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Provato Stranded Deep

Un survival in Earlty Access, promettente fin dalla prima release

provato Stranded Deep
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  • Pc
Domenico Musicò Domenico Musicò ha un motto: "È più facile spegnere la luce dentro se stessi che disperdere le tenebre tutt'intorno". Col tempo ha capito di avere ragione, ma è disponibile a cambiare ancora idea. Chiedetegli consigli sulla musica prog, l'horror e tutto ciò che vi passa per la testa su Facebook e Google Plus.

Si fa sempre un gran parlare dei titoli in Accesso Anticipato e della loro natura piuttosto controversa, così come dello stato acerbo in cui si trovano nel momento in cui vengono resi disponibili. Si tratta nella maggior parte dei casi di giochi ancora molto indietro con lo sviluppo, in una sorta di stato pre-alpha che talvolta li rende pressoché ingiocabili, dimostrando così che la scelta di aprirsi anzitempo al pubblico può avere effetti disastrosi sulla percezione dell’opera finale. Stranded Deep, al contrario di molti altri titoli, è una delle poche eccezioni capaci di ridare fiducia alla formula dell’Early Access, soprattutto grazie alla chiarezza di intenti degli sviluppatori e alla loro capacità di fornire agli utenti una build con problemi sostanzialmente ridotti all’osso.

Cast Away

La premessa narrativa di Stranded Deep è identica a quella di The Forest: un improvviso disastro aereo finisce nel peggiore dei modi, con il protagonista come unico sopravvissuto a doversela cavare in un’isola inospitale e priva di moderni sistemi di comunicazione. A differenza del survival horror di Endnight Games, in Stranded Deep non ci sono dei mutanti cannibali a minacciare la vostra incolumità, ma solo le condizioni avverse di una natura spietata e pronta a far fuori i più inadeguati. In mezzo all’oceano Pacifico, tra distese d’acqua a perdita d’occhio e sparuti atolli generati proceduralmente, bisogna ingegnarsi autonomamente per sopravvivere al meglio, senza avere mai alcun tipo di suggerimento su come agire, né su come dovrebbero essere costruiti e usati gli oggetti. Il sistema di crafting è infatti basato interamente sulla combinazione fisica di ciò che si trova, e solo una volta raggiunta la quantità e la varietà di materiali previsti apparirà su schermo la possibilità di unirli per realizzare un nuovo oggetto. Accatastandoli con un po’ di criterio e logica, dunque, potrete scoprire cosa è possibile creare per agevolare la vostra lotta per la sopravvivenza. Un po’ come se doveste figurarvi mentalmente il vostro obiettivo finale, sperando che le scorte siano quelle ideali per ottenere il risultato voluto. Giusto per fare qualche esempio, non saprete mai di poter costruire un’ascia rudimentale fin quando non avrete messo insieme un bastone, una pietra acuminata e delle corde ricavate dalla yucca. E lo stesso vale per tutto il resto; dagli oggetti apparentemente più insignificanti, fino ad arrivare a quelli più complessi ed elaborati.

L’abbandono è insomma totale e incondizionato, ma si tratta di una precisa scelta di game design che paga sempre, perché serve a calare il giocatore nei panni del naufrago che può contare solo sulle proprie forze, sul proprio ingegno e sullo sfruttamento delle risorse che riuscirà a reperire. La ricerca ossessiva è una costante che non lascia mai veramente liberi di sperimentare per troppo tempo, ed è anzi il fulcro attorno a cui ruota il complesso di azioni utili per sostentarsi. In questo senso, Stranded Deep ha già da adesso pochi limiti, perché oltre a dare la possibilità all’utente di solcare l’oceano con una zattera ed esplorare l’arcipelago, gli permette anche di immergersi nelle profondità marine per setacciare antichi relitti o vecchie costruzioni che giacciono sul fondale. Per una varietà di gioco sempre assicurata da un mondo dinamico e mutevole, che si presenta diverso a ogni partita.

A misura d’uomo

Così come è casuale la conformazione degli ambienti, la stessa cosa vale per la disposizione di qualche bottino che riserverà talvolta parti di equipaggiamento molto rare. Tuttavia, la ricerca sarà resa difficoltosa da diversi fattori di disturbo, come gli affamati squali che circonderanno minacciosamente il vostro trabiccolo in breve tempo, pronti ad attaccarvi nel momento in cui deciderete di esplorare le profondità dell’oceano. Il ciclo giorno-notte e il meteo dinamico, inoltre, potrebbero generare situazioni davvero pericolose, ed è proprio per questo motivo che lasciare la riva di notte e col mare in tempesta significherà andare incontro a un fallimento pressoché certo. Per avventurarsi sott’acqua armati di un fucile ci sarà sempre tempo, ed in questi casi la migliore delle scelte è quella di consolarsi con la caccia di piccoli animali: a meno che non vogliate mantenere la crescita di alcune specie per poter salvaguardare l'ecosistema e divorare un pasto più sostanzioso nel momento del bisogno.
Attraverso l’orologio da polso è possibile monitorare il livello di salute, di fame e di sete, assieme all’ora della giornata, i giorni di sopravvivenza e altre utili statistiche. Allo stato attuale, lo scopo in Stranded Deep è quello di sopravvivere nel migliore dei modi ed esplorare con attenzione tutto ciò che riuscirete a raggiungere via mare, ma gli sviluppatori stanno lavorando affinché nel prodotto completo vengano inclusi degli obiettivi facoltativi e un endgame che possa dare la possibilità ai naufraghi di essere salvati. Verrà inoltre infoltita una fauna ancora piuttosto modesta, migliorata la generazione procedurale del mondo di gioco, e ristrutturata l’esile interfaccia utente; e si avrà anche il supporto per il controller e l’Oculus Rift, mentre è già prevista una migliore ottimizzazione del motore grafico. Motore che, tra l’altro, sembra già ottimo fin da adesso, soprattutto grazie a una grande limpidezza della resa visiva e a una gestione soddisfacente degli elementi ambientali. Non mancano pop-up improvvisi e qualche grossolano errore nella realizzazione delle ombre, così come qualche bug che in questo stadio dello sviluppo resta comunque perdonabile e non troppo limitante.

Beam Team Games vuole inoltre inserire una modalità cooperativa in cui un gruppo di naufraghi può organizzarsi per collaborare e dividere le risorse. Sono previste anche diverse modalità multiplayer come le gare di pesca, le battaglie tra le zattere, isola contro isola, e altre novità su cui ancora vige il più stretto riserbo. L’unica reale paura è che questa cospicua mole di opzioni supplementari, alcune delle quali molto inusuali per il contesto e un po' sopra le righe, possa portare gli sviluppatori a far perdere parte dell’evidente seriosità con la quale è stato confezionato Stranded Deep, promettente survival da cui - a questo punto - ci si aspettano ottimi risultati.

Stranded Deep Ciò che rende Stranded Deep davvero speciale è il suo sistema di crafting semi-realistico, che spinge il giocatore a sperimentare continuamente senza avere delle reali linee guida. Ci si sente abbandonati, soli, disperati, e si è pienamente consapevoli di poter contare solo sulle proprie capacità di adattamento, sull’inventiva e su quel pizzico di fortuna che non guasta mai durante le più faticose fasi di ricerca e reperimento merci. Si tratta di un titolo su cui c’è un’evidente progettualità che vuole essere portato a termine nel migliore dei modi, ed è soprattutto per questo motivo che incentivare e seguire da vicino un progetto simile si rivela fin da ora una scelta da prendere in seria considerazione.

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