State of Mind: un'avventura cyberpunk dal gameplay minimale

Abbiamo provato le prime due ore di State of Mind, in uscita il prossimo 15 agosto: ecco le prime impressioni sul gioco.

State of Mind: un'avventura cyberpunk dal gameplay minimale
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Daedalic è uno dei pochi publisher a puntare con costanza sulle avventure grafiche; un genere complesso da trattare in un mercato che guarda solitamente a titoli di più immediata fruizione e con marcate componenti d'azione. La grande maggioranza delle avventure proposte dalla software house teutonica, in ogni caso, è ambientata in mondi fantasy, nei quali la tecnologia è poco presente, richiamando al limite immaginari steampunk. State of Mind rappresenta quindi una scommessa: l'avventura prende piede, infatti, in un'ipotetica Berlino del futuro, avvolta nel buio e nella luce dei neon, tra grattacieli, locali malfamati e una pioggia quasi incessante che avvolge la città. Le atmosfere della produzione ricordano in maniera molto marcata quelle recentemente proposte da Ruiner, allontanandosi con decisione dagli immaginari finora esplorati da Daedalic. Anche la struttura di gioco vuole discostarsi dal tipico gameplay punta e clicca, proponendo un 3D ibrido che sembrava quasi sul punto dell'estinzione, benché titoli come Dreamfall Chapters abbiano provato a tenerlo in vita. Un prodotto coraggioso per più di un motivo, insomma: cerchiamo di capire se i rischi creativi siano accompagnati anche da solide qualità.

    Doppio futuro

    L'Europa del 2048 è molto cambiata rispetto ad oggi, sia dal punto di vista politico che sociale: quelli che vengono chiamati Stati Uniti sono apertamente in guerra contro dei non meglio identificati paesi dell'Est, mentre la colonizzazione di Marte è quasi realtà e la presenza di esseri completamente artificiali è ormai la normalità, con maggiordomi, autisti e altre tipologie di mansioni che sono ormai stabilmente gestite grazie al progresso tecnologico.
    L'atmosfera che State of Mind trasmette è comunque opprimente: il senso di insicurezza per il futuro è palpabile e la distanza tra i benestanti e le fasce più povere della popolazione è estremamente cresciuta. I governi e i media controllano le informazioni, e tentano di tenere a bada il malcontento dilagante con il supporto delle forze dell'ordine, anch'esse ormai meccanizzate.

    In questo scenario non del tutto inedito per gli appassionati di letteratura fantascientifica (e in particolare cyberpunk), si muove il nostro eroe: Richard Nolan, un giornalista che non ha mai avuto paura di dire ciò che pensa, di scavare oltre la superficie e mettere in luce la verità. Questa sua indole gli è valsa una certa notorietà, legata soprattutto alla pubblicazione di un libro sul non meglio identificato scandalo "Dronegate", riferito all'introduzione nella società di esseri artificiali. Questa pubblicazione lo ha portato a diventare uno dei corrispondenti di punta di The Voice, quotidiano online tra i più letti in assoluto.
    L'avventura si apre però con un evento che è destinato a cambiare la vita di Richard, mettendo in dubbio tutto ciò che ha creato nel corso degli anni e in cui crede: un incidente d'auto lo debilita fisicamente, rendendo i suoi ricordi a breve termine confusi, annebbiati, tutt'altro che ben delineati.
    Questi contorni sfumati della personalità e della vita di Richard rendono i primi istanti di gioco misteriosi e interessanti, perché tutto ciò che stiamo imparando su di lui come personaggio potrebbe non essere vero, frutto della sua condizione, quindi inesatto o incompleto.
    Tra le certezze rientrano il suo matrimonio con una donna di nome Tracy e l'esistenza di un figlio adolescente, James, entrambi scomparsi proprio mentre lui era ricoverano in ospedale in lotta per la vita.
    Benché i rapporti con la famiglia non sembrino idilliaci, come confermato anche dalla presenza di un'amante che vive a New York, Richard è determinato a ritrovare moglie e figlio. La sfida si prospetta però ben più difficile del previsto, in quanto sembra non ci sia alcun indizio che porti sulle loro tracce. Unica pista, molto flebile, è legata al tuttofare robot che compare nell'appartamento in cui la coppia viveva, e che è stato acquistato da Tracy contro la volontà del marito, molto critico verso l'avanzata inesorabile della tecnologia.

    Il suo improvviso licenziamento da The Voice, infine, andrà a delineare un quadro personale molto fosco, che metterà in evidenza in maniera netta la nuova condizione del protagonista: quella di un uomo che non ha più nulla da perdere.
    Le prime ore di State of Mind sono comunque caratterizzate da un dualismo narrativo che ci permette di vestire i panni di un secondo personaggio principale: Adam Newman vive in una città chiamata City5 in compagnia di moglie e figlio e, curiosamente, ha avuto un incidente mentre era a bordo di un taxi. La degenza è stata lunga e Adam è mancato per molto tempo da casa. La sua famiglia vive ancora con lui, ma la recente assenza del padre per un certo periodo di tempo ha provocato degli scompensi nella personalità del figlio: Adam dovrà quindi prendersene cura, portandolo in ospedale per degli esami e scoprendo quindi cosa è accaduto in sua assenza.
    Quale legame c'è tra Richard e Adam? Dove si trova City5? Perché sono in corso delle cruente rivolte popolari contro la Kurtz Robotics, multinazionale in ascesa verticale grazie al successo commerciale dei robot? Sono domande alle quali si potrà trovare risposta giocando il resto di un'avventura che pone l'accento sui personaggi e sul contesto, concentrandosi soprattutto sulla scrittura e tralasciando invece le meccaniche più classiche per le avventure di questo tipo, basate sulla raccolta di oggetti e sul loro utilizzo nel luogo e nel momento giusto. L'inventario è infatti minimale e la gestione dei dialoghi sembra, almeno inizialmente, avere un peso molto maggiore nell'economia della produzione.

    Il mistero rimane il filo conduttore del plot, ed è proprio il mondo di State of Mind a veicolarlo così bene, grazie ad una direzione artistica molto azzeccata: le tinte scure e i colori fluo della Berlino in cui vive Richard sono in contrapposizione con i toni caldi e solari di City5. Anche il character design colpisce nel segno, in quanto basato su uno stile low-poly semplice ma ricercato, che invece di minimizzare i dettagli valorizza quelli importanti, come le espressioni dei personaggi, in contrapposizione con ambienti molto ricchi e vividi. Il ritmo di gioco è molto diluito, almeno nella prima parte dell'avventura, elemento che potrebbe scoraggiare chi invece cerca un approccio più simile a quello di una serie televisiva contemporanea, seguendo uno stile che Telltale prima e Dontnod poi hanno affermato presso il grande pubblico.

    State of Mind State of Mind è un’avventura grafica moderna, dallo stile visivo ricercato e che punta molto sulla trama, ben caratterizzata ma raccontata in maniera non del tutto incalzante, almeno inizialmente. Gli enigmi di stampo classico sono stati sostituiti dalla necessità di capire come proseguire in senso lato, sfruttando i dialoghi per intuire cosa sta succedendo e carpire i dettagli utili a pianificare le prossime mosse. Molto del successo che State of Mind potrebbe avere dipenderà quindi da come la storia evolverà e dal modo in cui i vari misteri che avvolgono le vite di Richard e Adam verranno svelati. Le basi per una buona storia di fantascienza a tinte cyberpunk ci sono, quindi chi ha apprezzato The Red String Club dovrebbe tenere State of Mind sotto stretta osservazione.

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