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The Sinking City: un viaggio negli incubi di H.P. Lovecraft

Alla Gamescom di Colonia abbiamo provato The Sinking City, nuova avventura ispirata ai racconti di H.P. Lovecraft...

provato The Sinking City: un viaggio negli incubi di H.P. Lovecraft
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Tra le sponde del fiume Miskatonic, dalle campagne di Dunwich alle scogliere di Kingsport, si agita un flusso vorticoso di oscure visioni, spiragli su di un mondo oltre i confini dello spazio e del tempo, popolato da abomini in grado di trascinare i sensi verso le soglie della follia. La spaventosa cosmologia nata dal genio delirante di H.P. Lovecraft rappresenta un contesto ideale per un'avventura dalle tinte macabre, stretta tra le spire tentacolari del signore degli abissi per eccellenza: il terrificante Cthulhu. A differenza di titoli come il Call of Cthulhu di Cyanide, però, l'interpretazione della mitologia lovecraftiana di The Sinking City compone un quadro dalle tinte inedite, quelle cupe di una città che ha da tempo accettato l'orrore come parte integrante di una quotidianità distorta. Una prospettiva inedita che, sullo showfloor della Koelnmesse, ci ha attirato verso il booth di Big Ben Interactive quasi ipnoticamente, mentre un voce ci sussurrava tra i pensieri "ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn".

    Il caso di Charles Winfield Reed

    Ambientato a metà degli anni ‘20, The Sinking City trascina i giocatori nella città di Oakmont, un tempo fiorente metropoli industrializzata, ora trasformata in un coacervo decadente di pazzia e disperazione. Diversi anni prima dell'inizio dell'avventura, una misteriosa inondazione ha invaso le arterie cittadine, spazzando via ogni traccia di normalità dalle vite degli abitanti di Oakmont, divenuti ora schivi e paranoici, caricature deformi di quello che erano un tempo. Con l'innalzarsi delle acque, hanno anche fatto la loro comparsa in città creature orripilanti e abiette, portatrici malsane di quella stessa "maschera di Innsmouth" intravista con l'immaginazione tra le pagine di Lovecraft. Si tratta solo del primo di una lunga serie di eventi misteriosi e innaturali, il pane quotidiano per un investigatore privato come Charles Winfield Reed, un veterano della prima guerra mondiale determinato a spezzare l'oscuro incantesimo che incatena Oakmont a questo inferno salmastro e inquietante.

    Quella dipinta dai ragazzi di Frogwares è sicuramente una premessa narrativa stuzzicante, il cui ascendente risulta amplificato dalle note noir di un'ambientazione di grande effetto, che unisce degrado mentale e fisico nell'abbraccio soffocante delle atmosfere tipiche dell'autore di Providence. Sebbene la direzione artistica del progetto mostri un profilo identitario piuttosto convincente, fedele alle proprie fonti d'ispirazione, la scelta di impostare il gioco come un'avventura open world potrebbe inficiare considerevolmente il ritmo del gameplay, complici anche le dimensioni consistenti di una mappa composta da quartieri liberamente esplorabili sia a piedi che a bordo di piccole imbarcazioni a motore. Nella demo provata a Colonia, il protagonista veniva incaricato da Joy, un personaggio chiave per la trama generale, di liberarla dal una presenza opprimente e minacciosa, una sorta di megera intenzionata - per motivi non del tutto chiari - a rovinare l'esistenza della bibliotecaria. Raggiunta la casa della donna, il compito del nostro investigatore era quello di scovare gli indizi sparsi per le diverse stanze, analizzando oggetti che, in alcuni, casi sfoggiavano caratteristiche tanto raccapriccianti da travolgere i sensi di Reed, influendo su una barra indicativa del suo stato mentale.
    Una meccanica ricorrente per i giochi di stampo lovecraftiano, qui in grado di alterare sensibilmente le percezioni del personaggio, imponendogli ad esempio un'orrenda allucinazione alla vista di un orsacchiotto cucito a partire da un mucchio di frattaglie umane. Una volta raccolti tutti gli indizi, nella stanza è apparso un cerchio di tenebre vibranti che, una volta raggiunto, ci ha permesso di attivare una modalità "investigativa" nella quale il nostro avatar era chiamato a indovinare la giusta sequenza delle azioni compiute nell'area da un'orrida megera, manifestazione dell'entità indicataci da Joy. Inanellata la giusta combinazione, abbiamo seguito le tracce fino a un altro appartamento, occupato dal cadavere emaciato di un vicino la cui unica colpa era quella di aver interrotto i malvagi rituali della strega. Seguendo un'altra tornata d'indizi, abbiamo raggiunto lo scantinato del palazzo, verso lo scontro con una manciata di creature tutte zampe e cattiveria. Nel tentativo di portare a casa la cotenna, abbiamo dato voce a tutte le nostre bocche da fuoco, rincarando la dose con qualche buon colpo di pala.

    Nessuna sorpresa dal sistema di combattimento che, in linea con la legnosità delle animazioni di movimento, non offre particolari soddisfazioni, complice una gestione della mira ancora un po' imprecisa. Abbiamo però gradito il modo in cui The Sinking City evita di "accompagnare per mano" il giocatore verso il suo prossimo obiettivo, non offrendo indicazioni direzionali automatiche ma lasciando all'utente il compito di elaborare gli indizi per raggiungere la meta successiva di ogni investigazione, nel quadro di un avanzamento non lineare fortemente influenzato - almeno stando alle parole del team - dalle azioni del protagonista.

    Tra una fase e la successiva, tra l'altro, potreste dover raggiungere gli archivi di biblioteca, municipio e stazione di polizia per arricchire gli indizi raccolti con nuove informazioni, necessarie per avanzare nell'indagine. Per quanto interessante, almeno sulla carta, il complesso delle meccaniche che alimenta il gameplay tradisce un po' di anzianità concettuale, oltre a una preoccupante tendenza al backtracking, in parte ridimensionata dalla presenza di un sistema di viaggio rapido. Considerazioni che, in ogni caso, è bene prendere con le molle, dato che è difficile farsi un'idea chiara di un titolo ampio come The Sinking City a partire da appena una ventina di minuti di gioco.

    Anche con tutte le cautele del caso, però, il comparto tecnico del gioco mostra il fianco con qualche asperità di troppo, probabilmente giustificata da un budget di produzione tutt'altro che stellare. Fortunatamente, The Sinking City tende a compensare con uno stile riconoscibile ed efficace, che risuona con le fonti d'ispirazione dell'opera di Frogwares. Anche tra le righe dei dialoghi, a quanto abbiamo potuto vedere, riecheggiano le note stranianti della follia lovecraftiana, particolarmente evidente con un'interlocutrice come Joy, con le labbra inspiegabilmente cucite e costretta a esprimersi con sussurri stentati.

    Peccato per un doppiaggio un po' monocorde, che rende più difficile cogliere le sfumature emozionali dei personaggi e complica la scelta della risposta più giusta per conquistarne il favore, attraverso un sistema a scelta multipla che il team paragona a quello sperimentato da Team Bondi con L.A. Noire. Un paragone forse un po' azzardato, specialmente considerando il livello, non certo stratosferico, dell'espressività facciale dei personaggi di The Sinking City. A prescindere da queste riflessioni, però, rimane la fascinazione evocata da un titolo che punta a offrire una prospettiva del tutto particolare sull'universo narrativo di H.P. Lovecraft.

    The Sinking City La proposta a tema lovecraftiano di Frogwares inserisce la mitologia dell’autore in un contesto piacevolmente inedito, quello della quotidianità disperata e distorta di una città sommersa dall’azione di entità inconcepibili. Una premessa tanto spaventosa quanto stimolante, alla base di una caratterizzazione stilistica piuttosto efficace, seppure nel contesto di un comparto tecnico non particolarmente pregevole. La narrativa non lineare di The Sinking City alimenta un’avventura investigativa caratterizzata da dinamiche di gameplay interessanti, seppur non particolarmente fresche. A preoccuparci sono anche le possibili conseguenze della strutturazione open world sul ritmo del titolo, specialmente considerando le dimensioni consistenti della mappa e l’apparente rarefazione dei suoi punti d’interesse. Dubbi che pesano sul potenziale di un titolo sicuramente intrigante, che non vediamo l’ora di esplorare più approfonditamente. Cthulhu permettendo.

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