The Division 2: esplorando Washington D.C. in attesa della recensione

Abbiamo passato alcune ore in compagnia di Tom Clancy's The Division 2: le prime impressioni sul gioco Ubisoft in attesa di leggere la recensione con voto.

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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Dopo una lunga attesa, la seconda iterazione della saga post-pandemica di Ubisoft è finalmente arrivato a saziare gli appassionati degli shooter a mondo condiviso, rimasti in parte insoddisfatti dopo una stagione videoludica sì ricca di titoli di genere, ma priva di produzioni pienamente appaganti. Dopo l'amara delusione di Fallout 76 e gli innegabili passi falsi di Anthem, gli uomini di Massive si ritrovano quindi per le mani un'occasione d'oro per rimpinguare la fanbase del primo capitolo con gli esuli provenienti dagli altri lidi videoludici. Un'opportunità che Ubisoft sembra intenzionata a cogliere al volo, contando sulla forza di una produzione che, a una quindicina d'ore dall'inizio dell'avventura, pare in grado di offrire al pubblico una proposta decisamente accattivante, figlia dell'esperienza maturata dal team negli ultimi tre anni.

    Una tranquilla gita fuori porta

    A sette mesi dall'innesco della pandemia che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti, trasfigurando New York in un dedalo spettrale fatto di viali desolati e edifici abbandonati, The Division 2 ci proietta sulle strade di una Washington in pieno fermento, punto zero della ricostruzione della società americana dopo le vicende del primo capitolo.

    I motivi alla base di questo repentino trasferimento, così come i legami con la trama portante dell'epopea newyorkese, rimangono per la gran parte avvolti dal mistero, ma il nostro compito risulta immediatamente chiaro: supportare la comunità locale nel tentativo di liberare le strade dalla minaccia delle bande armate e degli strascichi virali del "Veleno verde".

    Dal punto di vista squisitamente narrativo, a una quindicina d'ore dall'inizio dell'avventura, The Division 2 non sembra allontanarsi in maniera rilevante dall'esordio di Massive nel panorama degli shooter a mondo condiviso, proponendo una trama portante che si conferma funzionale al gameplay, senza mai svincolarsi dal suo ruolo di elemento di contorno.

    Nel quadro generale delle cose, anche in relazione al genere di riferimento, non si tratta però di un vero e proprio difetto, per quanto la forte frammentazione dell'intreccio renda difficile percepire chiaramente un "orizzonte narrativo" trascinante. Gli sviluppatori svedesi hanno comunque fatto un buon lavoro nel disporre all'interno dell'ambientazione un mosaico di piccole storie che alimentano l'interesse del giocatore, nutrendo la sua curiosità con tasselli di ordinaria disperazione e piccoli lampi di speranza. Se i dialoghi con la veterana Odessa Sawyer non esercitano quindi un impatto particolarmente significativo sul coinvolgimento dell'utente, il rinvenimento di un particolare Echo potrebbe indurci a guardare la combattente con occhi diversi, il tutto a favor di immersione. In questo senso, la nuova ambientazione sostiene il desiderio di approfondire la lore di The Division 2 con una messa in scena di grande effetto, accompagnata da un level design "premiale" che riempe il labirinto urbano di un'infinità di location secondarie e scorciatoie cariche di loot e collezionabili. Sì, il contesto della verdeggiante Washington DC fatica a competere con il fascino cinereo di New York City ma, in termini puramente strutturali, il setting capitolino si dimostra un ospite ben più generoso per quel che riguarda progressione e gameplay.

    Nessun riposo per gli eroi

    La prima cosa che colpisce, una volta raggiunto il colonnato della Casa Bianca (l'hub principale di The Division 2), è l'incredibile ampiezza contenutistica del titolo di Massive, declinata in una quantità inizialmente soverchiante di incarichi e meccaniche da scoprire. Il distacco rispetto al capitolo d'esordio è evidente, anche dopo la prima manciata di missioni utili a fornire agli agenti novelli i rudimenti del mestiere. Dopo qualche ora di gioco emerge - con prepotenza - anche il lavoro di revisione operato sul complesso delle attività open world, più abbondanti sia in termini quantitativi che qualitativi, tra avamposti e rifornimenti da conquistare, casse SHADE nascoste (utili a bloccare i perk del personaggio), civili da sottrarre alla pubblica esecuzione, e altoparlanti da silenziare per porre un freno alla propaganda terroristica delle formazioni banditesche.

    Si ha la netta impressione che ogni quartiere sia in grado di offrire una mole clamorosa di cose da fare, e che nessuna di queste "divagazioni" sia fine a sé stessa, ma rilevante nel quadro di una progressione organica e sfaccettata. Uccidere nemici d'elite e rimpinguare le scorte di un determinato presidio potrebbe quindi concorrere allo sblocco di un progetto di crafting e, in coda al completamento di una manciata di missioni secondarie, contribuire a migliorare le strutture di un insediamento e la vita dei suoi abitanti.

    Questa dinamica, in particolare, dona un dinamismo inedito all'ambientazione, man mano sempre più popolato di maestranze armate pronte a supportare il giocatore durante una ronda a caccia di risorse. La sensazione che le nostre peregrinazioni battagliere abbiano un impatto consistente sulle sorti del mondo di gioco rende il gameplay ancor più stimolante, ritardando il logoramento connaturato nella ripetizione costante delle stesse routine ludiche.

    Sebbene, come anticipato, The Division 2 offra una vagonata di attività da portare a termine, nella stragrande maggioranza dei casi queste non brillano per diversità strutturale, proponendo un classico susseguirsi di corridoi e arene cariche di nemici, da abbattere per recuperare oggetti, difendere alleati o semplicemente per rendere le strade di Washington un po' più sicure. Se la sostanza degli incarichi non subisce mai alterazioni veramente significative, la varietà del level design fa sì che le sfide proposte da ogni sparatoria impongano approcci situazionali sempre diversi, in accordo con le nuove dinamiche di gunplay.

    Il ritmo delle sparatorie è sensibilmente più compassato, così come le movenze del nostro agente, costretto a valutare strategicamente posizionamento e coperture in un modo che allontana inequivocabilmente questo sequel dal furore esplosivo del predecessore. L'intento di Massive è chiaramente quello di aumentare lo spessore tattico degli scontri, facendo sì che ogni errore, ogni assalto scriteriato possa imporre al giocatore un decesso prematuro, anche per mano della classica "carne da cannone" poligonale.

    Questa svolta rende il gameplay di The Division 2 molto meno frenetico, ma non per questo inferiore sul versante dell'appagamento. Il grado di sfida generale pare quindi calibrato su livelli più alti, è l'abilità dell'utente assume un peso più cospicuo nel bilancio ludico. Anche la "matematica" dello shooting è stata rivista per assecondare questa filosofia, e ora il numero dei colpi necessario alla soppressione degli avversari (e del nostro avatar) risulta considerevolmente ridotto. Intombare un armigero corazzato continua a richiedere qualche sforzo in più ma, tra corazze distruttibili e punti deboli da sollecitare in punta di proiettile, il combat system appare più equilibrato e soddisfacente.

    Noi siamo Leggenda

    In tutta onestà, per quanto la gamma dei malfattori sia tutt'altro che risicata, avremmo preferito una maggiore creatività nella caratterizzazione dei boss, ma si tratta di una considerazione che non pesa più di tanto sulla godibilità dell'ensemble. Bisogna inoltre precisare che la maggiore efficacia delle nostre sventagliate non inficia in alcun modo la rilevanza dell'elemento ruolistico in seno al gameplay, legato a doppio filo all'equipaggiamento in dotazione all'agente e alla sua build.

    Da buon "loot shooter" di razza, The Division 2 offre grandi quantitativi di corazze, accessori e armi, queste ultime parte di un arsenale ampio e vario, in grado di soddisfare sia l'occhio che la mano, con un feedback decisamente migliorato rispetto al capitolo d'esordio, seppur non impeccabile. Si nota anche qualche piccolo problema di bilanciamento, con bocche da fuoco fin tropo efficaci o chiaramente sottopotenziate, ma parliamo di inciampi facilmente risolvibili. La stratificazione tattica del gameplay rende ancor più rilevante la scelta della abilità da schierare sul campo, specialmente sul fronte del crowd control.

    Su queste note, facciamo fatica a definire brillante l'intelligenza artificiale che anima le falangi avversarie, eppure - per quanto prevedibili - i loro pattern d'attacco possono rivelarsi piuttosto insidiosi, in particolare di fronte a una gestione approssimativa del posizionamento del proprio avatar. In generale l'impressione è che The Division 2, pur non rivoluzionando i canoni ludici del predecessore, vanti miglioramenti piuttosto consistenti in diversi aspetti dell'impasto ludico, distribuiti orizzontalmente tra progressione, composizione contenutistica e gameplay.

    Il tutto nel quadro di una produzione che, almeno fino alle porte dell'endgame (ancora tutto da scoprire), risulta pienamente godibile anche in solitaria. In ogni caso, l'affidabilità del netcode e del sistema di matchmaking rendono il gioco cooperativo accessibile e soddisfacente, in linea con la solidità complessiva di un comparto tecnico che, per quanto non impressionante, garantisce colpi d'occhio piacevolissimi.

    La Washington dipinta da Massive è un coacervo di imponenti pietre miliari e vivida devastazione, in parte reclamata da una natura che, non più sotto lo scacco della civilizzazione, si è lanciata alla riconquista di giungla urbana vicina, per vivacità faunistica, a quella del film "Io sono Leggenda". Le note più dolenti riguardano un'interfaccia utente fin troppo raffazzonata, sovrabbondante e confusionaria, un attributo particolarmente calzante per quel che concerne la gestione - carente - del GPS in dotazione al nostro avatar.

    Tom Clancy's The Division 2 A quindici ore dall'inizio dei nostri pellegrinaggi nella Washington post-pandemica di The Division 2, non possiamo che ritenerci soddisfatti dalla proposta ludica dello shooter a mondi condivisi di Ubisoft. La revisione della progressione, specialmente nel quadro delle dinamiche open world del gioco, offre al pubblico un sistema d'avanzamento più naturale, organico e appagante, sostenuto da un'abbondanza contenutistica più che convincente. Un apprezzamento che ci sentiamo di estendere anche alle modifiche apportate a un gameplay ora più ragionato e lento, ma dotato di una profondità tattica inedita che alimenta un livello di sfida ben calibrato. Il bilanciamento complessivo non è ancora perfetto, e si sente - almeno in parte - la mancanza di un "orizzonte narrativo" realmente trascinante, ma la quota dei difetti risulta efficacemente bilanciata dalle qualità di un prodotto ben tornito e molto divertente, che si dimostra già diversi passi avanti rispetto alla concorrenza del periodo. Bisogna ancora valutare la tenuta a lungo termine del gameplay, specialmente nel quadro dell'endgame, ma la solidità complessiva del pacchetto finora promette decisamente bene.

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