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The Persistence: nuovo incontro con l'atteso survival horror per PlayStation VR

Al PlayStation VR Showcase di Londra abbiamo provato una nuova demo di The Persistence, il survival horror in realtà virtuale dotato di elementi roguelike.

provato The Persistence: nuovo incontro con l'atteso survival horror per PlayStation VR
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Xbox Series X
  • Il nostro primo contatto ravvicinato con The Persistence non è stato dei più rimarchevoli, lo ammettiamo. La build di prova contenuta nella raccolta PlayStation VR Demo Collection 2 lasciava sì presagire buone intenzioni, ma finiva con l'annaspare in un cumulo di mediocrità, legato non solo ad una generazione procedurale che mostrava seri limiti nella varietà delle ambientazioni, ma anche ad un sistema di shooting decisamente impreciso ed elementare. In occasione dello Showcase allestito per il visore di casa Sony, quindi, ci siamo approcciati a The Persistence sia con un bel po' di dubbi, sia con la piccola speranza che il team Firesprite avesse aggiustato un po' la rotta in corso d'opera. Il nostro ottimismo, malgrado le premesse poco solide, è stato ricompensato: benché non si tratti certo di una killer application per PlayStation VR, questo survival horror si è mostrato indubbiamente più in forma rispetto al passato: che il nostro viaggio nell'orrorifico spazio profondo possa avere il suo lieto fine?

    La casualità dell'orrore

    Come già abbiamo avuto modo di sviscerare nel precedente articolo, la storia che fa da sfondo all'avventura di The Persistence sembra soltanto un banale espediente per inscenare una titolo in cui la generazione procedurale dei livelli rappresenta l'elemento predominante della struttura ludica. Un'astronave, inviata ad indagare su una stella morente, viene misteriosamente travolta da flussi di energia che, come un morbo, trasformano l'equipaggio in un manipolo di feroci non-morti. Sulle prime pare null'altro che un dimenticabile pretesto per esplorare la navicella, eliminare creature fameliche e ricominciare dal principio, con un nuovo personaggio, dopo ogni morte. Eppure, in questa nuova versione di prova, abbiamo scoperto la gestione di un racconto leggermente più rifinita di quella che ci aspettavamo: sarà forse merito di un doppiaggio in lingua inglese abbastanza enfatico e partecipe, o della creazione di un'atmosfera più inquietante in confronto alla scorsa demo, ma questo inedito frammento narrativo ci ha lasciati maggiormente soddisfatti. La costruzione scenica, d'altro canto, ha dato vita a sequenze dall'impatto visivo molto superiore, se rapportate a quelle, asettiche e smorte, del nostro ultimo test: aprendo i pannelli di una grande vetrata abbiamo infatti potuto ammirare uno scorcio di un panorama spaziale, nel quale torneggiava un gigantesco buco nero, presumibilmente la causa dell'apocalittica epidemia che ha trasformato la nostra nave in un inferno. Non sappiamo di quante sequenze così "scriptate" si componga l'intera storyline, né quale peso rivestirà la sceneggiatura nello sviluppo dell'avanzamento. Certo è che il racconto sarà frammentato e "corale", coinvolgendo diversi membri dell'equipaggio, i quali si alterneranno di volta in volta, morte dopo morte. Con il protagonista, in aggiunta, cambierà anche la conformazione dell'ambiente intorno a noi. Ogni angolo nasconderà insomma un inedito pericolo, diversi tipi di munizioni e differenti tipologie di risorse: l'algoritmo che sorregge la formazioni di nuove aree risulta un po' più coeso, e nonostante le nostre morti ripetute difficilmente ci siamo imbattuti in un corridoio uguale a se stesso. In alcune istanze, tra l'altro, la fortuna potrebbe giocare a nostro vantaggio, posizionando verso l'inizio dello stage una cabina per l'acquisto di utilissimo equipaggiamento: la stessa che magari, nella scorsa partita, avevamo incontrato soltanto più avanti, dopo aver sudato sette camice per superare le varie minacce.

    Sebbene non manchi di certo la possibilità di difendersi a suon di proiettili, The Persistence è un gioco che - come il genere dei survival insegna - ci invoglia a preferire uno stile morigerato, silenzioso e meno avventato, con cui sgattaiolare alle spalle dei nemici, e sgusciare nei sottopassaggi o tra i condotti di areazione, senza consumare troppe risorse fondamentali. Evitare sentinelle robotiche o biascicanti creature simili a zombi spaziali è un'alternativa caldamente consigliata, anche in virtù del fatto che il design labirintico dei vari livelli sembra pensato appositamente per indurre l'utente ad analizzare l'ambiente prima di agire. Inutile, chiaramente, memorizzare pattern o scorciatoie, perché tutto muterà dopo un fallimento. Allo scopo di muoversi quatti quatti e con rapidità, potremo anche sfruttare un comodo sistema di teletrasporto (tipico di tanti altri giochi in realtà virtuale), questa volta limitato però da un indicatore che, come la salute, dovrà essere ripristinato trovando uno specifico kit di energia sparso lungo la mappa. Lo spostamento, in alternativa, avviene attraverso l'uso della levetta analogica del Pad, con la facoltà di selezionare tre diversi settaggi prima di ogni partita per rendere più piacevole la vostra esplorazione e limitare al minimo il rischio di motion sickness. Per quanto riguarda la nostra esperienza, non abbiamo riscontrato problemi di sorta in nessun frangente, neppure durante le fasi più movimentate, in cui abbattere i non-morti: potremo sia parare i loro assalti con l'attivazione di uno scudo di energia (il cui contatore - come quello del teletrasporto - è vincolato da una barra che si svuota dopo ogni uso/abuso) sia attaccarli con il calcio della nostra pistola teaser. Dinanzi gli avversari più coriacei, tuttavia, tra cui quelli dotati di mitragliatrici, il combattimento corpo a corpo condurrà a morte certa: sarà necessario, in simili circostanze, spendere il denaro faticosamente raccolto per acquistare nuove bocche da fuoco nelle stazioni dedicate. Anche se la varietà di strumenti è ben diversificata, le fasi più action continuano ad incarnare probabilmente la parte più debole di The Persistence, minati come sono da hitbox ancora claudicanti e da un feeling delle armi tanto evanescente quanto imperfetto.

    Su questo fronte, insomma, il lavoro dello studio Firesprite possiede ampi margini di miglioramento: considerata la grande difficoltà dell'avventura, rischiare di crepare per qualche deficit del sistema di mira o per la scarsa reattività degli input potrebbe facilmente spazientirci, con conseguente calo del divertimento. Anche sul versante tecnico, se paragonato a quello del nostro ultimo hands-on, The Persistence ha conosciuto un discreto passo in avanti. Su PlayStation 4 PRO graficamente il gioco appare più limpido e dettagliato, con un antialiasing più efficace ed un tappeto di texture meno sgranato. Neppure durante questo macro-evento, infine, abbiamo potuto provare la modalità cooperativa, uno degli aspetti senza dubbio più intriganti della produzione: stando a quanto confermatoci dal team, un altro giocatore avrà la facoltà di interagire con noi tramite un tablet, sul quale verrà riprodotta la mappa del gioco: il nostro partner sarà in grado così di aprire porte altrimenti serrate, indicare la posizione dei mostri e supportarci attivamente nel corso della progressione. Nulla vieterà al secondo utente, però, di giocarci qualche tiro mancino, fornendoci informazioni volutamente sbagliate, così da renderci la vita ancora più complessa. È grazie a simili intuizioni che The Persistence potrebbe ritagliarsi il giusto spazio nel panorama dei survival in VR, anche al netto di un'ispirazione alquanto derivativa. La nostra speranza di avere finalmente tra le mani un degno esponente del genere in realtà virtuale, insomma, continua a "persistere".

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