State of Mind Provato

Nel corso dei Daedalic Days di Amburgo, abbiamo provato State of Mind, avventura grafica a sfondo fantascientifico completamente realizzata in 3D.

provato State of Mind
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Complice anche la sempre più intensa concorrenzialità del mercato indipendente, le avventure grafiche si sono trovate costrette a variare nel tempo la propria formula portante: se una piccola parte di esse infatti continua a mantenersi saldamente ancorata a canoni più classici, molte altre hanno sacrificato parte della loro complessità ludica per abbracciare una narrazione più sfaccettata ed emozionale, spesso alimentata da tematiche molto care alla cultura contemporanea (basti pensare allo straordinario Life is Strange). Altre ancora, invece, hanno scelto di puntare con decisione su un approccio fortemente cinematografico, ponendosi come anello di congiunzione tra il il medium videoludico e il cinema (come non citare le opere di David Cage o il più recente Until Dawn).
    In questo marasma eterogeneo, Daedalic è certamente una delle aziende più attive degli ultimi anni, e sta pian piano allestendo un portfolio di avventure sempre più vario e ambizioso. Vi abbiamo parlato della trasposizione videoludica de I Pilastri della Terra di Ken Follett, mentre oggi vogliamo raccontarvi di State of Mind, altro interessante progetto di cui abbiamo avuto un breve assaggio in occasione dei Daedalic Days di Amburgo.

    Berlino: 2048

    La nostra prova ci ha permesso di passare circa una trentina di minuti in compagnia del titolo: un tempo certamente limitato per carpirne al meglio le ambizioni, ma che ci ha comunque permesso di inquadrarne i principali pilastri narrativi. A fare da sfondo a questo thriller fantascientifico troviamo un mondo distopico alla Blade Runner, realizzato basandosi sui più gettonati percorsi che la nostra società potrebbe imboccare nel prossimo futuro. Ci troviamo infatti nel 2048, con la Terra a un passo dal collasso globale a causa del sovrasfruttamento delle risorse, del sovrappopolamento e dei continui dissapori tra l'Occidente e l'Oriente.

    Un processo di decadimento che non ha fatto altro che accelerarsi a causa dell'eccessivo sviluppo tecnologico, reo di aver letteralmente stravolto -con robot, cyborg, digitalizzazione e sorveglianza- le routine della popolazione.
    È in questo confuso panorama sociopolitico che facciamo la conoscenza di Richard, caporedattore di una delle principali -e rarissime- testate giornalistiche esistenti: The Voice. Non sappiamo bene il perché, ma nell'incipit dell'avventura lo troviamo in un lettino d'ospedale, confuso e spaventato: pare abbia perso parte della memoria in un misterioso incidente, e che ora fatichi persino a ricordare sua moglie e suo figlio (o forse era una figlia?). Pare che ci sia di mezzo persino un'amante.
    È qui, comunque, sotto lo sguardo altezzoso di un dottore che non perde mai l'occasione per punzecchiarci (sarà forse perché siamo alla guida di un periodico svincolato dal potere corporativo?), che prendiamo finalmente il controllo del protagonista per sottoporci a qualche piccolo test cognitivo, utile a familiarizzare con le dinamiche di gioco.
    È importante sottolineare che State of Mind sarà la prima avventura di Daedalic Entertainment completamente realizzata in 3D, fattore che dovrebbe permettergli -almeno sulla carta- di rendere più profonda l'interazione con gli ambienti di gioco. In realtà non ci siamo trovati di fronte a una struttura poi tanto diversa da quella saggiata nel sopracitato Life is Strange, con la possibilità di muoverci per gli scenari ed esaminarne degli specifici elementi messi in evidenza da delle comode icone. Analizzando il nostro appartamento (subito dopo essere stati rilasciati dalla clinica), ad esempio, abbiamo scoperto qualche nozione in più sulla vita del protagonista: pare che la sua famiglia si sia trasferita dai suoceri per qualche giorno, lasciando al suo posto ad accoglierci un robot domestico.
    È proprio grazie alla sua presenza che abbiamo scoperto la paradossale intolleranza di Richard per ogni tipo di tecnologia; proprio lui che per lavorare è costretto a farne un uso intensivo. Per casa, inoltre, abbiamo trovato qualche disegno del figlio James, l'armadio della moglie Tracy quasi del tutto svuotato (ma non doveva stare via per qualche giorno?), e un computer con cui abbiamo potuto cimentarci nella pubblicazione di un breve post sul suo profilo social, potendo scegliere tra uno stile più diplomatico e uno molto diretto

    Dopo questa breve sequenza, il titolo ci ha fatto fare un breve balzo temporale, catapultandoci nei bassifondi di Berlino, dove ci siamo ritrovati proprio al fianco di Lydia, l'amante di cui vi abbiamo accennato poc'anzi. Anche qui l'avventura non ha lesinato sui misteri: Lydia era infatti affetta da non si sa bene quale malattia, e noi la stavamo proprio accompagnando da qualcuno che l'avrebbe potuta aiutare.
    Per avanzare nelle lugubri gallerie metropolitane, State of Mind ci ha permesso di affidarci a una delle sue principali meccaniche di gameplay: la possibilità di cambiare a piacimento il personaggio controllato. Grazie a questa feature -in coppia con la possibilità di spingere o spostare alcuni ostacoli- abbiamo potuto risolvere alcuni piccoli puzzle ambientali. Dobbiamo ammettere, però, che i benefici introdotti dalla tridimensionalità ci sono sembrati minimi, con un'interazione veramente limitata.

    Anche il comparto grafico, sebbene possa vantare l'utilizzo dell'Unreal Engine 4, ci ha fatto leggermente storcere il naso, soprattutto per quanto riguarda l'estetica dei personaggi (realizzati con un insipido stile digitale "deframmentato"), e le loro animazioni tutt'altro che fluide.
    Quantomeno, i binari narrativi svelatici dal producer del titolo al termine della prova ci sono sembrati davvero interessanti: pare infatti che l'altra "metà" della memoria Richard sia stata in qualche modo intrappolata in una dimensione digitale, denominata City 5, realizzata secondo canoni utopistici, e quindi in forte contrapposizione con la realtà distopica di Berlino e delle altre città che avremo modo di visitare. Nel corso delle circa venti ore di gioco promesse dal titolo, insomma, dovremo trovare un modo per spostarci tra i due mondi.
    In attesa della pubblicazione (che, lo ricordiamo, avverrà nel corso dell'anno su PC, PlayStation 4, Xbox One, Mac, Linux e la neonata Switch), dunque, non ci resta che sperare nella completa maturazione di queste premesse, e nell'introduzione di qualche dinamica che sfrutti al meglio la ritrovata tridimensionalità dei contesti di gioco.

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