Star Drift Evolution: un nuovo racing arcade in stile rètro

Star Drift Evolution non è un gioco per tutti, ma che farà sicuramente piacere a tutti coloro che hanno nostalgia del passato.

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  • Pc
  • Il top-down racing è un genere pionieristico, un primo vagito di simulazione motoristica dove si tende ad esaltare la traiettoria, il track design, premiando il sapiente controllo del mezzo ben prima che la sala giochi portasse a una certa involuzione del "realismo", in favore dello sfarzo di OutRun o degli inseguimenti di ispirazione hollywoodiana di Chase HQ; andando poi quasi a scomparire, il suo habitat invaso del poligono e del playseat casalingo, semplicemente dal progresso.

    Quando questi giochi dimenticati tornano è però quasi sempre merito dell'indipendente (nonostante qualche sporadico tentativo di revival negli anni, come l'ottimo Racing Gears Advance per GBA), che va a ripescare e restaurare interi generi come un antiquario del virtuale, differenziandosi da chi si limita a vendere un'auto d'epoca trovata in un fienile dando giusto una gonfiata alle gomme e una mano di vernice per coprire i danni della nostalgia, adattando un design vintage a motori moderni, creando il compromesso perfetto tra stile e prestazioni. Star Drift Evolution di Catze è questo, non solo evoluzione di sé stesso, con una prima versione lanciata nel 2018 e poi ripresa, migliorata, settata da gara per fare il salto di categoria e ora lì, scalpitante nel box dell'early access, ma l'evoluzione di un intero genere (insieme ad Absolute Drift e Art of Rally di Funselektor) direttamente dal passato.

    Simulazione giocattolo

    Forse il primo impatto estetico potrebbe trarre in inganno. Più povero a livello di stile che di sostanza, con un low-poly scelto per comodità e funzionalità ad esaltare, forse inconsapevolmente, la sensazione di avere davanti un giocattolo incredibilmente resistente, di quelli che non si finisce mai di pasticciare e rigirarsi tra le dita, apprezzandone semplicemente le sensazioni tattili che riesce a trasmettere. Liscio, levigato come la fluidità della derapata su cui Catze fa all-in, cuore di un gameplay dove il drifting è una disciplina e come tale risponde a leggi universali, quelle di una fisica che fa capire subito, alla prima curva presa sottogamba e finita in un retry, la sua indole "simulativa", spietata.

    Che non vuol dire essere fedeli alla realtà come Assetto Corsa (non lo conoscete? Correte a leggere la recensione di Assetto Corsa), ma trasmettere una fisicità tangibile, familiare, con mezzi dal peso giusto, ideale per permettere manovre spiccatamente rallistiche e combinandolo poi con la resistenza ai diversi terreni, raggiungendo di conseguenza un'inerzia che muove con credibilità e gusto le trenta automobiline sulle sessanta piste disponibili. L'asfalto che si scioglie sotto gli analogici dando la possibilità di pennellare le traiettorie con estrema precisione, lo sterrato, con quella sua insidiosa ruvidità da affrontare con aggressività e padronanza dello scandinavian flick, la neve infida su cui giocare d'anticipo e il ghiaccio, lastre di piacere ludo-motoristico da accarezzare dosando l'acceleratore e lasciando che la spinta faccia il resto, come se stessimo atterrando sulla luna con l'Apollo 13.

    Situazioni queste che tengono conto anche delle vie di mezzo, come fango e asfalto bagnato, sfumature di gameplay in cui l'appassionato può crogiolarsi per puro autocompiacimento o con gli occhi iniettati di sangue nell'eterna sfida ai ghost di amici e recordman sconosciuti nascosti da un nickname. Fondamentale in questo loop di perfezionamento ossessivo-compulsivo trovare l'habitat ideale per esprimere la propria abilità, un track design spesso dolce e raramente amaro (con un sistema di votazioni per permettere allo sviluppatore di tastare il polso della community e, come successo durante la nostra prova, sostituire alcune piste meno amate con altre nuove), caratteristica dei prodotti artigianali, imperfetti ma di cuore, dove ogni curva è disegnata a mano per diventare una minuscola pillola di giocabilità. Ognuno è destinato a trovare le sue piste, da amare o odiare, è parte del gioco.

    Sempre in continua elaborazione

    Star Drift Evolution è un'officina dove si sta ancora sperimentando, testando, mettendo a punto, ma che già ora mostra un savoir-faire non comune e una spiccata sensibilità nel gestire i ritmi di corsa, adattando con gusto le sinuosità dei tracciati al sistema di controllo. Non manca certo il lavoro da fare, i dettagli da sistemare, la fisica da regolare in reazione a certe collisioni o salti/dossi/avvallamenti che svelano una certa imprevedibile leggerezza del mezzo, ma tantomeno manca la voglia di lavorarci sopra.

    L'opera di Catze è così, già allo stato attuale, uno dei racing più cremosi, piacevoli e atipici sul mercato, proprio perché è stato capace di mettere la guida al centro di tutto, trascurando piuttosto la presentazione, l'estetica di menu e HUD (e sappiamo quanto oggi sia fondamentale per vendersi al meglio), per andare a rifinire una guidabilità taumaturgica e illusoriamente simulativa, reattiva e precisissima. Non è un caso trovare quindi tutte quelle opzioni di accessibilità e quality of life che possono realmente svezzare chi è attratto dal genere ma non ha ancora la mano abbastanza ferma per padroneggiarlo, iniziando con gli aiuti alla guida fino alla possibilità di scegliere 3 visuali diverse; la top-down classica per chi non ha problemi di orientamento sul pad, quella sempre a volo d'uccello ma con la telecamera che segue la direzione dell'auto e addirittura una ad inseguimento, trasformando il gioco in un normale (più o meno) racing in terza persona. Quest'ultima opzione è però al momento la meno comoda, sia per lo stile grafico che non permette un'ottima lettura del tracciato, visto rasoterra, che per la perdita di quella fondamentale sensazione di controllo millimetrico che solo un grandangolo sa comunicare. Anche perché il gioco ha una sua particolare velocità e consistenza che potrebbe essere controproducente andare a sfalsare usando la prospettiva sbagliata, ma questa è più che altro una considerazione personale, non metto in dubbio che in molti apprezzeranno la possibilità.

    Un primo, intenso, giro di pista

    Se la modalità Campagna è estremamente basilare, con 20 coppe di difficoltà crescente utili a sbloccare piste e auto (già disponibili da subito col nostro codice di prova), chi deciderà di adottare Star Drift Evolution si ritroverà al volante di un'opera ricca ma che non inventa niente a livello strutturale, con tornei, gare singole e prove a tempo, laddove ogni tracciato ha ulteriori sei stelle da conquistare e mettere nel portafogli, impresa tutt'altro che facile.

    È poi nell'organizzazione dei mini-campionati online che il prodotto mostra un'indole party da non sottovalutare, con l'intelligente scelta di rendere ogni partecipante un ghost, evitando quindi sgradevoli episodi come sportellate a tradimento e bullismo assortito, lasciando liberi i piloti di pensare alla propria gara, senza per questo rendere i sorpassi meno esaltanti o scarichi di pathos, soprattutto se c'è di mezzo una sfida per l'onore tra amici particolarmente agguerriti! C'è tanto da giocare in questa giostra racing in perpetuo e frizzante sviluppo, con un biglietto d'ingresso di 7,99€ non può che fare gola a tutti gli amanti del genere e non, soprattutto per la qualità complessiva del pacchetto e la promessa di puntare sempre più in alto, fino al semaforo verde.

    Star Drift Evolution Star Drift Evolution è il naturale discendente dei top-down racing, sangue nobile ma idee moderne, non tanto nella classicissima struttura quanto in un gameplay che mescola con estrema precisione sensazioni simulative e indole arcade, tutta immediatezza e padronanza di gameplay. 30 auto, 60 piste, 20 coppe e online competitivo, per un’opera ancora in early access ma assolutamente pronta da giocare e godere, al goloso prezzo di 7,99€, al momento solo su Steam. Un percorso che vedrà il titolo perfezionarsi ancora, con Catze che già da questa base di partenza dimostra una mano invidiabile nel gestire il genere, mostrando tanto il suo talento nel track design (ancora migliorabile in certi tracciati) e nel sistema di controllo (con una fisica da puntellare) quanto un gusto estetico non particolarmente spiccato, decisamente più funzionale che artistico. Consigliatissimo agli appassionati del genere, ma anche a chi, spaventato da un eccessivo realismo, è costantemente alla ricerca di un racing essenziale ma capace di trasmettere sensazioni forti, tangibili, tattili, senza bisogno di volanti e playseat.

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