The Last of Us Parte 2 raccontato nel dettaglio, prima della recensione

Vi descriviamo fin nel minimo particolare una lunga sequenza di gameplay di The Last of Us Parte 2, che evidenzia la grande varietà del gioco Naughty Dog.

The Last of Us Parte 2
Speciale: PlayStation 4 Pro
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Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Seattle è un dedalo di strade spaccate, palazzi cadenti e grattacieli abbandonati. Nel mondo post pandemico di The Last of Us Part II le città sono diventate un relitto inutile e pericoloso: un enorme corpo decomposto il cui scheletro, fatto di metallo, asfalto e cemento, è ormai proprietà di una natura sovrana. Dentro le case disabitate si annidano deformi creature infestate dal cordyceps, e le comunità di sopravvissuti banchettano sugli ultimi resti di una civiltà estinta, perlustrando i luoghi in cui sperano di trovare risorse preziose, tra magazzini fatiscenti e supermercati allo sfascio. Nella lunga sezione di gioco di cui possiamo parlarvi prima della recensione di The Last Of Us 2, che sarà pubblicata il 12 giugno, Ellie si muove all'interno di questo luogo infernale, decisa raggiungere un ospedale dei "Lupi", il gruppo che controlla tutta l'area con ferreo rigore militare. A muoverla è un feroce proposito di vendetta di cui al momento non possiamo dire di più.

    I membri del Washington Liberation Front (il nome Lupi deriva proprio dall'acronimo WLF, che si avvicina al termine inglese "wolf") sono addestrati e ben armati, grazie alle scorte che hanno sottratto tempo prima alle divisioni dell'esercito di stanza a Seattle. Un gruppo dissidente al pari delle Luci, insomma, che è riuscito nell'impresa di soverchiare il regime militare istituito dopo il diffondersi dell'epidemia.

    Nonostante il bersaglio di Ellie militi proprio nelle fila dei Lupi, non saranno loro a rappresentare l'unica minaccia per la protagonista di The Last of Us Part II. Nelle due ore necessarie a raggiungere l'ospedale e trovare Nora, infatti, ci siamo imbattuti in pericoli di tutt'altro genere, a dimostrazione della grande varierà di situazioni che Naughty Dog vuole rappresentare nel corso dell'avventura. Il secondo movimento di The Last Of Us, anche nel breve spazio che ci è concesso raccontarvi, ha mostrato un impegno produttivo monumentale, e l'ambizione di esaltare il gameplay del primo episodio, amplificandone tutti gli elementi e proponendo una galvanizzante libertà interpretativa.

    L'importanza dell'esplorazione

    The Last of Us Part II mette subito in chiaro quale sia il valore dell'esplorazione nell'economia della produzione. Se è vero che anche nel primo capitolo pattugliare le aree alla ricerca di risorse era importante, stavolta le operazioni di ricognizione devono essere ancora più partecipi e attente. Nelle diverse zone è sempre possibile trovare edifici completamente opzionali, magari infestati da clicker urlanti, eppure potenzialmente pieni di oggetti utili e di materiali per potenziare armi e protagonista.

    Nelle prime fasi della sequenza troviamo subito un palazzo abbandonato,che si estende su due piani. All'interno di una stanza chiusa sembrano esserci numerosi proiettili che potrebbero salvarci la vita in una situazione critica, ma riuscire ad entrare non è così immediato. Bisogna studiare l'ambiente, essere curiosi, risolvere un puzzle ambientale per fortuna molto più stimolante di quelli a base di assi e scale del primo capitolo. Qui c'entra la fisica, una corda da lanciare con la giusta angolazione, per raggiungere una balconata altrimenti inaccessibile e poi spaccare le vetrate che ci separano dall'obiettivo. Come spesso, il mondo di The Last of Us nasconde nei suoi angoli meno in vista le storie tragiche di questo mondo piagato: testimonianze senza voce affidate alle parole scritte su una pagina sporca, trovate vicino ad un cadavere reso irriconoscibile dai segni del tempo o dalle concrezioni funginee che escono, con violenza, dal cranio. Sono lettere che Ellie conserva nel suo diario, piccoli mattoni di una lavoro di scrittura che va oltre la trama principale, meno visibile ma non per questo meno prezioso.

    Proprio di fronte all'edificio precedente trova spazio un vecchio pub, in cui qualcuno dev'essersi asserragliato qualche tempo prima. Le cose devono essere andate male, perché all'interno si muovono ormai soltanto degli infetti depravati dal cordyceps. Anche in questo caso la scelta di entrare è solo nostra: possiamo decidere se proseguire e lasciare a marcire quelle bestie degenerate. Una sguardo nell'inventario ci basta a capire che abbiamo il materiale per realizzare una molotov. Rompiamo un vetro per attirare i clicker, e con un lancio preciso liberiamo il mondo dalla loro squallida presenza.

    Leggendo un biglietto recuperato da uno dei corpi scopriamo un altro retroscena: abbiamo dato alle fiamme quel che restava di un manipolo inviato da Isaac, il leader dei Lupi, per catturare o uccidere un gruppo di dissidenti fuggiti dal quartier generale del WLF. Una spedizione sfortunata, che ha trovato la morte ad un passo dalla meta. Sarà proprio Ellie, infatti, ad imbattersi nella piccola compagnia di ribelli, in un terzo edificio nuovamente opzionale.

    Anche in questo caso sarà necessario osservare bene l'ambiente circostante per trovare un ingresso, e come sempre decidere di esplorare l'area ci esporrà a dei rischi concreti ma anche alla possibilità di scovare oggetti preziosi. Al di là di un banco da lavoro dove potenziare le proprie armi, ad esempio, all'interno della casa c'è un manuale che sblocca un nuovo ramo di abilità per Ellie, che potrà migliorare l'efficacia dei suoi oggetti esplosivi e imparare a costruirne di nuovi.

    Avrete capito, insomma, che la quantità di contenuti opzionali presenti in The Last of Us Part II, la mole di storie silenziose, di aree secondarie perfettamente integrate nell'ambiente di gioco, è letteralmente impressionante. Al giocatore è data la facoltà di ignorarle e puntare dritto alla meta, oppure di attardarsi a scoprire i segreti di questo mondo sconfitto e bellissimo.

    L'orrore dei Cordyceps

    In tutte le occasioni in cui The Last of Us Part II si è mostrato al pubblico e alla stampa, abbiamo visto Ellie affrontare avversari umani, appartenenti alle gerarchie dei Lupi o alla setta dei Serafiti. È chiaro fin dal primo capitolo, del resto, che gli infetti non abbiano mai rappresentato la minaccia più terribile, nel mondo di gioco. La brutalità e la ferocia degli uomini, se non una sorta di istintiva territorialità e di spietata applicazione della legge del più forte, sono quello che rende così pericolosa l'America post-pandemica di Naughty Dog. Questo non vuol dire che le creature mutate dal cordyceps non abbiano un ruolo, anche importante, in questo sequel.

    Semmai il team sembra averne amplificato il potenziale orrorifico, costruendo momenti in cui alla sensazione di essere costantemente braccati si sostituisce quella di essere senza speranza, una paura più istintiva e ancestrale. Per raggiungere l'ospedale di Nora è necessario abbandonare le strade della città e infilarsi, in un certo momento, all'interno di un palazzo abbandonato. I finestroni sbarrati non lasciano filtrare i timidi raggi di sole del plumbeo cielo di Seattle, e la luce flebile della torcia di Ellie è l'unica su cui possiamo fare affidamento. All'improvviso ci troviamo al buio, avvolti da un pulviscolo pesante di polvere e di spore. Siamo sovrastati non soltanto da un'oscurità opprimente, stressante, ma anche dai rumori striscianti di qualcosa che si muove: nell'edificio si trovano un gruppo di Stalker, infide creature che si muovono di soppiatto, si avvicinano di nascosto alla preda, e aspettano il momento giusto per colpirla alle spalle. Sfuggenti, ostinati, si muovono in piccoli branchi e quasi non fanno rumore, così che pure affidarsi ai sensi di Ellie sia una strategia poco efficace.

    È in momenti come questi che si intuisce pienamente la svolta horror di The Last of Us Parte II, molto decisa e pronunciata proprio quando si mette piede nelle aree contaminate dal fungo. Umidi e oscuri, gli antri corrotti in cui il cordyceps ha potuto prosperare sono luoghi perduti e letali: in questi contesti il gioco parla apertamente il linguaggio del terrore videoludico, del panico e dello sgomento, ancor più di quanto non lo facesse il primo capitolo.

    Sono avvertiti quindi i deboli di cuore: la grande varietà di registri che il titolo abbraccia, gli permette di muoversi con estrema agilità dai territori dell'action survival a quelli del survival horror.

    Il territorio delle Iene

    Nel lungo tragitto fino all'ospedale c'è ancora spazio per delle sorprese. Scampata agli agguati degli Stalker, Ellie si trova in uno dei parchi cittadini, di fronte ad uno scorcio con un'atmosfera ben più lugubre e spettrale. I colori della vegetazione sono più cupi, a terra un tappeto di felci prende il posto dell'erba. In lontananza si intravede la luce offuscata di una macchina che brucia, sporcata dal fumo grigio che si mescola coi lembi delle fiamme.

    Sono piccoli dettagli che bastano a cambiare completamente i toni e le sensazioni della progressione, tratteggiando un mondo incredibilmente sfaccettato. È qui che avviene il primo incontro con le Iene: un sibilo, una freccia precisa che si infila nella spalla, e poi subito il branco che si avvicina per accerchiare la preda ferita. "Iene" è il nomignolo che i lupi hanno dato alla setta dei Serafiti, fanatici religiosi che venerano la grande madre che ha dettato loro i precetti del culto. Nella versione inglese di The Last of Us Part II si chiamano Scars, "cicatrici", perché portano sulle guance due sfregi simmetrici che rappresentano probabilmente il residuo di un rituale d'iniziazione.
    Il primo incontro con le Iene lascia sinceramente spaesati: come abili cacciatori si muovono circospetti, silenziosi, senza mai lasciarsi prendere dal panico. Diversamente dai membri del WLF non urlano di rabbia se trovano il cadavere di un compagno, e continuano a rastrellare con metodo l'area che stanno pattugliando. Preferiscono usare bastoni e archi, e nel caso in cui una delle loro frecce ci colpisca, dovremo estrarla prima possibile se non vogliamo che continui a farci sanguinare: questo ci darà meno tempo e meno tranquillità per reagire.

    Le Iene, durante le pattuglie, non si parlano: hanno un codice di fischi brevi, lunghi o modulati, con cui comunicano ai compagni la posizione dei caduti, gli avvistamenti sospetti, la direzione di un rumore. Una lingua inizialmente incomprensibile che destabilizza il giocatore e lo lascia con una sicurezza in meno.

    Di fronte a questo gruppo così organizzato e metodico è necessario agire con estrema cautela, ridurre i rischi, muoversi sottotraccia e adottare una strategia circospetta. Ancora una volta, insomma, The Last of Us ribadisce quanto diversificata possa essere la gamma di approcci che il giocatore può utilizzare per risolvere le situazioni. Il gameplay alla base del titolo Naughty Dog è una diretta evoluzione di quello visto nel primo episodio, con modifiche avvertibili, aggiunte concrete, ma ovviamente senza stravolgimenti sostanziali.

    Il sapore dell'esperienza è ancora quello di un action survival, in cui ci si divide fra recupero delle risorse necessarie a costruire molotov, frecce, bombe fumogene e silenziatori, e l'eliminazione (o l'aggiramento) degli avversari. Si passa senza soluzione di continuità dallo stealth ad uno shooting "pesante" e realistico, fatto di pochi colpi piuttosto che di raffiche precise. In The Last of Us i proiettili sono un bene prezioso, e prima di far fuoco è bene avere il tempo di mirare e stare saldi sul posto, onde evitare di sprecare un colpo.

    La possibilità di stendersi a terra, strisciando per ridurre il rumore e la visibilità, assieme al concetto di stealth analogico (per cui la probabilità di essere individuati dipende da una serie di fattori che comprende la soglia di attenzione del nemico e l'altezza dell'erba), aprono la strada ad una serie di possibilità inedite, e amplificano la varietà delle situazioni. Alla stessa maniera alcuni nuovi oggetti che è possibile creare al volo (i silenziatori, le frecce, le versioni potenziate delle armi corpo a corpo) rendono gli scontri estremamente più diversificati e intensi.

    Come abbiamo già avuto modo di ribadire, anche le routine dell'intelligenza artificiale sono migliorate: i nemici avanzano con attenzione, utilizzano le coperture con cognizione di causa e in qualche caso tentano persino l'aggiramento, facendo sentire il giocatore costantemente braccato e in pericolo. Resta ovviamente possibile sfruttare i classici "trucchi del mestiere" per isolare i nemici ed eliminarli uno ad uno, ma non dimentichiamo che The Last of Us si muove comunque negli spazi del videogioco. Anzi, in quanto a complessità e ricchezza del gameplay, il titolo di Naughty Dog ha ben pochi paragoni in questa generazione, tanto che il modo più soddisfacente per giocarlo è proprio quello di sperimentare, alternare assalti silenziosi e fragorose trappole esplosive, passare da un colpo di fucile sparato dalla distanza ad una corsa furiosa per raggiungere un avversario e finirlo con un'arma bianca.

    Il suggerimento che vi diamo, quando giocherete al prodotto, è proprio quello di imbastire una tattica più dinamica possibile, studiando attacchi rapidi e letali prima di sparire nuovamente nell'erba alta o attraverso una fessura aperta in una parete. Un'azione di guerriglia urbana, una strategia "mordi e fuggi" capace di esaltare la molteplicità delle meccaniche ludiche.

    Cercate anche di provare vari livelli di difficoltà, perché quello di base è comunque molto permissivo in termini di risorse disseminate nel mondo di gioco. Per amplificare la componente survival, avere a disposizione meno materiali è un dettaglio importante: così che sia fondamentale prendere delle decisioni, e capire se sfruttare un contenitore di fortuna per assemblare una molotov oppure un silenziatore.

    A tal proposito, oltre ai livelli di difficoltà classici, in The Last of Us Parte II sarà possibile crearne uno personalizzato, agendo su vari indicatori come la quantità di risorse, la resistenza del protagonista, l'aggressività dei nemici e il loro grado di percezione.

    Il fervore dei Lupi

    Si arriva così alla parte finale della lunga sequenza di cui possiamo parlarvi prima della recensione. Si tratta della stessa scena mostrata nel corso dell'ultimo State of Play, di fronte all'ingresso dell'ospedale in cui si nasconde il bersaglio di Ellie: Nora.

    Le sequenze pubblicate da Naughty Dog sono molto esplicative ed è difficile aggiungere qualcosa che non sia già stato approfondito nei paragrafi precedenti di questo articolo. Vale però la pena soffermarsi su un elemento fondamentale, che proprio in quest'ultima area trova la sua massima espressione: il level design.

    Già durante la scorsa prova di The Last of Us Part II eravamo rimasti impressionanti dalla costruzione degli stage, che ci portavano all'interno di arene dense e credibili: nella fattispecie, in un piccolo quartiere commerciale in cui era possibile trovare una manciata di edifici completamente esplorabili, sviluppati su diversi piani e con tanto di seminterrati.

    Estensione e verticalità sono gli elementi su cui si è concentrata Naughty Dog, e questo non serve solamente ad innescare nuove strategie, come anticipavamo poco fa. L'aspetto anzi più dirompente è forse che gli stage di The Last of Us Part II hanno una pretesa di realismo mai portata avanti da nessun altro prodotto di questa generazione. Il team sembra aver deciso di non accontentarsi, di non accettare le semplificazioni - o meglio le "stilizzazioni spaziali" - a cui di solito i videogiocatori sono abituati. Ogni ambiente ha uno sviluppo e una planimetria credibili, tanto che l'utente deve studiare con attenzione le aree per superare la sensazione di naturale spaesamento che si prova di fronte ad una zona mai visitata in precedenza.

    Ovviamente non viene dimenticata la dimensione più ludica del prodotto, legata alla presenza di molti elementi che offrono spunti particolari per affrontare gli scontri. Ingressi alternativi, accessi nascosti, aree soprelevate in cui arroccarsi per sfruttare la posizione di vantaggio. Giocare per due volte di fila lo stesso incontro può condurre a soluzioni completamente diverse, perché ogni elemento (gameplay, intelligenza artificiale, level design) è pensato per assottigliare gli automatismi tipici del videogioco.

    The Last of Us Parte 2 Il secondo The Last of Us ricomincia dalle conquiste del suo predecessore, recuperandone da una parte l'impianto ludico e dall'altra l'ambientazione desolata e avvolgente. In entrambi i casi questo sequel riesce però ad ampliare, espandere, se non sublimare - letteralmente - questi aspetti. Sul fronte ludico la diversità di approcci, garantita da diverse aggiunte all'impianto del gameplay, incontra un'intelligenza artificiale più raffinata, necessaria ad esasperare la tensione degli scontri. È però il lavoro sulla costruzione del mondo che lascia senza fiato: nell'arco di una manciata di ore abbiamo visto il titolo mutare atmosfere e registri, abbracciando una varietà che non avevamo mai riscontrato in nessun altro prodotto di questa generazione. Dall'horror al survival, dallo stealth all'azione pura, The Last of Us Parte II ci ha tenuti con il fiato sospeso in attesa di una nuova trovata, di un nuovo angolo perduto della città, di una nuova sorpresa. Impressionante la mole di contenuti opzionali, di storie segrete che rendono significativa e stimolante l'esplorazione degli scenari. Il level design realistico e stratificato, certi scorci semplicemente indimenticabili ed un sistema di sviluppo del personaggio più elaborato sono elementi che concorrono a tratteggiare il profilo di una produzione gigantesca. Ovviamente la qualità del racconto giocherà un ruolo fondamentale per la buona riuscita del prodotto. La scrittura del primo capitolo, asciutta e concreta, ha lasciato una traccia indelebile nella nostra memoria di giocatori. La sfida più grande, per questo sequel, sarà quella di assemblare un racconto altrettanto potente e significativo. Per sapere se i ragazzi di Naughty Dog ce l'avranno fatta, l'appuntamento con la recensione è fissato per il 12 giugno.

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