The Division 2: alla scoperta del PvP e della rinnovata Zona Nera

Siamo volati in Svezia negli studi di Massive Entertainment per provare con mano The Division 2: ecco le nostre impressioni su Zona Nera e PvP.

The Division 2: PvP e Zona Nera
Anteprima: Xbox One X
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Dopo una lunga giornata passata in compagna di The Division 2, direttamente negli studi di Massive in quel di Malmo, ci sentiamo anzitutto di dire che il team di sviluppo ha interpretato al meglio il concetto di sequel. Non è mai facile, quando si tratta di un progetto a sviluppo continuo, passare ad un secondo capitolo che raccolga le conquiste del predecessore e al contempo rivendichi una propria identità, sia ludica che stilistica. Lo ha dimostrato Bungie con Destiny 2, che ha deciso di fare tabula rasa di tutto ciò che era stato costruito in tre anni di lavoro, con conseguenze decisamente infauste sulla solidità dell'esperienza di gioco. Massive, d'altro canto, ha optato per un approccio molto più virtuoso, facendo tesoro dell'esperienza accumulata grazie al supporto continuo, per presentare un prodotto che, dal punto di vista del gameplay, si ricollega con il predecessore senza strappi vistosi, ma anzi integrando tutte quelle modifiche effettuate dopo il lancio, che avevano letteralmente trasformato la sostanza di The Division.

    D'altro canto non mancano alcune novità importanti legate alle abilità, all'interfaccia, e soprattutto alla caratterizzazione dell'ambientazione, più che sufficienti ad incuriosire i fan della prima ora. Bisogna ribadire, tuttavia, che allo stato attuale dei fatti non abbiamo ancora una fotografica chiara e precisa di quello che sarà The Division 2. La nostra prova si è infatti focalizzata sulle modalità PvP e sulla revisione della Zona Nera, senza entrare nel merito del PvE e -soprattutto!- dell'Endgame. Entro fine mese avremo modo di testare le missioni principali e la progressione del personaggio, ma anche di dare un'occhiata alle attività pensate per chi ha finito la campagna. Speriamo inoltre che Ubisoft voglia darci qualche informazione sul supporto post lancio, davvero fondamentale per un prodotto del genere. Si tratta di elementi importantissimi per avere un quadro circostanziato e capire cosa aspettarsi dalla produzione, in uscita il prossimo 15 marzo.
    Nel frattempo, comunque, seguiteci nella Dark Zone della capitale americana.

    La Nuova Zona Nera

    Una delle novità più importanti di The Division 2 è che a Washington non troveremo soltanto una singola Zona Nera, bensì tre aree separate collocare ai margini della città. Invece che un settore specifico che taglia in due la mappa di gioco, i giocatori avranno a disposizione un tris di opzioni, pensate anche per accompagnare il processo di sviluppo del personaggio: ci sarà insomma un'area per "principianti", una di livello medio e una dedicata agli utenti esperti.

    Questa divisione, oltre a garantire una maggiore varietà, permette anche di risolvere il problema del bilanciamento: essendo un'attività che mescola PvE e PvP, e prevede spesso e volentieri scontri armati fra giocatori, bisogna capire come gestire la differenza di livello affinché l'esperienza risulti piacevole per tutti. Ebbene, Massiva ha elegantemente liquidato il problema lasciando due zone "parificate", e quindi senza benefici legati al livello dei giocatori, e una che invece tiene conto dell'esperienza accumulata e dei bonus legati a skill e statistiche. Di settimana in settimana ci sarà una rotazione della Dark Zone più competitiva, in modo tale da diversificare ulteriormente le routine dei giocatori.

    Vale la pena spendere anche qualche parola sulla caratterizzazione di queste aree (o almeno delle due che abbiamo potuto visitare), che non esitiamo a definire magistrale. Quando Ubisoft ha annunciato che l'ambientazione di The Division 2 sarebbe stata Washington, siamo stati i primi a storcere il naso: buona parte del fascino del primo capitolo era legato alla città di New York, ai suoi scorci ed ai luoghi che sono entrati di diritto nel nostro immaginario collettivo, come simboli riconosciuti e riconoscibili degli Stati Uniti.

    Che il fascino di Washington, città rigorosamente politica e "amministrativa", fosse un po' più spuntato deve averlo capito anche il team di sviluppo, che ha lavorato con attenzione per dare un carattere forte alle varie zone, indipendentemente dalla presenza di elementi architettonici particolari. Attraversando la città troviamo quindi quartieri ottimamente differenziati, ciascuno con caratteristiche peculiari che lo distinguono dagli altri, e ovviamente le Dark Zone non fanno eccezione. Nell'immaginario di The Division 2 è proprio in queste aree che ha iniziato a diffondersi l'agente patogeno che ha messo in ginocchio l'America: per tentare di arginare il fenomeno il governo ha impiegato un particolare composto chimico, rivelatosi poi del tutto inefficace. Le strade delle Zone Nere sono ancora ricoperte da una polvere gialla che si solleva in sbuffi tossici e vaporosi. Girovagando per le aree si vedono ospedali da campo ormai vuoti, posti di blocco militarizzati, distese di cadaveri dissacrati dai corvi, in uno scenario surreale e apocalittico che racconta in maniera comunicativa ed efficace la terribile storia del contagio.

    Il mistero del Downgrade al contrarioA poche ore dalla pubblicazione di questo articolo Ubisoft ha pubblicato un nuovo trailer di The Division 2 che ha mandato i giocatori su tutte le furie. Il video incriminato, in effetti, mostra una grafica abbastanza tremenda: assenza ingiustificata di shader, texture in bassa risoluzione, gestione delle fonti luminose davvero basilare. Il fatto strano è che la versione da noi testata (su Xbox One X) non ha evidenziato le stesse criticità. Come potete vedere dai video che abbiamo registrato all'evento il comparto tecnico di The Division 2 è solido, con qualche limitazione (legata soprattutto all'interattività ambientale ed alla gestione delle ombre) ma tutt'altro che asciutto o essenziale. Persino i modelli poligonali mostrano più dettagli rispetto a quelli adocchiati nel trailer. Che Ubisoft, dopo le molte lamentele che hanno investito il publisher negli anni passati, abbia deciso di optare per una strategia molto conservativa, assemblando il trailer con video registrati su PC di fascia bassa?

    Arriva finalmente il momento di imbracciare le armi ed affrontare le minacce della Zona Nera. A livello di struttura non è cambiato nulla rispetto al primo episodio: la Dark Zone resta un'esperienza ibrida fra PvP e PvE: in giro per l'area ci sono nemici controllati dall'Intelligenza Artificiale che infestano le strade e i vari "landmark", degli edifici assediati che vanno ripuliti per guadagnare ricompense di diverso tipo. Tutto l'equipaggiamento raccolto andrà però estratto dall'area, spedendolo oltre le mura grazie ad un elicottero che potrà essere richiamato in punti specifici della mappa. Gli altri giocatori, nel frattempo, potranno decidere di attaccarci e di rubare tutto il loot, venendo etichettati temporaneamente come Traditori. Se è vero che non cambia la forma dell'esperienza, le novità a livello di gameplay sono più consistenti. Anzitutto è stato rivisto il sistema di movimento: il team di sviluppo ha rimosso la possibilità di utilizzare gli "strafe" che i giocatori eseguivano interrompendo l'animazione della corsa. Adesso gli spostamenti sono più "pesanti", molto inerziali, e questo disincentiva l'approccio a viso aperto. In The Division 2 è molto più utile sfruttare a dovere le coperture, elemento che il team di sviluppo ha sempre considerato determinante nell'economia del gamplay. Le battaglie risultano quindi leggermente più tattiche e stanziali.

    Ovviamente il gioco fa tesoro di tutte le modifiche al bilanciamento che Massive ha apportato al primo capitolo, quindi gli scontri (anche quelli contro i nemici gestiti dalla CPU) sono relativamente rapidi, ed è sparito quello che in molti definiscono "effetto spugna", ovvero la capacità degli avversari di assorbire decine e decine di proiettili prima di cadere a terra. La componente statistica resta sempre importante, le barre della vita e dell'armatura sono ben impresse sulla testa dei nemici, ma non si arriva mai agli eccessi della versione "vanilla" del primo The Division, ed anche l'abilità nella mira conta molto, considerata l'efficacia degli headshot. Chi ha continuato a frequentare i server di gioco anche dopo la pubblicazione delle patch principali, in ogni caso, sa bene che tipo di ritmo aspettarsi.

    Un'altra modifica importante riguarda la sparizione delle "Super Abilità", qui sostituite dall'inserimento di una terza arma speciale dalla potenza decisamente devastante, il cui slot si sblocca una volta raggiunto un determinato livello. Ovviamente è impossibile non fare un paragone con Destiny e le sue Power Weapon, anche perché la gestione delle munizioni ricorda esattamente quella dello sparatutto Bungie. L'utilizzo di queste bocche da fuoco portentose (tra cui spiccano un lanciagranate letteralmente esplosivo, una balestra letale ed un cecchino bolt action con proiettili ad alto calibro) viene regolato dalla scarsa quantità di proiettili che i giocatori hanno a disposizione. Le munizioni si possono recuperare direttamente sul campo di battaglia, ma si tratta di merce davvero rara. Ovviamente il bilanciamento di questo elemento andrà valutato sulla lunga distanza, per capire quale sarà il suo impatto sull'esperienza di gioco.

    Alcune novità si registrano anche per quel che riguarda le Skill: per comporre il proprio loadout e definire quindi il proprio ruolo all'interno della squadra avremo a disposizione alcune "vecchie conoscenze", come lo scudo frontale che permette di assorbire ingenti quantità di proiettili (utilissimo per chi vuole specializzarsi come Tank) ed una serie di torrette automatiche da lanciare sul campo di battaglia. Ci sarà però anche un drone che potrà essere sfruttato sia in modalità offensiva (per incrementare il danno inferto ai bersagli) sia in modalità difensiva (per intercettare i proiettili nemici e ridurre i danni subiti).

    A disposizione del giocatore c'è anche uno sciame curativo che sostituisce il vecchio "Pronto Soccorso" ad area, e che sembra essere una delle poche abilità di supporto a disposizione in questo The Division 2. Anche in questo caso il tempo a disposizione non ci ha permesso di valutare fino in fondo la varietà dei loadout e l'impatto delle nuove aggiunte, ma complessivamente l'esperienza si è rivelata piacevole e intensa. Le ore passate all'interno della Dark Zone hanno ribadito l'efficacia del concept alla base di questa esperienza "ibrida", che rappresenterà senza ombra di dubbio un validissimo contenuto endgame. Le sessioni di gioco all'interno dell'area sono sempre tesissime e nervose, soprattutto quando si incontrano altri agenti che all'improvviso potrebbero decidere di tradire la Divisione e impossessarsi con la violenza delle ricompense faticosamente conquistate.

    Anche la meccanica dei Rogue Agent è stata leggermente modificata. Adesso bisogna confermare esplicitamente l'intenzione di tradire la divisione, in modo che non si verifichino incidenti diplomatici occasionali per un proiettile di troppo. C'è anche un grado di allerta inferiore che identifica gli agenti che hanno commesso atti ostili ma che non hanno ancora ucciso altri giocatori. Soltanto mietendo la prima vittima verremo identificati come Rogue Agent veri e propri, e potremo iniziare quindi il nostro percorso da doppiogiochisti.

    L'obiettivo, proprio come nel primo The Division, sarà quello di uccidere un discreto numero di avversari fino ad innescare una Caccia all'Uomo, sbloccando poi la possibilità di hackerare uno dei terminali della divisione per ripristinare il nostro onore e guadagnare ricompense decisamente interessanti. La contropartita, ovviamente, è che avremo addosso tutti i giocatori presenti in Zona Nera, pronti a reclamare la "taglia" sulla nostra testa.

    Alla scoperta del PvP

    Durante questo primo playtest approfondito di The Division 2 abbiamo avuto modo di provare anche il PvP più tradizionale, che il team di sviluppo aveva inserito per far fronte alle crescenti richieste della community e che Massive ha deciso di conservare in queste sequel. Sebbene le modalità competitive classiche vadano a tutto vantaggio della varietà di gioco e della quantità di opzioni a disposizione degli utenti, bisogna ammettere che il gameplay della produzione non brilla, quando viene "estratto" dal contesto per cui è stato ideato.

    Abbiamo avuto modo di provare le modalità Skirmish e Domination. La prima è una sorta di deathmatch a squadre, disputato in una mappa piuttosto circoscritta ma in effetti molto attenta a sfruttare una buona verticalità e diversi dislivelli capaci di dare un buon vantaggio tattico. Gli scontri sono intensi ma, proprio per l'assenza dello strafe che abbiamo discusso in precedenza, un po' troppo statici, basati sulla conquista ed il mantenimento dei punti che garantiscono le migliori linee di tiro. Un'esperienza non proprio convincente, senza una precisa identità, in cui la componente ruolistica passa in secondo piano, lasciando ad un gunplay non proprio reattivo il non facile compito di sostenere le partite.
    Domination è di contro la classica modalità a Zone: nella mappa ci sono tre punti di controllo da conquistare, due in prossimità degli spawn e uno al centro dell'area, solitamente simmetrica. Massive ha deciso di riproporre questo game mode senza curarsi dei già noti problemi di design, che inevitabilmente si ritrovano in questo sequel. A causa di una terribile gestione degli spawn point (ce n'è solo uno per ogni squadra, posizionato fra l'altro in zone molto ristrette), è possibile che un team arrivi nei pressi della base avversaria e "blocchi" i nemici con torrette automatiche e droni, senza dargli neppure la possibilità di reagire. Un serio problema di bilanciamento che rende Domination una modalità molto secondaria nell'economia di gioco.

    Chiaramente, insomma, il pezzo forte dell'offerta competitiva rimane la Zona Nera, la cui struttura - già all'epoca del primo capitolo - si era distinta come un'ottima trovata. In questo ambito le modifiche apportate al ritmo dell'azione, al bilanciamento ed al sistema di Rogue Agent sembrano più che intelligenti e opportune. Massive ha messo a frutto l'esperienza accumulata negli anni, per scolpire un prodotto più dinamico e divertente, ma anche più bilanciato e diversificato nelle situazioni.

    Al netto di queste considerazioni, resta ancora molto da scoprire, su The Division 2: il progressione del personaggio, struttura e tenuta della campagna, endgame e supporto post-lancio. Sono tutti elementi fondamentali nell'economia di un progetto a sviluppo continuo, e prima di dare un giudizio complessivo andranno valutati a dovere. A tal proposito, ci aiuterà un nuovo evento che fra qualche settimana ci metterà in contatto ravvicinato con la componente PvE: restate su queste pagine per gli aggiornamenti del caso.

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