The Dark Pictures Anthology House of Ashes alla prova: orrore in profondità

Abbiamo provato la prima ora di House of Ashes, il nuovo capitolo dell'antologia horror di Supermassive Games in arrivo a ottobre 2021.

The Dark Pictures Anthology: House of Ashes
Anteprima: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Un nuovo tipo di orrore sta per ghermirci nella The Dark Pictures Anthology: è un male diverso, meno subdolo di quello di Man of Medan (un paio di click e la recensione di Man of Medan è tutta vostra!), e meno ansiogeno di quello di Little Hope (qui potete trovare la recensione di Little Hope), ma al contempo più violento, minaccioso e aggressivo. Proviene da un passato assai remoto, dall'epoca dei Sumeri, e striscia tra caverne di pietra, tra templi maledetti e antiche iscrizioni: è contro questo ignoto terrore bestiale che dovremo combattere in House of Ashes, il nuovo atto della The Dark Pictures Anthology di Bandai-Namco e Supermassive Games. Ci siamo addentrati tra i cunicoli sotterranei, zeppi di polvere e sangue, per provare la prima ora di questa nuova avventura horror e fare così la conoscenza dei cinque malcapitati che moriranno o sopravvivranno in base alle nostre volontà.

    Una guerra contro i mostri

    La demo ci ha permesso di testare le prime battute dell'esperienza, quelle immediatamente successive all'incipit vero e proprio: la build partiva esattamente dal momento in cui i protagonisti sono precipitati nelle Grotte di Sabbia, durante una spedizione in Iraq, nel 2003.

    Non si tratta di ragazzini sprovveduti o civili in gita di piacere, bensì di militari, appartenenti alle Forze Speciali americane, fortemente addestrati e armati di tutto punto che, dopo una sortita in terra straniera, piombano (letteralmente...) in un incubo fatto di caverne, monumenti inghiottiti dagli anni, sculture appartenenti a divinità pagane e bestie dalla natura ancora sconosciuta. I personaggi che il giocatore sarà chiamato a impersonare sono Nick, Jason, Eric e Rachel, a cui si affianca anche il tenete iracheno Salim: come da tradizione per le opere di Supermassive Games (a proposito, recuperate la nostra recensione di Until Dawn), ognuno possiede specifici tratti della personalità che l'utente potrà - in base alle sue scelte - orientare a suo piacimento, mutando anche il rapporto tra i commilitoni. La prima ora di gioco non ci ha dato modo di conoscere troppo a fondo i vari protagonisti, ma abbiamo comunque potuto farci un'idea superficiale dei vari temperamenti con cui ci interfacceremo nella versione finale. Accanto ai classici dialoghi con risposta multipla a tempo, non manca anche un sistema di morale che - a seconda delle macro decisioni intraprese lungo l'avventura - potrebbe avere degli effetti molto più impattanti.

    Benché fieramente armati, i personaggi non saranno certo invincibili dinanzi alle minacce che li braccano: in compagnia dei soldati, abbiamo scoperto che la storia dovrebbe ruotare intorno a una antica maledizione sumera, connessa a una epidemia. Oltre alla statua del demone Pazuzu, abbiamo infatti rivenuto dei cartigli in cui si parlava della "maledizione di Akkad" e del sovrano Naram-Sin, il cui popolo era afflitto da una grave carestia.

    I mostri che infestano quei luoghi, che l'inquadratura cerca sempre - e saggiamente - di celare il più possibile allo sguardo del giocatore, sono rapidi, grossi e assetati di sangue: inseguono le vittime senza pietà e cercano di fiutarle per stanarle dai nascondigli. Ma non sono solo queste bestie i pericoli del luogo: tra voragini, templi costruiti millenni or sono e una conformazione ambientale fatta di roccia friabile e strapiombi, il rischio di morire è presente ad ogni passo, forse anche più di quanto avveniva nei capitoli precedenti.

    Più ritmo, più violenza

    Di base la struttura ludica e narrativa di House of Ashes è la medesima di Man of Medan e Little Hope: un'avventura grafica non molto interattiva, in cui il giocatore segue l'andamento della trama e si limita a interagire con gli elementi dello scenario, superare qualche quick time event e compiere delle decisioni che dovrebbero impattare fortemente lo sviluppo del racconto.

    L'approccio al gameplay non si distingue quasi per nulla rispetto ai primi due episodi, e ripropone di nuovo un'alternanza tra fasi in cui premere col giusto tempismo i tasti corretti, frangenti dedicati all'esplorazione dell'ambiente e sequenze dialogate. Per chi preferisce godersi la storia o provare un pizzico di ansia in più, c'è la possibilità di selezionare uno dei tre livelli di difficoltà; il senso di sfida è comunque poco accentuato, e la complessità dell'esperienza risiede più che altro nell'incapacità di prevedere dove potrebbe condurre una nostra risposta e quali potrebbero essere le reazioni dei nostri compagni. Tra scene di fuga, rapide sparatorie e l'immancabile minigioco stealth in cui premere a tempo gli input a schermo per non sussultare all'avvicinamento del nemico, House of Ashes non apporta sostanziose modifiche all'intelaiatura ludica, e chiunque abbia già approcciato gli altri atti dell'Antologia saprà esattamente cosa aspettarsi. Dal momento che, come rivelato dagli sviluppatori, il genere di riferimento è quello dell'Exploration Horror (lo stesso del film The Descent, per intenderci), c'è semmai una leggerissima enfasi aggiuntiva sull'esplorazione, almeno rispetto ai primi due capitoli: per quanto l'avanzamento resti lineare e guidato, di tanto in tanto fanno capolino piccole stradine secondarie che potremo imboccare per trovare premonizioni di morte o documenti che arricchiscono il background narrativo.

    Si tratta al momento di bivi subito evidenti e tutt'altro che ariosi, e ci auguriamo magari che, proseguendo lungo la trama, il level design tenda ad aprirsi maggiormente per restituirci anche sul piano ludico lo stesso smarrimento dei protagonisti. Oltre a una violenza abbastanza marcata, la prima ora di gioco ci ha sorpreso in positivo per un ritmo lievemente più accelerato: si entra subito nel vivo dell'azione, la minaccia delle creature si palesa nell'immediato, e il cambio di prospettiva tra i vari protagonisti avviene con un andamento più sincopato, lasciando pochissimi momenti di quiete.

    Non abbiamo invece notato evidenti passi in avanti per quanto concerne la qualità della regia, dell'espressività facciale e, nel complesso, della resa tecnica: abbiamo provato il gioco su PC, e in linea di massima l'impatto visivo è pienamente sovrapponibile a quello degli scorsi episodi. Ad averci colpito è stata la gestione dell'illuminazione, che gioca sapientemente con l'oscurità delle caverne, e con la luce delle torce e delle fiamme che poco alla volta rivelano allo sguardo la magnificenza dei monumenti sumeri.

    The Dark Pictures Anthology House of Ashes La continuità ludica e concettuale con Man of Medan e Little Hope è integrale (tornano anche le opzioni Serata al Cinema e Storia Condivisa, per vivere l’avventura in cooperativa), mentre a mutare è ancora una volta il tipo di orrore imbastito. Violento e ben ritmato, l’incipit di House of Ashes - al netto di qualche incertezza di regia e interpretazione - ci ha trasmesso una buona dose di inquietudine e mistero. La nostra “paura” è che le soluzioni narrative che svelino il mistero possano essere di nuovo simili a quelle dei due giochi precedenti, un elemento che renderebbe un po’ troppo prevedibile un racconto dalle premesse abbastanza intriganti. Il 22 ottobre sapremo la verità, e scopriremo qual è la reale minaccia che infesta le Grotte di Sabbia.

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