The Legend of Zelda: Breath of the Wild provato su Switch

Al Nintendo Switch Showcase siamo tornati a varcare le soglie di Hyrule per l'ultima volta, a meno di un mese dalla release ufficiale.

provato The Legend of Zelda: Breath of the Wild provato su Switch
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Disponibile per
  • Wii U
  • Switch
  • Insostenibile. È l'unico aggettivo che ci balza in testa, ad oggi, quando si tratta di definire l'attesa che ci separa dal mettere finalmente le mani sulla forma finita di The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Parliamo difatti di una release quanto mai desiderata e sofferta, effetto del noto rinvio dello scorso anno e del continuo flusso d'immagini, video, notizie e anteprime che da più di due anni sta investendo l'internet tutto, a comporre un collage d'informazioni sì liminare, ma suadente come di rado si è avvertito nella storia del videoludo.
    Pur nella consapevolezza che, giunti al Nintendo Switch Showcase di Milano, ci saremmo trovati di fronte alla solita demo incentrata sui venti minuti propedeutici all'esperienza, gli stessi già ampiamente sviscerati tra l'E3 2016 e il recente evento di Londra, la nostra brama di sbirciare ancora un pochino oltre l'ingresso della nuova Hyrule non ha comunque accennato a placarsi. Eccoci qua, dunque, ad aggiungere qualche altro, minuscolo tassello a quel grande mistero che, il prossimo 3 marzo, svelerà finalmente il proprio disegno completo, conducendoci alla scoperta di un mondo la cui estensione è fin d'ora puro e semplice combustibile per la curiosità di tutti i fan della serie. Forse, azzardiamo, non soltanto la loro.

    Frammenti di libertà

    Adagiati i due Joy-Con nelle rispettive impugnature e poi allacciati al supporto centrale comune, così da usufruire delle periferiche in assetto da controller tradizionale, abbiamo nuovamente assistito all'oramai celebre cut scene di prologo imperniata sul risveglio di Link dopo cent'anni di sonno. Cuffie ben salde alle orecchie, abbiamo potuto godere per la prima volta in-game di un accenno al doppiaggio in italiano, quando cioè una voce femminile sconosciuta si diffonde nell'ormai nota grotta innervata di blu fosforescente per supplicare l'eroe di aprire gli occhi e prepararsi per il lungo viaggio che lo attende. Calda ed espressiva, l'interpretazione ci ha convinto senza troppe riserve, nella speranza che sia foriera di un cast altrettanto capace di valorizzare il carattere di ciascuno di quei personaggi che, nel corso dell'avventura, beneficeranno dei dialoghi in forma recitata.
    Usciti all'aria aperta e ammirato il panorama da una delle sporgenze del Grand Plateau - un momento sempre emozionante, va detto -, abbiamo stavolta deciso di non seguire le direttive dell'anziano omone barbuto per darci invece a un pizzico di esplorazione a briglie sciolte, nella prospettiva di scovare qualche chicca sfuggitaci durante gli scorsi hands-on. Non volendoci questa volta accontentare di bastoni e altre armi di fortuna, abbiamo adocchiato da lontano una ben più invitante "spada nella roccia" conficcata in cima a un'escrescenza ambientale che, dal centro di una pozza d'acqua vagamente profonda, si stagliava verticalmente verso il cielo.
    Fatta qualche bracciata ed effettuato quel po' di sano free climbing, ovviamente tenendo sott'occhio il livello di stamina, ci siamo però trovati tra le mani una daga arrugginita. Equipaggiarla e scagliarci contro un accampamento di Bokoblin nelle vicinanze, poi, non si è rivelata essere un'idea granché assennata, per cui la lama, ahinoi, è andata in frantumi nel giro di pochi fendenti, facendoci saggiare mestamente il sistema di usura delle armi che caratterizzerà Breath of the Wild in tutto il suo svolgersi. Chissà se con il crafting avremmo potuto trasformare quel ferro vecchio in un arnese anche soltanto poco più performante; il nostro cronometro mentale non ci ha permesso d'indagare oltre, e abbiamo optato per sottrarre una sorta di clava a due mani a uno dei nemici e infine fare piazza pulita in maniera decisamente meno elegante di quanto preventivato.
    Discoli fino in fondo, abbiamo estratto lo Sheikah Slate solo per rinfrescarci le idee sulle dimensioni della world map, talmente vasta fin nella sua forma schematizzata da farci strabuzzare gli occhi, dopodiché abbiamo scelto d'infischiarcene ancora una volta dell'obiettivo designato per andare invece alla scoperta di qualche altra ambientazione meno in vista. In questo caso abbiamo avuto maggiore fortuna, riuscendo a varcare le soglie di una classica regione innevata, con tanto di vento gelido a scompigliarci i capelli e a infiltrarsi tra le vesti leggere. Vesti che, neanche a dirlo, ci hanno impedito di sostare in quell'area per più di qualche minuto, fino al comparire di un messaggio a schermo volto a ricordarci che se non ce ne fossimo andati entro breve avremmo tirato le cuoia senza possibilità d'appello.
    Al di là di abbattere dall'alto un gruppetto di nemici con un macigno a mo' di bowling - pratica che tutti usano come scusa per testare professionalmente il motore fisico, ma che ormai, all'atto dell'ennesima riprova, abbiamo replicato solamente per sollazzo - i minuti a nostra disposizione sono in definitiva trascorsi in un soffio e il gioco ci ha nuovamente congedato senza troppo garbo, proprio sul più bello.

    A questo punto, ci scuserete se ci viene da ribadire l'ovvio: al netto dello spaesamento derivante dal pessimo rapporto tra un setting smisurato e un tempo per l'avanscoperta a dir poco ridotto, The Legend of Zelda: Breath of the Wild vive già di un fascino intrinseco davvero inestimabile. Uno charme che, andando oltre la già citata immensità di questo universo fantasy a metà tra il nuovo e il consueto, risalta soprattutto grazie a una ricerca artistica consapevole e preziosa, tripudio di forme gentili e colori tenui e delicati. Infilarsi tra le numerose pieghe del level design sarà certamente un'esperienza formidabile, sperando però che il titolo, al momento del rilascio, si presenti in una forma tecnica migliore di quella che abbiamo sperimentato durante l'evento.
    Qui la nota dolente, sulla quale ci viene davvero difficile tacere: sebbene i pesanti acciacchi avvertiti su Nintendo Wii U siano un lontano ricordo, anche il test su Switch ha evidenziato qualche scivolone di frame rate abbastanza vistoso. Sorprende soprattutto il fatto che questi problemi si siano manifestati in circostanze di gioco tutto sommato regolari, quali possono essere normali necessità di rotazione della camera virtuale o combattimenti nell'erba alta contro una manciata di villain ordinari. Conoscendo la cura che Nintendo suole infondere nella realizzazione di tutti gli esponenti dei propri franchise saremmo più propensi a pensare che tali criticità siano da imputare alla parzialità della build presente. Cionondimeno - inutile nascondere la testa sotto la sabbia - quel po' di fisiologica preoccupazione rimane in allerta. Non ci resta insomma che lasciare il prode Hylian a riposo nella sua vasca di isolamento per qualche altra settimana. Quando solleverà le palpebre per l'ultima volta, dovrà essere tutto perfetto.

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