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Star Child Provato: un nuovo platform in esclusiva per PlayStation VR

Disponibile in prova nella PlayStation VR Demo Collection 2, Star Child è un promettente platform game pensato per la realtà virtuale.

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  • PS4
  • Sony crede fermamente nella realtà virtuale: non è intenzionata soltanto a cavalcare la moda del momento, ma a costruire un vero e proprio ecosistema ludico destinato ad espandersi in futuro. Ce lo dimostra il costante annuncio di nuove produzioni pensate per sfruttare le funzionalità del PlayStation VR, che si ritaglia progressivamente un posto di sempre maggior rilievo durante le conferenze di settore. Alla Paris Games Week ed alla PlayStation Experience dell'anno appena trascorso, non a caso, grande spazio è stato dedicato agli inediti progetti in cantiere, pronti ad accompagnare questo promettente 2018 con una pletora di titoli d'ogni genere.
    La parola d'ordine, insomma, è "varietà": non solo shooter in prima persona, oppure avventure interattive e simulative, bensì giochi la cui struttura sembra, di primo acchito, più aderente ai canoni del gaming "tradizionale", perfettamente capace, a sorpresa, di adattarsi all'inedito punto di vista offerto dal visore del colosso giapponese.
    Star Child, a tal proposito, si fa portabandiera di questa nuova ondata di giochi in VR: un "cinematic platform" in 2.5 D il quale, come il delizioso Moss, prova a ricordarci che anche le opere in terza persona possono trasmetterci un fortissimo senso di immersività, esattamente al pari di quelle con visuale in soggettiva. Tutti i giocatori più scettici possono testare con mano la nuova opera del team Playful (gli stessi di Super Lucky's Tale) tramite una brevissima build di prova contenuta nella PlayStation VR Demo Collection 2, scaricabile gratuitamente dal PS Store: si ritroveranno così trasportati all'interno di un piccolo pianeta alieno colmo di stupore, meraviglia ed un pizzico di inquietudine.

    Stelle e Titani

    Indossato il caschetto di casa Sony, si spalancheranno le porte di un microcosmo in miniatura, caratterizzato da proporzioni ben diverse rispetto a quelle cui siamo solitamente abituati. La realtà virtuale ci dà quasi l'impressione di star osservando il mondo di gioco come se fossimo un'entità superiore, che si diverte a scrutare un diorama virtuale. Che l'utente non è il soggetto principale dell'avventura appare chiaro sin da subito, ossia non appena capiremo che la nostra unica interazione - almeno inizialmente - è legata al movimento della testa: guardandoci intorno, oppure ruotandoci a 360 gradi, ci immergeremo così nei paesaggi futuristici di una terra a noi sconosciuta, sormontata da costruzioni in lontananza, dalla polvere sabbiosa che ci ostruisce la vista e da un immenso panorama galattico che si intravede al di là dell'orizzonte. Quando in cielo volteggia un'astronave monoposto, pertanto, si ha quasi l'impressione che si tatti di un semplice insetto: qualsiasi esplorazione ci è insomma preclusa, e la prima attività è di tipo prettamente spettatoriale.
    Non appena la navicella atterra sulla superficie, ci rendiamo però conto che tutto intorno a noi è progettato in scala. La piattaforma di atterraggio inizia poi ben presto la sua discesa verso le profondità del sottosuolo, mostrandoci una lenta panoramica della fauna e della flora che popola questo misterioso luogo. Gli apogei cavernosi nei quali ci addentriamo contengono sia alcune creature simili a granchi, dalle dimensioni alquanto sospette, che sembrano grandi quanto quelle della nave spaziale, sia escrescenze vegetali che paiono riprodurre quelle tipiche dei fondali marini, con funghetti fluorescenti ed alghe multicolori.

    L'universo di Star Child è un miscuglio di naturalismo e tecnologia: da una parte costoni di roccia e residui biologici, dall'altra strutture di stampo chiaramente sci-fi: un immaginario non certo innovativo, eppure fascinoso quanto basta per attirare le nostre velleità da esploratori intergalattici. È specialmente l'art design a svolgere la parte del leone, grazie ad una palette cromatica piuttosto sgargiante, ad un'effettistica decisamente vigorosa e ad un tappeto sonoro a metà tra l'epico ed il fiabesco. Sul versante meramente visivo, Star Child è dunque un piccolo gioiello, con un'immagine pulita e ben definita, nella quale è facile notare un'attenzione ai dettagli non comune, dal riflesso della luce alla volumetria delle polveri. Sebbene sotto l'aspetto artistico il gioco - pur partendo in quarta - ha ancora molto da dimostrare, a livello grafico possiamo già sbilanciarci nel sostenere che lo studio Playful ha svolto un lavoro encomiabile.
    Meriti che si fanno ancora più palesi nel momento in cui facciamo la conoscenza della protagonista di Star Child, ossia Spectra, un'avventuriera spaziale in missione su questo ignoto pianeta ostile. Essendoci ancora precluse ulteriori informazioni sulla storyline, possiamo solo ipotizzare che la ragazza dai capelli violacei si troverà intrappolata suo malgrado in un ambiente nemico, pieno di pericoli in ogni dove.

    Lo intuiamo quando, dopo aver preso il controllo di Spectra, dovremo iniziare ad avanzare lungo i livelli, attraverso una progressione rigorosamente orizzontale, che solo saltuariamente si prodiga in qualche incursione nella terza dimensione. Sullo sfondo, infatti, una creatura gargantuesca, simile ad una mantide aliena, spia i movimenti dell'intrusa, pronta a ghermirla nell'istante più opportuno. L'apparizione di questo essere enorme e mostruoso è sicuramente di grande impatto, e restituisce sensazioni piuttosto inquietanti e rimarchevoli. Non curanti dell'orrida bestia che ci scruta con istinto famelico, proseguiamo spediti negli stage, sfruttando la nostra agilità per saltare e superare alcuni ostacoli, come nella migliore tradizione dei platform game. Allo scopo di sbloccare alcune porte altrimenti inaccessibili, inoltre, dovremo anche attivare degli interruttori elettrici, prendendo il controllo di un robot sferico fluttuante, con il quale saremo obbligati a connettere qualche cavo conduttore e ridare energia al complesso tecnologico. Queste minuscole sequenze puzzle, c'è da ammetterlo, sono di una semplicità disarmante: confidiamo quindi che nel gioco completo il grado di sfida possa essere un po' più elaborato.
    Non sappiamo neppure, infine, se nella versione definitiva troveranno spazio anche fasi più action, in cui Spectra dovrà fronteggiare a viso aperto le minacce indigene. Con questa fulminea demo di appena 15 minuti, il team ha preferito più che altro palesarci le potenzialità espressive ed immaginifiche del suo Star Child, proponendoci un leggerissimo assaggio del "fattore meraviglia" che ci attende nell'edizione finale.

    Il compito può dirsi riuscito alla perfezione: proprio nelle battute conclusive, quando stiamo per finire preda delle fauci della suddetta mantide gigantesca, una sorta di maestoso totem mosso da chissà quale energia magico/tecnologica ci salva la vita, mettendo in fuga il nemico e tendendoci letteralmente la mano. Ci arrampichiamo quindi sulle sue dita colossali, in modo tale da dare alla telecamera virtuale l'opportunità di prodigarsi in qualche virtuosismo registico: dinanzi a questa creatura titanica, che ci intimidisce e ci rassicura allo stesso tempo, insomma, la prova di Star Child volge al termine, lasciandoci con un sentimento in bilico tra spavento e stupore.

    Star Child Nei pochi minuti di gioco messi a disposizione, l'opera di Playful sfodera tutto il fascino di un setting appariscente ed oscuro, favolistico e selvaggio, antico e futuristico. Un insieme di contrasti che trova nella realtà virtuale un perfetto strumento in grado di acuire la forza della sua direzione artistica ed il coinvolgimento del giocatore. Star Child è la dimostrazione di come la VR possa - se ben implementata - dar nuovo risalto anche alle classiche avventure in terza persona, rinvigorendo e ringiovanendo il genere del platform in 2D. Tra bestie feroci e giganti mozzafiato, restiamo in attesa di scoprire più approfonditamente sia tutte le meccaniche di gioco, sia il legame ludo-narrativo tra la ragazza ed il totem, sia ancora segreti della storyline, con la speranza che la data di uscita non sia troppo lontana. See you, Space Child.

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