The Legend of Zelda Breath of the Wild provato su Nintendo Switch

Durante l'evento di presentazione di Switch abbiamo provato i primi venti minuti di The Legend of Zelda Breath of the Wild.

provato The Legend of Zelda Breath of the Wild provato su Nintendo Switch
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Disponibile per
  • Wii U
  • Switch
  • Breath of the Wild comincia con una luce abbacinante, ed una voce misteriosa che chiama il nome che tutti conosciamo: Link. Il nostro eroe si sveglia all'improvviso, nudo, emergendo dal liquido fluorescente di una vasca che sorge al centro di una tetra caverna.
    Durante l'evento di presentazione di Nintendo Switch abbiamo potuto giocare i primi venti minuti di questa nuova avventura, tornando a soppesare l'indiscutibile meraviglia che scaturisce dai panorami e dalle soluzioni ludiche di quello che sembra il capitolo meno canonico dell'intera serie. Ad essere diverso è anche l'incipit: scacciate le lungaggini di Twilight Princess e Skyward Sword, qui si entra subito nel vivo dell'azione. Si comincia a controllare il protagonista mentre esplora i dintorni della grotta, recuperando un artefatto che rappresenta di fatto la digitalizzazione del tablet di Switch. Si apre qualche forziere, recuperando l'equipaggiamento da indossare, e subito siamo chiamati a scalare qualche ostacolo, prendendo dimestichezza con il sistema di arrampicate e con l'indicatore della resistenza, che ci informa sulle energie residue del protagonista e ci dice quanto possiamo restare appesi ad un albero o ad una parete rocciosa. Le meccaniche di gioco si apprendono rapidamente, senza la necessità di un tutorial esteso e tedioso, respirando fin da subito un senso di libertà e di avventura.

    Bastano quindi pochi minuti per ritrovarsi all'esterno della caverna, di fronte all'immenso panorama delle piane di Hyrule. La consapevolezza che ogni angolo di questo mondo meraviglioso potrà essere esplorato innesca un leggero senso di vertigine.
    Anche il racconto resta sempre discreto, non certo in disparte ma neppure troppo invasivo. Veniamo a scoprire di essere rimasti in uno strano letargo acquatico per 100 anni, durante i quali un potere malvagio ha allungato la sua ombra sul regno: arroccato nel castello che sorge al centro di Hyrule, in bestiale Ganon è un enorme ammasso di energia nera, un gorgo di contagiosa negatività.
    Quali saranno le pieghe che prenderà la storia non è dato saperlo, ma già da questo primo contatto sembra chiaro che Breath of the Wild, in omaggio al suo titolo, abbia intenzione di rimuovere il superfluo, di giocare più che altro sulla presenza di una mitologia ormai condivisa: senza il bisogno di spiegarla ad ogni costo, ma lasciando invece che il giocatore si lasci guidare dal richiamo di luoghi misteriosi e selvaggi.
    Concentrate nelle prime fasi di gioco, in ogni caso, ci sono quasi tutte le novità del gameplay: le diverse armi da raccogliere e l'usura a cui sono sottoposte; la possibilità di accumulare materie prime, risorse, ingredienti per preparare deliziosi manicaretti che qui sostituiscono le pozioni; e persino gli elementi stealth, con tanto di indicatore del rumore prodotto dai passi di Link.
    Guidato dagli stimoli della prima area di gioco, l'utente si arrampica su un ramo alla ricerca di una mela, ne abbatte un altro grazie ad un'ascia appena recuperata, e sfida le pericolose creature che presidiano i campi base nemici.Nonostante la virata open-world, Breath of the Wild è tutt'altro che rinunciatario, sul fronte del level design, al punto da suggerire all'utente soluzioni sempre diverse per affrontare le diverse situazioni: una roccia da far rotolare su un cumulo di barili esplosivi, la possibilità di avvicinarsi silenziosamente ad un accampamento nemico, nuotando nelle acque limacciose di uno stagno; o ancora un assalto improvviso dalla vetta di un'altura, con le frecce costruite per l'occasione.
    Purtroppo la demo si interrotta proprio nel momento di mettere piede nel primo dungeon, e gli interrogativi restano quindi ancora molti: sappiamo tutti quanto peso abbiano i labirinti nell'economia di gioco, quante soluzioni di gameplay si aprano a seguito del recupero dei gadget in essi custoditi. Ci sarà ancora molto da scoprire, insomma, sulla struttura della progressione.
    L'avanzamento sembra comunque scandito dalla necessità di arrampicarsi su alcune torri collocate nelle aree di gioco, in modo da rubare una goccia di liquido magico in cui sono distillate le informazioni che poi appariranno sulla mappa. Ci saremmo volentieri risparmiati l'influenza di Assassin's Creed, ma si tratta di un dettaglio tutto sommato sopportabile. Anche perché l'estensione della mappa di gioco è miracolosa, quasi da non credere: rapportando le dimensioni della prima area e quelle degli sconfinati territori che si estendono oltre alla muraglia che la circonda, non abbiamo problemi ad additare Breath of the Wild come lo Zelda più vasto di sempre.

    Arrivati alle questioni tecniche, non ci resta che confermare i sospetti che ci erano venuti lo scorso giugno, dopo aver provato la versione Wii U: Switch è senza alcun dubbio la console in cui Breath of the Wild dà il meglio di sé. Che si giochi in mobilità (dimenticandosi a conti fatti che la risoluzione dello schermo è solo di 720p), oppure sul televisore di casa, l'avventura di Link riesce finalmente a risplendere, riducendo fin quasi a farli sparire i cali di framerate registrati durante l'E3. Ce n'è ancora qualcuno che è sfuggito al processo di ottimizzazione, così come alcune texture del terreno appaiono drasticamente poco definite: ma si tratta di inezie, di fronte alla perfezione della ricerca artistica, alla vastità dell'orizzonte visivo, alla sottile meraviglia di panorami d'incanto, familiari agli assidui frequentatori della serie, eppure ammantanti da nuovi colori.
    Sebbene non si possa parlare di un System Seller, giacché il gioco si presenterà anche su Wii U (perché Nintendo ci tiene, alle promesse), Breath of The Wild sarà insomma il gioco perfetto per accompagnare i primi mesi di vita della nuova console: un'avventura inesauribile, costruita come sempre sui frammenti della sua leggenda, ma assemblata in modo da apparire nuova, coraggiosa, e per questo irrinunciabile.

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