Tchia: la natura vince su tutto, la Nuova Caledonia è meravigliosa

Abbiamo esplorato una parte della lussureggiante Nuova Caledonia re-immaginata dagli affezionati sviluppatori di Awaceb: che meraviglia!

Tchia: la natura vince su tutto, la Nuova Caledonia è meravigliosa
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  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Tchia racconta una storia ambientata nella terra d'origine dei co-fondatori del team di sviluppo Awaceb: la Nuova Caledonia. Però, la mappa esplorabile non è una riproduzione 1:1 della sua controparte reale, bensì una reinterpretazione studiata per esaltare le meraviglie naturali dell'isoletta nel mezzo dell'Oceano Pacifico, nonché per costruire un parco giochi in cui godere al massimo delle capacità di Tchia.

    Questo è il nome della giovane ma coraggiosa ragazza autoctona della Nuova Caledonia, la protagonista delle vicende raccontate. Amante della natura e della musica, del buon cibo e dotata di abilità fuori dall'ordinario, che abiamo messo alla prova (a proposito di avventure con una forte connessione con la natura, qui la recensione di Kena: Bridge of Spirits).

    Spensieratezza e libertà: "Cozy Game"

    Tchia è definibile come un "Cozy Game" basato sull'esplorazione. Il termine "Cozy" caratterizza videogiochi dai ritmi rilassati, con la finalità ultima di far "stare comodi" i fruitori offrendo una sequenza bilanciata di ricompense. In questo caso, distribuite in un open world liberamente esplorabile in terza persona. Non mancano potenziamenti, abiti da indossare o personalizzazioni estetiche di vario tipo agli strumenti messi a disposizione, si pensi alla barca, al piccolo ma funzionale deltaplano e al fidato ukulele.

    Il gioco non si basa sul loro ottenimento, bensì sulla strada calcata per raggiungerli e sui panorami che superiamo: su come decidiamo di servirci dei nostri mezzi e su come ci viene suggerito di farlo. Solo sussurrando, mai costringendoci ad agire in un modo o in un altro. Un ruolo importante lo svolge la trama, che ci ha spronato ad andare avanti nonostante le vicende raccontate partissero, nella nostra build, in fasi avanzate della storia, dandoci una Tchia dotata fin da subito di tutte le abilità di movimento e delle statistiche necessarie per metterle in azione.

    Le missioni da completare e l'atmosfera che permea la Nuova Caledonia ci hanno spinto a esplorare e rivelare ogni anfratto della mappa lungo tutta la durata della prova. Senza farci mai sentire pressione o tensione, il giorno lascia spazio al tramonto e poi alla notte con lentezza, permettendoci di godere di fantastici scorci inondati ora di calda luce mattutina, ora di un penetrante e avvolgente color arancio. Infine di un buio cieco ma non spaventoso, puntellato di stelle appese a un indescrivibile cielo notturno. Non c'è una modalità foto classica, ma la soluzione che la sostituisce è, a nostro avviso, più in linea con il mood dell'esperienza.

    La fotocamera regalata con sentito affetto da un NPC - sfidiamo chiunque a non affezionarsi a lei - è uno strumento interessante e che richiede un po' di studio. Non è stato un problema: ricordate che parliamo di un "Cozy Game" e il tempo è una valuta che potevamo, e dovevamo, gestire con serenità. Dopo qualche minuto speso per capire le differenze tra i rullini disponibili e giocando con inquadrature e messa a fuoco, i risultati sono appaganti ed emulano con efficacia l'esperienza di una reale fotocamera. Semplificandola, certo, sempre perché Tchia non ha intenzione di generare in noi dello stress, ma solo di far passare il tempo.

    La stessa filosofia vale per ciascuno degli oggetti con cui abbiamo interagito. L'ukulele permette di accedere a tutti gli accordi e le note del pentagramma, di suonarle in diesis, bemolle, o persino pizzicate. Rispetto alla fotocamera, il grado di difficoltà per raggiungere un perfetto utilizzo è più alto, serve coordinazione e una basilare conoscenza musicale. In generale, l'importanza data ai suoni e alla colonna sonora è alta, dunque è facile comprendere i motivi dietro la presenza di uno strumento così ben tradotto dalla realtà alla finzione.

    Anche solo strimpellare qualche nota in libertà presso un falò, superare un minigioco rhythm game, o sfruttare l'ukulele -come fosse l'ocarina di un certo eroe in verde - per cambiare ora del giorno è più che soddisfacente e utile. Così come lo è imparare a navigare con la zattera levando l'ancora, ammainando le vele e regolando la velocità di crociera, dirigendosi solo alla fine verso il timone. Persino in questa apparente macchinosità si cela l'essenza "calma" di Tchia. In fondo, pensate alla vita vera: non vi è mai capitato di rilassarvi con una serie di operazioni semplici, ripetitive e consecutive, come lavare i piatti e cucinare? Non a caso un altro dei tanti minigiochi nella demo di Tchia prevedeva proprio che cucinassimo un granchio appena cacciato.In definitiva, la libertà e la spensieratezza con cui abbiamo potuto muoverci tra lussureggianti palmeti, lungo placidi corsi d'acqua o planando da una montagna, sono solo una parte delle ragioni per cui la nostra esperienza con Tchia è stata così rilassante. La direzione artistica proposta dal piccolo team di sviluppo - appena una decina di persone - fa miracoli.

    Dipinge anzitutto NPC cartooneschi alla vista, ma realistici nelle azioni, che ci accoglieranno sempre con calore facendoci sentire inclusi e dandoci nuove missioni. Il resto lo fanno il design e la resa visiva delle ambientazioni: piene, vibranti, variegate e pensate per essere esplorate sfruttando le capacità atletiche di Tchia.

    La Nuova Caledonia che abbiamo esplorato insomma sembra avere tutte le carte in regola per sorprendere e appagare l'occhio, sia in full HD che in 2K, a 30 o 60 fps, con dettagli massimi o accontentando i giocatori con macchine meno performanti. In particolare, ci hanno lasciato a bocca aperta la resa dell'acqua, sia quando ci abbiamo nuotato dentro che quando la osservavamo da fuori, e il cielo, tanto di notte quanto di giorno.

    Fletto i muscoli e sono nel vuoto!

    Il fatto che Tchia non voglia essere un gioco esplorativo tradizionale non ha impedito agli sviluppatori di Awaceb di approntare un sistema di movimento piuttosto stimolante. La protagonista è infatti un'atleta formidabile capace di arrampicarsi su qualunque superficie verticale consumando stamina. Inoltre, come anticipato in precedenza, Tchia ha nell'inventario un fazzoletto di stoffa sfruttabile per planare. A queste basilari movenze se ne aggiungono altre due peculiari, che se combinate tra loro trasformano in modo radicale l'attraversamento dell'isola.

    Raggiunta la cima di palme, pini sottili o giunchi di bamboo, Tchia è in grado di dondolarsi, darsi uno slancio e saltare spingendosi parecchio in alto e in avanti. Subito dopo può scegliere se planare o lasciarsi cadere, magari atterrando su un altro albero sottile e continuando a balzare di tronco in tronco. Oppure, mentre la giovane è in volo potremmo accorgerci di un uccellino di passaggio lì vicino e provare a entrare con la nostra anima nel corpo del volatile. Quest'abilità magica si chiama "Soul Jump", un talento tanto efficace come meccanica di gameplay, quanto simbolico a livello narrativo. In breve, è come quando in Super Mario Odissey lanciavamo Cappy e diventavamo i nostri nemici, per sfruttare le loro abilità. La differenza in Tchia è che durante la possessione una barra apposita si svuota man mano, fino a costringerci a uscire e tornare umani una volta azzerata. Ogni animale di cui ci serviamo mantiene le sue capacità: un uccello può volare, un pesce nuotare, un granchio azionare le chele e tagliare una fune, un cane sa scavare buche e rinvenire oggetti sepolti. Non è solo la variegata fauna della Nuova Caledonia il target del Soul Jump: la protagonista può diventare anche un sasso, una trave, una lampada a olio per superare un piccolo enigma ambientale o per affrontare alcuni avamposti di proprietà dell'antagonista principale, ad oggi avvolto nel mistero.

    Sappiamo solo che governa l'isola ed è coinvolto nel rapimento del padre di Tchia. Non combatteremo sfruttando la fionda tenuta sempre pronta nel taschino della ragazza; gli strani esseri di stoffa vanno incendiati calandosi con il Soul Jump nelle lampade convenientemente distribuite sul terreno della sfida. La loro origine e i loro scopi sono purtroppo nascosti dalla parte di trama che precede l'incipit della demo. Il premio, una volta distrutti i golem, è una cassa piena di elementi estetici da equipaggiare.

    Il livello di sfida di questi scontri si è rivelato piuttosto contenuto ma il motivo lo abbiamo già ripetuto più volte. Tchia non intende metterci davvero alla prova, nemmeno quando ci propone pietanze un po' più speziate rispetto semplice esplorazione. Queste istanze di combattimento, dunque, rientrano nell'ordine di "variare il gusto" dell'esperienza e impediscono al giocatore di avvertire la ripetitività, insita nella struttura del titolo. Scongiurarla, in realtà, è un compito che la demo ha assolto con grande efficacia, mettendo in tavola mappe del tesoro da decifrare, potenziamenti alla nostra stamina o alla barra del Soul Jump da ottenere e, ovviamente, la trama da completare.

    Lo sviluppo di quest'ultima è stato alle volte connesso alle ambientazioni e allo volte di tipo testuale, racchiuso nelle descrizioni reperibili dal menù. In realtà il gioco vanta anche delle apposite cutscene, per rendere ancor più completo il pacchetto narrativo. I sottotitoli sono in varie lingue tra cui l'italiano ma sappiate che l'avventura è doppiata in Drehu, un vero idioma parlato ormai da poco più di un migliaio di persone in Nuova Caledonia. L'immersione che una simile scelta linguistica garantisce, ma soprattutto il messaggio che lancia, non sono affatto da sottovalutare.

    Tchia La nostra prova in Tchia non potrebbe essere andata meglio di così: gli intenti degli sviluppatori sono chiari e ben rappresentati da ogni aspetto della build, la cui direzione artistica e tecnica non ci hanno deluso. Sono sempre più numerosi i videogame studiati per far rilassare i giocatori senza annoiarli, sfruttando metodi classici e collaudati, o inventandone di nuovi. Tchia sembrerebbe fare un po' dell'uno e un po' dell'altro, in un'esperienza a base di esplorazione e azione. L'interazione con ogni elemento inserito nella mappa - piante, animali, terra, acqua - è ciò che rende Tchia un'esperienza divertente, profonda e accogliente. Con tutto l'amore sentito per le loro origini, i membri di Awaceb veicolano oltretutto un importantissimo ed evidente messaggio ambientalista, senza impartire "lezioni": solo mostrandoci la bellezza della loro terra natia e la ricchezza della sua natura incontaminata. Le premesse per un'avventura interessante, insomma, ci sono tutte.

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