Star Fetchers Pilot: violenza, humor e pixel

Svavelstickan presenta Star Fetchers Pilot un'esperienza difficile da inquadrare in uno specifico genere videoludico.

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  • La luce diffusa dal neon basta appena per rischiarare le strade di fronte a Bimbon's, lo spaccio in cui lavoriamo. Nei pochi metri che separano l'ingresso del locale dai cassonetti dei rifiuti, lo squallore della città si mostra con tutta la sua forza: bambini accattoni che cercano di venderci sostanze stupefacenti; robot vagabondi rimasti senza lavoro perché sostituiti da modelli più efficienti; poliziotti disinteressati e svogliati che ci limitano il passaggio. Dopo aver gettato i rifiuti, torniamo con rammarico e profonda tristezza verso il negozio, in attesa di un nuovo, terribile e alienante incarico. Stavolta, però, ci viene richiesto qualcosa di particolare, di insolito: uccidere i maiali che attendono nel vano frigo, per poterli poi esporre al pubblico. Alziamo la mazza, quasi senza rendercene conto, e togliamo una vita, e poi un'altra, e una ancora. C'è qualcosa di sbagliato in tutto ciò... è davvero questo il nostro destino?

    Questa è l'introduzione di Star Fetchers: Pilot, disponibile da pochi giorni su Steam con una demo abbastanza breve ma al contempo capace di offrire al pubblico un'idea piuttosto precisa delle caratteristiche principali dell'opera prima di Svavelstickan.

    Pulp Fiction

    Difficile inquadrare Star Fetchers in uno specifico genere ludico: l'esperienza si affida a scelte formali e stilistiche che abbracciano uno spettro molto ampio di influenze, tra le quali le più evidenti sono sicuramente lo splendido Lisa e Hotline Miami. I toni del racconto mutano con frequenza e in maniera repentina, passando dallo humor al pulp con estrema velocità e leggerezza, mentre i protagonisti e i comprimari del racconto sono più maschere che personaggi, estremi caratteriali funzionali a rappresentare un elemento specifico, che sia un tratto della società in cui vivono gli eroi del racconto o un male comune da affrontare e abbattere.

    Nell'ora di gioco offerta da questa sorta di prologo, capiteranno situazioni diversissime, nelle quali sarà difficile scindere il comico e il parodistico dal serio, in un turbinio di assurdità che promette di alimentare continuamente l'interesse del pubblico.

    Se dunque i toni del racconto mutano fluidamente sfruttando diverse formule espressive, il gameplay di Star Fetchers non sembra essere da meno: al contrario di quanto visto con Katana Zero o lo stesso Hotline Miami, il sistema di combattimento all'arma bianca dell'opera di Svavelstickan non punta affatto alla tecnica o al perfezionamento, ma pare voler riproporre in chiave ludica quanto narrato dal racconto. La spada che la nostra eroina userà per combattere seguirà infatti il puntatore del mouse, generando spesso dei movimenti e delle "combo" alquanto comiche e ridicole dal punto di vista stilistico, ma di certo efficaci.

    Dato che il nostro avatar altro non sarà che un'impiegata offuscata dall'odio e dalla depressione, l'assoluta assenza di qualsiasi tipo di stile e qualità offensiva ci permette di identificarci ancora di più con la protagonista, mai come in questo caso facilmente sostituibile con milioni di giocatori e giocatrici. Il non pendersi troppo sul serio dal punto di vista del realismo ha permesso agli sviluppatori di giocare anche con il ruolo della spada nel gameplay: come dei novelli Jedi (il riferimento non è casuale) potremo deflettere i proiettili dei nemici, facendoci largo tra banditi e criminali a suon di squarci, tagli ed esecuzioni.

    I due boss del gioco, presenti alla fine di due dungeon tanto lineari quanto brevi, suggeriscono una progressione abbastanza tradizionale dell'esperienza, ma data l'atipicità di questo pilot non ci sentiamo di dare nulla per scontato. Bisogna inoltre sottolineare che la facilità degli scontri, evidentemente non progettati per offrire chissà che grado di sfida, lascia intuire che si tratti di un semplice mezzo per portare avanti il racconto.

    Lame nel buio

    La struttura dei livelli sembra invece ricordare da lontano quella di un metroidvania: un'immensa torre buia come la notte pare rappresentare l'intera mappa di gioco, all'interno della quale dovremo affrontare tutte le bande criminali per guadagnare il controllo di una determinata zona. Non è ancora chiaro se sarà possibile raggiungere liberamente queste singole "istanze", questi dungeon cittadini, ma è evidente che l'hub centrale della banda è predisposto per offrire potenziamenti di vario genere, ed è quindi probabile che ci troveremo a tornare spesso alla base, anche solo per migliorare la nostra dotazione.

    Potremo infatti acquistare lame più affilate e, a quanto suggeriscono alcuni dialoghi, anche diversi tipi di munizioni e armi, e sarà sicuramente interessante scoprire come il peculiare sistema di combattimento si adatterà a oggetti diversi dalla spada utilizzata dalla nostra eroina. Sono persino presenti delle teoriche "scelte" di dialogo, che però non sembrano in alcun modo influire sul racconto - quantomeno in termini di sceneggiatura - pur offrendo delle interessanti opportunità per modellare parzialmente la personalità del nostro alter ego.

    È però nelle scelte estetiche, stilistiche e musicali che il titolo mostra il suo lato più intrigante: come detto in apertura, anche in questi aspetti è difficile non pensare a titoli come Lisa o HLM, ma in Star Fetchers c'è un gusto per il comico e l'assurdo che non ha mai trovato davvero spazio in quei giochi, mentre qui rappresenta un elemento decisamente rilevante - persino fondamentale - nel quadro della produzione. Il sublime accompagnamento sonoro varia ritmi e ispirazioni a seconda del dungeon e delle circostanze, mentre la regia alterna dialoghi con testo in sovrimpressione e pixel abbozzati con dettagliate istantanee ricche di particolari, stimolando costantemente la curiosità del giocatore.

    Star Fetchers porta su schermo un'idea di cyberpunk decadente e autoironica, tra luci al neon, automi sconsolati, e periferie soffocanti dominate da strane bestie antropomorfe, dalle quali perfino la polizia si tiene alla larga . U po' l'Ultimo Combattimento di Chen e un po' I Guerrieri della Notte, il titolo sembra promettere tante scintille e ulteriori, sorprendenti assurdità: un tesoretto di stranezze che speriamo si confermi all'altezza delle aspettative, quando la versione completa dell'opera Svavelstickan sarà ufficialmente disponibile.

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