E3 2019

Stormland: nella terra delle tempeste di Insomniac con Oculus Rift S

All'E3 2019 abbiamo indossato il visore di Oculus e ci siamo catapultati nella nuova avventura in VR degli autori di Marvel's Spider-Man.

provato Stormland: nella terra delle tempeste di Insomniac con Oculus Rift S
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  • Non si può certo negare che Insomniac sia un team piuttosto versatile. Sin dagli albori della sua carriera infatti non si è mai focalizzato esclusivamente su un unico genere, ma ha saputo spaziare dal platform 3D (è il caso di Spyro, da poco tornato a nuova vita con la Reignited Trilogy) allo shooter (ci torna in mente il sottovalutato Resistance), senza dimenticare ovviamente l'action-adventure open-world sperimentato con Marvel's Spider-Man. I risultati, pur con i loro dislivelli qualitativi, hanno saputo garantire allo studio di Burbank un posto di rilievo all'interno del panorama videoludico, costantemente pronto a rinnovarsi.

    Ed è proprio grazie a questa abilità adattiva che Insomniac sembra riuscire a captare la direzione del mercato e a sperimentare con le possibilità tecnologiche del settore: da questa sua continua ed incessante voglia di rinnovamento è nato prima Edge of Nowhere, ed ora Stormland, un progetto pensato esclusivamente per massimizzare il proprio potenziale immersivo grazie ai prodigi della realtà virtuale. Con indosso il visore Oculus Rift S, ci siamo quindi catapultati all'interno di un mondo pericolosamente affascinante, nei panni metallici di un robot alla riscoperta del suo passato.

    La terra dei robot e delle tempeste

    Una volta stretti i controller Oculus Touch ben saldi tra le mani, abbiamo iniziato a muovere i nostri arti meccanici ormai in disuso, arrugginiti e mal funzionanti. È evidente sin dalle prime battute che la terra nella quale ci addentriamo ha subito l'impeto di un cataclisma ancora sconosciuto, che ne ha mutato la conformazione dell'orizzonte.

    L'impressione è che Stormland voglia essere innanzitutto la storia di un mondo e dei suoi abitanti, come se la vicenda del protagonista, sofferente e perduto, sia strettamente correlata a quella dell'ambiente in cui agisce. Ce ne dà una testimonianza la continua apparizione di alcuni ologrammi che assomigliano a finestre digitali sul passato.

    Robot che dialogano tra di loro, che si muovono nello spazio, e che indirettamente ci suggeriscono il prossimo passo per avanzare nell'avventura. Così facendo, Insomniac sembra intenzionata ad imbastire un racconto che si muova di pari passo con il gameplay: nella mezz'ora di prova concessaci in compagnia di Stormland, è certamente impossibile valutare quali frutti porterà questo connubio, tuttavia l'impressione iniziale è piuttosto positiva, dal momento che il team pare aver connotato la progressione con un tocco di piacevole malinconia.

    Questo avanzamento apparentemente tenue e cadenzato, quest'atmosfera rarefatta e pacata si mescolano con un'epica naturalistica dal forte impatto, manifestata per lo più da paesaggi maestosi e da isole che in cui il verde delle foglie si contamina con qualche elemento sci-fi. L'incipit dell'avventura avanza con i piedi di piombo, ci suggerisce di guardarci intorno, di familiarizzare con i comandi e con la narrazione ambientale: dovremo per questo interagire con alcuni oggetti dello scenario, con piattaforme e pulsanti, seguendo un andamento all'inizio abbastanza lineare e guidato.

    È in questi frangenti più calmi che ci rendiamo conto dell'altissimo livello grafico raggiunto dalla produzione, non tanto per i pur ottimi modelli poligonali dei robot, quanto per l'enorme cura dedicata ai particolari scenici che ci circondano. Benché l'art design, almeno sulle prime, non faccia certo gridare al miracolo, peccando un po' in termini di originalità, nel complesso il colpo d'occhio restituisce allo sguardo del giocatore una pervasiva sensazione di grandezza.

    Del resto, Stormland erge la sua formula ludica su una struttura da open world, composta da diverse isole connesse tra di loro, da esplorare in libertà. La scelta di frammentare la progressione attraverso blocchi di ambiente visitabili singolarmente è a nostro avviso alquanto azzeccata, poiché non affatica la resistenza del giocatore imponendogli lunghe sessioni di viaggio con indosso un headset, e rende anche meno dispersiva l'avanzata del nostro protagonista.

    Per raggiungere le varie zone potremo attraversare una sorta di mare di nuvole come se stessimo fluttuando su un overboard a propulsione: in simili casi, la velocità di movimento aumenterà notevolmente, col rischio di venire assaliti da un pizzico di motion sickness.

    Dal canto nostro, assuefatti ormai alle esperienze VR più traumatiche, non abbiamo avvertito alcuna sensazione di malessere, ciononostante confidiamo che nel menu opzioni possano trovar spazio appositi settaggi che permetteranno agli utenti meno esperti di regolare i parametri dell'esperienza e ridurre eventuali contraccolpi. Dal momento che il mondo di gioco si sviluppa anche in verticale, non mancheranno delle sessioni di scalata da completare, mimando fisicamente con le mani il movimento dell'arrampicata.

    Durante queste sequenze, in verità, abbiamo notato qualche leggera imprecisione del sistema di tracking, dato che gli arti non sempre riuscivano ad aggrapparsi perfettamente alle superfici. Terminata la fase esplorativa e narrativa, Stormland ha inserito nel corso della progressione anche gli altri due tasselli mancanti che compongono il suo mosaico ludico. Da una parte, infatti, ci siamo trovati dinanzi a piccoli puzzle da risolvere, ora osservando attentamente l'architettura circostante, ora captando qualche indizio dalle registrazioni del passato.

    Dall'altra, infine, abbiamo avuto modo di imbracciare le armi e bersagliare altri robot ostili, tramite un sistema di shooter funzionale quanto basta per restituire un buon feedback dei colpi: non conosciamo al momento quanta varietà di bocche da fuoco potremo aspettarci, né quanto l'utilizzo di diversi strumenti modifichi il feeling degli scontri, tuttavia sappiamo che avremo la facoltà di imbracciare l'arma con ambedue le mani in modo tale da avvicinarla agli occhi, stabilizzarla ed aumentare la precisione.

    Oltre che per eliminare gli ostacoli, mitra e fucili potranno essere utilizzati anche per frantumare alcuni oggetti e recuperare le materie prime utilizzabili con un apposito sistema di crafting, grazie al quale avremo l'opportunità di mutare progressivamente i nostri arti ed incrementare le capacità di sopravvivenza.

    Stormland Facendo leva su una notevole interattività ambientale, nonché su un approccio che bilancia fasi esplorative ed altre più action, Stormland ci ha fatto un’ottima impressione: la volontà di costruire un open world in cui narrazione, gameplay e direzione artistica creano un connubio uniforme e ben coeso ci lascia ben sperare per la buona riuscita della produzione. Benché moltissimi dubbi avvolgano ancora l’ultima fatica di Insomniac, tra cui la varietà di gioco e la sua durata sul lungo termine, ci piace pensare che il team abbia appreso quali siano le vere potenzialità della VR e le abbia usate per regalare al pubblico un’opera degna dei suoi titoli in formato “tradizionale”.

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