The Sinking City: un'avventura da incubo nel segno di Lovecraft

Alla Big Ben Week abbiamo avuto modo di testare con mano una demo della prossima avventura di Frogwares: eccovi le nostre impressioni.

The Sinking City
Anteprima: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Realizzata da Frogwares, lo studio che ha sviluppato la serie videoludica di Sherlock Holmes, The Sinking City è un'avventura investigativa che rielabora creativamente il vasto immaginario di Lovecraft. Il protagonista è Charles Reed, un investigatore privato che suo malgrado è rimasto intrappolato nella città di Oakmont in Massachussetts, prima un "ridente" snodo portuale, ora un ammasso di ruderi invaso dalla furia dell'oceano. Charles Reed ha sviluppato uno strano malessere che non riesce ad identificare e che sembra una conseguenza del cataclisma che ha colpito Oakmont: la città è infatti sprofondata nelle tenebre di una subdola corruzione che strappa la sanità mentale degli abitanti e li trasforma in turpi individui, mentre nei suoi confini sorgono delle creature fameliche che sembrano provenire da reami oscuri ed insondabili.

    Le premesse del racconto sono alquanto intriganti, e sono per di più suffragate da un impasto ludico dal gusto noir, basato sulla raccolta di informazioni, interpretazione degli indizi e risoluzione di casi. Tutto questo limitando le concessioni fatte all'utente, il quale dovrà cavarsela affidandosi principalmente alle sue capacità deduttive. Durante la Bigben Week, nella quale è stata presentata la futura line up del publisher, ci è stato dato modo di provare The Sinking City e queste sono le nostre impressioni.

    Torbide realtà

    La postazione di gioco alla Bigben Week era un posto solitario, senza nessuno sviluppatore ad assistere alle fasi di gameplay, per consigliare o rispondere a questioni improvvise. Ci siamo avvicinati, un membro dello staff di Bigben ci ha dato qualche dettaglio prima di cominciare e ci ha detto: "il gioco non vi guiderà, starà a voi risolvere il caso interpretando gli indizi a vostra disposizione, nel modo che più riterrete opportuno". Poi se ne è andato, facendoci piombare di nuovo in una solitudine che prima ci sembrava singolare, ma che poi ha iniziato a piacerci.

    Abbiamo allora vestito i panni del detective Reed, un uomo figlio degli "anni ruggenti" a cui manca la tipica classe dell'ispettore noir, ma che incarna invece alla perfezione l'identikit del forestiero. Un look chiaramente fuorimoda, un fedora calcato sulla testa, uno sguardo perso ed uno zaino in cui raccogliere equipaggiamento ed armi.
    Nella demo ci trovavamo di fronte alla maestosa villa di mister Throgmorton, un nobiluomo che non apprezzava i commenti sul suo aspetto: sebbene andasse vestito in maniera elegante e cercasse di atteggiarsi come un membro dell'alta classe, Throgmorton aveva infatti un volto dal rude aspetto scimmiesco, retaggio di un oscuro passato di cui nessuno era a conoscenza.

    Reed è però un investigatore privato, e non avrebbe rifiutato certo l'opportunità di guadagnare qualche tallero, specie se il suo cliente sembrava averne a bizzeffe: il lavoro proposto al protagonista appariva tuttavia piuttosto spinoso. Si dava il caso che il signor Throgmorton fosse un amatore dell'arte e che non riuscisse proprio a digerire la sparizione di un prezioso specchio, al quale sembrava legato per motivi affettivi: Reed era stato incaricato di riprenderlo, ma durante la ricerca si sarebbe potuto imbattere in creature mostruose o magia nera, un'eventualità non poi così remota nella bella Oakmont.

    L'indagine ha così inizio senza nessun dettaglio significativo nelle mani dell'ispettore, se non la chiave di un'ala della casa che avevamo richiesto a Throgmorton nel corso di un dialogo a scelta multipla. Per prima cosa ci siamo quindi recati al piano superiore ed abbiamo indagato, reperendo stralci di dettagli interessanti ma nulla di così determinante da fornirci una pista da seguire. Per trovare l'indizio di cui avevamo bisogno siamo stati costretti a sfruttare le capacità sovrannaturali di Reed, e cioè una vista speciale che consentiva di svelare indizi nascosti.

    Tale potere non poteva essere abusato, visto che il suo utilizzo drenava le energie del protagonista compromettendone la sanità mentale. Ma ci è bastato un solo sguardo per adocchiare una cassaforte con su incisi strani glifi: al suo interno c'era un messaggio che ci indirizzava verso il manicomio.

    Da quel momento la storia aveva iniziato ad assumere tonalità piuttosto torbide: sembrava infatti che il caso dello specchio coinvolgesse la famiglia di Throgmorton più in profondità di quel che appariva superficialmente. E ne abbiamo avuto la conferma quando siamo giunti nel lercio manicomio di Oakmont.

    Perdersi nell'incubo

    Il passaggio che ci ha condotti a quel luogo merita però un approfondimento, dato che di fatto rappresenta un iter che si dovrà seguire molto spesso in The Sinking City. Come premesso qualche riga più su, il gioco di Frogwares è assai avaro in termini d'informazioni elargite al giocatore, e ovviamente questo include anche l'assenza d'indicatori di sorta o di leggibili suggerimenti visivi in grado di guidarci alla prossima destinazione.

    Come Reed, anche noi siamo stranieri in Oakmont, non conosciamo le strade allagate, né le sue squallide taverne portuali; possiamo tuttavia sfruttare una mappa del territorio e all'occorrenza modificarla, aggiungendo delle icone che ci consentono di avere un'idea di dove si trovino i punti d'interesse principali. È un'operazione che non ha quasi nulla di automatico e può esser tralasciata solo nel caso in cui la nostra destinazione sia già annotata di partenza: quello era, fortunatamente, il caso del manicomio. Ma ciò a cui gli sviluppatori vogliono dar vita è un gioco in cui l'esplorazione è composta anche da un minimo d'interpretazione della mappa, dall'elaborazione di indizi in base a luoghi già scoperti, e da viaggi spesso a vuoto. Questi non vanno classificati come fossero un'appendice fastidiosa del sistema, quanto piuttosto come parte di uno smarrimento ricercato e funzionale, volto a farci "degustare" lo sconquassato tessuto urbano di Oakmont. I viaggi saranno così frequenti - a piedi o in barca tra le calli allagate - che i vari punti di riferimento inizieranno a sedimentarsi nel nostro navigatore mentale senza che sia più necessario aprire la mappa e consultare la posizione: almeno questo è l'obiettivo dichiarato da Frogwares.

    Se l'esplorazione sarà gestita più o meno bene, d'altronde, è troppo presto per affermarlo: in ogni caso le nostre peregrinazioni si son rivelate piacevoli, e Oakmont si è mostrata ai nostri occhi come una metropoli dal giusto fascino. Distorta, confusa, in cui gli edifici paiono quasi azzuffarsi tra loro, ed anche lercia e marcescente nei quartieri poveri o in quelli del porto, mentre nei ricchi sobborghi si intravede un'eleganza deturpata dall'inondazione.

    Per le sue fangose strade s'aggirano poi individui abbrutiti: uomini-pesce, fanatici blateranti e rozzi poveracci, un circo dell'orrore dal quale emergono ladruncoli, banditi e approfittatori. La melma che attanaglia Oakmont sembra dunque la metafora della dissoluzione dei valori morali: come se l'acqua ingoiasse a gran sorsi gli ultimi barlumi d'umanità e sanità mentale rimasti nella città.

    Affrontare i mostri

    C'è da dire che dopo una prova fugace ci è sembrato che molti dei temi lovecraftiani sian tutti lì. A sorprenderci è soprattutto l'idea che nascoste dietro le grottesche identità che popolano il piccolo centro del Massachussets risieda una storia dai risvolti turpi e spaventosi.

    Come nel caso della vicenda del manicomio, che abbiamo interrotto poco fa: lì Reed scopre che la faccenda dello specchio è in realtà quasi solo un pretesto per raccontare un dramma familiare che sfocia in una vicenda di follia. Si parla di pratiche oscure e di aberranti mostri forse frutto di una distorta immaginazione, oppure l'avanguardia di un'incombente invasione delle tenebre. Ed è proprio in riferimento a tali mostruosità che meritano d'essere evidenziate le principali mancanze, tecniche e di design, che almeno a primo impatto affliggono il pur promettente The Sinking City.

    La dimensione shooter, sebbene relegata ad elemento di semplice accompagnamento, ci sembra una caratteristica molto forzata e fuori luogo, un'aggiunta che mal si sposa col clima di terrore psicologico che permea l'intera produzione. Laddove questa inadeguatezza si sente maggiormente è nelle cosiddette "aree infestate", delle zone che si alternano ai quartieri tradizionali nelle quali trovano posto delle sezioni di combattimento dalla discutibile eleganza.

    Si tratta né più e né meno di frangenti ludici di cui non si sentirebbe affatto la mancanza, che peraltro mettono in risalto un sistema di shooting realizzato maldestramente, impreciso e dal pessimo feedback. Parte dei problemi tecnici derivano anche da una telecamera in terza persona che è volutamente ravvicinata alle spalle del protagonista per imprimere un maggior stato di tensione e di oppressione mentale: una scelta che però non paga affatto nei combattimenti, che risultano così poco leggibili e spesso fatali.

    Se Frogwares sarà capace di concretizzare tutte le accattivanti premesse è ancora da vedere. The Sinking City, per merito di una buona ambientazione e una struttura ludica fondata sull'interpretazione di indizi, sembra però un titolo verso cui vale la pena dirigere lo sguardo.

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