The Division 2: approfondiamo l'EndGame e la campagna

Dopo avervi parlato della rinnovata Zona Nera e del PvP, adesso è il momento di raccontarvi le impressioni su EndGame e campagna di The Division 2.

Tom Clancy's The Division 2: EndGame e Campagna
Anteprima: Xbox One X
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Per i molti appassionati del primo capitolo, The Division 2 è un sogno che si avvera. Quello che arriverà il prossimo 15 marzo sarà infatti un seguito molto più attento alle esigenze della community, focalizzato sui suoi punti di forza e denso di contenuti. Un titolo che ha fatto tesoro dell'esperienza accumulata dal team di sviluppo, e vuole presentarsi come il "game as a service" più completo e stratificato fra quelli disponibili sul mercato. La filosofia di base è, ovviamente, la stessa di sempre: The Division 2 viene identificato dal suo team come un cover shooter, uno sparatutto sicuramente più stanziale dei suoi concorrenti diretti, in cui contano il posizionamento e la capacità di sfruttare i ripari disseminati nelle aree di gioco. Lontano dalle funamboliche acrobazie aeree di Anthem, dall'estroso gunplay di Destiny 2, il brand di Ubisoft cerca un altro tipo di equilibrio, più tattico e matematico, mettendo al centro dell'esperienza un profondissimo sistema di sviluppo del personaggio e delle sue abilità. A differenza del primo episodio stavolta il tutto è accompagnato da una mole di contenuti che sembra decisamente imponente, nonché da un supporto post-lancio attentamente pianificato. The Division 2, insomma, ha le carte in regola per riuscire a cementare la sua posizione sul mercato. Dopo aver parlato approfonditamente della Zona Nera e del PvP, entriamo più nel dettaglio di quello che ci aspetta nella campagna e durante l'endgame.

    La Storia di The Division 2

    L'avventura di The Division 2 comincia ai margini di Washington, sette mesi dopo gli eventi vissuti a New York. L'epidemia è ormai sotto controllo, ma il Paese è nel caos più totale. Le istituzioni politiche sono cadute, le infrastrutture logistiche crollate a causa dei tumulti, è l'obiettivo della Divisione è quello di ristabilire l'ordine. La cellula di Washington ha quindi un'importanza strategica, chiamata a risanare una città che rappresenta il cuore politico dell'America. La breve missione introduttiva, utile a spiegare i rudimenti del gameplay, ci chiede di difendere la Casa Bianca dall'assalto delle bande armate che si contendono le strade, ristabilendo così la sua funzione di centro nevralgico delle operazioni.

    Il quartier generale della Divisione verrà stabilito proprio nelle stanze della dimora presidenziale, e da lì potremo muoverci per portare avanti la missione. Una volta sbrigata questa prima formalità, potremo già iniziare a prendere confidenza con i meccanismi di sviluppo del personaggio e con i menù. L'interfaccia di gioco è molto vicina a quella del precedente capitolo, ben ordinata ma sicuramente molto affollata.

    Le informazioni che il titolo riversa addosso agli utenti sono moltissime, fin dal primo momento. Se le statistiche di base restano appena tre (Armatura, Salute, Potenza Abilità), fare un giro nell'inventario significa perdersi in una serie interminabile di cifre e attributi. Ogni arma è identificata dai valori di danno, rapidità di fuoco, accuratezza, tempo di ricarica e stabilità, e viene specificata anche la dispersione del danno su una distanza di cento metri, in aggiunta al range in cui è possibile effettuare colpi critici.

    Senza giri di parole, per un giocatore poco appassionato di statistiche o per chi vuole un'esperienza leggera e immediata, The Division 2 potrebbe essere un po' troppo complicato. Il titolo Massive richiede attenzione, dedizione e soprattutto pazienza, dal momento che fin da subito bisogna operare scelte sensate nella selezione del proprio armamentario.

    L'obiettivo non è quello di scegliere i pezzi "più potenti", bensì quelli che meglio risuonano con il proprio approccio e con le strategie che intendiamo utilizzare sul campo di battaglia. Il fatto stesso che non esistano classi ben distinte (almeno fino al Level Cap, quando si sbloccheranno le Specializzazioni), dovrebbe far capire qual è la filosofia alla base del sistema ruolistico: ogni giocatore è libero di scegliere le abilità che preferisce, forgiando l'agente secondo le proprie preferenze o assecondando le esigenze del gruppo. Si tratta di un un'idea molto affascinante, ma qualcuno potrebbe sentirsi spaesato, anche perché i tutorial non sono proprio il massimo della chiarezza.
    Se siete disposti ad accettare le richieste che The Division 2 avanza in termini di focalizzazione e studio delle build, verrete probabilmente rapiti dalla sua profondità. Sebbene il gunplay sia piuttosto basilare, lontano anni luce dal dinamismo di altri sparatutto, il comportamento delle armi da fuoco è vario a sufficienza per imporre l'utilizzo di diverse strategie d'assalto. Tutto si risolve sempre in un studio dei tempi e delle distanze, ma imbracciare un fucile a colpo singolo oppure una mitraglietta cambia radicalmente il modo in cui dovrete gestire le situazioni.

    Ancora più determinanti sono ovviamente le abilità: in The Division 2 ce ne sono otto, ciascuna con tre diverse varianti. Per il momento non abbiamo potuto provarle tutte, ma si va dalle classiche mine a ricerca (che rotolano verso gli avversari prima di esplodere) alle torrette di vario genere (c'è quella lanciafiamme, per controllare una specifica zona della mappa, quella tradizionale che bersaglia i nemici con danno continuo, e quella che monta un telaio di precisione, per fare ingenti danni a specifici bersagli). Tra le novità del secondo capitolo c'è un drone che può essere schierato in difesa o in attacco.

    Ogni abilità va sbloccata spendendo uno Skill Point, mentre le sue due varianti aggiuntive si possono ottenere investendo i punti SHD Tech (acronimo di Strategi Homeland Division Technology), che si ottengono completando incarichi secondari e raccogliendo specifiche casse disseminate nel mondo di gioco, e possono essere spesi anche in perk di varia natura, utili per scandire la progressione. Ci sono power-up che aumentano il numero di armi, granate e armor kit trasportabili, altri che regalano bonus all'esperienza accumulata in caso di kill precise o multi-uccisioni, altri ancora che aumentano gli spazi per trasportare risorse e materie prime (in questo secondo capitolo torna anche il crafting).

    Per quello che abbiamo potuto vedere il processo di crescita del personaggio è ben scandito e stimolante, e soprattutto ottimamente integrato con il completamento delle varie attività. A tal proposito, nel corso della nostra prova abbiamo avuto modo di giocare le prime due missioni della campagna principale. In termini di struttura queste non differiscono poi molto da quelle già viste nel primo The Division. Sono ambientate all'interno dei principali edifici della città, e ci chiedono di affrontare ondate di avversari che si scagliano contro la nostra squadra di stanza in stanza.

    La tendenza dei nemici ad assorbire decine di proiettili prima di cadere (il cosiddetto "effetto spugna") è fortemente ridotta, in linea con le ultime patch del primo capitolo, e con un po' di mira ed un utilizzo intelligente delle abilità è possibile ripulire le aree piuttosto in fretta. Non mancano però bestioni corazzati (tra cui gli immancabili boss) che richiedono una buona dose di pazienza. A dirla tutta, anche per via di un lieve ma avvertibile riciclo di asset, le situazioni proposte dalle main quest hanno un sapore già conosciuto, e la discreta caratterizzazione degli ambienti riesce solo parzialmente a limare la ripetitività concettuale delle attività.

    EndGame e attività secondarie

    Ad avere una decisa marcia in più rispetto al primo capitolo sono le missioni secondarie, e soprattutto la loro influenza nell'economia della produzione: da questo punto di vista The Division 2 sembra in grado di spuntarla su tutta la concorrenza. Ogni distretto di Washington pullula di eventi pubblici, side quest, safe house da scoprire e punti di controllo che vanno liberati dalle forze ostili.

    Come se non bastasse, disseminate sulla mappa di gioco troveremo diversi Insediamenti, che possiamo considerare come distaccamenti autonomi della base operativa. Ciascuno di essi potrà salire di livello, in un percorso di sviluppo e potenziamento che ci è sembrato eccezionalmente stimolante. In pratica The Division 2 conquista il giocatore grazie ad un coinvolgente senso di progressione, mostrandogli direttamente le conseguenze delle proprie azioni. I progressi fatti in ciascun insediamento influenzano anche l'efficacia della base alla Casa Bianca. Dopo aver migliorato i vari Settlement potremo infatti reclutare dei nuovi agenti che a loro volta sbloccheranno funzionalità extra all'interno del quartier generale.

    Lo sviluppo degli insediamenti passa ovviamente dalla liberazione dei quartieri ad essi adiacenti (e pure da qualche incursione in Zona Nera). A tal proposito bisogna anche registrare un discreto sforzo nella caratterizzazione delle Side Quest, che stavolta possiamo considerare delle missioni principali "in miniatura", tutte ambientate in interni appositamente costruiti.

    Molto ben studiati anche i Control Point, aree sensibili che non è saggio lasciare sotto la dominazione delle bande armate che spadroneggiano in città. A giudicare dalla dimensione della mappa, dal numero di quartieri e dalla mole di segnalini presenti in ciascuno di essi, siamo pronti a scommettere che la campagna principale di The Division 2 potrà essere ben soddisfacente in termini puramente quantitativi. Se pure doveste essere fra quei giocatori che trovano noiose le routine dell'endgame, tutta la fase di leveling che porta al cap dovrebbe tenervi occupati per decine di ore. L'esperienza di gioco non si focalizza certo sulla qualità della narrazione o sull'epicità delle missioni, ma pure inquadrato come "semplice" sparatutto urbano il titolo Ubisoft sembra poter dire la sua. Ovviamente i fan del genere a cui The Division 2 appartiene, ovvero quello degli shooter a sviluppo continuo, guarderanno con molto più interesse a quello che arriverà dopo aver completato la storia principale e tutte le attività secondarie, ovvero: l'endgame.

    La prima cosa da sapere sull'endgame di The Division 2 è che una volta raggiunto il level cap sbloccherete tre diverse Specializzazioni: si tratta di classi speciali che potrete applicare ai vostri loadout, ciascuna rappresentata da una diversa arma pesante. Le Specializzazioni avranno un proprio albero delle abilità (che per il momento non abbiamo visto) e potranno essere cambiate liberamente e senza vincoli: anche in questo caso l'obiettivo è garantire una maggiore varietà di approcci agli scontri e stimolare il gioco di squadra.

    Le armi pesanti a cui accennavamo sostituiscono le vecchie super abilità, e rappresentano una risorsa preziosa per cavarsi dalle situazioni più critiche. Il Survivalist imbraccia una balestra con dardi esplosivi, il Demolitionist un lanciagranate altrettanto distruttivo, e lo Sharpshooter un letale fucile da cecchino, utile per liberarsi di singoli avversari particolarmente coriacei. Bisogna ammettere che durante le nostre prove abbiamo notato che le munizioni speciali per queste armi vengono distribuite con troppa parsimonia.

    Le tre Specializzazioni, tuttavia, permettono di avere accesso anche ad altri vantaggi: oltre a sbloccare alcuni perk presenti in determinate armature modificano il comportamento di alcune abilità, trasformandole completamente. Il Survivalist, ad esempio, può fare in modo che le sue mine a ricerca riparino l'armatura dei compagni invece di esplodere contro gli avversari. Il Demolitionist trasforma la sua torretta in un mortaio dalla potenza devastante, difficile da direzionare ma imprescindibile per annichilire gli avversari corazzati. È chiaro fin da adesso che le specializzazioni avranno un ruolo fondamentale per i giocatori di alto livello, soprattutto nell'ottica dei Raid (che, sfortunatamente, non saranno presenti al lancio).

    L'Endgame di The Division 2 riserverà però anche altre sorprese: una volta terminata la campagna principale, infatti, a Washington si presenterà una nuova minaccia, una quarta fazione ostile che invaderà le strade e gli edifici della città. Si tratta della Black Tusk, orda di fanatici fortemente militarizzati le cui disponibilità tecnologiche non sono inferiori a quelle della Divisione. I nuovi avversari saranno in grado di schierare droni da battaglia e piccoli robot armati di tutto punto, rappresentando una minaccia ben più coriacea rispetto a quelle affrontate fino a quel momento.

    Oltre a trovare i manipoli della Black Tusk per le strade, gli agenti più determinati potranno riaffrontare le missioni della campagna in una versione "invasa", che rappresenta a conti fatti un grado di difficoltà superiore, pensato per mettere alla prova team ben affiatati. Non è ancora chiarissimo se anche le altre attività, dai Control Point alle Side Quest, saranno disponibili in versione invasa, ma dobbiamo ammettere che le due missioni principali ci hanno tenuti decisamente impegnati ed hanno rappresentato una sfida degna di tale nome. D'altro canto, nonostante l'entusiasmo del team di sviluppo, questa trovata non è troppo dissimile, a livello di concept, da quella del vecchio capitolo, che riversava per le strade di New York i nemici dell'Ultimo Battaglione. Francamente avremmo preferito qualcosa di più creativo, che potesse rendere il PvE interessante quanto l'intramontabile Dark Zone. Se le cose non dovessero cambiare, le uniche attività Endgame disponibili al lancio potrebbero essere delle versioni "remixate" delle missioni principali e le tre roccaforti rappresentate dalle basi nemiche di Hyenas, Outcasts e True Sons. A tal proposito, speriamo di scoprire presto quando verranno pubblicati i raid per 8 giocatori, facenti parte del supporto post-lancio completamente gratuito, che nel corso del primo anno di vita del gioco includerà anche 3 Specializzazioni aggiuntive e un tris di DLC che dovrebbe far evolvere il contesto narrativo.

    Tecnicamente parlando...

    Le ultime considerazioni prima di chiudere riguardano ovviamente il comparto tecnico. Nonostante la qualità tutt'altro che esaltante dell'ultimo trailer, il colpo d'occhio di The Division 2 è solido e convincente. Di tanto in tanto ci sono forti oscillazioni qualitative, con elementi molto disorganici e texture povere di dettagli, ma nel contesto di un open world così vasto (e altrettanto spedito nei caricamenti) è un elemento da mettere in conto. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la costruzione del mondo di gioco si distingue per la quantità di dettagli: elementi poligonali e oggetti interamente modellati contribuiscono a dare carattere all'ambientazione, che racconta in maniera convincente gli effetti devastanti della guerriglia urbana e dell'occupazione violenta di Washington. Non sono molti gli elementi interattivi e gli scenari restano in certi casi piuttosto statici, ma anche su questo fronte si registra un lieve miglioramento rispetto al primo capitolo.

    Al netto di qualche asset inspiegabilmente trascinato da New York fino alla capitale americana, la costruzione degli interni è come sempre affascinante, ed in questi frangenti il motore grafico può permettersi di spingere in maniera più evidente sulla qualità dell'illuminazione, renderizzando ambienti dal grande impatto scenico.

    Nella versione da noi testata c'era ancora qualche saltuario problema di compenetrazioni, che speriamo il team possa risolvere, se non in tempo per la Beta Privata, almeno entro l'uscita del gioco. Qualche oscillazione anche sul fronte delle animazioni, a tratti un po' ingessate, e per quanto riguarda l'intelligenza artificiale dei nemici, sempre molto basilare. Su Xbox One X The Division 2 gira agilmente e senza intoppi, con la possibilità di sbloccare il framerate per superare la soglia dei 30fps.

    Tom Clancy's The Division 2 The Division 2 si presenta come la naturale prosecuzione di un percorso ludico iniziato tre anni fa. Il sequel recupera quanto di buono fatto dal suo predecessore, e soprattutto non sconfessa le ottime trovate messe in opera durante il supporto post-lancio del capostipite. Ne esce uno shooter cooperativo fortemente connesso con la dimensione ruolistica, che propone un ritmo di gioco ragionato ed un approccio focalizzato sulla costruzione della propria build. I nuovi arrivati potrebbero sentirsi un po' sovrastati dalla componente matematica e statistica, ma questo è il prezzo da pagare per avere una profondità invidiabile, evidentemente superiore a quella della concorrenza. Sia chiaro, d'altro canto, che il gameplay di The Division 2 non ha lo stesso dinamismo di altri sparatutto a mondo condiviso, avvicinandosi invece ai ritmi ed alle soluzioni di un TPS tattico, molto stanziale e basato sull'uso delle coperture. A convincere con poche riserve, in ogni caso, è la quantità e la caratterizzazione degli incarichi principali e secondari, e più in generale la struttura della campagna: l'avanzamento è ben scandito, il senso di progressione ottimamente veicolato dalla crescita del personaggio, del quartier generale e degli insediamenti disposti a Washington. Non sappiamo se le missioni Invase basteranno a saziare i giocatori durante l'endgame, ma da quel punto di vista la Zona Nera ci lascia moderatamente fiduciosi, rappresentando di fatto il collante dell'esperienza per gli utenti di alto livello, in attesa dei Raid per 8 giocatori. Qualche informazione in più sui tempi di pubblicazione dei contenuti post-lancio sarebbe gradita: nel frattempo vi rimandiamo alla Beta Privata prevista per questo fine settimana, momento in cui potrete dare un'occhiata agli assi che The Division 2 nasconde nella sua manica.

    Che voto dai a: Tom Clancy's The Division 2

    Media Voto Utenti
    Voti: 60
    7.5
    nd