia. Il racconto principale di Soul Calibur VI tornerà a focalizzarsi sul dualismo fra Soul Calibur e Soul Edge, le due spade attorno a cui ruotano da sempre le vicende della saga. Una lunga cut-scene introduttiva ci racconta la genesi delle lame, cercando apparentemente di ridurre la complessità del racconto originale. Come dicevamo in apertura questo nuovo episodio rappresenta una ripartenza, e l'obiettivo del team sembra essere quello di rendere il substrato narrativo un po' più digeribile anche ai nuovi fan.

    Dopo averci introdotto alcuni dei più celebri antagonisti della saga (da Cervantes a Nightmare) il gioco sembra però tornare sui propri passi: quando giochiamo il "prologo" del racconto, vestendo i panni di Kilik, siamo subito assediati da una mole di testo importante, che si sofferma sui tre artefatti magici del tempio di Ling-Sheng Su, e le cose cominciano a farsi abbastanza complesse. Il punto debole del racconto, a dirla tutta, non è però la sua struttura, quanto i ritmi e gli espedienti con cui viene narrato. La trama procede attraverso schermate statiche, e Soul Calibur 6 non si fa scrupolo di riutilizzare più e più volte gli stessi artwork, trasmettendo l'idea che la storia sia un contenuto assemblato senza troppa convinzione e con un investimento davvero moderato. La sceneggiatura, poi, ha un gusto tipicamente orientale, e tende a non risparmiarsi diverse lungaggini e alcuni dialoghi davvero estenuanti, a tratti quasi "lamentosi".

    La struttura dell'avventura è inoltre molto frammentata: gli scontri sono generalmente rapidi, mentre fra l'uno e l'altro bisogna sorbirsi non solo i chiacchiericci dei personaggi, ma anche i unghi tempi di caricamento.

    Finita l'avventura di Kilik, in ogni caso, sarà possibile giocare le "timeline" degli altri personaggi, tutte collocate in un lasso di tempo che va dal 1583 al 1590. Le storie dei lottatori scorrono parallele, e tutte ruotano attorno ai capricci delle due lame ed all'attrazione che il loro potere è in grado di esercitare. Il nostro test ci ha permesso di vedere l'inizio del viaggio di Mitsurugi, samurai alla ricerca della lama perfetta, e quello di Geralt, la "guest star" di questo capitolo. Anche lo Strigo di CD Project viene a suo modo collocato nella continuity di Soul Calibur, trasportato da un maleficio in una dimensione parallela a quella in cui opera solitamente. In entrambi i casi abbiamo comunque riscontrato gli stessi problemi rinvenuti giocando con Kilik, e questo ci basta, al momento, per affermare che questa modalità difficilmente rappresenterà la portata principale del titolo. Il team di sviluppo avrebbe dovuto ammodernare anche la struttura del racconto, inserire cut-scene animate e soprattutto scrivere una sceneggiatura più snella, epica e perentoria. Una volta esaurite le Chronicle of Souls, tuttavia, l'esperienza narrativa di Soul Calibur VI sarà tutt'altro che finita...

    Libertà integrale?

    La modalità Libra of Soul rappresenta di fatto un'evoluzione di Chronicles of the Sword, opzione che il team di sviluppo rese disponibile nel terzo capitolo della serie. Come già specificato, si tratta di un mix fra picchiaduro e gioco di ruolo, e tutto comincia quindi con la creazione di un personaggio. L'editor è ovviamente molto complesso: si parte da uno degli archetipi a disposizione, e si modificano vari parametri fisici per scolpire l'aspetto del nostro alter ego. È possibile creare scheletri redivivi, nerboruti lucertoloni, esseri alati o demoni cornuti, e poi addobbarli con un numero impressionante di vestiti e accessori. Alcune combinazioni possono essere definite, se non altro, esuberanti.

    Creato il personaggio si passa alla selezione della propria arma: ciascuno strumento disponibile è legato ad uno specifico archetipo di combattimento, di fatto replicando i moveset del personaggio che la utilizza solitamente. Nel corso dell'avventura, in ogni caso, sarà possibile cambiarla quando vogliamo. Libra of Soul, infatti, è strutturata come un viaggio "a tappe": in ogni fermata dovremo affrontare un avversario, selezionando prima della battaglia l'arma da utilizzare e pure il cibo da ingurgitare. Ogni spada, bastone o ascia che troveremo avrà le proprie statistiche, comprensive di danno ed effetti bonus. La scelta dei manicaretti è invece indispensabile per ottenere dei bonus passivi, come ad esempio un lieve recupero graduale della salute. Di battaglia in battaglia salirà anche il livello del personaggio, e incrementeranno i parametri legati alla resistenza ed alla potenza d'attacco.

    Per quanto anche Libra of Soul sia un po' spartana nella presentazione, e presenti di tanto in tanto gli stessi tentennamenti della sceneggiatura, ci pare che l'offerta risulti interessante e stratificata. Girando per la mappa di gioco sarà possibile anche trovare scontri opzionali, side quest, e mercanti in grado di venderci qualche oggetto prezioso. Ci sono persino degli snodi che ci chiedono di prendere delle importanti scelte morali, e che ci fanno avvicinare quindi al sentiero di perdizione che porta alla Soul Edge, o a quello di rettitudine che invece ci avvina alla Soul Calibur. Ovviamente resta da verificare la lunghezza dell'avventura e la profondità delle fasi avanzate, ma il ritorno delle "Cronache", qui presentate sotto un altro nome, è sicuramente gradito: Soul Calibur 6 dimostra, proprio grazie a questa modalità, di voler parlare anche a chi non vuole dedicarsi esclusivamente alle sfide online, ma anche a chi cerca una solida esperienza single player.

    SoulCalibur 6 Soul Calibur VI è un picchiaduro molto spettacolare, con un combat system solido: accessibile ma tecnico, e finalmente più stratificato. Bello da vedere e molto fisico quando si passa agli scontri (di una fisicità che forse manca anche a Tekken 7), il beat'em up di cappa e spada completa la sua proposta con modalità per tutti i palati. La trama principale non è purtroppo valorizzata da un racconto del tutto efficace, ma l'avventura ruolistica Libra of Soul potrebbe essere duratura e piacevole. Fra poche settimane il gioco arriverà sugli scaffali: sarà quello il momento della prova definitiva.

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