Starblood Arena per PlayStation VR Provato

Quando Descent incontra la Realtà Virtuale: abbiamo provato Starblood Arena, in uscita la prossima settimana su PlayStation VR.

provato Starblood Arena per PlayStation VR
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • In uscita ormai in una manciata di giorni (l'11 aprile) Starblood Arena è un po' quel gioco che non ti aspetti, che esce molto vicino al suo annuncio e che hai poco tempo per inquadrare con chiarezza durante il suo periodo di sviluppo. Pad alla mano e visore sugli occhi però il gioco di Sony San Diego e Whitemoon Dreams è una bella sorpresa: immediato, dai comandi precisi e sopratutto divertente. Affrontiamo subito la questione motion sickness: per quello che ho giocato (e ci ho giocato abbastanza avendo fatto tre diverse sessioni) è stata prossima allo zero: qualche sbandamento all'inizio forse ma le partite sono scivolate via senza colpo ferire.
    "Abbiamo lavorato molto per raggiungere questo risultato", mi ha detto David Lee, designer di Whitemoon Dreams: "la costruzione dell'abitacolo, la scelta di cosa mostrare all'interno e il design delle mappe: sono tutti elementi che contribuiscono sensibilmente all'ottimo risultato che abbiamo ottenuto". StarBlood Arena è uno shooter tutto sommato classico, che ricorda nell'impostazione, in alcune scelte grafiche e nel feeling un po' Overwatch. Oltre alla modalità single player, utile sopratutto per prendere dimestichezza con il mezzo e iniziare a sbloccare personaggi e personalizzazioni assortite, ci sono quattro modalità multiplayer (Carnage, Team Carnage, Gridiron e Invaders) che vorrebbero offrire al giocatore uno spettro di attività il più ampio possibile, che spazia dal deathmatch classico al survival mode a ondate.

    Anche se era possibile provare solo Carnage, l'impressione è che l'offerta ludica sia consistente, e che i passi in avanti rispetto alla prima generazione di giochi VR sia evidente.
    Una volta saliti sul proprio battle pod e entrati nell'arena si capisce il grande lavoro di Whitemoon Dreams, sopratutto in fase di level design. Le arene infatti, pure se contenute nelle dimensioni, sono ben disegnate e hanno sopratutto gli spazi giusti per favorire le evoluzioni al loro interno: strutture metalliche, piccole caverne, stalattiti e stalagmiti forniscono sempre punti di riferimento utili per non perdere mai l'orientamento e sopratutto coprirsi dal fuoco nemico, esattamente come per tendergli un'imboscata.Il controllo del mezzo è sempre preciso e puntuale in qualsiasi direzione lo muoviate ma quello che all'inizio vi limiterà maggiormente sarà con tutta probabilità la scarsa abitudine a ragionare in sei direzioni anziché quattro. A differenza degli sparatutto normali infatti, dove il movimento è limitato a quattro direzioni (cinque se aggiungiamo il salto), qua se ne posso usare due in più, contando ovviamente tutto lo spettro dei possibili movimenti aggiuntivi.
    Tutto lo spazio che ci circonda è infatti totalmente utilizzabile, ma esattamente come possiamo trarne noi vantaggio possono farlo pure gli avversari. A tal proposito diventa determinante la scelta del giusto personaggio: ognuno di questi ha caratteristiche specifiche (velocità, attacco, difesa, difficoltà di utilizzo) oltre che un set di armi dedicato, e se anche la differenza non è così marcata come negli arena shooter è comunque avvertibile. Io ho provato a usare sia Elsa (che punta tutto sulla difesa) sia Dregg (che invece è più assimilabile a un cecchino) e in effetti il modo di giocare cambia e si deve adattare alle abilità innate del proprio personaggio.

    Oltretutto poi i loadout sono modificabili attraverso tre spazi per gli upgrade, che si possono recuperare tanto facendo punti nelle modalità competitive tanto nelle campagne dei singoli personaggi. I punti esperienza che si accumulano poi possono essere serenamente investiti in altri tipi di modifiche, la maggior parte delle quali cosmetiche, che possono rendere il vostro battle pod il più bizzarrone possibile.
    Una volta aperte le gabbie però che abbiate scelto un furetto o un ippopotamo dovrete sempre e comunque prestare la massima attenzione, sopratutto a cambiare il modo in cui solitamente uno considera la mappa che lo circonda: alto e basso di fatto non esistono più, e i nuovi assi sui quali ci si può muovere rendono potenzialmente ancora più frenetica ogni partita. In base alla costruzione della mappa infatti chiunque potrebbe calare da una grotta sopra la vostra testa e distruggervi lo scudo, esattamente come da qualsiasi altra direzione che siamo abituati a contemplare. Le manovre evasive hanno quindi molta più efficacia se sfruttano tutto lo spazio a disposizione, e lo stesso si può dire per le armi speciali, davvero devastanti se utilizzate non solo nel momento giusto, ma anche nel posto giusto. Il modo in cui si deve interpretare la mappa prima cambia rispetto al deathmatch dello sparatutto classico, e prima si impara a non indietreggiare o stare fermi e sparare come una qualsiasi torretta prima si entra nella mentalità di Starblood Arena, che ha le potenzialità, nel caso opportunamente sfruttate, di essere uno shooter arena di gran livello per PS VR

    Che voto dai a: Starblood Arena

    Media Voto Utenti
    Voti: 10
    7.3
    nd