State of Decay 2: gli zombie di Microsoft sono più famelici che mai

Volati a Londra, abbiamo provato State of Decay 2, una delle esclusive più importanti di Microsoft per il 2018.

State of Decay 2
Anteprima: Xbox One X
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Disponibile per
  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Nel primo State of Decay abbiamo tentato di sopravvivere all'assalto dei non-morti con ogni mezzo possibile. Abbiamo costruito nuovi rifugi, fondato ampie comunità, arruolato altri superstiti, forgiato armi di fortuna per spappolarle sui crani di quelle belve imputridite. Abbiamo tirato il fiato una volta al sicuro tra le fatiscenti mura di un campo base e abbiamo tremato di paura quando, di notte, siamo stati accerchiati dalle bestie carnivore. Pur con tutte le sue evidenti problematiche, l'opera d'esordio è stata un'esperienza difficilmente dimenticabile: con ogni probabilità, la più immersiva rappresentazione videoludica di un mondo post-apocalittico a tema zombie, intrisa della stessa coinvolgente disperazione che si respira nei fumetti di Robert Kirkman.
    Ed ora, a distanza di cinque anni dall'inizio dell'infezione, siamo pronti a rimettere piede in questo immaginario violento, spietato e angosciante con State of Decay 2, una delle più importanti esclusive Microsoft del 2018: volati a Londra, siamo entrati volontariamente nella zona di quarantena, dove ci attendeva la versione Xbox One X del titolo, così da avvertire di nuovo sulla nostra pelle il brivido di costante pericolo ed insicurezza che solo un vero "survival game" è in grado di incutere. Da questo punto di vista, persino dopo sole 3 ore di gioco, State of Decay 2 si è rivelato un degno successore dell'ottimo capostipite, capace ora di amplificarne sensibilmente le qualità, ora di lasciarsi contagiare dai suoi medesimi difetti, per i quali, purtroppo, non sembra che il team abbia ancora trovato una cura davvero efficace.

    La terra dei morti viventi

    Sono trascorsi quindici mesi dalla fine dello scorso episodio: un lasso di tempo sufficiente per permettere agli esseri umani di adattarsi con maggiore consapevolezza all'epidemia che ha sconvolto la Terra. Se la narrazione non rivestirà un ruolo davvero preminente, un po' come accaduto in passato, sarà ancora una volta il mondo di gioco a veicolare il senso di smarrimento e desolazione: State of Decay 2 non è un titolo narrativo nel senso più tradizionale del termine, ma ciò non significa che - a suo modo - non racconterà una "storia". Quella di una società alla rovina, in progressiva ed inarrestabile decadenza, declinata non tanto attraverso un'accurata sceneggiatura, quanto tramite un'ambientazione molto più ampia: sarà insomma il setting a trasmetterci - principalmente - il timore di venire sopraffatti, di restare soli in un luogo ostile al calare delle tenebre, di esaurire la benzina nel bel mezzo del deserto, di non trovare un letto in cui riposare quando la stanchezza prende il sopravvento. I minimarket popolati di infetti, le strade abbandonate, le carcasse delle auto lasciate ad arrugginire, le case messe a soqquadro, i giocattoli dei bambini sparpagliati in giardino: sono questi i dettagli che, più dei dialoghi, narreranno la trama di State of Decay 2, un racconto corale dove non esiste un solo protagonista. Anche in questo seguito, il permadeath è sempre dietro l'angolo, e ad ogni decesso dovremo obbligatoriamente vestire i panni di un nuovo sopravvissuto della nostra comunità. Ognuno avrà una sua personalità, delle sue abilità specifiche, dei propri punti di forza e di debolezza: potremo passare da un personaggio all'altro solo dopo aver raggiunto e conquistato un rifugio, in modo tale da far riposare il nostro avatar e dargli l'opportunità di recuperare le forze con un sonno ristoratore. Lo "switch" tra i superstiti sarà utile sia per variare un po' l'approccio alla partita, sia per completare alcuni incarichi, spesso legati all'utilizzo esclusivo di un determinato protagonista. Nel caso in cui un singolo membro si distingua all'interno della comunità per i suoi meriti o per la sua guida illuminata, allora ne diventerà il leader: gestire i beni e le necessità del gruppo sarà infatti uno degli elementi cardine di State of Decay 2, esattamente come lo era nel precedente capitolo. Lo studio Undead Labs non ha certo stravolto una base già di per sé molto funzionale, ed ha preferito quindi allargarne i confini, dando ai giocatori maggiori chance di interazione ed un numero più esteso di variabili in campo.

    Dopo appena 3 ore di gameplay, non è certo facile riuscire a dare una stima realmente valida dei miglioramenti apportati, soprattutto in un titolo che fa della "casualità" degli eventi lo stimolo predominante dell'esperienza. Rimane comunque ancora immutato quel senso di apprensione che ci stringeva il cuore nella vecchia avventura: bilanciare il morale dei vari compagni si dimostrerà, del resto, tutt'altro che semplice, e spesso saremo costretti a mettere a repentaglio la vita del gruppo oppure a compiere sacrifici estremi. Un compagno infetto, ad esempio, può essere curato (a patto di aver ottenuto le medicine necessarie) oppure ucciso per evitare che il suo morbo si protragga al resto della comunità. Chiaramente simili scelte avranno delle ripercussioni sull'umore del team, influenzandone la produttività ed il morale. Per mantenere il tutto su livelli accettabili, ci toccherà provvedere al fabbisogno quotidiano, allestendo campi base ed edificando al loro interno delle strutture di ricerca, come infermerie, banchi da lavoro con cui creare armi, e piccole serre tramite le quali produrre le materie prime. Se su questo fronte State of Decay 2 non si allontana più di tanto dal solco del predecessore, è nell'estensione e nella complessità delle attività disponibili che il gioco compie un significativo balzo in avanti. Il sequel, d'altronde, si dirama lungo tre differenti macro aree esplorabili, ciascuna con una grandezza pari all'intera mappa del primo episodio.

    Non potremo tuttavia muoverci dall'una all'altra in totale libertà come in un open world à la Grand Theft Auto: le tre zone, dotate di un riconoscibile ecosistema, non saranno interconnesse, ma potranno comunque essere visitate a piacimento dopo averle sbloccate durante la main quest (la cui longevità, a detta degli sviluppatori, dovrebbe attestarsi intorno alle 20 ore di gioco). Lo spostamento tra le mappe, che avverrà con una schermata di caricamento, implicherà inoltre il trasferimento parziale delle risorse in nostro possesso, e l'abbandono dei rifugi lasciati alle spalle. Non potremo dunque portare con noi tutti i beni guadagnati, e sarà fondamentale trovare una nuova base operativa in cui stanziarsi. Si tratta, in sostanza, di una vera "migrazione", con tutti i rischi che ne conseguono. Undead Labs ha scelto di sacrificare il "divertimento" e la libertà in nome di un realismo più marcato, nel tentativo di farci sentire parte integrante di un mondo instabile, dove non esiste niente di incrollabile e nulla di permanente. Un posto in cui l'unica, indefessa compagna di viaggio sarà soltanto la morte.

    Come ammazzare gli zombie e vivere felici

    Sfortunatamente, dopo aver dato forma al nostro campo base, non basterà dedicarsi alla coltivazione del terreno per sopravvivere nella giungla urbana di State of Decay 2. I rifornimenti, presto o tardi, cominceranno a scarseggiare: ecco che dovremo varcare i cancelli della nostra safe house e cercare materiali utili per sfamare la comunità o per difenderci dagli attacchi dei non-morti.

    La porzione di gioco messa a nostra disposizione era ambientata circa 6-7 ore dopo l'inizio dell'avventura, quindi con un gruppo di protagonisti già dotato di un equipaggiamento abbastanza corposo: ci è stata data così la facoltà di sperimentare un po' più a fondo i meccanismi di auto-difesa contro le orde di creature pronte a mangiarci il cervello. In confronto al primo State of Decay, il combat system è stato reso un po' più fluido, preciso e dinamico, con hitbox ben calcolate ed armi da fuoco che restituiscono un feeling più soddisfacente, adeguatamente differenziato in base alla tipologia utilizzata (tra cui fucili a pompa, pistole semi automatiche e mitragliatrici leggere). È ovvio che i proiettili non sono certo presenti in quantità industriale, e che le mazze da baseball o le accette prima o poi si usureranno: sarà opportuno pertanto evitare gli scontri, passare di soppiatto alle spalle dei mostri e fare meno rumore possibile per non attirare nessuna minaccia. Nel bel mezzo del nostro vagabondare alla ricerca di risorse, incapperemo poi anche in altri gruppi di sopravvissuti, con i quali commerciare, discutere o persino lottare per arraffare gli oggetti in loro possesso. Il più delle volte sarà però consigliabile acquisire la loro fiducia in modo tale da arruolarli tra le fila del nostro team, e acuire le possibilità di successo durante le missioni più pericolose. Tra queste spiccano gli incarichi legati alla distruzione di alcuni nuclei da cui si espande la cosiddetta "blood plague", un'infezione mortale che dovrà essere debellata ad ogni costo: nidi pulsanti di disgustose escrescenze dove troveremo ad attenderci le bestie più coriacee ed aggressive. In simili circostanze, avanzare in solitaria potrebbe sortire lo stesso effetto di un suicidio. Meglio allora affiancarsi ad altri sopravvissuti, specialmente se impersonati da esseri umani: allo scopo di incrementare la partecipazione degli utenti è stata introdotta, infatti, una nuova modalità cooperativa, che dona a State of Decay 2 un sapore decisamente inedito.

    Sopravvivere in compagnia

    Se armati di un razzo di segnalazione, nel corso dell'avventura nulla ci vieterà di chiedere soccorso ad altri impavidi ammazza-zombi: la co-op per un massimo di 4 giocatori (esclusivamente online) potrà avvenire anche tramite cross-play tra Xbox One e PC, e vedrà un manipolo di superstiti collaborare al fine di portate a termine il medesimo obiettivo. Una volta richiesto l'intervento degli utenti, la distribuzione delle risorse sulla mappa subirà un piccolo cambiamento. I loot box, infatti, verranno evidenziati con un peculiare cromatismo, indissolubilmente connesso a quello dei singoli partecipanti: così facendo, ogni giocatore potrà aprire e saccheggiare solo quelle casse contraddistinte dal suo colore, evitando di "rubare" e sottrarre materiali ai propri compagni. Undead Labs ha scelto insomma di ridurre le scaramucce tra i membri della squadra, favorendo uno stile che sia coeso e incline alla "fratellanza". C'è da dire però che - laddove gli attacchi corpo a corpo non provocano alcun danno - il fuoco amico rischia di arrecare serie ferite, imponendoci di prestare grande attenzione durante le sparatorie. La progressione in multiplayer, poi, segue un percorso distintivo per ogni singolo giocatore: in pratica nella modalità cooperativa gli utenti si aiutano l'un l'altro per risolvere i problemi che affliggono la comunità di chi chiede aiuto. Seguendo quest'ottica, i partecipanti non completeranno tutti la stessa missione, bensì stipuleranno un patto di mutuo soccorso. Il superstite che ospita la partita porrà rimedio al proprio disguido, che coinvolge unicamente il suo gruppo e la sua "storia" personale. Essendo quello di State of Decay 2 un mondo dinamico, gli altri giocatori vivranno una vicenda diversa da quella degli amici, con problematiche e soluzioni alternative. Ma c'è una costante che accomuna il gioco in singolo e quello in mutiplayer, ed è, ancora una volta, la morte. Il permadeath vale in ogni situazione, sia che siate connessi alla rete, sia che preferiate avventurarvi in solitaria.

    Morire durante una sezione cooperativa, insomma, significa perdere il proprio personaggio anche nel singleplayer. State ben attenti: non sempre fornire sussidio ad un sopravvissuto in difficoltà potrebbe essere la scelta più saggia. L'altruismo, in un mondo come quello di State of Decay, è un'arma a doppio taglio. Al di là delle questioni etiche, se approcciato in compagnia, questo sequel modifica in parte il suo gameplay: affrontare le missioni e le ondate di zombie diventa, del resto, un po' più semplice e caotico, avvicinando le dinamiche ludiche del titolo a quelle di un action game. Si perde così un po' dello stile strategico e riflessivo tipico delle partite offline. Il timore è che la produzione, pur acquisendo molti punti sul tabellone del divertimento, appiattisca la sua natura di survival.
    Meglio lasciare però al team il beneficio del dubbio: poiché - come abbiamo già accennato - il nostro test si è svolto in una fase avanzata dell'esperienza, è presumibile che, nelle prime ore, con un armamentario ridotto e povero di contenuti, anche in co-op risulti inevitabile seguire inizialmente uno stile più cauto e meno avventato. Tentare di abbattere giganteschi pachidermi con solo quattro spranghe di ferro non è certo un'impresa tanto abbordabile...

    Decadimento tecnico

    Al netto delle buone innovazioni di State of Decay 2, il gioco ha ereditato uno dei difetti più macroscopici dello scorso capitolo: un comparto grafico altamente imperfetto. Il passaggio dal Cry Engine all'Unreal Engine ha indubbiamente apportato un sostanziale beneficio al colpo d'occhio, ora più solido ed appariscente, ma nel complesso la resa generale resta traballante: le texture caricano in ritardo, la mole poligonale di protagonisti e nemici non fa gridare al miracolo, le animazioni sono ancora un po' legnose, il pop-up è alquanto invasivo ed i cali di frame rate non tardano a presentarsi. Il nostro test si è svolto su una build un po' datata, e quindi ben lungi dall'essere completa: la speranza, è che Undead Labs riesca ad attuare un lavoro di ripulitura piuttosto meticoloso prima della release finale, per impedire a questo promettente sequel di ricadere negli stessi problemi del predecessore.

    Noi abbiamo provato il titolo su Xbox One X, sia in 4K sia in 1080p: passando al Full HD, la fluidità ci è parsa quantomeno un po' più stabile, senza che il corredo visivo ne risentisse particolarmente. Sarebbe un vero peccato se, per colpa di qualche deficit tecnico, l'immaginario di State of Decay 2 non venisse valorizzato a dovere: il mondo orchestrato dai ragazzi del team di Seattle è infatti pregno di orrorifica meraviglia, palesemente ispirato a produzioni come Non Aprite Quella Porta. Delle tre aree disponibili, abbiamo girovagato solo all'interno di Drucker County, una vasta area da simile al Texas, con ampie zone desertiche e sparuti insediamenti di civili. I ragazzi di Undead Labs ci hanno garantito che le restanti porzioni del mondo di gioco saranno ben diversificate tra di loro, pur conservando una sorta di omogeneità artistica, in cui i minimi comun denominatori saranno l'angoscia, l'ansia, il terrore.

    State of Decay 2 State of Decay 2 sembra esattamente ciò che dovrebbe essere: un sequel che espande quanto di buono visto nel primo capitolo, eleva le possibilità di gestione della base, perfeziona le relazioni tra i protagonisti, imbastisce un universo più articolato, e introduce alcune piccole novità alla formula ludica. La più preminente nell'equilibrio del gameplay è l'aggiunta della modalità cooperativa per 4 giocatori, che rende la sopravvivenza molto più coinvolgente. L'unico dubbio riguarda, quantomeno nelle sequenze avanzate, la possibilità che il supporto reciproco tra gli utenti possa snaturare in parte l'anima survival di State of Decay 2, semplificando un po' gli scontri ed avvicinandolo alle logiche di un action più tradizionale. Per comprendere quale sia l'impatto della co-op sull'esperienza dovremo però attendere il 22 maggio, data in cui l'infezione si protrarrà su Xbox One e Windows 10: confidiamo inoltre che, in tempo per la release, Undead Labs riesca a perfezionare un comparto tecnico allo stato attuale troppo claudicante, un po' come gli zombie che popolano questo mondo in decadenza.

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