The Outer Worlds: provato il nuovo GDR di Obsidian, tra Fallout e Futurama

Invitati a Monaco, abbiamo potuto provare con mano per due ore il divertente gioco di ruolo sci-fi di Obsidian.

The Outer Worlds 4K
Anteprima: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Un po' di follia non guasta mai. Quel brio, quell'umorismo scanzonato che stimola un sorriso: in un mare di produzioni seriose, post-apocalittiche, epiche e pompose, The Outer Worlds spicca per il suo essere una squisita commedia sci-fi. Non manca certo la costruzione di una narrazione elaborata e di uno stratificato Universo tutto da scoprire, eppure il gioco sembra ammantato da una leggerezza disimpegnata che gli permette di distinguersi dai congeneri, nonché da una stravaganza che accompagna una sovrastruttura ruolistica degna dei più grandi action-GDR dell'epoca d'oro.

    Forte della partecipazione dei creatori di Fallout, lo studio Obsidian torna alla carica poco dopo l'acquisizione da parte di Microsoft con un progetto un po' pazzo e un po' geniale, un po' rigoroso e un po' fuori dagli schemi. Nella mente dei ragazzi del team, The Outer Worlds è un connubio tra Fallout e Futurama capace di dar vita ad un ibrido nel quale non vediamo l'ora di tuffarci a capofitto. Abbiamo avuto l'opportunità di esplorare in prima persona questi mondi lontani per ben due ore, assaporando soltanto un fugace antipasto di quello che ci aspetta nella portata finale. E dobbiamo ammettere che, dopo aver dato un'occhiata al menù, ci è venuta una certa fame.

    Racconti semi-seri dallo spazio profondo

    Prima di iniziare è doveroso fare una piccola premessa: su esplicita richiesta del team di sviluppo, che vuole limitare al minimo ogni spoiler, eviteremo di parlarvi dell'incipit del gioco al quale abbiamo assistito. Vi basti sapere, in ogni caso, che le premesse per un'intelaiatura narrativa che sappia mescolare pathos e dark humor ci sono tutte: su questo fronte, insomma, The Outer Worlds parte già con il piede giusto, confermando l'attenzione riposta da parte di Obsidian nella scrittura di una sceneggiatura coi fiocchi.

    A prescindere dallo sviluppo della vicenda primaria, quello che si nota - anche limitandosi semplicemente a vagabondare in giro per il mondo di gioco - è l'impegno profuso nella creazione di un universo dotato di una propria personalità. Lo storytelling di The Outer Worlds ci affida la parte del protagonista all'interno di una pièce sci-fi, sul cui palcoscenico imperversa un conflitto tra megacorporazioni, con l'hobby della colonizzazione galattica.

    Risvegliati da un sonno criogenico, scelti per puro caso tra tanti altri dormienti, avremo l'opportunità di cambiare il nostro destino e quello di chiunque incontreremo lungo il cammino. Nel pieno rispetto della tradizione dei GDR vecchia scuola, infatti, in The Outer Worlds potremo essere chiunque vorremo: seguiremo lo svolgersi dei fatti compiendo azioni eroiche, o getteremo il mondo nel caos più completo? Oppure ancora saremo più propensi a percorrere la via dell'imbecillità?

    Ebbene sì: nell'opera di Obsidian, data la sua natura di "comedy spaziale", nulla ci vieterà di scegliere le cosiddette "risposte idiote" durante i dialoghi (tradotti interamente in italiano), modellando a piacimento la nostra indole e divertendoci ad assistere alle reazioni dei nostri interlocutori. È bene precisare che simili opzioni volutamente ironiche non permetteranno alla storia di proseguire: lo studio ha inserito questa possibilità solo allo scopo di strappare una risata ai giocatori, dandogli la facoltà di plasmare la tempra del loro alter ego digitale senza troppi limiti. D'altronde, The Outer Worlds ci chiede proprio di "interpretare un ruolo", con il minor numero di vincoli immaginabili. Se insisteremo nel concatenare troppe risposte sceme l'una dopo l'altra, tuttavia, i compagni di avventura prenderanno la parola al nostro posto, commentando con disappunto il nostro comportamento (come farebbe Lela con Fry in Futurama) e dando modo al racconto di procedere.

    Questo non significa, in ogni caso, che non potremo condizionare secondo il nostro gusto l'andamento della storyline, tutt'altro: The Outer Worlds presenterà un numero ancora non ben definito di conclusioni, che varietà in base ai rapporti con i personaggi, alla fazione selezionata e a tutta una serie di variabili che scopriremo nella versione finale.

    Sotto quest'aspetto, il gioco non prende le distanze da altri esponenti del genere, ed anzi accoglie a braccia aperte la lezione dei GDR d'un tempo. La differenza risiede piuttosto nel piglio irriverente di alcune battute dello script, nell'ironia che puntella la trama ed in quel peculiare ma apparentemente riuscito miscuglio di pathos e frivolezza.

    Nelle due ore trascorse tra le maglie di The Outer Worlds abbiamo anche fatto la conoscenza di alcuni comprimari che entreranno a far parte del nostro team: potremo portarne con noi soltanto due per volta, ed avremo modo di instaurare con loro un legame progressivamente sempre più profondo, a patto di compiere le rispettive missioni e completare i favori che ci chiederanno.

    Nel caso in cui la relazione non andasse a buon fine, i membri potrebbero anche decidere di svignarsela dal gruppo, lasciandoci soli soletti a fronteggiare il nostro destino. Qualora scegliessimo il livello di difficoltà più elevato, inoltre, la loro morte sul campo di battaglia rischierà di essere permanente, con ovvie conseguenze per quanto riguarda l'ordito del racconto.

    A tal proposito, la grandezza del main plot potrebbe non accontentare i puristi dei giochi di ruolo, dal momento che lo studio ci ha rivelato che la trama si esaurirà intorno alla ventina di ore di gioco, una durata destinata chiaramente a raddoppiare, se decideremo di portare a termine gran parte delle missioni secondarie.

    Esplorazioni e combattimenti galattici

    Il GDR sci-fi di Obsidian non è definibile propriamente un unico grande "open world". Il team stesso fatica ad attribuirgli una tale etichetta e preferisce piuttosto inquadrarlo nel reame dei free roaming divisi in macro aree.

    Al momento della release, infatti, troveremo ad attenderci diversi pianeti, dalle dimensioni variabili, tutti liberamente esplorabili soltanto a piedi, senza l'uso di mezzi da trasporto, ad eccezione di una navicella che funge da viaggio rapido per il collegamento tra i mondi. Nella demo abbiamo potuto muovere i primi passi unicamente all'interno di un singolo scenario, la cui grandezza comunque ci è parsa già sufficientemente ampia da tranquillizzarci riguardo la vastità dell'opera. Gironzolando nelle terre selvagge del pianeta è facile imbattersi in una fauna fortemente ostile, composta da molte specie di animali alieni, da sciami di spore fino a quadrupedi a metà tra un insetto gigante ed un dinosauro. Data la pericolosità dell'ambiente, gli unici esseri umani che pattugliano le paludi e le foreste sono mercenari o soldati delle corporazioni a noi avverse, sempre pronte ad ingaggiare un conflitto.

    In poche parole, le sole aree sicure saranno quelle ben protette tra le mura di un insediamento cittadino, dove troveremo luoghi di ristoro, armerie ed edifici nei quali rifocillarci, popolati ovviamente da NPC pronti a fornirci qualche incarico opzionale. La scarsità di persone con cui interagire al di fuori dei confini delle città è giustificata dal contesto nel quale agiremo: in un luogo ricco di bestie che uccidono a vista, è inevitabile non incappare in semplici turisti intenti ad compiere un'allegra scampagnata.

    Ecco perché quando ci avventureremo tra le lande di The Outer Worlds dovremo prepararci a vender cara la pelle. Il primo istinto è quello di imbracciare le armi e bucherellare tutto ciò che si muove: la scelta potrebbe però non rivelarsi la più soddisfacente tra quelle disponibili.

    Come la serie post-atomica a cui si ispira, l'opera di Obsidian non fa dello shooting la sua componente primaria, e le sparatorie risultano alquanto obsolete, scarsamente precise nelle hitbox e nel feedback dei colpi; il medesimo discorso si applica alle battaglie corpo a corpo, un po' indebolite da collisioni di vecchia generazione.

    Il sistema d combattimento di The Outer Worlds non è insufficiente, né fastidioso o invalidante, eppure meriterebbe un lavoro di polishing abbastanza marcato per divenire più appagante e meno vetusto.

    Fortuna che il titolo propone quantomeno un arsenale che - già dopo le prime ore di gioco - ci è sembrato decisamente vasto, composto da armi più tradizionali, come fucili, pistole o lanciarazzi, e da strumenti di morte più peculiari, tra cui un coltello dalla punta tossica e un potentissimo martello elettrico. Le bocche da fuoco e le lame potranno essere recuperate sia esplorando l'ambiente sia raccogliendole dai cadaveri dei nemici, dai quali arrafferemo anche preziose risorse e medikit. In appositi banchi da lavoro ci verrà concessa la possibilità di modificare le armi, attraverso un meccanismo di evoluzione che ci è sembrato - almeno da queste prime battute - tanto semplice quanto funzionale. Se è vero che l'anima da FPS non rappresenta certo la colonna portante di The Outer Worlds, è altrettanto indubbio che, vagando nelle terre selvagge, ci saranno pochi metodi per evitare gli scontri diretti con gli animali e con gli esseri umani; lo stesso non vale per le sequenze in cui ci muoveremo in ambienti interni, che siano fabbriche, uffici o grotte: in queste occasioni sarà più facile trovare soluzioni alternative, agendo in stealth oppure usando solo la dialettica per terminare l'incarico senza sprecare un colpo.

    Nella gamma di approcci sfruttabili The Outer Worlds nasconde le migliori frecce al suo arco, con la speranza che le missioni posseggano una struttura elaborata al punto tale da valorizzare l'inventiva degli utenti.

    Progressione StellareChe GDR sarebbe senza uno sviluppo del proprio personaggio? Ed infatti Obsidian ha strutturato un meccanismo di progressione che si concentra su parametri come i colpi melee, quelli dalla distanza, la difesa, i dialoghi, lo stealth e le abilità tecnologiche. Dopo ogni level up otterremo prevedibilmente dei punti XP da spendere nei suddetti macro gruppi di talenti, ai quali si affiancano anche dei perk suddivisi in vari Tier, in grado di garantire dei potenziamenti aggiuntivi, tra cui ad esempio l'aumento dell'effetto del mal di criostasi. Oltre che alla sicurezza del nostro avatar, del quale dovremo curare a dovere l'equipaggiamento, ci toccherà prestare attenzione anche alla crescita dei compagni di squadra, cercando di dotarli sempre degli strumenti e delle protezioni migliori per evitare che soccombano con troppa facilità sotto i colpi avversari.

    Nella demo che ci era stata messa a disposizione, il personaggio possedeva statistiche orientate soprattutto verso gli attacchi corpo a corpo e dalla distanza, dotato quindi di una build indirizzata perlopiù all'azione a testa bassa. Nel corso delle sparatorie, per riuscire a domare il rinculo molto accentuato di alcune armi, sarà utile ricorrere all'abilità di rallentare il tempo, definita "mal di criostasi", grazie alla quale prendere la mira con maggior precisione e donare un piccolo sostrato tattico ai duelli. Al livello di difficoltà normale, ossia il secondo tra i quattro presenti, l'intelligenza artificiale degli avversari non ci ha impensierito particolarmente, complice anche l'aiuto dei due compagni al nostro fianco, ai quali potremo imporre alcuni ordini d'attacco tramite la pressione delle croci direzionali. Gli alleati se la cavano con discreta destrezza anche senza seguire le nostre direttive, tuttavia è importante non lasciarli mai da soli durante il combattimento, o diverranno ben presto carne da macello, capace di rimettersi in piedi solo dopo che anche l'ultimo nemico sarà stato maciullato.

    Un tour spaziale

    La verve narrativa di The Outer Worlds ha bisogno di essere sorretta da un art design all'altezza delle ambizioni di Obisdian. I panorami extraterrestri del titolo sono caratterizzati da scelte stilistiche di un certo pregio, tra enormi corpi celesti che troneggiano in cielo e colori lisergici che ricoprono le paludi melmose. Dignitoso anche il tratto artistico delle creature che popolano il setting: a tal proposito, confidiamo che i successivi mondi sappiano mostrare una propria unicità dal punto di vista dei biomi.

    Meglio non aspettarsi invece grossi prodigi sul piano strettamente tecnico: The Outer Worlds non brilla per quanto riguarda la resa grafica, a causa di modelli poligonali, animazioni e texture non proprio all'avanguardia. Ma se i restanti pianeti manterranno lo stesso grado di ispirazione saggiato in queste prime fasi di gioco, saremo ben disposti a chiudere un occhio di fronte alle incertezze visive.

    The Outer Worlds Sotto la scocca di un GDR di stampo classico, erede della formula ludica di Fallout, The Outer Worlds nasconde un'anima vivace, ironica e divertente. Una sceneggiatura ricca e tagliente fa il paio con un'ambientazione che promette una buona dose di varietà, supportata da una direzione artistica indubbiamente ispirata. Le sessioni più action, come era facile presagire, ci sono parse meno entusiasmanti, ma la molteplicità d'approcci ha tutte le carte in regola per sopperire alle mancanze dello shooting e del combattimento melee. La nostra spedizione verso mondi lontani partirà il prossimo 25 ottobre: nell'attesa ci abbandoniamo ad un sonno criogenico con un bel sorriso stampato sulle labbra.

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